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DLAnno diCristoDL. IndizioneXIII.Vigiliopapa 13.Giustinianoimperadore 24.Totilare 10.L'anno IX dopo il consolato di Basilio.Leggesi una lettera di papaVigilioscritta in Costantinopoli nel dì 29 di aprile nell'anno XXIV dell'imperio di Giustiniano, e nono dopo il consolato di Basilio, cioè nell'anno presente, adAurelianovescovo d'Arles, dove il prega che, essendosi udita l'entrata dei Goti in Roma, voglia muovereChildebertore de' Franchi a scrivere al reTotila, per raccomandargli la Chiesa Romana, acciocchèniun danno o pregiudizio venga inferito alla medesima, nè alla religion cattolica. Le istanze degl'Italiani rifugiati in Costantinopoli, e più l'impegno della riputazione, ebbero in fine tanta possa, che Giustiniano si applicò daddovero agli affari d'Italia. Dichiarò dunque capitan generale il suddettoGiustinosuo nipote, e gli comandò di marciare[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 3.]. Poche erano le milizie a lui assegnate per l'impresa d'Italia; ma gli fu sborsata una gran somma d'oro, con ordine di assoldare quanta gente potesse nella Tracia e nell'Illirico, e di condur secoFilemutoprincipe degli Eruli colle sue barbariche brigate, eGiovannisuo genero, ch'era figliuolo di una sorella di Vitaliano, e generale allora dell'armi dell'Illirico. Era morta ad essoGermanoPassara, sua prima moglie, che gli avea partorito due figliuoli, cioèGiustinostato console nell'anno 540, eGiustiniano, che riuscì un valentissimo generale di armata, ambedue preparati per venire col padre in Italia. Passò poi, siccome altrove dicemmo, alle seconde nozze conMatasunta, figliuola diAmalasunta, e moglie in primo luogo diVitigere dei Goti. Questa ancora volle egli menar seco in Italia, con isperanza che i Goti per riverenza al nome di sua madre e del re Teoderico suo avolo, umilierebbero l'armi all'arrivo di lei. Datosi dunque a spendere largamente non solo il danaro a lui dato dall'Augusto Giustiniano suo zio, ma il proprio ancora, ammassò in breve un fioritissimo esercito, concorrendo a militare sotto di lui gli uffiziali più segnalati ed assaissima gente della Tracia e dell'Illirico e inoltre i Barbari stessi, tirati dalla fama del suo nome, e molto più dal danaro che puntualmente veniva sborsato. In Italia ancora, appena s'intese essere stato scelto per generalissimo dell'armi cesaree questo principe, che tutti i Greci ed Italiani militanti o per amore, o per forza nellearmate de' Goti, segretamente fecero intendere a Germano, qualmente arrivato ch'egli fosse in Italia, tutti, senza perder tempo, verrebbono ad unirsi con lui. All'incontro cotal nuova stordì forte i Goti, con restar anche divisi di parere, se avevano a prendere l'armi contro la stirpe di Teoderico, cioè contro Matasunta. In questi tempi essendo spirato il tempo cheDiogene, uffizial greco, s'era preso per rendere Civitavecchia, ed avendo il reTotilainviato colà deputati per l'esecuzion della promessa, egli si scusò di non poter mantenere la parola data, perchè Germano coll'esercito suo era vicino a dargli soccorso. Perciò l'una parte e l'altra restituì gli ostaggi, restando Diogene alla difesa di quella città, e Totila sommamente burlato e in collera per questo.Ora mentre il valoroso Germano patrizio in Sardica, o Serdica, città dell'Illirico, ossia della Mesia o della Dacia, ammassava ed esercitava le raunate genti, disposto a passare in Italia, ecco gli Slavi, che, valicato il Danubio, fanno una irruzione nella Mesia, arrivano fino alla città di Naisso, con iscoprirsi il disegno loro di penetrar fino a Salonichi. Venne subito un ordine dall'imperador a Germano di lasciar per allora la spedizion d'Italia e di accorrere in aiuto di Salonichi. Ma avuto ch'ebbero gli Sclavi contezza, come era in quelle parti Germano con un'armata, tal terrore li prese, che, mutato cammino, s'istradarono altrove. Pertanto Germano, liberato dall'apprensione di que' Barbari, era già dietro ad imbarcar la sua gente per venir in Italia, quando all'improvviso si infermò d'una malattia che in pochi dì il condusse al sepolcro, desiderato e compianto da tutti. N'ebbe gran dispiacere anche l'imperador Giustiniano, che dipoi diede ordine aGiovannie aGiustiniano, figliuolo di esso Germano, di passar colla flotta in Italia. Aveva dianzi il medesimo Augusto inviatoLiberiocon un'altra flotta carica di buone fanterieper soccorrere la Sicilia. Poscia, avendo egli rimesso in sua graziaArtabane, e creatolo generale della Tracia, aveva spedito ancor questo con alcune navi alla volta d'essa Sicilia, con ordine di prendere il comando delle truppe condotte da Liberio. Il primo a giungere in quell'isola fu Liberio, il quale a dirittura passò a Siracusa, allora assediata dai Goti, e felicemente entrò coi suoi legni nel porto. Artabane, all'incontro, sorpreso non lungi dalla Calabria da una fiera tempesta, vide dissipate tutte le sue navi, alcune trasportate nella Morea, altre perite; egli colla sua, che avea perduto l'albero maestro, fu spinto dal vento all'isola di