DIII

DIIIAnno diCristoDIII. IndizioneXI.Simmacopapa 6.Anastasioimperadore 13.Teodericore 11.ConsoliDesicrateeVolusiano.Desicratefu console dell'Oriente, eVolusianodell'Occidente. A quest'anno riferisce il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]il quarto concilio romano, appellatopalmare, che fu il più numeroso di tutti, nel quale troviamo dichiarata l'innocenza diSimmaco papa, e terminata la gran lite di lui conLorenzo, intruso nella sedia di san Pietro dai suoi fazionarii. Intorno a che è da ascoltare Anastasio bibliotecario[Anastas. Bibl., in Vit. Symmachi.], ossia l'autore antichissimo della vita di Simmaco nel Pontificale romano, che così parla d'esso papa: "Quattro anni, dice egli, dappoichèSimmacoera stato riconosciuto legittimo pontefice, eLorenzosuo antagonista, durante tuttavia il sacrilego impegno diFesto patrizio, che si tirava dietroProbino patrizio, e quasi tutto il senato, risorse la speranza in essi di fare scomunicar papa Simmaco, e poscia deporlo. Perciò inventarono nuove accuse contra di lui, tacciandolo di adulterio, e di aver dilapidati i beni della Chiesa romana, con inviare a Ravenna dei falsi testimonii contra di lui al re Teoderico. Occultamente ancora richiamarono a Roma Lorenzo, cioè l'antipapa, e rinnovarono lo scisma, aderendo gli uni a Simmaco, e gli altri aLorenzo. Poscia inviata al re Teoderico una relazione, tanta istanza fecero per avere un visitatore della Chiesa romana, che Teoderico diede tal commissione aPietrovescovo d'Altino, guadagnato prima da essi fazionarii: ripiego insolito e contrario ai sacri canoni, essendo una mostruosa deformità il vedere costituito un vescovo, e ciò dalla potenza laica, come giudice sopra la sede apostolica: del che giustamente si dolse non poco papa Simmaco." Seguita a dire Anastasio che nel medesimo tempo Simmaco raunò un concilio di cento e quindici vescovi, nel quale egli restò purgato da' reati che gli erano apposti, e fu condannato Lorenzo vescovo di Nocera, perchè vivente il papa avesse tentato di occupar la sedia di san Pietro, ed insiemePietrovescovo di Altino, per aver osato di alzar tribunale contra di un legittimo pontefice. Allora Simmaco da tutti i vescovi e da tutto il clero con sua gloria fu rimesso sul trono, e andò a fare la residenza sua a san Pietro. Finalmente Anastasio continua a dire: che nel medesimo tempoFestocapo del senato, e già stato console, conProbino, stato anch'esso console, entro Roma stessa cominciò a fare guerra contra di altri senatori, massimamente e contra diFausto, già stato console, il qual solo si potea dire che si combattesse in favor di Simmaco. Però succederono molti ammazzamenti in Roma stessa; e que' preti e cherici ch'erano trovati aderenti a papa Simmaco venivano uccisi. Furono maltrattate fin le monache e le vergini che si scoprivano del partito d'esso papa, con cavarle fuori de' monasteri e delle lor case, con ispogliarle, e dar loro anche delle ferite. E non passava giorno che non si udissero di queste battaglie e ribalderie. Uccisero molti sacerdoti e molti laici, nè v'era sicurezza alcuna per chi avea da camminare per la città. Così Anastasio, senza soggiugnere qual fine avesse questa tragedia.Ascoltiamo ora un fazionario di Lorenzoantipapa, cioè l'Anonimo veronese[Anonymus Veronensis, part. 2, tom. 3 Rer. Ital.], il quale racconta che sulle prime d'ordine del re Teoderico fu riconosciutoSimmacoper vero papa, e dato aLorenzoil vescovato di Nocera.Dopo alcuni annifu accusato Simmaco presso il suddetto re, con farlo credere reo d'adulterio, e che avesse alienato i beni della Chiesa romana; al qual fine fecero anche andare a Ravenna alcune donne, cioè persone facili ad essere subornate da chi era sì accanito contro d'esso