DCXLIX

DCXLIXAnno diCristoDCXLIX. IndizioneVII.Martinopapa 1.Costantino, dettoCostante, imperadore 9.Rotarire 14.Fu quest'anno l'ultimo della vita di papaTeodoro, il quale, dopo aver sostenuta con tutto vigore e decoro la dottrina della Chiesa, passò a ricevere il premio delle sue fatiche nel dì 13 di maggio. Cadde la elezione del successore inMartinoda Todi, che si crede consacrato nel giorno quinto di luglio. Dalla lettera XV d'esso papa abbastanza si conosce che il clero romano non volle aspettar lo assenso dell'imperadore per consacrarlo, e però col tempo pretesero i Greci ch'egliirregulariter et sine lege episcopatum subripuisset, e gli fecero la fiera persecuzione che a suo tempo vedremo. Questo pontefice, uno de' più riguardevoli e vigorosi che s'abbia mai avuto la sedia di san Pietro, ancorchè sapesse la pena intimata daCostanteAugusto nel suo Tipo, pure nulla intimidito, anzi maggiormente acceso di zelo, intimò tosto un concilio di vescovi d'Italia, al quale fu dato principio nel dì 5 di ottobre dell'anno presente, nella sagrestia della basilica lateranense[Labbe, Concilior. tom. 4.]. V'intervennero cento e cinque vescovi dell'Italia, Sicilia e Sardegna. Al non vedere fra essi l'arcivescovo di Milano e niuno de' suoi suffraganei immaginò il cardinal Baronio che il reRotariariano impedisse loro l'intervenirvi. Risponde il Pagi, che essendo morto tre anni prima Rotari, questi non potè vietar loro l'andarvi; e che la cagione è tuttavia occulta dell'esser eglino mancati a quel concilio. Ma Rotari era molto ben vivo in questi tempi. Veggendosi poi tanti altri vescovi de' ducati di Benevento,Spoleti e Toscana, sudditi de' Longobardi, che assisterono liberamente a quel concilio, parrebbe piuttosto da dire che per qualche altra cagione non fossero venuti que' vescovi, e non per divieto del re Rotari.Mauroarcivescovo di Ravenna, perchè era impedito, vi mandò, oltre ai suoi deputati, anche i vescovi suoi suffraganei con una bella lettera, portante la condanna de' monoteliti. Il che è ben da notare, perchè vedremo questo medesimo arcivescovo dopo alcun tempo ribello alla santa sede, e si perchè non si sa intendere, come venga supposto che l'esarco di Ravenna patrocinasse il monotelismo, e poi permettesse che quell'arcivescovo co' prelati della sua dipendenza concorresse a condannarlo. V'intervenne ancheMassimopatriarca aquileiense, cioè il gradense, ma non già l'aquileiense, ossia foro-iuliense, perchè era risorto lo scisma per la lite dei tre capitoli. Ora nel suddetto celebre concilio lateranense fu a pieni voti condannato l'errore de' monoteliti, l'Ectesidell'imperadore Eraclio e ilTipodell'imperadore Costante (chiamato iviCostantino), e proferita scomunica contro a chi non iscomunicava e rigettavaCiro alessandrino,Sergio,Pirro e Paolo costantinopolitani. Fu in questi tempi inviato esarco nuovo in Italia, cioèOlimpio, cameriere dell'imperadore, attestandolo chiaramente Anastasio bibliotecario[Anast. Bibliothec., in S. Martino.]. Gli fu data commissione da esso Costante Augusto a tenore de' consigli diPaolopatriarca, di portar seco il Tipo già pubblicato, per farlo approvare e sottoscrivere dai vescovi d'Italia e dagli altri Italiani sudditi suoi. Che se gli riusciva di persuadere all'esercito imperiale di Italia di accettare esso Tipo, allora, secondo il consiglio a lui dato daPlatone glorioso patrizio(che cessò di essere esarco), mettesse le mani addosso aMartino(cioè al papa), che era stato apocrisario della sede apostolica in Costantinopoli. Se poi si trovavano opposizioniall'accettazione del Tipo, creduto ortodosso dall'imperadore, allora Olimpio dissimulasse, finchè potesse avere un sufficiente esercito di Romani e Ravennati da poter eseguire colla forza ciò che non si poteva ottener colle buone e colle minacce. Venne dunque l'esarco Olimpio a Roma, e trovò appunto che si celebrava da papa Martino il concilio lateranense; e studiossi ben egli di dare esecuzion a quanto gli avea comandato l'imperadore, con tentar anche uno scisma ma non mancò vigore nei ministri di Dio e nel loro capo, nè unione del popolo fedele romano col pontefice, di maniera che, per quante arti e maneggi costui usasse, non solamente niuno sottoscrisse l'imperial Tipo, ma continuò l'anatema proferito contra di esso dal papa e dai padri. In quest'anno poi abbiam da Teofane[Theoph., in Chronogr.]cheMuavia, generale de' Saraceni, tornò colle sue masnade all'isola di Arado contigua alla Soria, e costrinse gli abitanti di quella città, dopo un fiero assedio, a rendersi, salve le persone. Rovesciò a terra quel Barbaro la città, devastò tutta l'isola, con ridurla disabitata: nel quale stato era tuttavia ai tempi di Teofane, che fiorì nell'anno 790.

