DCXXXVI

DCXXXVIAnno diCristoDCXXXVI. IndizioneIX.Onorio Ipapa 12.Eraclioimperadore 27.Rotarire 1.L'anno XXV dopo il consolato diEraclio Augusto.Dopo avere lo storico Fredegario narrata la morte diTasoneduca del Friuli, aggiugne che pervenne poco dopo al fine dei suoi giorniArioaldore dei Longobardi. Secondo i di lui conti, la morte di questo re accadde nell'anno 630. Ma ciò non può sussistere, per quanto si è veduto al primo anno del suo regno, e massimamente per quello che si vedrà diRotarisuo successore. Regnò esso Arioaldo, per attestato di Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 44.],dodici anni, e però dovrebbe cadere nel presente il fine della sua vita; se non che in un'antichissima cronichetta, da me data alla luce nelle antichità italiche,diecianni solamente gli son dati di regno. Seguita poi a scrivere Fredegario, che la reginaGundeberga, vedova di Arioaldo, avendo in pugno i voti de' Longobardi, disposti a crear re chi da lei fosse eletto, chiamò a sèCrotarioduca di Brescia, cheRotarisarà detto da noi, perchè così appellato da Paolo Diacono, e così chiama egli sè stesso nelle leggi longobardiche. Gli propose dunque il suo matrimonio, purchè egli lasciasse la moglie che aveva, attesochè queste nozze porterebbono con seco la corona del regno dei Longobardi. Non ci vollero molte parole ad ottenere il suo consenso. Esigè eziandio lamedesima regina, che Rotari in varie chiese si obbligasse con giuramento di non pregiudicare giammai al grado ed onor suo di regina e moglie; e Rotari tutto puntualmente promise. Nè andò molto che Gundeberga fece riconoscere per re da tutti i Longobardi esso Rotari. Ma questo re, secondochè abbiamo dal suddetto Paolo Diacono, era infetto dell'eresia ariana, ed in questi tempi per quasi tutte le città del regno de' Longobardi si trovavano due vescovi, l'uno cattolico, e l'altro ariano per quei Longobardi che tuttavia stavano pertinaci in quella setta. E nominatamente in Pavia a' tempi ancora di Paolo diacono si mostrava la basilica di sant'Eusebio, dove Anastasio vescovo ariano teneva il suo battisterio, e ministrava i sacramenti a quei della sua credenza. Ma in fine questo medesimo vescovo abbracciò il cattolicismo, e solo governò poi santamente la chiesa pavese. Per altro eraRotariprincipe di gran valore ed amatore della giustizia. Attesta egli nella prefazione alle sue leggi di essere della nobil prosapia diArado, ed accenna varii suoi antenati, perchè una cura particolare teneano i Longobardi di quella che chiamasi nobiltà di sangue. Crebbero in questo anno le calamità del cristianesimo per la prepotenza de' Saraceni, a' quali l'imperadoreEraclionon sapea come resistere; già aveano fissato il dominio nell'Egitto, già erano devenuti padroni di Damasco e di buona parte della Palestina; altro più non vi restava che la santa città di Gerusalemme, la qual fosse d'impedimento alla felice carriera delle loro conquiste. Però in quest'anno con un formidabil esercito passarono ad assediarla. Noi siam tenuti a venerare gli alti decreti di Dio, ancorchè a noi siano occulti i motivi e i fini, per cui l'infinita sua Sapienza ora deprime, ora lascia prosperare i nemici della sua vera e santa religione. Qui il cardinal Baronio si crede d'aver trovata l'origine di tanti guai, cioè perchè Eraclioimperadore, dopo tanti benefizii ricevuti da Dio, per i quali dovea essere più pronto e sollecito a difendere e propagare la pietà cattolica, divenuto in questi tempi ribello della Chiesa cattolica, cominciò a farle guerra e a sostenere gli eretici: con che si tirò addosso lo sdegno di Dio, che suscitò i Barbari Saraceni contra del romano imperio. Ma se quell'insigne porporato avesse preso a scusar questo imperadore, siccome egli gagliardamente fece in favore d'Onoriopapa, avrebbe potuto dire che anche Eraclio fu da compatire se aderì al partito dei monoteliti, perchè dalla Chiesa non era per anche dichiarato ereticale quel sentimento. Lo vedeva sostenuto da tre patriarchi dell'Oriente, cioè di Costantinopoli, di Alessandria e di Antiochia. Lo stesso Onorio papa non avea condannata per anche quella falsa dottrina, e comunicava tuttavia con esso imperadore e coi suddetti patriarchi. Però in tali circostanze non par giusto trattarlo da nemico dichiarato della Chiesa cattolica, nè da eretico, siccome certamente tale neppur fu Onorio pontefice, benchè il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 633.]ed altri scrittori trovino in lui troppa facilità, e non poca negligenza nell'occasione di tal controversia. In somma, prima che la Chiesa decida intorno a certe scabrose dottrine non prima decise, o almen prima che si sappia che la santa sede romana disapprova tali dottrine, possono intervenir ragioni che scusino da peccato chi ha tenuta opinion contraria. Dopo la cognizione, o decisione suddetta, allora sì che è certo il reato di chi vuole opporsi, benchè sappia di andar contro alla mente de' sommi pontefici e de' concilii, infallibili giudici dei dogmi della Chiesa cattolica.