Malta, e quivi si salvò. Liberio, non avendo forze bastanti in Siracusa da far sortite sopra i nemici, e trovata ivi non poca scarsezza di viveri, giudicò meglio di continuare il viaggio fino a Palermo. Sarebbe passata male a quella città, e forse ad altre, se essendo stato preso dai Goti in CataniaSpinoda Spoleti, questore di Totila, e a lui carissimo, non avesse costui ottenuta la libertà, con promessa d'indurre i Goti a ritirarsi dalla Sicilia. Tante cagioni in fatti egli addusse a Totila, massimamente con fargli credere imminente l'arrivo di una poderosa armata imperiale, pervenuta già in Dalmazia, che fu risoluto nel consiglio de' Goti di lasciar in pace quell'isola. Poste dunque nelle lor navi le immense ricchezze raunate con tanti saccheggi de' miseri Siciliani, e una prodigiosa copia di grani e d'armenti rapiti, con lasciar qui dei presidii solamente in quattro luoghi, Totila menò le sue milizie in Italia. Non così feceroGiovannieGiustiniano, arrivati in Dalmazia colla flotta e coll'esercito maggiore spedito da Giustiniano. Perchè trovando quella provincia infestata dagli Sclavi, con dubbio che que' Barbari fossero stati mossi da segreto maneggio del re Totila, determinarono di svernare in quel paese, per mettersi poi in viaggio nella seguente primavera. Ma non si fermarono quivi gliSclavi. Scorsero fino ad Adrianopoli, commettendo innumerabili mali, e portavano le minaccie fino ai contorni di Costantinopoli. Contro di loro fu spedito un esercito da Giustiniano, ch'ebbe la disavventura di essere sbaragliato da que' Barbari, e costoro s'avanzarono dipoi fino ai Muri Lunghi, luogo una giornata distante da Costantinopoli, dove una parte di essi fu disfatta. Gli altri carichi di preda se ne tornarono alle lor case. Fiorì in questi tempiVittorevescovo di Capoa, dotto non meno nelle latine che nelle greche lettere. Fabbricò un ciclo pasquale, e compose altri libri, de' quali parla la storia letteraria.

L'anno IX dopo il consolato di Basilio.

Leggesi una lettera di papaVigilioscritta in Costantinopoli nel dì 29 di aprile nell'anno XXIV dell'imperio di Giustiniano, e nono dopo il consolato di Basilio, cioè nell'anno presente, adAurelianovescovo d'Arles, dove il prega che, essendosi udita l'entrata dei Goti in Roma, voglia muovereChildebertore de' Franchi a scrivere al reTotila, per raccomandargli la Chiesa Romana, acciocchèniun danno o pregiudizio venga inferito alla medesima, nè alla religion cattolica. Le istanze degl'Italiani rifugiati in Costantinopoli, e più l'impegno della riputazione, ebbero in fine tanta possa, che Giustiniano si applicò daddovero agli affari d'Italia. Dichiarò dunque capitan generale il suddettoGiustinosuo nipote, e gli comandò di marciare[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 3.]. Poche erano le milizie a lui assegnate per l'impresa d'Italia; ma gli fu sborsata una gran somma d'oro, con ordine di assoldare quanta gente potesse nella Tracia e nell'Illirico, e di condur secoFilemutoprincipe degli Eruli colle sue barbariche brigate, eGiovannisuo genero, ch'era figliuolo di una sorella di Vitaliano, e generale allora dell'armi dell'Illirico. Era morta ad essoGermanoPassara, sua prima moglie, che gli avea partorito due figliuoli, cioèGiustinostato console nell'anno 540, eGiustiniano, che riuscì un valentissimo generale di armata, ambedue preparati per venire col padre in Italia. Passò poi, siccome altrove dicemmo, alle seconde nozze conMatasunta, figliuola diAmalasunta, e moglie in primo luogo diVitigere dei Goti. Questa ancora volle egli menar seco in Italia, con isperanza che i Goti per riverenza al nome di sua madre e del re Teoderico suo avolo, umilierebbero l'armi all'arrivo di lei. Datosi dunque a spendere largamente non solo il danaro a lui dato dall'Augusto Giustiniano suo zio, ma il proprio ancora, ammassò in breve un fioritissimo esercito, concorrendo a militare sotto di lui gli uffiziali più segnalati ed assaissima gente della Tracia e dell'Illirico e inoltre i Barbari stessi, tirati dalla fama del suo nome, e molto più dal danaro che puntualmente veniva sborsato. In Italia ancora, appena s'intese essere stato scelto per generalissimo dell'armi cesaree questo principe, che tutti i Greci ed Italiani militanti o per amore, o per forza nellearmate de' Goti, segretamente fecero intendere a Germano, qualmente arrivato ch'egli fosse in Italia, tutti, senza perder tempo, verrebbono ad unirsi con lui. All'incontro cotal nuova stordì forte i Goti, con restar anche divisi di parere, se avevano a prendere l'armi contro la stirpe di Teoderico, cioè contro Matasunta. In questi tempi essendo spirato il tempo cheDiogene, uffizial greco, s'era preso per rendere Civitavecchia, ed avendo il reTotilainviato colà deputati per l'esecuzion della promessa, egli si scusò di non poter mantenere la parola data, perchè Germano coll'esercito suo era vicino a dargli soccorso. Perciò l'una parte e l'altra restituì gli ostaggi, restando Diogene alla difesa di quella città, e Totila sommamente burlato e in collera per questo.

