DCXXVIIAnno diCristoDCXXVII. IndizioneXV.Onorio Ipapa 3.Eraclioimperadore 18.Arioaldore 3.L'anno XVI dopo il consolato diEraclio Augusto.Morì in quest'anno nel mese di marzoAttalaabate di Bobbio, ed ebbe per successore nel governo di quel monisteroBertolfoabate, di cui abbiam la vita scritta da Giona monaco contemporaneo[Jonas in Vita S. Bertulfi apud Mabill. in Saecul. Bened.]. Cominciò subito il vescovo di Tortona ad inquietare il nuovo abate con pretendere che il monistero di Bobbio fosse soggetto alla di lui autorità e giurisdizione. S'ingegnò ancora di avere per favorevoli alla sua pretensione i vescovi confinanti, e di guadagnare il re de' Longobardi.Regnava in quel tempo(dice Giona)Ariovaldo longobardo, il quale, siccome egli stesso aggiugne più sotto,fu re de' Longobardi dopo la morte di Adoloaldo, ed eragenero del re Agilolfo, perchè marito di Gundeberga, ecognato d'esso re Adaloaldo; parole, che qualora fosse certo che in questo anno succedesse la controversia suddetta, farebbono conoscere già morto il re Adaloaldo, e non già tuttavia vivente, come vedemmo preteso dal Pagi. Altra risposta non diede il re Arioaldo al vescovo di Tortona, se non che toccava ai giudici ecclesiastici il decidere se i monisteri lontani dalle città avessero da essere sottoposti al dominio de' vescovi. Segretamente avvertito di questi movimenti l'abate Bertolfo, inviò i suoi messi al re per iscoprire che intenzione egli avesse. Rispose saviamente il re Arioaldo, che non apparteneva a lui il giudicare nelle controversie de' sacerdoti, ma sì bene ai sacri giudici e concilii; e ch'egli non favorirà più l'una che l'altra parte. Così un re longobardo e di setta ariana. Il cardinal Baronio non potè di meno dinon esaltare in lui questa lodevol moderazione. Chiesero pertanto i monaci licenza di poter ricorrere alla sede apostolica, e fu loro accordata dal re. A questo fine si portò a Roma Bertolfo, conducendo seco lo stesso Giona scrittore di questo avvenimento.Onoriopapa, uomo dotato di una rara dolcezza ed umiltà, accolse benignamente Bertolfo, e gli concedette un privilegio di esenzione da qualsivoglia vescovo. Leggesi presso l'Ughelli[Ughell. Ital. Sacr. tom. 4, in Episc. Bob.]questo privilegio, ma senza saper io dire se sia o non sia documento sicuro, perchè esso è indrizzatofratri Bertulfo abbati: il che non conviene al rituale di un papa, che dovea direfilio, e non giàfratri. Per altro le note cronologiche, se fossero più esatte, militerebbono forte in favor d'esso, perchè vi si legge:Datum III id. jan. imper. dominis piissimis Augg. Eraclio anno VIII(dee essereXVIII)post consulatum ejus anno XVIII(dovrebbe essereXVI)atque Eraclio Constantino novo ipsius filio anno XVI, Indictione prima.L'anno di Eraclio Costantino dovrebbe essere il XV, purchè in vece dijan.non fosse scrittojun.Parte delle imprese di Eraclio imperadore, che di sopra abbiam rapportato dalla Storia saracenica di Elmacino, pare che appartenga all'anno presente. Seguita dipoi a scrivere il medesimo storico[Elmacin., lib. 1. pag. 14.]che l'armata di Eraclio Augusto arrivò nella provincia Aderdigiana, ed ebbe ordine di fermarsi quivi, finchè lo imperadore vi arrivasse anch'egli. E che dopo aver soggiogata l'Armenia, esso Augusto si trasferì a Ninive, e s'accampò alla porta maggiore. Venne dipoi Zurabare general di Cosroe con una potente armata, e seguì fra esso e l'esercito cristiano un'ostinata battaglia, in cui furono sconfitti i Persiani colla morte di più dicinquecentomilad'essi. L'Erpenio, che tradusse dall'arabico la storia di Elmacino, si può credere che prendesseun granchio, scambiando ancor qui i numeri, certo essendo che in vece dicinquecentomilasi ha qui da scrivere un altro numero, e verisimilmentecinquantamilamorti, numero anche esso, come ognun