DIX

DIXAnno diCristoDIX. IndizioneII.Simmacopapa 12.Anastasioimperadore 19.Teodericore 17.ConsoleImportuno, senza collega.Benchè presso Marcellino conte e ne' Fasti fiorentiniOpportunosia chiamato questo console, pure negli altri Fasti e monumenti dell'antichità si trova appellatoImportuno. Fu console di Occidente e vien creduto della famiglia Decia. In quest'anno ancora continuòTeodericola guerra nella Gallia, con pensiero di abbattereGiselico, usurpatore del regno de' Visigoti, e di ricuperar tutto ciò ch'era stato occupato dai Franchi, e ch'egli pretendeva devoluto al suo dominio. Sotto a questo consolato scrive Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]cheMammocapitano dei Goti saccheggiò una parte della Gallia. Scuro è tutto il resto di quelle imprese, perchè niuna storia ci fa ben conoscere se continuasse o come continuasse la guerra contra dei Borgognoni. Racconta Procopio che iFranchi con tutto il loro sforzo assediarono Carcassona: perchè fama correa che in quella città fossero custoditi i tesori pervenuti alle mani del vecchio re Alarico nel sacco di Roma, e tra le altre cose si dicea che quivi si miravano i vasi preziosi del re Salomone, trasportati a Roma da Tito dopo la presa di Gerusalemme; ma che sopravvenendo il re Teoderico, coi Goti, i Franchi per paura sciolsero quell'assedio. Aggiugne appresso che Teoderico, dopo aver abbattutoGiselico, trasferì il regno de' Visigoti inAmalaricofigliuolo di una sua figliuola, con divenirne egli tutore; e che preso seco tutto il tesoro ch'era in Carcassona, frettolosamente se ne ritornò a Ravenna. Ma, per quanto vedremo, non già ora, ma solamente alla sua morte, restituì Teoderico quel regno al nipote, e fece ivi da padrone, e non da tutore, finchè visse. Potrebbe essere succeduto in quest'anno l'assedio di Carcassona; ma, tra perchè gli storici antichi franzesi nulla parlano di questo, anzi ci rappresentano Clodoveo, dappoichè furono i suoi rispinti dall'assedio d'Arles, come principe che avesse deposto la lancia e lo scudo, e perchè Procopio si scopre poco informato di quegli affari troppo lontani dal suo paese: nulla di certo si può asserire di questo. Pare bensì che se non al precedente possa al presente anno appartenere ciò che scrive sant'Isidoro[Isidor., in Chron. Gothor.]: cioè cheGesalico, appellatoGeselicoda Procopio, il quale s'era fatto riconoscere re dei Visigoti, uomo quanto vile di nascita, altrettanto sprezzabile per la sua dappocaggine, trovandosi nella città di Narbona, quivi fu assediato daGundobadore de' Borgognoni. La città fu presa e messa a sacco con grande strage dei suoi, ed egli con molto suo disonore fuggì, e andò a risiedere in Barcellona. Resta incerto se Gundobado fosse in tal congiuntura nimico o amico di Teoderico. Noi certo ritroviam da lì innanziche il dominio d'esso Teoderico si stendeva di là dal Rodano. Abbiamo da Gregorio Turonense[Gregor. Turon., lib. 1, cap. 78, de Gloria Martyrum.], che Aram capitano del re Teoderico, residente in Arles, avendo conceputi dei sospetti contra dell'arciprete di Nimes, spedì a quella città i suoi sergenti per condurlo ad Arles; ma egli miracolosamente scappò la burrasca. Inoltre sappiamo, avere Teoderico scritto adIbaodIdaduce (sarà lo stesso Ibba, ossia Ebbane, da noi veduto di sopra suo generale), con ordinargli[Cassiod., lib. 4, epist. 