DLXIX

DLXIXAnno diCristoDLXIX. IndizioneII.Giovanni IIIpapa 10.Giustino IIimperadore 5.Alboinore 1.L'anno III dopo il consolato diGiustino Augusto.Appartiene all'anno presente una iscrizione scoperta in Capoa nel dì 5 di novembre dell'anno 1689, nel giardino de' padri di san Pietro d'Alcantara, del monistero di san Bonaventura.HIC REQUIESCIT IN SOMNO PACISIUSTINA ABBATISSA FUNDATRIXSANCTI LOCI HUIUS QUAE VIXITPLUS MINUS ANNOS LXXXV DEPOSITASUB DIE KALENDARUM NOVEMBRIUMIMP. D. N. N. IUSTINO P. P. AUG.ANN. III P. C. EIUSDEM INDICTIONE TERTIA.Nel settembre di quest'anno cominciò a correr l'Indizione III, e per conseguenza nel novembre susseguente fu posta questa iscrizione. Ora dicendosi ivi che quest'anno è ilterzo dopo il consolato di Giustino Augusto, necessariamente il consolato stesso, secondo l'uso degli antichi, s'ha da mettere nell'anno566, come immaginò il cardinal Baronio, e non già nell'anno 567, come pretese il padre Pagi. Di qui ancora impariamo, come già s'erano introdotti in Italia i monisteri delle sacre vergini, e che aveano le loro badesse sotto la regola di san Benedetto. Di questo monistero non ebbe notizia il padre Mabillone. Venendo ora ai fatti d'Italia, dico, con dispiacere, che non abbiamo un filo sicuro per ben distinguere i tempi dell'imperio dei Longobardi in Italia, perchè Paolo Diacono neppur egli l'ebbe, e a lui parimente mancarono molte notizie di questi tempi. Tuttavia, benchè il Sigonio differisca fino all'anno presente la conquista della provincia veneta, a me nulladimeno è sembrato più probabile, per le ragioni addotte, che si abbia essa a riferire all'anno precedente. Nel presente attese, a mio credere, il barbaro re a tor di mezzo l'impedimento ai suoi passi diMantova. Non ne parla il suddetto storico; ma andando innanzi, scorgeremo che quella città venne in suo potere, e verisimilmente quest'anno, al contrario diCremonache si sostenne.Trentoancora, colla sua provincia, o in questo o nel precedente, si sottomise all'armi de' Longobardi, e la stessa disavventura provarono le città diBresciae diBergamo, senza apparire se la forza dell'armi o il solo timore le inducesse ad aprire le porte. Altrettanto è da dire diMilano. Sappiamo solamente di certo, attestandolo Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gest. Langob., lib. 2, cap. 25.], cheAlboinoentrò in questa città (già rimessa in piedi per cura di Narsete) nel dì 3 settembreindictione ingrediente tertia, e per conseguente nel presente anno 569, in cui nel dì primo di esso mese cominciava a correrel'indizione terza. Dal conquisto di questa nobil città vo in conghietturando che Paolo Diacono cominciasse a numerar gli anni del regno di Alboino. OraOnoratoarcivescovo di essa città, o prima che v'entrassero i Longobardi, o dappoichè vifurono entrati, se ne fuggì a Genova. Non c'è sufficiente autorità per credere ch'egli, dopo aver consigliata la resa della città, oppresso dal dolore di vederla saccheggiata contro i patti, se ne partisse, come ha creduto taluno. Landolfo seniore[Landulphus Senior, in Chron., tom. 4 Rer. Ital.], storico milanese del secolo undecimo, descrive questo saccheggio con tanti anacronismi e spropositi, che neppur nella sostanza merita fede. Questa disgrazia di Milano, se fosse vera, l'avrebbe saputa e notata Paolo Diacono, tanto più antico di Landolfo. Quando poi si ammetta ciò che gli antichi cataloghi degli arcivescovi di Milano, pubblicati dal padre Papebrochio e Mabillone, e da me nella seconda parte del tomo primoRerum Italicarum, scrivono di esso Onorato, cioè ch'egli solamentedue annigovernasse la Chiesa milanese: converrà dire che egli poco dopo la sua andata a Genova mancasse di vita come osservò il Sassi bibliotecario dell'Ambrosiana[Saxius, in Notis ad Sigonium de Regno Italiae.]. Quello poi che specialmente è degno d'osservazione, e risulta da una lettera di san Gregorio Magno[Gregor. M., lib. 4, ep. Edition Benedictin.], scritta aCostanzoarcivescovo parimente di Milano, si è cheLorenzo juniorefu eletto successore di Onorato in Genova dal clero e da molti nobili e cittadini milanesi, i quali per timore de' Barbari s'erano colà ritirati, come lo stesso san Gregorio attesta in un'altra lettera[Greg. M., lib. 2, ep. 30.]