papa. Fu chiamato Simmaco alla corte, e confinato in Rimini; ma perchè egli s'avvide che non v'erano orecchi per lui, ma solamente per li suoi avversarii, se ne ritornò a Roma senza permissione del re. Allora i suoi emuli fece fuoco alla corte di Teoderico, con istanza che inviasse a Roma un visitatore nel tempo della Pasqua: al che fu deputatoPietrovescovo di Altino. Dopo essa festa il senato e clero, cioè quella parte che era per Lorenzo, ottennero dal re che si raunasse un concilio in Roma, al quale non volle intervenire Simmaco. Ma qui è da osservare un'iniqua reticenza di questo scrittore, cioè che papa Simmaco intervenne benissimo alla prima sessione; e andando poi alla seconda co' suoi preti e cherici, fu assalito per istrada, con restare uccisi o feriti alcuni de' suoi, ed aver egli stesso durata fatica in mezzo ad una pioggia di sassate a potersi mettere in salvo: il che gli riuscì ancora per l'assistenza che gli prestaronoGudilaeVedulfo, maggiordomi del re Teoderico, seco venuti per guardia a quella raunanza. Questo solo basta a far conoscere se gli avversarii suoi per cristiano zelo, o pur per un cieco odio o per una malignità patente, il volessero abbattuto e deposto. A cagione di questa prepotenza Simmaco si scusò di più intervenire al concilio. Dal che avvenne che molti de' vescovi (seguita a dire l'Anonimo suddetto) veggendocosì incagliato l'affare, e che non le vie della giustizia, ma sì ben quelle della violenza prevalevano, attediati se ne tornarono alle lor case. Allora i nemici di Simmaco supplicarono il re di permettere che Lorenzo sequestrato in Ravenna venisse a Roma. Costui n'ebbe la licenza, ed entrato in Roma, s'impadronì di molte chiese, eper quattro anniquivi si mantenne: nel qual tempo si fece una crudel guerra. Ma infine Teoderico, avendogli Simmaco inviato un memoriale per mezzo di Dioscoro diacono alessandrino, ordinò a Festo patrizio che tutte le chiese occupate da Lorenzo fossero restituite a Simmaco. Così fu fatto, e Lorenzo ritiratosi nei poderi di Festo patrizio, quivi terminò la sua vita.Facile ora è a qualsivoglia accorto lettore il conoscere dalle cose dette che la gran tempesta commossa e continuata per tanto tempo contra di Simmaco, non venne già da veri delitti d'esso papa, ma sì bene dal perverso animo e dalla congiura di Festo patrizio, che con false accuse e testimonii subornati, e con ammazzamenti voleva pur esaltare il suo Lorenzo colla depression di Simmaco, benchè dichiarato vero successore di san Pietro. Chi è capace di fare il primo passo falso, non è da stupire se ne fa degli altri appresso anche più violenti. In fatti il concilio palmare tenuto in Roma è una prova autentica di questa verità, essendo ivi, per quel che riguarda il giudizio degli uomini, stata riconosciuta l'innocenza di Simmaco, ancorchè i più del senato e del clero fossero sedotti da Festo e Probino patrizii. Da quanto ancora s'è detto, si può raccogliere, non sussistere, come vogliono alcuni, che in quest'anno, anche dopo la celebrazione del concilio palmare, si restituisse la pace alla Chiesa romana. Durò la persecuzione e dissensione gran tempo ancora dipoi; e restano tuttavia delle difficoltà nell'assegnare il tempo, in cui fu tenuto essoconcilio palmare, e bandito da Roma Lorenzo; e tanto più, se sussistesse, come supponeil cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], che nel presente anno fosse tenuto il quinto concilio romano, di cui si son perduti gli atti. Per conto poi del re Teoderico, ancorchè egli si lasciasse sorprendere dalle istanze della potente fazione di Lorenzo col concedere un visitatore della Chiesa romana (istanza contraria ai sacri canoni); tuttavia egli non si attribuì già la facoltà di decidere