DCXXVAnno diCristoDCXXV. IndizioneXIII.Onorio Ipapa 1.Eraclioimperadore 16.Arioaldore 1.L'anno XIV dopo il consolato diEraclio Augusto.Fin quiAdaloaldopacificamente avea governato il regno de' Longobardi coll'assistenza di sua madre la reginaTeodelinda, quando questa savia e piissima principessa (impropriamente eletta da Giovanni Boccaccio per suggetto d'una delle sue novelle) terminò i suoi giorni. L'anno preciso di sua morte non si sa, troppo essendo digiuna e mancante la storia d'Italia, e infin quella di Paolo Diacono, in questi tempi. Ma probabilmente prima delle disgrazie di suo figliuolo ella passò da questo ad un miglior mondo. Galvano Fiamma[Gualeaneus Flamma, in Manipulo Floram, tom. 11 Rer. Ital.]scrive che a' suoi tempi nell'anno 1310 fu ritrovato in Monza il corpo d'essa regina Teodelinda, e riposto in un'arca di marmo. Di ciò non parla il Morigia nella sua storia di Monza. Solamente dice ch'essa ivi ebbe la sepoltura. Ossia che il reAdaloaldo, privo dei buoni consigli della madre, cominciasse ad operar cose dispiacenti alla nazion longobarda, oppure che si formasse qualche congiura contro di lui, per la quale egli infierisse contra chi cercava la di lui rovina: certo è, per attestato del suddetto Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 43.], che dopo aver regnato dieci anni colla madre glidiede volta il cervello, ed impazzì: per la qual cagione fu cacciato dal regno, e sostituto in suo luogoArioaldomarito diGundebergasorella d'esso Adaloaldo. In quest'anno terminò dunque il decimo del suo regno; e però qui convien parlare della sua caduta. Altro che le suddette brevi parole non lasciò scritto di lui lo storico longobardo, perchè di più non ne seppe. Ascoltiamo ora Fredegario che circa l'anno 740 scriveva le storie de' Franchi nel secondo stesso, in cui fiorì anche Paolo Diacono. Racconta egli[Fredegar., in Chronic., cap. 49.]all'anno 623 cheAdaloaldo re figliuolo di Agone(cioè di Agilolfo), essendo succeduto a suo padre, accolse benignamente un ambasciatore mandatogli daMaurizio imperadoreper nomeEusebio. S'inganna il buon istorico, perchè Adaloaldo non regnò a' tempi di Maurizio, ma sì bene diEraclioimperadore. Aggiugne, essere corsa voce che Adaloaldo fosse stato unto da questo Eusebio con certi unguenti, per virtù de' quali da lì innanzi non facea se non quel che Eusebio volea. Fu dunque consigliato dal Greco di uccidere prima tutti i grandi del regno longobardico, e poi di sottomettersi all'imperador Maurizio: vuol dire all'imperador Eraclio. In fatti ne uccise dodici senza lor colpa: il che veduto dagli altri, per timore di simile trattamento, tutti si accordarono ad eleggere per re loroCoroaldo(da Paolo Diacono è chiamatoArioaldo, ed è lo stesso cheArialdo)duca di Torino, il quale avea per moglieGundebergasorella d'esso Adaloaldo e figliuola del re Agilolfo e di Teodelinda.Adaloaldo(seguita a dir Fredegario)avvelenato morì, e Caroaldoprese lo scettro del regno. Quel racconto degli unguenti, e del loro effetto, e del voler sottomettere il regno all'imperadore, ha tutti i requisiti delle dicerie e fole popolari. Contuttociò può essere che qualche cosa di vero sia mischiato con questo falso, accordandosi in qualche guisa col dirsi da Paolo Diacono che Adaloaldoimpazzì. Tuttavia si può temere che neppure uno di questi due storici fosse abbastanza informato dei motivi per cui Adaloaldo cadesse dal trono. E qui convien osservare che, secondo i conti del p. Pagi in quest'anno fu chiamato da Dio a miglior vita papaBonifazio V. Vuole esso Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che seguisse la di lui morte nel dì 22 d'ottobre, e cheOnorio Ipapa suo successore fosse da lì a cinque giorni consecrato, immaginando che l'esarco di Ravenna si trovasse in questi giorni in Roma, ed avesse facoltà di approvar la elezione del novello papa, senza aspettar la confermazione dello stesso imperadore. S'è