. Dall'antica tradizione de' Milanesi si ha che in Milano dagli scismatici fosse eletto nello stesso tempo arcivescovo unFrontone, intorno al quale abbiamo un favoloso racconto del suddetto Landolfo storico di quella città. MaLorenzolegittimo pastore, affine d'essere approvato dal papa, fu obbligato ad inviare a Roma una carta di assicurazione, in cui accettava il concilio quinto generale, e condannava i tre capitoli. Questacarta fu sottoscritta dai più nobili fra i Romani,inter quos ego quoque(aggiugne il santo pontefice)tunc urbanam praeturam(praefecturamha un altro testo)gerens, pariter subscripsi: importante notizia che comincia a farci conoscere questo insigne pontefice, da cui tanto splendore s'accrebbe dipoi alla santa Chiesa romana, e che circa questi tempi in abito secolare esercitava la pretura o prefettura di Roma.Dappoichè Alboino fu divenuto padron di Milano, le soldatesche longobarde si stesero per tutta la Liguria, e la ridussero quasi tutta alla loro ubbidienza. Secondo l'uso di questi tempi, diverso da quel de' Romani, questa provincia portava il nome di Liguria, ed abbracciava allora Milano, Pavia, Novara, Vercelli, quello che oggidì chiamiamo Monferrato, il Piemonte e tutta la riviera di Genova. Ed appunto abbiamo da Paolo Diacono che le città marittime, come Genova, Albenga, Savona (se pur questa è delle antiche città), Monaco ed altre per allora tennero saldo contra l'empito de' Longobardi. Ma soprattutto la città diTicino, ossia diPavia, sì per le buone sue fortificazioni, come pel numeroso presidio romano e pel coraggio de' cittadini, si mostrò alienissima dall'accettare il giogo dei Longobardi. Però Alboino, a cui sopra ogni altra cosa premeva il conquisto di quella città, ne intraprese l'assedio, portandosi con parte dell'esercito dal lato occidentale, dov'è ora il monastero di san Salvatore. L'altra parte passò a saccheggiar varii paesi, con penetrare anche di là dall'Apennino verso il Genovesato, ma senza poter mettere piede in quelle città, siccome abbiam detto. A queste calamità della Liguria, nel presente anno, s'aggiunse una terribil carestia, succeduta all'abbondanza dell'anno precedente. Intanto non resta memoria cheGiustinoimperadore, principe riuscito alla pruova troppo debole per sostenere il peso d'un grande imperio, soccorresse a bisognodell'opressa Italia. Abbiamo bensì da Menandro Protettore[Hist. Byz., tom. 1, pag. 151.]una notizia che non si dee ommettere: cioè che esso Augustocirca il fine del quarto anno del suo imperio(e però nel presente anno, perchè il quarto ebbe principio nel dì 14 di novembre dell'anno precedente)ne' primi giorni d'agosto, inviò un'ambasciata aiTurchi, che una volta erano chiamatiSaci. Era allora principe di quella nazioneDisabolo, portante anch'egli il titolo diCagano, titolo parimente usato, siccome dicemmo, dal principe degli Avari, con intendersi perciò che questo era nome non proprio, ma di dignità. Ora iTurchisi contavano anch'essi fra le nazioni della Tartaria.Hunni, quos Turcos nucupamus, dice Teofane[Theoph., in Chronogr.]all'anno 571. Plino[Plin., lib. 6, cap. 7.], se pure non è guasta ne' suoi testi quella lezione, mostra che anche a' suoi dì erano conosciuti iTurchi. E v'ha taluno che sospetta avere infino Erodoto avuta notizia di questo popolo. Comunque sia, certo è che nel secolo, di cui ora trattiamo, era esso celebre nella Tartaria, e, per testimonianza di Menandro, potentissimo. E ciò vien confermato da Evagrio[Evagr., l. 5, cap. 1 et 2.], là dove scrive che gli UnniAvari, non potendo resistere alla possanza e fierezza de'Turchilor confinanti, furono obbligati a mutar paese; eppure parla di quegli stessi Avari che abbiam già veduti divenir padroni del Sirmio, della Dacia e della Pannonia, con giugnere dipoi a tanta possanza, che fecero tremar l'Italia tutta, siccome vedremo. Ho voluto far menzione dell'antichità e della forza e nazion de'Turchi, perchè costoro in fine son quegli stessi che, dopo il mille, fondarono nell'Asia e poscia dilatarono per l'Europa e per l'Africa quella sterminata monarchia, nemica del nome cristiano, che da tanti secoli si sostiene in piedi, ma pareva chenegli anni addietro si andasse accostando secondo l'uso delle umane cose, alla sua rovina: e pure non è così.