nelle cause ecclesiastiche, e massimamente di tanto rilievo, trattandosi di un sommo pontefice. Elesse egli dunque la via convenevole in sì gravi sconcerti, cioè quella di un concilio, con dichiarare espressamente[In Actis Concilii Palmaris.]:In synodali esse arbitrio, in tanto negotio sequenda praescribere, nec aliquid ad se praeter reverentiam de ecclesiasticis negotiis pertinere: committens potestati pontificum quod magis putaverint utile, deliberarent, dummodo venerandi provisione concilii pax in civitate romana christianis omnibus redderetur: parole degne di gran lode in un principe. Anzi avendo i vescovi della Liguria, capo de' quali fuLorenzoinsigne arcivescovo di Milano, in passando da Ravenna, rappresentato al re che toccava al papa stesso convocare quel concilio:Potentissimus princeps ipsum quoque papam incolligenda synodo voluntatem suam literis demonstrasse significavit. E perciocchè essi desiderarono di veder le lettere dello stesso papa, egli non ebbe difficoltà di farle immediatamente mettere sotto i loro occhi, con esempio memorabile per tutti i secoli avvenire, e specialmente essendo Teoderico ariano di credenza. È di parere il padre Pagi[Pagius., Crit. Bar.]chepalmarefosse appellato quel concilio dal luogo chiamatoPalma aureain Roma, di cui s'è parlato disopra. Anastasio bibliotecario scrive[Anastas. Bibl., in Vita Honorii.]:In porticu beati Petri, quae appellatur ad Palmaria. Sarebbe da vedere se ad esso sinodo convenisse più questo che quel luogo.Al presente anno (ma non si sa di sicuro questo tempo) riferisce il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl., ad ann. 503.]un apologetico scritto ed inviato da papa Simmaco all'imperador Anastasio; dal qual apparisce che quel principe dopo aver scoperto Simmaco costante nella difesa della Chiesa cattolica e contrario a tante macchine d'esso Anastasio per abolire il concilio calcedonense, e sostenere l'eresia d'Eutichete e degli acefali, avea scritto contra di lui, con caricarlo d'indicibili ingiurie, fino a chiamarlo manicheo, quando si sa da Anastasio bibliotecario[Anast. Bibl., in Vita Symmachi.], che avendo egli scoperti dei Manichei in Roma, li cacciò via, e fece pubblicamente bruciare i lor libri. Simmaco, oltre al difendere sè stesso, rappresenta ad Anastasio i falli da lui commessi in protegger la memoria di Acacio, e in comparir cotanto parziale degli eretici. Da questo apologetico deduce il cardinal Baronio che papa Simmaco avea scomunicato Anastasio Augusto. Le parole del pontefice son queste:Dicis quod mecum conspirante senatu, excommunicaverim te. Ista quid ego: sed rationabiliter factum a decessoribus meis sine dubio subsequor. Quid ad me, inquies, quod egit Acacius? Recede ergo, et nihil ad te. Nos non te excommunicavimus, imperator, sed Acacium. Tu recede ab Acacio, et ab illius excommunicatione recedis. Tu te noli miscere excommunicationi ejus, et non es excommunicatus a nobis.Da tali parole potrebbe parere che non avesse già papa Simmaco fulminata contra di Anastasio la scomunica maggiore; ma ch'egli solamente pretendesse incorso l'imperadore nella scomunica minore perchè comunicava colla memoria di Acacio scomunicato dalla sede apostolica. Simmaco sosteneva i decreti de' suoi predecessori contra di Acacio e non volendo Anastasio ritirarsi dalla comunione di Acacio, benchè defunto, ne veniva per conseguenza che egli incorreva nella scomunica di chi comunica con gliscomunicati. In quest'anno, per testimonianza di Cassiodoro[Cassiodor., in Chron.], il re Teoderico condusse l'acqua a Ravenna, con far rifabbricare a tutte sue spese gli acquedotti che da gran tempo erano affatto diroccati. L'Anonimo Valesiano[Anonymus Valesianus.]scrive che quegli acquedotti erano stati