vede, assai, e forse troppo grande. Ma tempo è di ripigliar qui il racconto di Teofane[Theoph., in Chronogr. Cedren. in Annal.]che si è rimesso sul buon cammino. Ci fa egli dunque sapere che Eraclio Augusto improvvisamente nel settembre si spinse addosso alla Persia, e mise in grande agitazion d'animoCosroe. Quand'eccoti che i Turchi ausiliarii, veggendo vicino il verno nè volendo guerreggiar in quel tempo disgustati ancora per le continue scorrerie de' Persiani, cominciarono a sfumare, e tutti in fine si ridussero al loro paese. Or vatti a fidare di gente barbara. Eraclio allora rivolto ai suoi, disse;Osservate che non abbiam se non Dio, e quella che soprannaturalmente il concepì, che sieno in nostro aiuto, acciocchè più visibilmente apparisca che solo da Dio han da venire le nostre vittorie.Quindi per far vedere che non era figliuolo della paura, comandò che l'esercito marciasse, e più che mai continuò ad internarsi nella Persia. Aveva Cosroe fatto il maggiore suo forzo per mettere insieme un'armata poderosissima, di cui diede il comando aRazate, bravo generale e sperimentato negli affari della guerra. Costui cominciò a seguitare alla coda l'esercito cristiano, il quale finalmente arrivò alla città di Ninive presso il fiume Tigri, come notò di sopra anche Elmacino. Quivi dunque sul principio di dicembre furono a fronte le due armate nemiche, e nel dì 12 d'esso mese vennero ad una generale battaglia. Niceforo[Nicephor., in Breviar.]è quel che racconta che Razate general de' Persiani, dappoichè ebbe messo in ordinanza tutte le sue schiere, si fece innanzi solo, e sfidò l'imperadore a duello. Veggendo Eraclio che niuno de' suoi si moveva, andò egli ad affrontarlo,e il rovesciò morto a terra. Fredegario[Fredegarius, in Chron., cap. 64.]aggiugne che il combattimento era concertato fraEraclioeCosroe, ma che Cosroe proditoriamente mandò in sua vece il più bravo dei suoi, che restò poi estinto sul campo. Tempi di guerra tempi di bugie. Teofane racconta più acconciamente il fatto con dire che Eraclio postosi alla testa de' suoi s'incontrò nel generale persiano, cioè in Razate, e l'atterrò. Nè sussiste che Teofane dica dipoi cheRazate scampò dal pericolo della battaglia, come s'ha nella versione latina nel primo tomo della Bizantina. Teofane ciò dice delpopolo di Razate, e non già di Razate medesimo. Si fece dunque la strepitosa giornata campale, che durò dall'aurora sino all'ora undecima. La peggio toccò ai Persiani, che non furono già sbaragliati, ma bensì astretti a ritirarsi, con lasciare ventotto bandiere in mano de' Cristiani. La cavalleria persiana si fermò un pezzo della notte vicino al campo della battaglia, ma temendo un nuovo assalto, prima di giorno diede indietro, e fatto bagaglio, paurosamente andò a salvarsi nella montagna. Allora i Cristiani spogliarono i morti, e fecero buon bottino. Impadronissi dipoi l'imperadore Eraclio di Ninive, e spedito innanzi un distaccamento perchè prendesse i ponti del fiume Zaba, o Saba, volonteroso più che mai di andare a dirittura a trovar Cosroe nel cuor de' suoi stati, per astrignerlo a richiamar Sarbaro dall'assedio di Calcedone, che tuttavia durava, fece marciare l'esercito a quella volta. Nel dì 23 di dicembre passò quel fiume, e diede riposo nel luogo di Gesdem, dov'era un palazzo dei re di Persia. Quivi celebrò la festa del santo Natale, dopo di che continuò la marcia; trovò e distrusse altri palazzi dei re persiani, ne' quali trovò serragli di struzzoli ingrassati, capre selvatiche, e cignali in gran quantità, che furono compartiti per l'armata. Ma questo fu un nulla rispetto alla sterminatacopia di pecore, di porci e buoi, che trovarono in quella contrada, coi quali il cristiano esercito terminò con gran festa ed allegria quest'anno sesto della guerra di Persia.