disputato intorno al tempo della morte del primo di questi pontefici, e della consecrazione dell'altro; ed appresso il suddetto padre Pagi si vede ben trattata la materia.A buon conto abbiamo una lettera diOnorio Ipapa, successore di Bonifazio V, aivescovi dell'Epiro, dataidibus decembris Indictione XIV, e per conseguenza in quest'anno, nel cui settembre cominciò a correre l'indizione quattordicesima. Sicchè si vede eletto e consecrato nell'anno presenteOnorio I. Ora, secondo tutte le apparenze, a questo medesimo anno ancora appartiene una altra lettera scritta dallo stesso papa adIsacco patrizio, esarco di Ravenna, in cui si leggono queste parole:Delatum est ad nos, episcopos transpadanos Petro Pauli filio suadere conatos esse, ut Adalualdum regem desereret, Ariovaldoque tyranno se applicaret. Quamobrem quia Petrus pravis eorum consiliis respuit obedire, et sacramenta regi Agoni (cioè ad Agilolfo) re Adalualdi patri praestita sancte cupit servare: et quia hoc Deo et hominibus est ingratum, ut qui tale facinus vindicare debent, eorum ipsi suasores existant: rogamus vos, ut postquam Adalualdum divino in regnum, ut speramus, auxilio reduxeritis, praedictos episcopos Romam mittere velitis, ne scelus hujusmodi impunitum relinquamus.Unparlare sì fatto di un pontefice romano ci fa intendere che Adaloaldo più non regnava, ma che non dovette essere giustamente deposto, e forse ch'egli non era impazzito; o se pur tale, se gli doveano dar curatori, ma non già levargli la corona. Intanto noi troviamoArioaldoconsiderato dal papa come usurpatore del regno etiranno. Noi vedemmo cheGundoaldo, padre d'esso Arioaldo, era stato ucciso per ordine del re Agilolfo. Probabilmente contra del di lui figliuolo si volle vendicare Arioaldo. A me si fa credibile che concorresse ancora a guadagnar le premure d'esso pontefice in favore diAdaloaldo, l'esser eglicattolicodi religione: laddoveArioaldo, che gli tolse la corona, era di professioneariano. Mi vien anche da sospettare che non influisse poco ad eccitar quella congiura contra di Adaloaldo la stessa differenza di religione, perchè i più dei Longobardi seguitavano tuttavia gli errori d'Ario, e di mal occhio miravano un re che dalla madre avea bevuto il latte della dottrina cattolica. Finalmente, dalla suddetta lettera impariamo cheIsacco esarco di Ravennaera in lega col reAdaloaldodecaduto dal regno, e dovette fors'anche prendere le armi per rimetterle sul trono. Ma non apparisce che Adaloaldo risorgesse, e si può credere che il veleno a lui dato terminasse in fine la lite del regno, ed Isacco si ritirasse a Ravenna con riconoscere per re l'usurpatore Arioaldo, e con rinnovar la pace stabilita dai suoi successori. Leggendosi due diplomi d'esso reAdaloaldoin favore del monistero di Bobbio presso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.], io li tengo per fattura de' secoli posteriori, e non già autentiche scritture. L'Ughelli ce li fa vedere con una data, e il Margarino[Margarin., Bullar. Casinens., tom. 2.]con un'altra al tutto diversa e spropositata. L'un d'essi si fa conceduto adAttalaabate, e vi è comandato chenullus ex judicibus, comitibus, gastaldis,ec, debba inquietare quel sacro luogo.Ora presso i re Longobardi lo stesso eragiudicecheconte. Però in vece dijudicibusdovrebb'essere scrittoducibus. L'uno di essi si dice datoTicini, e l'altroPapiae. Nell'uno è dettoAdiualdus, nell'altroAdiuvald. Il padre Pagi, che fidatosi di questi privilegii, ha immaginato che il re Adaloaldo seguitasse a regnare in non so qual parte del regno, mentre Arioaldo regnava in Pavia, è privo di valevoli prove di un tal fatto, ed ha poi contra di sè l'autorità di Paolo Diacono e di Fredegario. Sicchè a me sia lecito di metter qui il fine di Adaloaldo, e di cominciare a contar qui l'anno primo diArioaldore de' Longobardi, appellatoCarioaldoda esso Fredegario, e di credere che il Pagi s'inganni allorchè crede che Adaloaldo seguitasse a regnare e ripigliasse Pavia. Di sì strepitosi successi è difficile che non fosse rimasta qualche memoria presso gli storici suddetti. Io maggiormente non mi vo' stendere ad esaminar la tela che credo qui mal ordita dal Pagi, il quale troppo si fida di Sigeberto, ossia de' suoi copisti.In quest'anno quarto della guerra di Persia l'imperadoreEraclioprese la risoluzione di passar colle sue armi nella Siria, che noi appelliamo Soria[Theoph., in Chronogr.]