DCXXIIAnno diCristoDCXXII. IndizioneX.Bonifazio Vpapa 4.Eraclioimperadore 13.Adaloaldore 8.L'anno XI dopo il consolato diEraclio Augusto.Diede in quest'anno principio alla guerra di Persia l'imperadoreEraclio. Solennizzato il giorno di pasqua, che cadde nel dì 4 d'aprile, raccomandati ch'ebbe pubblicamente nel seguente lunedì i suoi figliuoli aSergiopatriarca, aimagistrati e al popolo[Theoph. in Chronogr. Nicephorus in Breviar.], e deputato governatore di CostantinopoliBuonoossiaBonosopatrizio, uomo di gran senno e prudenza, andò a trovar l'armata, e si mise in viaggio colla imperadriceMartina, disposto d'andare a cercare i Persiani. Scrisse aCacano, cioè al re degli Avari, pregandolo di voler essere tutore diEraclio CostantinoAugusto suo figliuolo, e di voler anche spedir gente in soccorso del romano imperio. Credo io ciò fatto per un tiro di politica, piuttosto che per fidanza in questo principe barbaro, che la sperienza avea già fatto conoscere per un volpone ed infedele. Tale si provò ancora di nuovo da lì a qualche tempo. Giunto che fu Eraclio Augusto a Cesarea, andò a trovarCrispogeneral dell'armi sue (per quanto abbiam da Zonara[Zonar. in Annal.]), il quale essendo, o fingendo d'essere malato, non gli andò incontro, non gli fece segno alcuno d'ossequio, anzi nel ragionamento gli rispose con grande arroganza. Tutto dissimulò il saggio imperadore per allora, e si diede alla rassegna delle milizie ch'erano già in piedi, colle quali unì le nuove condotte da lui dall'Europa. Avvenne che l'imperadrice partorì in questi tempi un figliuolo appellatoEracleona, e l'imperadore per farlo battezzare tornò a Costantinopoli. Vi andò anche il suddetto Crispo, e trovandosi Eraclio nel pieno concistoro, dimandò ai senatori qual pena fosse dovuta a chi sprezzava l'imperadore. Tutti risposero: la morte, e senza speranza di perdono. Allora Eraclio raccontò gl'impropri trattamenti a lui fatti da Crispo, ch'era presente: dopo di che per gastigo il degradò, e gli fece dare la clericale tonsura. Niceforo costantinopolitano mette la nascita di Eracleona nell'anno 626. Ma poco in fine importerà ai lettori l'averla intesa qui, o l'intenderla più tardi. Tornato che fu Eraclio nelle provincie dell'Asia, si diede a ben disciplinar le sue milizie tanto nuove che vecchie. Aveva egli trovatele vecchie impoltronite, senza disciplina, scoraggite, e divise in varii paesi. Tutte le raunò in un luogo, ogni dì facea far loro i militari esercizii, e ben istruirli in ogni sorta di movimenti, di assalti, di offesa e di difesa, e quando e come si avea da alzare il grido guerriero nell'attaccar le zuffe. Poscia ch'ebbe a sufficienza ammaestrate queste truppe, fece loro un'affettuosa allocuzione, col rappresentar gli obbrobrii patiti dai Cristiani, la gloria di combattere per la fede e per la patria, e ch'egli era pronto a sacrificar la sua vita per essi e con essi: e soprattutto pregò vivamente ciascuno di non commettere disordini e di non far cose ingiuste. Dopo di che, pienamente confidato nell'aiuto di Dio, marciò verso l'Armenia, e al primo incontro gli fu da' suoi corridori condotto prigione il comandante d'una banda de' nemici. Entrò coraggiosamente nella Persia, e cominciò a far provare a que' Barbari che non era morto in petto dei Greci il valore. Non si attentando il generale dell'oste nemica, appellatoSarbaro, oSarbaraza, di venire a battaglia, si ritirò nelle montagne, bastandogli di far delle frequenti scaramucce, nelle quali restavano sempre superiori i Greci, vie più animati, perchè non