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DIVAnno diCristoDIV. IndizioneXII.Simmacopapa 7.Anastasioimperadore 14.Teodericore 12.ConsoleCetego, senza collega.Fu creato in Occidente questo console, ed era figliuolo diProbinostato console nell'anno 489, come si ricava da Ennodio[Ennod., in Paraenesi Didascal.]. Papa Simmaco, secondo la conghiettura del cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], celebrò nel presente anno il sesto concilio romano contro gli occupatori dei beni ecclesiastici, con iscomunicarli se non li restituivano. Doveano i laici aver profittato del grave scisma della Chiesa romana; e questo ci fa eziandio intendere quanto fosse lungi dal vero l'accusa inventata contra di Simmaco, quasi dilapidatore dei beni della Chiesa. Circa questi tempi ancora si suscitò in Africa una fiera persecuzione contra de' cattolici daTrasamondore de' Vandali, ariano di credenza. Aveva egli finora lasciati in pace que' cattolici; ma dappoichè ebbe fatta una legge che venendo a mancare alcuno dei vescovi, non si potesse eleggere il successore, e andavano crescendo le vacanze delle chiese con danno notabile della vera religione in quelle parti, i vescovi viventi coraggiosamente determinarono di provvedere esse chiese di pastori, risoluti tutti di sofferir tutto per non mancare al debito loro e al bisogno de' fedeli. Diede nelle smanie Trasamondo, e secondochè scrive l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 16, tom. 1, Rer. Ital.], allora fu ch'egli mandò in esilio ducento venti vescovi cattolici africani, che per la maggior partefurono relegati nella Sardegna, e fra gli altrisan Fulgenziovescovo ruspense, insigne prelato e scrittore del secolo presente. Aggiugne lo stesso autore, concorde in ciò con Anastasio bibliotecario[Anast. Biblioth., in Vit. Simmach.], che papa Simmaco fece risplendere la sua fraterna carità verso di quei santi vescovi confessori, con soccorrere ai lor bisogni, cioè con inviar loro ogni anno danaro e vesti in dono: azione che maggiormente serve a comprovare quanto fosse diverso questo papa da quello che vollero far credere gl'iniqui suoi avversarii. Abbiamo poi da Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]che nel presente annoTeodericofece guerra coi Bulgari, divenuti oramai terribili nelle contrade poste lungo il Danubio sotto del moderno Belgrado. Aveva Anastasio imperadore provato varie crudeli irruzioni di costoro nella Tracia che faceano tremare fin la stessa città di Costantinopoli. Ed essendosi essi impadroniti della Pannonia inferiore, chiamata Sirmiense, Teoderico determinò di reprimere la baldanza di que' Barbari, e gli riuscì di levar dalle loro mani quella provincia. Noi altronde sappiamo che il dominio di Teoderico si stendeva allora per tutta laDalmazia, anzi si raccoglie da una sua lettera[Cassiod., lib. 3, epist. 50.]che anche la provincia del Norico era tuttavia compresa sotto il regno d'esso Teoderico. Però s'avvicinava la di lui giurisdizione alla Pannonia, oggidì Ungheria, e potè egli stendere fin colà le sue conquiste. Quel ch'è strano, Cassiodoro, segretario del medesimo re, scrive che egli, con aver vinti iBulgari, ricuperò il Sirmio; ed Ennodio[Ennod., in Panegyr. Theoderici.], anch'esso scrittore contemporaneo, e in un panegirico recitato allo stesso principe, racconta aver egli ricuperata quella provincia dalle mani de'Gepidi. Ascoltiamone il racconto da questo autentico scrittore. Narra egli che la città di Sirmio,confineuna volta dell'Italia, cioè dell'imperio occidentale nel secolo precedente, e frontiera contra de' Barbari, per negligenza de' principi antecedenti era caduta nelle mani deiGepidi.Trasaricore di quella nazione inquietava forte da que' luoghi i confini romani, di modo che conveniva spesso mandare innanzi e indietro delle ambasciate. Scoperto in fine che Trasarico lavorava ad ingannare, e tramava qualche tela con Gunderito capo d'altri Gepidi, Teoderico spedì a quella volta Pitzia e Arduico Goti con un forte esercito, per far proporre a Trasarico dei convenevoli patti. Ma il Barbaro non aspettò d'aver l'armi addosso, e si ritirò di là dal Danubio, lasciando Sirmio alla discrezione del generale de' Goti, il quale non permise che fosse commessa alcuna violenza nel paese, da che aveva esso da restare in dominio del re suo padrone. Giordano storico[Jordan., de Reb. Getic., cap. 53.]scrive che Pitzia era uno