Fu quest'anno l'ultimo della vita di papaTeodoro, il quale, dopo aver sostenuta con tutto vigore e decoro la dottrina della Chiesa, passò a ricevere il premio delle sue fatiche nel dì 13 di maggio. Cadde la elezione del successore inMartinoda Todi, che si crede consacrato nel giorno quinto di luglio. Dalla lettera XV d'esso papa abbastanza si conosce che il clero romano non volle aspettar lo assenso dell'imperadore per consacrarlo, e però col tempo pretesero i Greci ch'egliirregulariter et sine lege episcopatum subripuisset, e gli fecero la fiera persecuzione che a suo tempo vedremo. Questo pontefice, uno de' più riguardevoli e vigorosi che s'abbia mai avuto la sedia di san Pietro, ancorchè sapesse la pena intimata daCostanteAugusto nel suo Tipo, pure nulla intimidito, anzi maggiormente acceso di zelo, intimò tosto un concilio di vescovi d'Italia, al quale fu dato principio nel dì 5 di ottobre dell'anno presente, nella sagrestia della basilica lateranense[Labbe, Concilior. tom. 4.]. V'intervennero cento e cinque vescovi dell'Italia, Sicilia e Sardegna. Al non vedere fra essi l'arcivescovo di Milano e niuno de' suoi suffraganei immaginò il cardinal Baronio che il reRotariariano impedisse loro l'intervenirvi. Risponde il Pagi, che essendo morto tre anni prima Rotari, questi non potè vietar loro l'andarvi; e che la cagione è tuttavia occulta dell'esser eglino mancati a quel concilio. Ma Rotari era molto ben vivo in questi tempi. Veggendosi poi tanti altri vescovi de' ducati di Benevento,Spoleti e Toscana, sudditi de' Longobardi, che assisterono liberamente a quel concilio, parrebbe piuttosto da dire che per qualche altra cagione non fossero venuti que' vescovi, e non per divieto del re Rotari.Mauroarcivescovo di Ravenna, perchè era impedito, vi mandò, oltre ai suoi deputati, anche i vescovi suoi suffraganei con una bella lettera, portante la condanna de' monoteliti. Il che è ben da notare, perchè vedremo questo medesimo arcivescovo dopo alcun tempo ribello alla santa sede, e si perchè non si sa intendere, come venga supposto che l'esarco di Ravenna patrocinasse il monotelismo, e poi permettesse che quell'arcivescovo co' prelati della sua dipendenza concorresse a condannarlo. V'intervenne ancheMassimopatriarca aquileiense, cioè il gradense, ma non già l'aquileiense, ossia foro-iuliense, perchè era risorto lo scisma per la lite dei tre capitoli. Ora nel suddetto celebre concilio lateranense fu a pieni voti condannato l'errore de' monoteliti, l'Ectesidell'imperadore Eraclio e ilTipodell'imperadore Costante (chiamato iviCostantino), e proferita scomunica contro a chi non iscomunicava e rigettavaCiro alessandrino,Sergio,Pirro e Paolo costantinopolitani. Fu in questi tempi inviato esarco nuovo in Italia, cioèOlimpio, cameriere dell'imperadore, attestandolo chiaramente Anastasio bibliotecario[Anast. Bibliothec., in S. Martino.]. Gli fu data commissione da esso Costante Augusto a tenore de' consigli diPaolopatriarca, di portar seco il Tipo già pubblicato, per farlo approvare e sottoscrivere dai vescovi d'Italia e dagli altri Italiani sudditi suoi. Che se gli riusciva di persuadere all'esercito imperiale di Italia di accettare esso Tipo, allora, secondo il consiglio a lui dato daPlatone glorioso patrizio(che cessò di essere esarco), mettesse le mani addosso aMartino(cioè al papa), che era stato apocrisario della sede apostolica in Costantinopoli. Se poi si trovavano opposizioniall'accettazione del Tipo, creduto ortodosso dall'imperadore, allora Olimpio dissimulasse, finchè potesse avere un sufficiente esercito di Romani e Ravennati da poter eseguire colla forza ciò che non si poteva ottener colle buone e colle minacce. Venne dunque l'esarco Olimpio a Roma, e trovò appunto che si celebrava da papa Martino il concilio lateranense; e studiossi ben egli di dare esecuzion a quanto gli avea comandato l'imperadore, con tentar anche uno scisma ma non mancò vigore nei ministri di Dio e nel loro capo, nè unione del popolo fedele romano col pontefice, di maniera che, per quante arti e maneggi costui usasse, non solamente niuno sottoscrisse l'imperial Tipo, ma continuò l'anatema proferito contra di esso dal papa e dai padri. In quest'anno poi abbiam da Teofane[Theoph., in Chronogr.]cheMuavia, generale de' Saraceni, tornò colle sue masnade all'isola di Arado contigua alla Soria, e costrinse gli abitanti di quella città, dopo un fiero assedio, a rendersi, salve le persone. Rovesciò a terra quel Barbaro la città, devastò tutta l'isola, con ridurla disabitata: nel quale stato era tuttavia ai tempi di Teofane, che fiorì nell'anno 790.


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