mancava mai Eraclio Augusto di trovarsi nelle prime schiere, e di combattere dappertutto da prode. La fame costrinse finalmente i Persiani ad un general combattimento. Ordinò l'imperadore ai suoi di fingere la fuga: il che veduto dai nemici, sciolte le loro ordinanze, si misero ad inseguire i fuggitivi. Ma questi voltata faccia, e ben squadronati e serrati, con tal vigore gli assalirono che li misero in rotta. Oltre alla strage di assaissimi, fecero molti prigioni, e diedero il sacco al loro campo, il quale restò tutto in loro potere. Venuto il verno, Eraclio già pieno di gloria si restituì a Costantinopoli, e terminò il primo anno della guerra persiana. Teofane sotto quest'anno scrive che cominciò a contarsi il primo anno diMamed Amera, capo degliArabi, ossia de' Saraceni. Sopra che è da notare che in questi tempi nell'Arabia l'empioMaometto(egli è lo stesso cheMamed Amera) disseminava gli errori della sua setta, e trovandosi nell'anno presente nella Mecca, fu forzato a fuggirsene per cagione appunto della sua falsa e scandalosa dottrina, nel dì 16 di luglio. Ora da questo giorno ed anno i Maomettani trassero poi il principio della loro epoca, ossia era, appellataegira, che significapersecuzione; e di questa si servono tuttavia, come i Cristiani dell'era volgare della nascita del Signore. Per testimonianza d'Elmacino, autore antichissimo della Storia saracenica, Maometto nacque nell'anno di Cristo 570, e nell'anno quarantesimo quarto della sua età cominciò a pubblicar le merci sue, che tanto spaccio ebbero di poi in Oriente. Sotto quest'anno ancora, secondo il Pagi,Dagoberto, figliuolo diClotario IIre de' Franchi, fu dichiarato re dell'Austrasia, e gli fu dato per assistente e maggiordomoPippinoduca, uomo di santa vita, da una di cui figliuola discese poiPippinore di Francia.
L'anno XI dopo il consolato diEraclio Augusto.
Diede in quest'anno principio alla guerra di Persia l'imperadoreEraclio. Solennizzato il giorno di pasqua, che cadde nel dì 4 d'aprile, raccomandati ch'ebbe pubblicamente nel seguente lunedì i suoi figliuoli aSergiopatriarca, aimagistrati e al popolo[Theoph. in Chronogr. Nicephorus in Breviar.], e deputato governatore di CostantinopoliBuonoossiaBonosopatrizio, uomo di gran senno e prudenza, andò a trovar l'armata, e si mise in viaggio colla imperadriceMartina, disposto d'andare a cercare i Persiani. Scrisse aCacano, cioè al re degli Avari, pregandolo di voler essere tutore diEraclio CostantinoAugusto suo figliuolo, e di voler anche spedir gente in soccorso del romano imperio. Credo io ciò fatto per un tiro di politica, piuttosto che per fidanza in questo principe barbaro, che la sperienza avea già fatto conoscere per un volpone ed infedele. Tale si provò ancora di nuovo da lì a qualche tempo. Giunto che fu Eraclio Augusto a Cesarea, andò a trovarCrispogeneral dell'armi sue (per quanto abbiam da Zonara[Zonar. in Annal.]), il quale essendo, o fingendo d'essere malato, non gli andò incontro, non gli fece segno alcuno d'ossequio, anzi nel ragionamento gli rispose con grande arroganza. Tutto dissimulò il saggio imperadore per allora, e si diede alla rassegna delle milizie ch'erano già in piedi, colle quali unì le nuove condotte da lui dall'Europa. Avvenne che l'imperadrice partorì in questi tempi un figliuolo appellatoEracleona, e l'imperadore per farlo battezzare tornò a Costantinopoli. Vi andò anche il suddetto Crispo, e trovandosi Eraclio nel pieno concistoro, dimandò ai senatori qual pena fosse dovuta a chi sprezzava l'imperadore. Tutti risposero: la morte, e senza speranza di perdono. Allora Eraclio raccontò gl'impropri trattamenti a lui fatti da Crispo, ch'era presente: dopo di che per gastigo il degradò, e gli fece dare la clericale tonsura. Niceforo costantinopolitano mette la nascita di Eracleona nell'anno 626. Ma poco in fine importerà ai lettori l'averla intesa qui, o l'intenderla più tardi. Tornato che fu Eraclio nelle provincie dell'Asia, si diede a ben disciplinar le sue milizie tanto nuove che vecchie. Aveva egli trovatele vecchie impoltronite, senza disciplina, scoraggite, e divise in varii paesi. Tutte le raunò in un luogo, ogni dì facea far loro i militari esercizii, e ben istruirli in ogni sorta di movimenti, di assalti, di offesa e di difesa, e quando e come si avea da alzare il grido guerriero nell'attaccar le zuffe. Poscia ch'ebbe a sufficienza ammaestrate queste truppe, fece loro un'affettuosa allocuzione, col rappresentar gli obbrobrii patiti dai Cristiani, la gloria di combattere per la fede e per la patria, e ch'egli era pronto a sacrificar la sua vita per essi e con essi: e soprattutto pregò vivamente ciascuno di non commettere disordini e di non far cose ingiuste. Dopo di che, pienamente confidato nell'aiuto di Dio, marciò verso l'Armenia, e al primo incontro gli fu da' suoi corridori condotto prigione il comandante d'una banda de' nemici. Entrò coraggiosamente nella Persia, e cominciò a far provare a que' Barbari che non era morto in petto dei Greci il valore. Non si attentando il generale dell'oste nemica, appellatoSarbaro, oSarbaraza, di venire a battaglia, si ritirò nelle montagne, bastandogli di far delle frequenti scaramucce, nelle quali restavano sempre superiori i Greci, vie più animati, perchè non mancava mai Eraclio Augusto di trovarsi nelle prime schiere, e di combattere dappertutto da prode. La fame costrinse finalmente i Persiani ad un general combattimento. Ordinò l'imperadore ai suoi di fingere la fuga: il che veduto dai nemici, sciolte le loro ordinanze, si misero ad inseguire i fuggitivi. Ma questi voltata faccia, e ben squadronati e serrati, con tal vigore gli assalirono che li misero in rotta. Oltre alla strage di assaissimi, fecero molti prigioni, e diedero il sacco al loro campo, il quale restò tutto in loro potere. Venuto il verno, Eraclio già pieno di gloria si restituì a Costantinopoli, e terminò il primo anno della guerra persiana. Teofane sotto quest'anno scrive che cominciò a contarsi il primo anno diMamed Amera, capo degliArabi, ossia de' Saraceni. Sopra che è da notare che in questi tempi nell'Arabia l'empioMaometto(egli è lo stesso cheMamed Amera) disseminava gli errori della sua setta, e trovandosi nell'anno presente nella Mecca, fu forzato a fuggirsene per cagione appunto della sua falsa e scandalosa dottrina, nel dì 16 di luglio. Ora da questo giorno ed anno i Maomettani trassero poi il principio della loro epoca, ossia era, appellataegira, che significapersecuzione; e di questa si servono tuttavia, come i Cristiani dell'era volgare della nascita del Signore. Per testimonianza d'Elmacino, autore antichissimo della Storia saracenica, Maometto nacque nell'anno di Cristo 570, e nell'anno quarantesimo quarto della sua età cominciò a pubblicar le merci sue, che tanto spaccio ebbero di poi in Oriente. Sotto quest'anno ancora, secondo il Pagi,Dagoberto, figliuolo diClotario IIre de' Franchi, fu dichiarato re dell'Austrasia, e gli fu dato per assistente e maggiordomoPippinoduca, uomo di santa vita, da una di cui figliuola discese poiPippinore di Francia.