DCXXXVIIIAnno diCristoDCXXXVIII. IndizioneXI.Onorio Ipapa 14.Eraclioimperadore 29.Rotarire 3.L'anno XXVII dopo il consolato diEraclio Augusto.Terminò i suoi giorni in quest'anno il sommo ponteficeOnorio, e, secondochè s'ha da Anastasio[Anastas. Bibliothec., in Vit. Honorii L.], fu seppellito nel dì 12 di ottobre; pontefice che lasciò in Roma insigni memorie della sua pietà e munificenza per tante chiese fabbricate e ristorate, e per tanti preziosi ornamenti donati a varii sacri templi, ascendenti ad alcune migliaia di libbre d'argento, senza mettere in conto tant'altri d'oro. Anastasio ne ha fatta menzione, ma con aggiugnere che troppo lungo sarebbe il volerli registrar tutti. Pontefice, al cui zelo è dovuta la conversione alla fede di Cristo dei Sassoni occidentali nell'Inghilterra, siccome attesta Beda[Beda, Hist. Angl. lib. 3, cap. 7.]. Pontefice infine di dottrina ortodossa, la cui memoria non meritava di essere sì maltrattata dopo la morte a cagione dell'eresia de' monoteliti, dall'approvar la quale egli fu ben lontano, come han dimostrato uomini dottissimi. E qui si vuol rammentare che a questo pontefice è dovuta la gloria di avere estinto per qualche tempo lo scisma della chiesa d'Aquileia, almeno nell'Istria, con avere finalmente que' vescovi accettata la condanna dei tre capitoli e il concilio quinto generale, ed essere tornati all'ubbidienza della sede apostolica. Di ciò non fece menzione l'insigne cardinal Noris nel suo Trattato del concilio suddetto, perchè non si avvisò di cercarne le chiarepruove, rapportate fuor di sito dal cardinal Baronio, cioè nell'Appendice al tomo duodecimo degli Annali ecclesiastici. Ma ciò chiaramente si riceva dall'epitaffio d'esso papa Onorio. Certo è nondimeno che non durò questa unione, perchè al concilio romano dell'anno 679 non intervenne co' suoi suffraganei il vescovo d'Aquileia, ma solamenteAgatonevescovo di Grado, che s'intitolavescovod'Aquileja: il che servì di confusione all'Ughelli nell'Italia sacra. Fu lungo tempo dipoi vacante la santa sede, perchè non tardò già il clero, senato e popolo di Roma a procedere all'elezion del suo successore, che fuSeverino, ma bensì tardò a venire l'assenso dell'imperadore più di un anno e sette mesi. Proseguiva intanto a dilatarsi in Oriente colla forza dell'armi la falsa legge di Maometto e il dominio de' Saraceni. Teofane[Theoph., in Chronogr.]prima d'ora racconta cheGiovanni Carea, procuratore della provincia osroena di là dall'Eufrate, era stato a trovareJasdo, generale del califaOmaro, inCalcedone, per trattar seco d'aggiustamento. Il suo testo è qui fallato, e in vece diCalcedoneha da direCalcide, cioè il paese diCalcide. Si convenne di pagare agli Arabi centomila nummi ogni anno, e all'incontro gli Arabi non passerebbono di là dall'Eufrate. Fu pagato questo tributo. Se l'ebbe a maleEraclio, perchè senza sua saputa ed assenso fosse seguita quella convenzione. Ne portò la pena Giovanni con essere cacciato in esilio. Ma in quest'anno si avanzarono gli avventurosi Saraceni fino alla gran città d'Antiochia, capitale della Soria, e a forza d'armi la presero; con che tutta la provincia della Soria venne in lor potere. Scrive in quest'anno il cardinal Baronio chesanto Ingenuino, vescovo sabionense, fu mandato in esilio dal reRotari, a Brixen ossia alla città diBressanone nel Tirolo: il che giudica egli accaduto per cagion della religione sotto questo re ariano. Trasse il porporato annalista una tal notizia dalla chiesa di Bressanone; ma il Pagi ha delle difficoltà a credere il fatto; anzi osserva che nell'uffizio che si recita ad onore di questo santo vescovo nella chiesa suddetta, vien detto ch'egli fu mandato in esilio dal reAutari: il che non può sussistere, perchè Ingenuino intervenne dipoi al conciliabolo di Marano, e tenne il partito del patriarca scismatico di Aquileia. Però stima esso Pagi che l'esilio di santo Ingenuino succedesse sotto il reArioaldo. Tutte immaginazioni, al creder mio, fondate sopra tradizioni volgari, e non già sopra storia o documento alcuno autentico.Sabionenel Tirolo, ossiaSavioneoSublavionepresso gli antichi, non era per la diocesi diverso daBressanone; ed allorchè fu distrutta quella città, i vescovi cominciarono a risiedere nella terra di Bressanone, divenuta poi città dove tuttavia risiedono. Però, che esilio sarebbe mai stato questo? Oltre di che, non abbiam pruova alcuna che il dominio de' Longobardi si estendesse nel Tirolo, anzi ne abbiamo il contrario, cioè non passava oltre ai confini del ducato di Trento. Nè si ha altra memoria che i re longobardi, quand'anche erano ariani, inquietassero i vescovi cattolici, nè il popolo cattolico per cagion della religione. Per conseguente, troppe difficoltà patisce il fatto di santo Ingenuino, onde meglio fia il sospenderne la credenza. Intorno a questo santo vescovo è da vedere il Bollando negli Atti de' santi[Bollandus Act. Sanctor, ad diem V februarii.]. Fu in quest'anno rapito dalla morteDagobertore de' Franchi, e la monarchia francese venne di nuovo a dividersi ne' due suoi figliuoliSigebertoeClodoveo II. Al primo toccò l'Austrasia, al secondo la Neustria colla Borgogna.