dei primi conti della corte di Teoderico, e che egli, scacciatoTrasarico figliuolo di Traftila, e fatta prigione la di lui madre, s'impadronì della città di Sirmio. Noi vedemmo di sopra all'anno 489, coll'autorità della Miscella[Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.], che questoTraftila, ossiaTriostila, re dei Gepidi, oppostosi alla venuta di Teoderico in Italia, restò morto in una battaglia. E però, per consenso ancora di Giordano, il qual pure prese dai libri di Cassiodoro la sua storia gotica,Trasaricore de' Gepidi era allora padrone della provincia sirmiense, e dalle mani di lui la ricuperò Teoderico: non sapendosi perciò intendere come nella Cronica di Cassiodoro si legga che Teoderico ne divenne padrone per avere sconfitti i Bulgari. Continuò nel presente anno la guerra di Anastasio Augusto contra de Persiani. Richiamò egli alla corteAppioneedIpazio[Theoph., in Chronogr.], perchè cozzavano conAriobindogenerale dell'armata, e in luogo loro spedìCeleremaestrodegli uffizi, uffiziale di gran valore e prudenza, il quale unito con Ariobindo, penetrò nella Persia, con inferire gravissimi danni a que' paesi, in guisa cheCabadere de' Persiani cominciò a trattar di pace. E questa fu in fine conchiusa colla restituzione della città d'Amida ai Greci, e coll'aver i Greci pagati trenta talenti ai Persiani. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]mette sotto il precedente anno la restituzione d'Amida, con dire che fu riscattatacon un immenso peso d'orodalle mani dei Persiani. Poscia all'anno presente racconta le prodezze diCeleree la pace conchiusa. Procopio[Procop., de Bell. Pers., lib. 5, cap. 9.]diversamente scrive, con dire che Ariobindo fu richiamato a Costantinopoli, ed avendo Celere con gli altri capitani continuata la guerra, e fatto l'assedio di Amida, la comperarono con loro vergogna per mille libbre d'oro, quando alla guarnigione persiana non restava vettovaglia che per sette giorni. Dopo di che fra i Greci e Persiani seguì una tregua di sette anni, e da lì a poco la pace. Pretende il padre Pagi che questa pace appartenga all'anno susseguente, con addurre la testimonianza di Teofane, che pure la riferisce nello stesso anno, in cui Amida tornò in potere dei Greci.

Console

Cetego, senza collega.

Fu creato in Occidente questo console, ed era figliuolo diProbinostato console nell'anno 489, come si ricava da Ennodio[Ennod., in Paraenesi Didascal.]. Papa Simmaco, secondo la conghiettura del cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], celebrò nel presente anno il sesto concilio romano contro gli occupatori dei beni ecclesiastici, con iscomunicarli se non li restituivano. Doveano i laici aver profittato del grave scisma della Chiesa romana; e questo ci fa eziandio intendere quanto fosse lungi dal vero l'accusa inventata contra di Simmaco, quasi dilapidatore dei beni della Chiesa. Circa questi tempi ancora si suscitò in Africa una fiera persecuzione contra de' cattolici daTrasamondore de' Vandali, ariano di credenza. Aveva egli finora lasciati in pace que' cattolici; ma dappoichè ebbe fatta una legge che venendo a mancare alcuno dei vescovi, non si potesse eleggere il successore, e andavano crescendo le vacanze delle chiese con danno notabile della vera religione in quelle parti, i vescovi viventi coraggiosamente determinarono di provvedere esse chiese di pastori, risoluti tutti di sofferir tutto per non mancare al debito loro e al bisogno de' fedeli. Diede nelle smanie Trasamondo, e secondochè scrive l'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 16, tom. 1, Rer. Ital.], allora fu ch'egli mandò in esilio ducento venti vescovi cattolici africani, che per la maggior partefurono relegati nella Sardegna, e fra gli altrisan Fulgenziovescovo ruspense, insigne prelato e scrittore del secolo presente. Aggiugne lo stesso autore, concorde in ciò con Anastasio bibliotecario[Anast. Biblioth., in Vit. Simmach.], che papa Simmaco fece risplendere la sua fraterna carità verso di quei santi vescovi confessori, con soccorrere ai lor bisogni, cioè con inviar loro ogni anno danaro e vesti in dono: azione che maggiormente serve a comprovare quanto fosse diverso questo papa da quello che vollero far credere gl'iniqui suoi avversarii. Abbiamo poi da Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]che nel presente annoTeodericofece guerra coi Bulgari, divenuti oramai terribili nelle contrade poste lungo il Danubio sotto del moderno Belgrado. Aveva Anastasio imperadore provato varie crudeli irruzioni di costoro nella Tracia che faceano tremare fin la stessa città di Costantinopoli. Ed essendosi essi impadroniti della Pannonia inferiore, chiamata Sirmiense, Teoderico determinò di reprimere la baldanza di que' Barbari, e gli riuscì di levar dalle loro mani quella provincia. Noi altronde sappiamo che il dominio di Teoderico si stendeva allora per tutta laDalmazia, anzi si raccoglie da una sua lettera[Cassiod., lib. 3, epist. 