17.]di restituire alla chiesa di Narbona i suoi poderi, in esecuzione di quanto avea comandato il defunto re Alarico. Sicchè scorgiamo che Teoderico dall'Italia continuava per la Provenza, e per la provincia di Narbona e Carcassona, il suo dominio fino ai Pirenei: e in breve il mireremo anche passar oltre fino in Ispagna. L'insolenza praticata nel precedente anno da Anastasio Augusto, con avere inviata una flotta a saccheggiare le spiagge della Calabria, porge motivo di credere che Teoderico nel presente si accingesse anch'egli a fabbricare navi per avere un'armata navale atta ne' bisogni, non solo a fare resistenza, ma eziandio a dare battaglia a' nemici e a trasportare i grani. Scrisse egli perciò varie lettere[Idem, lib. 5 ep. 16 et seq.]adAbondanzioprefetto del pretorio, adUviliaconte del patrimonio, a Gundinando ed Avilfo, ossia Ajulfo, sajoni, cioè ministri dei magistrati, con incaricare al primo di comperar legni, come cipressi e pini per tutta l'Italia, ad effetto di fabbricarmille dromoni, cioè navi lunghe e veloci da trasporto, così appellate con vocabolo greco. Ordina anche ad Uvilia e ad Ajulfo di far tagliare alberi lungo le rive del Po, sapendo che ve ne ha gran copia a proposito per la fabbrica dei dromoni: comandando ancora che si tenga libero il corso del Mincio, Oglio, Serchio, Tevere,ed Arno, con levarne le siepi poste dai pescatori. Nel medesimo tempo diede gli ordini per provvedere tutta la bisognevol copia di barcaruoli e marinari, acciocchè a dì 15 di giugno tutta la gran flotta fosse ben allestita nel porto di Ravenna. Vedesi ancora il ringraziamento da lui fatto al suddetto prefetto del pretorio per aver già messe insieme tante navi, e fa abbastanza intendere ch'esse erano legni grossi, e case da acqua, perchè cadauna portava molti remi, senza che si vedesse la faccia dei remiganti. Ma noi non sappiamo che Anastasio recasse altro insulto al reame di Teoderico, nè che tale armata di esso re operasse cosa alcuna con apparenza che si ristabilisse fra loro la pace. Accadde ancora in quest'anno che facendosi i giuochi circensi in Roma, spettacolo che per necessità, non per volontà, Teoderico e gli altri principi saggi permettevano al popolo romano,Importunoconsole eTeoderico, ossiaTeodoro, patrizio, favorendo la fazione veneta[Cassiod., lib. 1, epist. 27 et seq.], aveano con gente armata fatto degl'insulti alla fazione prasina, che loro avea dette pubblicamente delle ingiurie. E volendo questi ultimi venire alla corte a richiamarsi del sofferto aggravio, per istrada erano stati assaliti con insidie, ed uno d'essi rimasto ucciso. Dispiacque forte a Teoderico il fatto; ed affinchè imparassero i potenti a rispettar gli inferiori, diede ordine che i delinquenti comparissero in giudizio davanti adAgapitoprefetto di Roma e a Celiano, per esser giudicata la loro azione. Scrisse inoltre al senato e popolo romano, acciocchè da lì innanzi non succedessero disordini ne' pubblici spettacoli, con intimar pene a chiunque osasse di strapazzar senatori. Per relazione poi di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], accadde nel presente anno un fiero incendio in Costantinopoli, che si stese per gran tratto della città.