fabbricati da Trajano imperadore. Se quelle acque furono prese dalla collina e condotte fino a Ravenna, non potè essere se non grande la spesa, e magnifica l'impresa. Racconta Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]che Anastasio imperadore spedì nel presente anno contra de' PersianiPatriziogià stato console,Ipaziofigliuolo d'una sua sorella, eAriobindo, genero d'Olibrio già imperadore, con un'armata di quindicimila persone. Questo numero si dee credere scorretto, perchè abbiamo da Procopio[Procop., de Bell. Pers., lib. 1, cap. 8.]che non s'era veduto prima, nè si vide dipoi, un esercito sì fiorito come questo contra dei Persiani. Tanto Teofane[Theoph., in Chron.]quanto il suddetto Procopio, scrivono che Ariobindo fece la figura di primo generale, e che gli altri gli furono dati per compagni. Ma perciocchè concordia non passava fra questi condottieri d'armi, ed ognun voleva comandare al suo corpo di milizie e in siti diversi, nulla, secondo il solito, si fece di profittevole all'imperio. Seguì un combattimento, ma colla peggio dei Greci, e profittando il re persiano della discordia degli uffiziali cesarei, devastò molto paese dell'imperio orientale. Aggiugne Teofane che in Costantinopoli tra le fazioni nei giuochi circensi insorse una nuova sedizione, per cui dell'una e dell'altra parte assaissimi restarono uccisi, e fra gli altri un figliuolo bastardo dell'imperadore Anastasio; accidente che sommamente afflisse il medesimo Augusto, e fu cagione ch'egli facesse morir molti di coloro, ed altri ne cacciasse inesilio. Se non era un segreto di politica il permettere o fomentar cotali fazioni, egli è da stupire come gl'imperadori non fossero da tanto di abolire una sì perniciosa divisione nel loro popolo.

Consoli

DesicrateeVolusiano.

Desicratefu console dell'Oriente, eVolusianodell'Occidente. A quest'anno riferisce il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]il quarto concilio romano, appellatopalmare, che fu il più numeroso di tutti, nel quale troviamo dichiarata l'innocenza diSimmaco papa, e terminata la gran lite di lui conLorenzo, intruso nella sedia di san Pietro dai suoi fazionarii. Intorno a che è da ascoltare Anastasio bibliotecario[Anastas. Bibl., in Vit. Symmachi.], ossia l'autore antichissimo della vita di Simmaco nel Pontificale romano, che così parla d'esso papa: "Quattro anni, dice egli, dappoichèSimmacoera stato riconosciuto legittimo pontefice, eLorenzosuo antagonista, durante tuttavia il sacrilego impegno diFesto patrizio, che si tirava dietroProbino patrizio, e quasi tutto il senato, risorse la speranza in essi di fare scomunicar papa Simmaco, e poscia deporlo. Perciò inventarono nuove accuse contra di lui, tacciandolo di adulterio, e di aver dilapidati i beni della Chiesa romana, con inviare a Ravenna dei falsi testimonii contra di lui al re Teoderico. Occultamente ancora richiamarono a Roma Lorenzo, cioè l'antipapa, e rinnovarono lo scisma, aderendo gli uni a Simmaco, e gli altri aLorenzo. Poscia inviata al re Teoderico una relazione, tanta istanza fecero per avere un visitatore della Chiesa romana, che Teoderico diede tal commissione aPietrovescovo d'Altino, guadagnato prima da essi fazionarii: ripiego insolito e contrario ai sacri canoni, essendo una mostruosa deformità il vedere costituito un vescovo, e ciò dalla potenza laica, come giudice sopra la sede apostolica: del che giustamente si dolse non poco papa Simmaco." Seguita a dire Anastasio che nel medesimo tempo Simmaco raunò un concilio di cento e quindici vescovi, nel quale egli restò purgato da' reati che gli erano apposti, e fu condannato Lorenzo vescovo di Nocera, perchè vivente il papa avesse tentato di occupar la sedia di san Pietro, ed