. Valicò con grande fatica il monte Tauro, carico di nevi, e quindi il fiume Tigri, con arrivare alle città di Martiropoli e di Amida, dove si riposò. Di là portossi alle città di Germanicia e di Adana, e al fiume Saro, dove occupò, o fece un ponte munito di torri. Nella opposta riva stava il campo persiano, comandato dal generaleSarbaro, ossiaSarbaraza. Seguirono varii incontri fra i Greci e i Persiani, per lo più vantaggiosi ai primi. Eraclio era sempre alla testa di tutti, combattendo con gran valore; e un dì venuti i Persiani ad assalire il ponte, egli con un colpo di lancia, oppur con un fendente di spada rovesciò nel fiume un Persiano di figura gigantesca: il che veduto dagli altri, loro fece prender la fuga,ma con restarne molti uccisi, o affogati nel fiume. Passati di là del ponte i Cristiani, continuarono la pugna, in cui l'imperadore diede altri saggi di sua bravura, non senza maraviglia di Sarbaro, che stava ammirarlo da lungi nè si attentava a far fronte. La notte diede fine al combattimento. Venuto poi il verno, si ritirò l'esercito cristiano alla città di Sebastia nel Ponto, e quivi acquartierato si rimise dalle sofferte fatiche. MaCosroere della Persia arrabbiato per vedersi di assalitore divenuto assalito, scaricò il suo furore contro tutte le chiese de' Cristiani, che si trovavano sotto il suo dominio, con ispogliarle di tutti i sacri vasi ed arredi; e, per far maggior dispetto all'imperadore, forzò i Cristiani suoi sudditi ad abbracciare la setta di Nestorio. Così abbiamo da Teofane, unico scrittore di questi fatti. Altro non fece lo storico Cedreno ne' suoi Annali che copiar le parole di esso Teofane. Degno ancora di annotazione si è, che fino a questi tempi l'imperio romano avea ritenuto in suo potere alcune città probabilmente marittime della Spagna, alle quali davan soccorso, occorrendo, i governatori dell'Africa, giacchè questi comandavano anche alla Sardegna e a Maiorica e Minorica. MaSuintilare dei Visigoti, che regnava in Ispagna in questi tempi, aggiunse colla forza dell'armi quelle città al suo dominio: con che venne ad essere il primo fra' Goti monarca di tutta la Spagna, con istendere la sua signoria anche per la Gallia Narbonense, ossia nella Linguadoca.Santo Isidoroarcivescovo celebre di Siviglia[Isidor., in Chron.], che fioriva in questi tempi, e terminò nel presente anno la sua Cronica dei Goti, ci dipinge il reSuintilacome principe pien di valore epadre de' poveri. Ma non così col tempo fu creduto da altri. Probabilmente a quest'anno si dee riferire ciò che lasciò scritto Giona monaco di Bobbio, autorecontemporaneo[Jonas in Vit. S. Bertulfi Saecul. Benedictin. Mabillon.]: cioè cheAttalaabate di quel monistero, avendo inviato a Pavia Blidolfo prete, questi s'incontrò inArioaldo duca longobardo di credenza ariana, che dopo la morte di Adaloaldo diventò re de' Longobardi. Appena ebbe Arioaldo veduto Blidolfo, che disse a' suoi:Ecco uno de' monaci di Colombano, che non si degnano di renderci il saluto. E fu egli il primo a salutarlo. Allora Blidolfo gli rispose, che avrebbe anch'egli a lui augurata la salute, se esso Arioaldo non avesse tenuto dei falsi sentimenti in materia di fede. Irritato da ciò l'ariano principe, diede ordine che segretamente quel monaco fosse ben bene bastonato. L'ordine fu eseguito; e il povero monaco restò come morto sotto il peso di quelle bastonate; ma da lì a poco si riebbe prodigiosamente, e se ne tornò al monistero sano e salvo.