L'anno XVI dopo il consolato diEraclio Augusto.
Morì in quest'anno nel mese di marzoAttalaabate di Bobbio, ed ebbe per successore nel governo di quel monisteroBertolfoabate, di cui abbiam la vita scritta da Giona monaco contemporaneo[Jonas in Vita S. Bertulfi apud Mabill. in Saecul. Bened.]. Cominciò subito il vescovo di Tortona ad inquietare il nuovo abate con pretendere che il monistero di Bobbio fosse soggetto alla di lui autorità e giurisdizione. S'ingegnò ancora di avere per favorevoli alla sua pretensione i vescovi confinanti, e di guadagnare il re de' Longobardi.Regnava in quel tempo(dice Giona)Ariovaldo longobardo, il quale, siccome egli stesso aggiugne più sotto,fu re de' Longobardi dopo la morte di Adoloaldo, ed eragenero del re Agilolfo, perchè marito di Gundeberga, ecognato d'esso re Adaloaldo; parole, che qualora fosse certo che in questo anno succedesse la controversia suddetta, farebbono conoscere già morto il re Adaloaldo, e non già tuttavia vivente, come vedemmo preteso dal Pagi. Altra risposta non diede il re Arioaldo al vescovo di Tortona, se non che toccava ai giudici ecclesiastici il decidere se i monisteri lontani dalle città avessero da essere sottoposti al dominio de' vescovi. Segretamente avvertito di questi movimenti l'abate Bertolfo, inviò i suoi messi al re per iscoprire che intenzione egli avesse. Rispose saviamente il re Arioaldo, che non apparteneva a lui il giudicare nelle controversie de' sacerdoti, ma sì bene ai sacri giudici e concilii; e ch'egli non favorirà più l'una che l'altra parte. Così un re longobardo e di setta ariana. Il cardinal Baronio non potè di meno dinon esaltare in lui questa lodevol moderazione. Chiesero pertanto i monaci licenza di poter ricorrere alla sede apostolica, e fu loro accordata dal re. A questo fine si portò a Roma Bertolfo, conducendo seco lo stesso Giona scrittore di questo avvenimento.Onoriopapa, uomo dotato di una rara dolcezza ed umiltà, accolse benignamente Bertolfo, e gli concedette un privilegio di esenzione da qualsivoglia vescovo. Leggesi presso l'Ughelli[Ughell. Ital. Sacr. tom. 4, in Episc. Bob.]questo privilegio, ma senza saper io dire se sia o non sia documento sicuro, perchè esso è indrizzatofratri Bertulfo abbati: il che non conviene al rituale di un papa, che dovea direfilio, e non giàfratri. Per altro le note cronologiche, se fossero più esatte, militerebbono forte in favor d'esso, perchè vi si legge:Datum III id. jan. imper. dominis piissimis Augg. Eraclio anno VIII(dee essereXVIII)post consulatum ejus anno XVIII(dovrebbe essereXVI)atque Eraclio Constantino novo ipsius filio anno XVI, Indictione prima.L'anno di Eraclio Costantino dovrebbe essere il XV, purchè in vece dijan.non fosse scrittojun.