insiemePietrovescovo di Altino, per aver osato di alzar tribunale contra di un legittimo pontefice. Allora Simmaco da tutti i vescovi e da tutto il clero con sua gloria fu rimesso sul trono, e andò a fare la residenza sua a san Pietro. Finalmente Anastasio continua a dire: che nel medesimo tempoFestocapo del senato, e già stato console, conProbino, stato anch'esso console, entro Roma stessa cominciò a fare guerra contra di altri senatori, massimamente e contra diFausto, già stato console, il qual solo si potea dire che si combattesse in favor di Simmaco. Però succederono molti ammazzamenti in Roma stessa; e que' preti e cherici ch'erano trovati aderenti a papa Simmaco venivano uccisi. Furono maltrattate fin le monache e le vergini che si scoprivano del partito d'esso papa, con cavarle fuori de' monasteri e delle lor case, con ispogliarle, e dar loro anche delle ferite. E non passava giorno che non si udissero di queste battaglie e ribalderie. Uccisero molti sacerdoti e molti laici, nè v'era sicurezza alcuna per chi avea da camminare per la città. Così Anastasio, senza soggiugnere qual fine avesse questa tragedia.

Ascoltiamo ora un fazionario di Lorenzoantipapa, cioè l'Anonimo veronese[Anonymus Veronensis, part. 2, tom. 3 Rer. Ital.], il quale racconta che sulle prime d'ordine del re Teoderico fu riconosciutoSimmacoper vero papa, e dato aLorenzoil vescovato di Nocera.Dopo alcuni annifu accusato Simmaco presso il suddetto re, con farlo credere reo d'adulterio, e che avesse alienato i beni della Chiesa romana; al qual fine fecero anche andare a Ravenna alcune donne, cioè persone facili ad essere subornate da chi era sì accanito contro d'esso papa. Fu chiamato Simmaco alla corte, e confinato in Rimini; ma perchè egli s'avvide che non v'erano orecchi per lui, ma solamente per li suoi avversarii, se ne ritornò a Roma senza permissione del re. Allora i suoi emuli fece fuoco alla corte di Teoderico, con istanza che inviasse a Roma un visitatore nel tempo della Pasqua: al che fu deputatoPietrovescovo di Altino. Dopo essa festa il senato e clero, cioè quella parte che era per Lorenzo, ottennero dal re che si raunasse un concilio in Roma, al quale non volle intervenire Simmaco. Ma qui è da osservare un'iniqua reticenza di questo scrittore, cioè che papa Simmaco intervenne benissimo alla prima sessione; e andando poi alla seconda co' suoi preti e cherici, fu assalito per istrada, con restare uccisi o feriti alcuni de' suoi, ed aver egli stesso durata fatica in mezzo ad una pioggia di sassate a potersi mettere in salvo: il che gli riuscì ancora per l'assistenza che gli prestaronoGudilaeVedulfo, maggiordomi del re Teoderico, seco venuti per guardia a quella raunanza. Questo solo basta a far conoscere se gli avversarii suoi per cristiano zelo, o pur per un cieco odio o per una malignità patente, il volessero abbattuto e deposto. A cagione di questa prepotenza Simmaco si scusò di più intervenire al concilio. Dal che avvenne che molti de' vescovi (seguita a dire l'Anonimo suddetto) veggendocosì incagliato l'affare, e che non le vie della giustizia, ma sì ben quelle della violenza prevalevano, attediati se ne tornarono alle lor case. Allora i nemici di Simmaco supplicarono il re di permettere che Lorenzo sequestrato in Ravenna venisse a Roma. Costui n'ebbe la licenza, ed entrato in Roma, s'impadronì di molte chiese, eper quattro anniquivi si mantenne: nel qual tempo si fece una crudel guerra. Ma infine Teoderico, avendogli Simmaco inviato un memoriale per mezzo di Dioscoro diacono alessandrino, ordinò a Festo patrizio che tutte le chiese occupate da Lorenzo fossero restituite a Simmaco. Così fu fatto, e Lorenzo ritiratosi nei poderi di Festo patrizio, quivi terminò la sua vita.