L'anno XXVII dopo il consolato diEraclio Augusto.
Terminò i suoi giorni in quest'anno il sommo ponteficeOnorio, e, secondochè s'ha da Anastasio[Anastas. Bibliothec., in Vit. Honorii L.], fu seppellito nel dì 12 di ottobre; pontefice che lasciò in Roma insigni memorie della sua pietà e munificenza per tante chiese fabbricate e ristorate, e per tanti preziosi ornamenti donati a varii sacri templi, ascendenti ad alcune migliaia di libbre d'argento, senza mettere in conto tant'altri d'oro. Anastasio ne ha fatta menzione, ma con aggiugnere che troppo lungo sarebbe il volerli registrar tutti. Pontefice, al cui zelo è dovuta la conversione alla fede di Cristo dei Sassoni occidentali nell'Inghilterra, siccome attesta Beda[Beda, Hist. Angl. lib. 3, cap. 7.]. Pontefice infine di dottrina ortodossa, la cui memoria non meritava di essere sì maltrattata dopo la morte a cagione dell'eresia de' monoteliti, dall'approvar la quale egli fu ben lontano, come han dimostrato uomini dottissimi. E qui si vuol rammentare che a questo pontefice è dovuta la gloria di avere estinto per qualche tempo lo scisma della chiesa d'Aquileia, almeno nell'Istria, con avere finalmente que' vescovi accettata la condanna dei tre capitoli e il concilio quinto generale, ed essere tornati all'ubbidienza della sede apostolica. Di ciò non fece menzione l'insigne cardinal Noris nel suo Trattato del concilio suddetto, perchè non si avvisò di cercarne le chiarepruove, rapportate fuor di sito dal cardinal Baronio, cioè nell'Appendice al tomo duodecimo degli Annali ecclesiastici. Ma ciò chiaramente si riceva dall'epitaffio d'esso papa Onorio. Certo è nondimeno che non durò questa unione, perchè al concilio romano dell'anno 679 non intervenne co' suoi suffraganei il vescovo d'Aquileia, ma solamenteAgatonevescovo di Grado, che s'intitolavescovod'Aquileja: il che servì di confusione all'Ughelli nell'Italia sacra. Fu lungo tempo dipoi vacante la santa sede, perchè non tardò già il clero, senato e popolo di Roma a procedere all'elezion del suo successore, che fuSeverino, ma bensì tardò a venire l'assenso dell'imperadore più di un anno e sette mesi. Proseguiva intanto a dilatarsi in Oriente colla forza dell'armi la falsa legge di Maometto e il dominio de' Saraceni. Teofane[Theoph., in Chronogr.]prima d'ora racconta cheGiovanni Carea, procuratore della provincia osroena di là dall'Eufrate, era stato a trovareJasdo, generale del califaOmaro, inCalcedone, per trattar seco d'aggiustamento. Il suo testo è qui fallato, e in vece diCalcedoneha da direCalcide, cioè il paese diCalcide. Si convenne di pagare agli Arabi centomila nummi ogni anno, e all'incontro gli Arabi non passerebbono di là dall'Eufrate. Fu pagato questo tributo. Se l'ebbe a maleEraclio, perchè senza sua saputa ed assenso fosse seguita quella convenzione. Ne portò la pena Giovanni con essere cacciato in esilio. Ma in quest'anno si avanzarono gli avventurosi Saraceni fino alla gran città d'Antiochia, capitale della Soria, e a forza d'armi la presero; con che tutta la provincia della Soria venne in lor potere. Scrive in quest'anno il cardinal Baronio chesanto Ingenuino, vescovo sabionense, fu mandato in esilio dal reRotari, a Brixen ossia alla città diBressanone nel Tirolo: il che giudica egli accaduto per cagion della religione sotto questo re ariano. Trasse il porporato annalista una tal notizia dalla chiesa di Bressanone; ma il Pagi ha delle difficoltà a credere il fatto; anzi osserva che nell'uffizio che si recita ad onore di questo santo vescovo nella chiesa suddetta, vien detto ch'egli fu mandato in esilio dal reAutari: il che non può sussistere, perchè Ingenuino intervenne dipoi al conciliabolo di Marano, e tenne il partito del patriarca scismatico di Aquileia. Però stima esso Pagi che l'esilio di santo Ingenuino succedesse sotto il reArioaldo. Tutte immaginazioni, al creder mio, fondate sopra tradizioni volgari, e non già sopra storia o documento alcuno autentico.Sabionenel Tirolo, ossiaSavioneoSublavionepresso gli antichi, non era per la diocesi diverso daBressanone; ed allorchè fu distrutta quella città, i vescovi cominciarono a risiedere nella terra di Bressanone, divenuta poi città dove tuttavia risiedono. Però, che esilio sarebbe mai stato questo? Oltre di che, non abbiam pruova alcuna che il dominio de' Longobardi si estendesse nel Tirolo, anzi ne abbiamo il contrario, cioè non passava oltre ai confini del ducato di Trento. Nè si ha altra memoria che i re longobardi, quand'anche erano ariani, inquietassero i vescovi cattolici, nè il popolo cattolico per cagion della religione. Per conseguente, troppe difficoltà patisce il fatto di santo Ingenuino, onde meglio fia il sospenderne la credenza. Intorno a questo santo vescovo è da vedere il Bollando negli Atti de' santi[Bollandus Act. Sanctor, ad diem V februarii.]. Fu in quest'anno rapito dalla morteDagobertore de' Franchi, e la monarchia francese venne di nuovo a dividersi ne' due suoi figliuoliSigebertoeClodoveo II. Al primo toccò l'Austrasia, al secondo la Neustria colla Borgogna.