50.]che anche la provincia del Norico era tuttavia compresa sotto il regno d'esso Teoderico. Però s'avvicinava la di lui giurisdizione alla Pannonia, oggidì Ungheria, e potè egli stendere fin colà le sue conquiste. Quel ch'è strano, Cassiodoro, segretario del medesimo re, scrive che egli, con aver vinti iBulgari, ricuperò il Sirmio; ed Ennodio[Ennod., in Panegyr. Theoderici.], anch'esso scrittore contemporaneo, e in un panegirico recitato allo stesso principe, racconta aver egli ricuperata quella provincia dalle mani de'Gepidi. Ascoltiamone il racconto da questo autentico scrittore. Narra egli che la città di Sirmio,confineuna volta dell'Italia, cioè dell'imperio occidentale nel secolo precedente, e frontiera contra de' Barbari, per negligenza de' principi antecedenti era caduta nelle mani deiGepidi.Trasaricore di quella nazione inquietava forte da que' luoghi i confini romani, di modo che conveniva spesso mandare innanzi e indietro delle ambasciate. Scoperto in fine che Trasarico lavorava ad ingannare, e tramava qualche tela con Gunderito capo d'altri Gepidi, Teoderico spedì a quella volta Pitzia e Arduico Goti con un forte esercito, per far proporre a Trasarico dei convenevoli patti. Ma il Barbaro non aspettò d'aver l'armi addosso, e si ritirò di là dal Danubio, lasciando Sirmio alla discrezione del generale de' Goti, il quale non permise che fosse commessa alcuna violenza nel paese, da che aveva esso da restare in dominio del re suo padrone. Giordano storico[Jordan., de Reb. Getic., cap. 53.]scrive che Pitzia era uno dei primi conti della corte di Teoderico, e che egli, scacciatoTrasarico figliuolo di Traftila, e fatta prigione la di lui madre, s'impadronì della città di Sirmio. Noi vedemmo di sopra all'anno 489, coll'autorità della Miscella[Hist. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.], che questoTraftila, ossiaTriostila, re dei Gepidi, oppostosi alla venuta di Teoderico in Italia, restò morto in una battaglia. E però, per consenso ancora di Giordano, il qual pure prese dai libri di Cassiodoro la sua storia gotica,Trasaricore de' Gepidi era allora padrone della provincia sirmiense, e dalle mani di lui la ricuperò Teoderico: non sapendosi perciò intendere come nella Cronica di Cassiodoro si legga che Teoderico ne divenne padrone per avere sconfitti i Bulgari. Continuò nel presente anno la guerra di Anastasio Augusto contra de Persiani. Richiamò egli alla corteAppioneedIpazio[Theoph., in Chronogr.], perchè cozzavano conAriobindogenerale dell'armata, e in luogo loro spedìCeleremaestrodegli uffizi, uffiziale di gran valore e prudenza, il quale unito con Ariobindo, penetrò nella Persia, con inferire gravissimi danni a que' paesi, in guisa cheCabadere de' Persiani cominciò a trattar di pace. E questa fu in fine conchiusa colla restituzione della città d'Amida ai Greci, e coll'aver i Greci pagati trenta talenti ai Persiani. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]mette sotto il precedente anno la restituzione d'Amida, con dire che fu riscattatacon un immenso peso d'orodalle mani dei Persiani. Poscia all'anno presente racconta le prodezze diCeleree la pace conchiusa. Procopio[Procop., de Bell. Pers., lib. 5, cap. 9.]diversamente scrive, con dire che Ariobindo fu richiamato a Costantinopoli, ed avendo Celere con gli altri capitani continuata la guerra, e fatto l'assedio di Amida, la comperarono con loro vergogna per mille libbre d'oro, quando alla guarnigione persiana non restava vettovaglia che per sette giorni. Dopo di che fra i Greci e Persiani seguì una tregua di sette anni, e da lì a poco la pace. Pretende il padre Pagi che questa pace appartenga all'anno susseguente, con addurre la testimonianza di Teofane, che pure la riferisce nello stesso anno, in cui Amida tornò in potere dei Greci.


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