Facile ora è a qualsivoglia accorto lettore il conoscere dalle cose dette che la gran tempesta commossa e continuata per tanto tempo contra di Simmaco, non venne già da veri delitti d'esso papa, ma sì bene dal perverso animo e dalla congiura di Festo patrizio, che con false accuse e testimonii subornati, e con ammazzamenti voleva pur esaltare il suo Lorenzo colla depression di Simmaco, benchè dichiarato vero successore di san Pietro. Chi è capace di fare il primo passo falso, non è da stupire se ne fa degli altri appresso anche più violenti. In fatti il concilio palmare tenuto in Roma è una prova autentica di questa verità, essendo ivi, per quel che riguarda il giudizio degli uomini, stata riconosciuta l'innocenza di Simmaco, ancorchè i più del senato e del clero fossero sedotti da Festo e Probino patrizii. Da quanto ancora s'è detto, si può raccogliere, non sussistere, come vogliono alcuni, che in quest'anno, anche dopo la celebrazione del concilio palmare, si restituisse la pace alla Chiesa romana. Durò la persecuzione e dissensione gran tempo ancora dipoi; e restano tuttavia delle difficoltà nell'assegnare il tempo, in cui fu tenuto essoconcilio palmare, e bandito da Roma Lorenzo; e tanto più, se sussistesse, come supponeil cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], che nel presente anno fosse tenuto il quinto concilio romano, di cui si son perduti gli atti. Per conto poi del re Teoderico, ancorchè egli si lasciasse sorprendere dalle istanze della potente fazione di Lorenzo col concedere un visitatore della Chiesa romana (istanza contraria ai sacri canoni); tuttavia egli non si attribuì già la facoltà di decidere nelle cause ecclesiastiche, e massimamente di tanto rilievo, trattandosi di un sommo pontefice. Elesse egli dunque la via convenevole in sì gravi sconcerti, cioè quella di un concilio, con dichiarare espressamente[In Actis Concilii Palmaris.]:In synodali esse arbitrio, in tanto negotio sequenda praescribere, nec aliquid ad se praeter reverentiam de ecclesiasticis negotiis pertinere: committens potestati pontificum quod magis putaverint utile, deliberarent, dummodo venerandi provisione concilii pax in civitate romana christianis omnibus redderetur: parole degne di gran lode in un principe. Anzi avendo i vescovi della Liguria, capo de' quali fuLorenzoinsigne arcivescovo di Milano, in passando da Ravenna, rappresentato al re che toccava al papa stesso convocare quel concilio:Potentissimus princeps ipsum quoque papam incolligenda synodo voluntatem suam literis demonstrasse significavit. E perciocchè essi desiderarono di veder le lettere dello stesso papa, egli non ebbe difficoltà di farle immediatamente mettere sotto i loro occhi, con esempio memorabile per tutti i secoli avvenire, e specialmente essendo Teoderico ariano di credenza. È di parere il padre Pagi[Pagius., Crit. Bar.]chepalmarefosse appellato quel concilio dal luogo chiamatoPalma aureain Roma, di cui s'è parlato disopra. Anastasio bibliotecario scrive[Anastas. Bibl., in Vita Honorii.]:In porticu beati Petri, quae appellatur ad Palmaria. Sarebbe da vedere se ad esso sinodo convenisse più questo che quel luogo.