L'anno XXV dopo il consolato diEraclio Augusto.

Dopo avere lo storico Fredegario narrata la morte diTasoneduca del Friuli, aggiugne che pervenne poco dopo al fine dei suoi giorniArioaldore dei Longobardi. Secondo i di lui conti, la morte di questo re accadde nell'anno 630. Ma ciò non può sussistere, per quanto si è veduto al primo anno del suo regno, e massimamente per quello che si vedrà diRotarisuo successore. Regnò esso Arioaldo, per attestato di Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 44.],dodici anni, e però dovrebbe cadere nel presente il fine della sua vita; se non che in un'antichissima cronichetta, da me data alla luce nelle antichità italiche,diecianni solamente gli son dati di regno. Seguita poi a scrivere Fredegario, che la reginaGundeberga, vedova di Arioaldo, avendo in pugno i voti de' Longobardi, disposti a crear re chi da lei fosse eletto, chiamò a sèCrotarioduca di Brescia, cheRotarisarà detto da noi, perchè così appellato da Paolo Diacono, e così chiama egli sè stesso nelle leggi longobardiche. Gli propose dunque il suo matrimonio, purchè egli lasciasse la moglie che aveva, attesochè queste nozze porterebbono con seco la corona del regno dei Longobardi. Non ci vollero molte parole ad ottenere il suo consenso. Esigè eziandio lamedesima regina, che Rotari in varie chiese si obbligasse con giuramento di non pregiudicare giammai al grado ed onor suo di regina e moglie; e Rotari tutto puntualmente promise. Nè andò molto che Gundeberga fece riconoscere per re da tutti i Longobardi esso Rotari. Ma questo re, secondochè abbiamo dal suddetto Paolo Diacono, era infetto dell'eresia ariana, ed in questi tempi per quasi tutte le città del regno de' Longobardi si trovavano due vescovi, l'uno cattolico, e l'altro ariano per quei Longobardi che tuttavia stavano pertinaci in quella setta. E nominatamente in Pavia a' tempi ancora di Paolo diacono si mostrava la basilica di sant'Eusebio, dove Anastasio vescovo ariano teneva il suo battisterio, e ministrava i sacramenti a quei della sua credenza. Ma in fine questo medesimo vescovo abbracciò il cattolicismo, e solo governò poi santamente la chiesa pavese. Per altro eraRotariprincipe di gran valore ed amatore della giustizia. Attesta egli nella prefazione alle sue leggi di essere della nobil prosapia diArado, ed accenna varii suoi antenati, perchè una cura particolare teneano i Longobardi di quella che chiamasi nobiltà di sangue. Crebbero in questo anno le calamità del cristianesimo per la prepotenza de' Saraceni, a' quali l'imperadoreEraclionon sapea come resistere; già aveano fissato il dominio nell'Egitto, già erano devenuti padroni di Damasco e di buona parte della Palestina; altro più non vi restava che la santa città di Gerusalemme, la qual fosse d'impedimento alla felice carriera delle loro conquiste. Però in quest'anno con un formidabil esercito passarono ad assediarla. Noi siam tenuti a venerare gli alti decreti di Dio, ancorchè a noi siano occulti i motivi e i fini, per cui l'infinita sua Sapienza ora deprime, ora lascia prosperare i nemici della sua vera e santa religione. Qui il cardinal Baronio si crede d'aver trovata l'origine di tanti guai, cioè perchè Eraclioimperadore, dopo tanti benefizii ricevuti da Dio, per i quali dovea essere più pronto e sollecito a difendere e propagare la pietà cattolica, divenuto in questi tempi ribello della Chiesa cattolica, cominciò a farle guerra e a sostenere gli eretici: con che si tirò addosso lo sdegno di Dio, che suscitò i Barbari Saraceni contra del romano imperio. Ma se quell'insigne porporato avesse preso a scusar questo imperadore, siccome egli gagliardamente fece in favore d'Onoriopapa, avrebbe potuto dire che anche Eraclio fu da compatire se aderì al partito dei monoteliti, perchè dalla Chiesa non era per anche dichiarato ereticale quel sentimento. Lo vedeva sostenuto da tre patriarchi dell'Oriente, cioè di Costantinopoli, di Alessandria e di Antiochia. Lo stesso Onorio papa non avea condannata per anche quella falsa dottrina, e comunicava tuttavia con esso imperadore e coi suddetti patriarchi. Però in tali circostanze non par giusto trattarlo da nemico dichiarato della Chiesa cattolica, nè da eretico, siccome certamente tale neppur fu Onorio pontefice, benchè il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 633.]ed altri scrittori trovino in lui troppa facilità, e non poca negligenza nell'occasione di tal controversia. In somma, prima che la Chiesa decida intorno a certe scabrose dottrine non prima decise, o almen prima che si sappia che la santa sede romana disapprova tali dottrine, possono intervenir ragioni che scusino da peccato chi ha tenuta opinion contraria. Dopo la cognizione, o decisione suddetta, allora sì che è certo il reato di chi vuole opporsi, benchè sappia di andar contro alla mente de' sommi pontefici e de' concilii, infallibili giudici dei dogmi della Chiesa cattolica.


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