Console

Importuno, senza collega.

Benchè presso Marcellino conte e ne' Fasti fiorentiniOpportunosia chiamato questo console, pure negli altri Fasti e monumenti dell'antichità si trova appellatoImportuno. Fu console di Occidente e vien creduto della famiglia Decia. In quest'anno ancora continuòTeodericola guerra nella Gallia, con pensiero di abbattereGiselico, usurpatore del regno de' Visigoti, e di ricuperar tutto ciò ch'era stato occupato dai Franchi, e ch'egli pretendeva devoluto al suo dominio. Sotto a questo consolato scrive Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]cheMammocapitano dei Goti saccheggiò una parte della Gallia. Scuro è tutto il resto di quelle imprese, perchè niuna storia ci fa ben conoscere se continuasse o come continuasse la guerra contra dei Borgognoni. Racconta Procopio che iFranchi con tutto il loro sforzo assediarono Carcassona: perchè fama correa che in quella città fossero custoditi i tesori pervenuti alle mani del vecchio re Alarico nel sacco di Roma, e tra le altre cose si dicea che quivi si miravano i vasi preziosi del re Salomone, trasportati a Roma da Tito dopo la presa di Gerusalemme; ma che sopravvenendo il re Teoderico, coi Goti, i Franchi per paura sciolsero quell'assedio. Aggiugne appresso che Teoderico, dopo aver abbattutoGiselico, trasferì il regno de' Visigoti inAmalaricofigliuolo di una sua figliuola, con divenirne egli tutore; e che preso seco tutto il tesoro ch'era in Carcassona, frettolosamente se ne ritornò a Ravenna. Ma, per quanto vedremo, non già ora, ma solamente alla sua morte, restituì Teoderico quel regno al nipote, e fece ivi da padrone, e non da tutore, finchè visse. Potrebbe essere succeduto in quest'anno l'assedio di Carcassona; ma, tra perchè gli storici antichi franzesi nulla parlano di questo, anzi ci rappresentano Clodoveo, dappoichè furono i suoi rispinti dall'assedio d'Arles, come principe che avesse deposto la lancia e lo scudo, e perchè Procopio si scopre poco informato di quegli affari troppo lontani dal suo paese: nulla di certo si può asserire di questo. Pare bensì che se non al precedente possa al presente anno appartenere ciò che scrive sant'Isidoro[Isidor., in Chron. Gothor.]: cioè cheGesalico, appellatoGeselicoda Procopio, il quale s'era fatto riconoscere re dei Visigoti, uomo quanto vile di nascita, altrettanto sprezzabile per la sua dappocaggine, trovandosi nella città di Narbona, quivi fu assediato daGundobadore de' Borgognoni. La città fu presa e messa a sacco con grande strage dei suoi, ed egli con molto suo disonore fuggì, e andò a risiedere in Barcellona. Resta incerto se Gundobado fosse in tal congiuntura nimico o amico di Teoderico. Noi certo ritroviam da lì innanziche il dominio d'esso Teoderico si stendeva di là dal Rodano. Abbiamo da Gregorio Turonense[Gregor. Turon., lib. 1, cap. 78, de Gloria Martyrum.], che Aram capitano del re Teoderico, residente in Arles, avendo conceputi dei sospetti contra dell'arciprete di Nimes, spedì a quella città i suoi sergenti per condurlo ad Arles; ma egli miracolosamente scappò la burrasca. Inoltre sappiamo, avere Teoderico scritto adIbaodIdaduce (sarà lo stesso Ibba, ossia Ebbane, da noi veduto di sopra suo generale), con ordinargli[Cassiod., lib. 4, epist. 17.]di restituire alla chiesa di Narbona i suoi poderi, in esecuzione di quanto avea comandato il defunto re Alarico. Sicchè scorgiamo che Teoderico dall'Italia continuava per la Provenza, e per la provincia di Narbona e Carcassona, il suo dominio fino ai Pirenei: e in breve il mireremo anche passar oltre fino in Ispagna. L'insolenza praticata nel precedente anno da Anastasio Augusto, con avere inviata una flotta a saccheggiare le spiagge della Calabria, porge motivo di credere che Teoderico nel presente si accingesse anch'egli a fabbricare navi per avere un'armata navale atta ne' bisogni, non solo a fare resistenza, ma eziandio a dare battaglia a' nemici e a trasportare i grani. Scrisse egli perciò varie lettere[Idem, lib. 5 ep. 16 et seq.]adAbondanzioprefetto del pretorio, adUviliaconte del patrimonio, a Gundinando ed Avilfo, ossia Ajulfo, sajoni, cioè ministri dei magistrati, con incaricare al primo di comperar legni, come cipressi e pini per tutta l'Italia, ad effetto di fabbricarmille dromoni, cioè navi lunghe e veloci da trasporto, così appellate con vocabolo greco. Ordina anche ad Uvilia e ad Ajulfo di far tagliare alberi lungo le rive del Po, sapendo che ve ne ha gran copia a proposito per la fabbrica dei dromoni: comandando ancora che si tenga libero il corso del Mincio, Oglio, Serchio, Tevere,ed Arno, con levarne le siepi poste dai pescatori. Nel medesimo tempo diede gli ordini per provvedere tutta la bisognevol copia di barcaruoli e marinari, acciocchè a dì 15 di giugno tutta la gran flotta fosse ben allestita nel porto di Ravenna. Vedesi ancora il ringraziamento da lui fatto al suddetto prefetto del pretorio per aver già messe insieme tante navi, e fa abbastanza intendere ch'esse erano legni grossi, e case da acqua, perchè cadauna portava molti remi, senza che si vedesse la faccia dei remiganti. Ma noi non sappiamo che Anastasio recasse altro insulto al reame di Teoderico, nè che tale armata di esso re operasse cosa alcuna con apparenza che si ristabilisse fra loro la pace. Accadde ancora in quest'anno che facendosi i giuochi circensi in Roma, spettacolo che per necessità, non per volontà, Teoderico e gli altri principi saggi permettevano al popolo romano,Importunoconsole eTeoderico, ossiaTeodoro, patrizio, favorendo la fazione veneta[Cassiod., lib. 1, epist. 27 et seq.], aveano con gente armata fatto degl'insulti alla fazione prasina, che loro avea dette pubblicamente delle ingiurie. E volendo questi ultimi venire alla corte a richiamarsi del sofferto aggravio, per istrada erano stati assaliti con insidie, ed uno d'essi rimasto ucciso. Dispiacque forte a Teoderico il fatto; ed affinchè imparassero i potenti a rispettar gli inferiori, diede ordine che i delinquenti comparissero in giudizio davanti adAgapitoprefetto di Roma e a Celiano, per esser giudicata la loro azione. Scrisse inoltre al senato e popolo romano, acciocchè da lì innanzi non succedessero disordini ne' pubblici spettacoli, con intimar pene a chiunque osasse di strapazzar senatori. Per relazione poi di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], accadde nel presente anno un fiero incendio in Costantinopoli, che si stese per gran tratto della città.


Back to IndexNext