Al presente anno (ma non si sa di sicuro questo tempo) riferisce il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl., ad ann. 503.]un apologetico scritto ed inviato da papa Simmaco all'imperador Anastasio; dal qual apparisce che quel principe dopo aver scoperto Simmaco costante nella difesa della Chiesa cattolica e contrario a tante macchine d'esso Anastasio per abolire il concilio calcedonense, e sostenere l'eresia d'Eutichete e degli acefali, avea scritto contra di lui, con caricarlo d'indicibili ingiurie, fino a chiamarlo manicheo, quando si sa da Anastasio bibliotecario[Anast. Bibl., in Vita Symmachi.], che avendo egli scoperti dei Manichei in Roma, li cacciò via, e fece pubblicamente bruciare i lor libri. Simmaco, oltre al difendere sè stesso, rappresenta ad Anastasio i falli da lui commessi in protegger la memoria di Acacio, e in comparir cotanto parziale degli eretici. Da questo apologetico deduce il cardinal Baronio che papa Simmaco avea scomunicato Anastasio Augusto. Le parole del pontefice son queste:Dicis quod mecum conspirante senatu, excommunicaverim te. Ista quid ego: sed rationabiliter factum a decessoribus meis sine dubio subsequor. Quid ad me, inquies, quod egit Acacius? Recede ergo, et nihil ad te. Nos non te excommunicavimus, imperator, sed Acacium. Tu recede ab Acacio, et ab illius excommunicatione recedis. Tu te noli miscere excommunicationi ejus, et non es excommunicatus a nobis.Da tali parole potrebbe parere che non avesse già papa Simmaco fulminata contra di Anastasio la scomunica maggiore; ma ch'egli solamente pretendesse incorso l'imperadore nella scomunica minore perchè comunicava colla memoria di Acacio scomunicato dalla sede apostolica. Simmaco sosteneva i decreti de' suoi predecessori contra di Acacio e non volendo Anastasio ritirarsi dalla comunione di Acacio, benchè defunto, ne veniva per conseguenza che egli incorreva nella scomunica di chi comunica con gliscomunicati. In quest'anno, per testimonianza di Cassiodoro[Cassiodor., in Chron.], il re Teoderico condusse l'acqua a Ravenna, con far rifabbricare a tutte sue spese gli acquedotti che da gran tempo erano affatto diroccati. L'Anonimo Valesiano[Anonymus Valesianus.]scrive che quegli acquedotti erano stati fabbricati da Trajano imperadore. Se quelle acque furono prese dalla collina e condotte fino a Ravenna, non potè essere se non grande la spesa, e magnifica l'impresa. Racconta Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]che Anastasio imperadore spedì nel presente anno contra de' PersianiPatriziogià stato console,Ipaziofigliuolo d'una sua sorella, eAriobindo, genero d'Olibrio già imperadore, con un'armata di quindicimila persone. Questo numero si dee credere scorretto, perchè abbiamo da Procopio[Procop., de Bell. Pers., lib. 1, cap. 8.]che non s'era veduto prima, nè si vide dipoi, un esercito sì fiorito come questo contra dei Persiani. Tanto Teofane[Theoph., in Chron.]quanto il suddetto Procopio, scrivono che Ariobindo fece la figura di primo generale, e che gli altri gli furono dati per compagni. Ma perciocchè concordia non passava fra questi condottieri d'armi, ed ognun voleva comandare al suo corpo di milizie e in siti diversi, nulla, secondo il solito, si fece di profittevole all'imperio. Seguì un combattimento, ma colla peggio dei Greci, e profittando il re persiano della discordia degli uffiziali cesarei, devastò molto paese dell'imperio orientale. Aggiugne Teofane che in Costantinopoli tra le fazioni nei giuochi circensi insorse una nuova sedizione, per cui dell'una e dell'altra parte assaissimi restarono uccisi, e fra gli altri un figliuolo bastardo dell'imperadore Anastasio; accidente che sommamente afflisse il medesimo Augusto, e fu cagione ch'egli facesse morir molti di coloro, ed altri ne cacciasse inesilio. Se non era un segreto di politica il permettere o fomentar cotali fazioni, egli è da stupire come gl'imperadori non fossero da tanto di abolire una sì perniciosa divisione nel loro popolo.


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