L'anno XIV dopo il consolato diEraclio Augusto.
Fin quiAdaloaldopacificamente avea governato il regno de' Longobardi coll'assistenza di sua madre la reginaTeodelinda, quando questa savia e piissima principessa (impropriamente eletta da Giovanni Boccaccio per suggetto d'una delle sue novelle) terminò i suoi giorni. L'anno preciso di sua morte non si sa, troppo essendo digiuna e mancante la storia d'Italia, e infin quella di Paolo Diacono, in questi tempi. Ma probabilmente prima delle disgrazie di suo figliuolo ella passò da questo ad un miglior mondo. Galvano Fiamma[Gualeaneus Flamma, in Manipulo Floram, tom. 11 Rer. Ital.]scrive che a' suoi tempi nell'anno 1310 fu ritrovato in Monza il corpo d'essa regina Teodelinda, e riposto in un'arca di marmo. Di ciò non parla il Morigia nella sua storia di Monza. Solamente dice ch'essa ivi ebbe la sepoltura. Ossia che il reAdaloaldo, privo dei buoni consigli della madre, cominciasse ad operar cose dispiacenti alla nazion longobarda, oppure che si formasse qualche congiura contro di lui, per la quale egli infierisse contra chi cercava la di lui rovina: certo è, per attestato del suddetto Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 43.], che dopo aver regnato dieci anni colla madre glidiede volta il cervello, ed impazzì: per la qual cagione fu cacciato dal regno, e sostituto in suo luogoArioaldomarito diGundebergasorella d'esso Adaloaldo. In quest'anno terminò dunque il decimo del suo regno; e però qui convien parlare della sua caduta. Altro che le suddette brevi parole non lasciò scritto di lui lo storico longobardo, perchè di più non ne seppe. Ascoltiamo ora Fredegario che circa l'anno 740 scriveva le storie de' Franchi nel secondo stesso, in cui fiorì anche Paolo Diacono. Racconta egli[Fredegar., in Chronic., cap. 49.]all'anno 623 cheAdaloaldo re figliuolo di Agone(cioè di Agilolfo), essendo succeduto a suo padre, accolse benignamente un ambasciatore mandatogli daMaurizio imperadoreper nomeEusebio. S'inganna il buon istorico, perchè Adaloaldo non regnò a' tempi di Maurizio, ma sì bene diEraclioimperadore. Aggiugne, essere corsa voce che Adaloaldo fosse stato unto da questo Eusebio con certi unguenti, per virtù de' quali da lì innanzi non facea se non quel che Eusebio volea. Fu dunque consigliato dal Greco di uccidere prima tutti i grandi del regno longobardico, e poi di sottomettersi all'imperador Maurizio: vuol dire all'imperador Eraclio. In fatti ne uccise dodici senza lor colpa: il che veduto dagli altri, per timore di simile trattamento, tutti si accordarono ad eleggere per re loroCoroaldo(da Paolo Diacono è chiamatoArioaldo, ed è lo stesso cheArialdo)duca di Torino, il quale avea per moglieGundebergasorella d'esso Adaloaldo e figliuola del re Agilolfo e di Teodelinda.Adaloaldo(seguita a dir Fredegario)avvelenato morì, e Caroaldoprese lo scettro del regno. Quel racconto degli unguenti, e del loro effetto, e del voler sottomettere il regno all'imperadore, ha tutti i requisiti delle dicerie e fole popolari. Contuttociò può essere che qualche cosa di vero sia mischiato con questo falso, accordandosi in qualche guisa col dirsi da Paolo Diacono che Adaloaldoimpazzì. Tuttavia si può temere che neppure uno di questi due storici fosse abbastanza informato dei motivi per cui Adaloaldo cadesse dal trono. E qui convien osservare che, secondo i conti del p. Pagi in quest'anno fu chiamato da Dio a miglior vita papaBonifazio V. Vuole esso Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che seguisse la di lui morte nel dì 22 d'ottobre, e cheOnorio Ipapa suo successore fosse da lì a cinque giorni consecrato, immaginando che l'esarco di Ravenna si trovasse in questi giorni in Roma, ed avesse facoltà di approvar la elezione del novello papa, senza aspettar la confermazione dello stesso imperadore. S'è disputato intorno al tempo della morte del primo di questi pontefici, e della consecrazione dell'altro; ed appresso il suddetto padre Pagi si vede ben trattata la materia.