Parte delle imprese di Eraclio imperadore, che di sopra abbiam rapportato dalla Storia saracenica di Elmacino, pare che appartenga all'anno presente. Seguita dipoi a scrivere il medesimo storico[Elmacin., lib. 1. pag. 14.]che l'armata di Eraclio Augusto arrivò nella provincia Aderdigiana, ed ebbe ordine di fermarsi quivi, finchè lo imperadore vi arrivasse anch'egli. E che dopo aver soggiogata l'Armenia, esso Augusto si trasferì a Ninive, e s'accampò alla porta maggiore. Venne dipoi Zurabare general di Cosroe con una potente armata, e seguì fra esso e l'esercito cristiano un'ostinata battaglia, in cui furono sconfitti i Persiani colla morte di più dicinquecentomilad'essi. L'Erpenio, che tradusse dall'arabico la storia di Elmacino, si può credere che prendesseun granchio, scambiando ancor qui i numeri, certo essendo che in vece dicinquecentomilasi ha qui da scrivere un altro numero, e verisimilmentecinquantamilamorti, numero anche esso, come ognun vede, assai, e forse troppo grande. Ma tempo è di ripigliar qui il racconto di Teofane[Theoph., in Chronogr. Cedren. in Annal.]che si è rimesso sul buon cammino. Ci fa egli dunque sapere che Eraclio Augusto improvvisamente nel settembre si spinse addosso alla Persia, e mise in grande agitazion d'animoCosroe. Quand'eccoti che i Turchi ausiliarii, veggendo vicino il verno nè volendo guerreggiar in quel tempo disgustati ancora per le continue scorrerie de' Persiani, cominciarono a sfumare, e tutti in fine si ridussero al loro paese. Or vatti a fidare di gente barbara. Eraclio allora rivolto ai suoi, disse;Osservate che non abbiam se non Dio, e quella che soprannaturalmente il concepì, che sieno in nostro aiuto, acciocchè più visibilmente apparisca che solo da Dio han da venire le nostre vittorie.Quindi per far vedere che non era figliuolo della paura, comandò che l'esercito marciasse, e più che mai continuò ad internarsi nella Persia. Aveva Cosroe fatto il maggiore suo forzo per mettere insieme un'armata poderosissima, di cui diede il comando aRazate, bravo generale e sperimentato negli affari della guerra. Costui cominciò a seguitare alla coda l'esercito cristiano, il quale finalmente arrivò alla città di Ninive presso il fiume Tigri, come notò di sopra anche Elmacino. Quivi dunque sul principio di dicembre furono a fronte le due armate nemiche, e nel dì 12 d'esso mese vennero ad una generale battaglia. Niceforo[Nicephor., in Breviar.]è quel che racconta che Razate general de' Persiani, dappoichè ebbe messo in ordinanza tutte le sue schiere, si fece innanzi solo, e sfidò l'imperadore a duello. Veggendo Eraclio che niuno de' suoi si moveva, andò egli ad affrontarlo,e il rovesciò morto a terra. Fredegario[Fredegarius, in Chron., cap. 64.]aggiugne che il combattimento era concertato fraEraclioeCosroe, ma che Cosroe proditoriamente mandò in sua vece il più bravo dei suoi, che restò poi estinto sul campo. Tempi di guerra tempi di bugie. Teofane racconta più acconciamente il fatto con dire che Eraclio postosi alla testa de' suoi s'incontrò nel generale persiano, cioè in Razate, e l'atterrò. Nè sussiste che Teofane dica dipoi cheRazate scampò dal pericolo della battaglia, come s'ha nella versione latina nel primo tomo della Bizantina. Teofane ciò dice delpopolo di Razate, e non già di Razate medesimo. Si fece dunque la strepitosa giornata campale, che durò dall'aurora sino all'ora undecima. La peggio toccò ai Persiani, che non furono già sbaragliati, ma bensì astretti a ritirarsi, con lasciare ventotto bandiere in mano de' Cristiani. La cavalleria persiana si fermò un pezzo della notte vicino al campo della battaglia, ma temendo un nuovo assalto, prima di giorno diede indietro, e fatto bagaglio, paurosamente andò a salvarsi nella montagna. Allora i Cristiani spogliarono i morti, e fecero buon bottino. Impadronissi dipoi l'imperadore Eraclio di Ninive, e spedito innanzi un distaccamento perchè prendesse i ponti del fiume Zaba, o Saba, volonteroso più che mai di andare a dirittura a trovar Cosroe nel cuor de' suoi stati, per astrignerlo a richiamar Sarbaro dall'assedio di Calcedone, che tuttavia durava, fece marciare l'esercito a quella volta. Nel dì 23 di dicembre passò quel fiume, e diede riposo nel luogo di Gesdem, dov'era un palazzo dei re di Persia. Quivi celebrò la festa del santo Natale, dopo di che continuò la marcia; trovò e distrusse altri palazzi dei re persiani, ne' quali trovò serragli di struzzoli ingrassati, capre selvatiche, e cignali in gran quantità, che furono compartiti per l'armata. Ma questo fu un nulla rispetto alla sterminatacopia di pecore, di porci e buoi, che trovarono in quella contrada, coi quali il cristiano esercito terminò con gran festa ed allegria quest'anno sesto della guerra di Persia.