Ora mentre il valoroso Germano patrizio in Sardica, o Serdica, città dell'Illirico, ossia della Mesia o della Dacia, ammassava ed esercitava le raunate genti, disposto a passare in Italia, ecco gli Slavi, che, valicato il Danubio, fanno una irruzione nella Mesia, arrivano fino alla città di Naisso, con iscoprirsi il disegno loro di penetrar fino a Salonichi. Venne subito un ordine dall'imperador a Germano di lasciar per allora la spedizion d'Italia e di accorrere in aiuto di Salonichi. Ma avuto ch'ebbero gli Sclavi contezza, come era in quelle parti Germano con un'armata, tal terrore li prese, che, mutato cammino, s'istradarono altrove. Pertanto Germano, liberato dall'apprensione di que' Barbari, era già dietro ad imbarcar la sua gente per venir in Italia, quando all'improvviso si infermò d'una malattia che in pochi dì il condusse al sepolcro, desiderato e compianto da tutti. N'ebbe gran dispiacere anche l'imperador Giustiniano, che dipoi diede ordine aGiovannie aGiustiniano, figliuolo di esso Germano, di passar colla flotta in Italia. Aveva dianzi il medesimo Augusto inviatoLiberiocon un'altra flotta carica di buone fanterieper soccorrere la Sicilia. Poscia, avendo egli rimesso in sua graziaArtabane, e creatolo generale della Tracia, aveva spedito ancor questo con alcune navi alla volta d'essa Sicilia, con ordine di prendere il comando delle truppe condotte da Liberio. Il primo a giungere in quell'isola fu Liberio, il quale a dirittura passò a Siracusa, allora assediata dai Goti, e felicemente entrò coi suoi legni nel porto. Artabane, all'incontro, sorpreso non lungi dalla Calabria da una fiera tempesta, vide dissipate tutte le sue navi, alcune trasportate nella Morea, altre perite; egli colla sua, che avea perduto l'albero maestro, fu spinto dal vento all'isola di Malta, e quivi si salvò. Liberio, non avendo forze bastanti in Siracusa da far sortite sopra i nemici, e trovata ivi non poca scarsezza di viveri, giudicò meglio di continuare il viaggio fino a Palermo. Sarebbe passata male a quella città, e forse ad altre, se essendo stato preso dai Goti in CataniaSpinoda Spoleti, questore di Totila, e a lui carissimo, non avesse costui ottenuta la libertà, con promessa d'indurre i Goti a ritirarsi dalla Sicilia. Tante cagioni in fatti egli addusse a Totila, massimamente con fargli credere imminente l'arrivo di una poderosa armata imperiale, pervenuta già in Dalmazia, che fu risoluto nel consiglio de' Goti di lasciar in pace quell'isola. Poste dunque nelle lor navi le immense ricchezze raunate con tanti saccheggi de' miseri Siciliani, e una prodigiosa copia di grani e d'armenti rapiti, con lasciar qui dei presidii solamente in quattro luoghi, Totila menò le sue milizie in Italia. Non così feceroGiovannieGiustiniano, arrivati in Dalmazia colla flotta e coll'esercito maggiore spedito da Giustiniano. Perchè trovando quella provincia infestata dagli Sclavi, con dubbio che que' Barbari fossero stati mossi da segreto maneggio del re Totila, determinarono di svernare in quel paese, per mettersi poi in viaggio nella seguente primavera. Ma non si fermarono quivi gliSclavi. Scorsero fino ad Adrianopoli, commettendo innumerabili mali, e portavano le minaccie fino ai contorni di Costantinopoli. Contro di loro fu spedito un esercito da Giustiniano, ch'ebbe la disavventura di essere sbaragliato da que' Barbari, e costoro s'avanzarono dipoi fino ai Muri Lunghi, luogo una giornata distante da Costantinopoli, dove una parte di essi fu disfatta. Gli altri carichi di preda se ne tornarono alle lor case. Fiorì in questi tempiVittorevescovo di Capoa, dotto non meno nelle latine che nelle greche lettere. Fabbricò un ciclo pasquale, e compose altri libri, de' quali parla la storia letteraria.


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