A buon conto abbiamo una lettera diOnorio Ipapa, successore di Bonifazio V, aivescovi dell'Epiro, dataidibus decembris Indictione XIV, e per conseguenza in quest'anno, nel cui settembre cominciò a correre l'indizione quattordicesima. Sicchè si vede eletto e consecrato nell'anno presenteOnorio I. Ora, secondo tutte le apparenze, a questo medesimo anno ancora appartiene una altra lettera scritta dallo stesso papa adIsacco patrizio, esarco di Ravenna, in cui si leggono queste parole:Delatum est ad nos, episcopos transpadanos Petro Pauli filio suadere conatos esse, ut Adalualdum regem desereret, Ariovaldoque tyranno se applicaret. Quamobrem quia Petrus pravis eorum consiliis respuit obedire, et sacramenta regi Agoni (cioè ad Agilolfo) re Adalualdi patri praestita sancte cupit servare: et quia hoc Deo et hominibus est ingratum, ut qui tale facinus vindicare debent, eorum ipsi suasores existant: rogamus vos, ut postquam Adalualdum divino in regnum, ut speramus, auxilio reduxeritis, praedictos episcopos Romam mittere velitis, ne scelus hujusmodi impunitum relinquamus.Unparlare sì fatto di un pontefice romano ci fa intendere che Adaloaldo più non regnava, ma che non dovette essere giustamente deposto, e forse ch'egli non era impazzito; o se pur tale, se gli doveano dar curatori, ma non già levargli la corona. Intanto noi troviamoArioaldoconsiderato dal papa come usurpatore del regno etiranno. Noi vedemmo cheGundoaldo, padre d'esso Arioaldo, era stato ucciso per ordine del re Agilolfo. Probabilmente contra del di lui figliuolo si volle vendicare Arioaldo. A me si fa credibile che concorresse ancora a guadagnar le premure d'esso pontefice in favore diAdaloaldo, l'esser eglicattolicodi religione: laddoveArioaldo, che gli tolse la corona, era di professioneariano. Mi vien anche da sospettare che non influisse poco ad eccitar quella congiura contra di Adaloaldo la stessa differenza di religione, perchè i più dei Longobardi seguitavano tuttavia gli errori d'Ario, e di mal occhio miravano un re che dalla madre avea bevuto il latte della dottrina cattolica. Finalmente, dalla suddetta lettera impariamo cheIsacco esarco di Ravennaera in lega col reAdaloaldodecaduto dal regno, e dovette fors'anche prendere le armi per rimetterle sul trono. Ma non apparisce che Adaloaldo risorgesse, e si può credere che il veleno a lui dato terminasse in fine la lite del regno, ed Isacco si ritirasse a Ravenna con riconoscere per re l'usurpatore Arioaldo, e con rinnovar la pace stabilita dai suoi successori. Leggendosi due diplomi d'esso reAdaloaldoin favore del monistero di Bobbio presso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4.], io li tengo per fattura de' secoli posteriori, e non già autentiche scritture. L'Ughelli ce li fa vedere con una data, e il Margarino[Margarin., Bullar. Casinens., tom. 2.]con un'altra al tutto diversa e spropositata. L'un d'essi si fa conceduto adAttalaabate, e vi è comandato chenullus ex judicibus, comitibus, gastaldis,ec, debba inquietare quel sacro luogo.Ora presso i re Longobardi lo stesso eragiudicecheconte. Però in vece dijudicibusdovrebb'essere scrittoducibus. L'uno di essi si dice datoTicini, e l'altroPapiae. Nell'uno è dettoAdiualdus, nell'altroAdiuvald. Il padre Pagi, che fidatosi di questi privilegii, ha immaginato che il re Adaloaldo seguitasse a regnare in non so qual parte del regno, mentre Arioaldo regnava in Pavia, è privo di valevoli prove di un tal fatto, ed ha poi contra di sè l'autorità di Paolo Diacono e di Fredegario. Sicchè a me sia lecito di metter qui il fine di Adaloaldo, e di cominciare a contar qui l'anno primo diArioaldore de' Longobardi, appellatoCarioaldoda esso Fredegario, e di credere che il Pagi s'inganni allorchè crede che Adaloaldo seguitasse a regnare e ripigliasse Pavia. Di sì strepitosi successi è difficile che non fosse rimasta qualche memoria presso gli storici suddetti. Io maggiormente non mi vo' stendere ad esaminar la tela che credo qui mal ordita dal Pagi, il quale troppo si fida di Sigeberto, ossia de' suoi copisti.
In quest'anno quarto della guerra di Persia l'imperadoreEraclioprese la risoluzione di passar colle sue armi nella Siria, che noi appelliamo Soria[Theoph., in Chronogr.]. Valicò con grande fatica il monte Tauro, carico di nevi, e quindi il fiume Tigri, con arrivare alle città di Martiropoli e di Amida, dove si riposò. Di là portossi alle città di Germanicia e di Adana, e al fiume Saro, dove occupò, o fece un ponte munito di torri. Nella opposta riva stava il campo persiano, comandato dal generaleSarbaro, ossiaSarbaraza. Seguirono varii incontri fra i Greci e i Persiani, per lo più vantaggiosi ai primi. Eraclio era sempre alla testa di tutti, combattendo con gran valore; e un dì venuti i Persiani ad assalire il ponte, egli con un colpo di lancia, oppur con un fendente di spada rovesciò nel fiume un Persiano di figura gigantesca: il che veduto dagli altri, loro fece prender la fuga,ma con restarne molti uccisi, o affogati nel fiume. Passati di là del ponte i Cristiani, continuarono la pugna, in cui l'imperadore diede altri saggi di sua bravura, non senza maraviglia di Sarbaro, che stava ammirarlo da lungi nè si attentava a far fronte. La notte diede fine al combattimento. Venuto poi il verno, si ritirò l'esercito cristiano alla città di Sebastia nel Ponto, e quivi acquartierato si rimise dalle sofferte fatiche. MaCosroere della Persia arrabbiato per vedersi di assalitore divenuto assalito, scaricò il suo furore contro tutte le chiese de' Cristiani, che si trovavano sotto il suo dominio, con ispogliarle di tutti i sacri vasi ed arredi; e, per far maggior dispetto all'imperadore, forzò i Cristiani suoi sudditi ad abbracciare la setta di Nestorio. Così abbiamo da Teofane, unico scrittore di questi fatti. Altro non fece lo storico Cedreno ne' suoi Annali che copiar le parole di esso Teofane. Degno ancora di annotazione si è, che fino a questi tempi l'imperio romano avea ritenuto in suo potere alcune città probabilmente marittime della Spagna, alle quali davan soccorso, occorrendo, i governatori dell'Africa, giacchè questi comandavano anche alla Sardegna e a Maiorica e Minorica. MaSuintilare dei Visigoti, che regnava in Ispagna in questi tempi, aggiunse colla forza dell'armi quelle città al suo dominio: con che venne ad essere il primo fra' Goti monarca di tutta la Spagna, con istendere la sua signoria anche per la Gallia Narbonense, ossia nella Linguadoca.Santo Isidoroarcivescovo celebre di Siviglia[Isidor., in Chron.], che fioriva in questi tempi, e terminò nel presente anno la sua Cronica dei Goti, ci dipinge il reSuintilacome principe pien di valore epadre de' poveri. Ma non così col tempo fu creduto da altri. Probabilmente a quest'anno si dee riferire ciò che lasciò scritto Giona monaco di Bobbio, autorecontemporaneo[Jonas in Vit. S. Bertulfi Saecul. Benedictin. Mabillon.]: cioè cheAttalaabate di quel monistero, avendo inviato a Pavia Blidolfo prete, questi s'incontrò inArioaldo duca longobardo di credenza ariana, che dopo la morte di Adaloaldo diventò re de' Longobardi. Appena ebbe Arioaldo veduto Blidolfo, che disse a' suoi:Ecco uno de' monaci di Colombano, che non si degnano di renderci il saluto. E fu egli il primo a salutarlo. Allora Blidolfo gli rispose, che avrebbe anch'egli a lui augurata la salute, se esso Arioaldo non avesse tenuto dei falsi sentimenti in materia di fede. Irritato da ciò l'ariano principe, diede ordine che segretamente quel monaco fosse ben bene bastonato. L'ordine fu eseguito; e il povero monaco restò come morto sotto il peso di quelle bastonate; ma da lì a poco si riebbe prodigiosamente, e se ne tornò al monistero sano e salvo.