L'anno III dopo il consolato diGiustino Augusto.

Appartiene all'anno presente una iscrizione scoperta in Capoa nel dì 5 di novembre dell'anno 1689, nel giardino de' padri di san Pietro d'Alcantara, del monistero di san Bonaventura.

HIC REQUIESCIT IN SOMNO PACISIUSTINA ABBATISSA FUNDATRIXSANCTI LOCI HUIUS QUAE VIXITPLUS MINUS ANNOS LXXXV DEPOSITASUB DIE KALENDARUM NOVEMBRIUMIMP. D. N. N. IUSTINO P. P. AUG.ANN. III P. C. EIUSDEM INDICTIONE TERTIA.

Nel settembre di quest'anno cominciò a correr l'Indizione III, e per conseguenza nel novembre susseguente fu posta questa iscrizione. Ora dicendosi ivi che quest'anno è ilterzo dopo il consolato di Giustino Augusto, necessariamente il consolato stesso, secondo l'uso degli antichi, s'ha da mettere nell'anno566, come immaginò il cardinal Baronio, e non già nell'anno 567, come pretese il padre Pagi. Di qui ancora impariamo, come già s'erano introdotti in Italia i monisteri delle sacre vergini, e che aveano le loro badesse sotto la regola di san Benedetto. Di questo monistero non ebbe notizia il padre Mabillone. Venendo ora ai fatti d'Italia, dico, con dispiacere, che non abbiamo un filo sicuro per ben distinguere i tempi dell'imperio dei Longobardi in Italia, perchè Paolo Diacono neppur egli l'ebbe, e a lui parimente mancarono molte notizie di questi tempi. Tuttavia, benchè il Sigonio differisca fino all'anno presente la conquista della provincia veneta, a me nulladimeno è sembrato più probabile, per le ragioni addotte, che si abbia essa a riferire all'anno precedente. Nel presente attese, a mio credere, il barbaro re a tor di mezzo l'impedimento ai suoi passi diMantova. Non ne parla il suddetto storico; ma andando innanzi, scorgeremo che quella città venne in suo potere, e verisimilmente quest'anno, al contrario diCremonache si sostenne.Trentoancora, colla sua provincia, o in questo o nel precedente, si sottomise all'armi de' Longobardi, e la stessa disavventura provarono le città diBresciae diBergamo, senza apparire se la forza dell'armi o il solo timore le inducesse ad aprire le porte. Altrettanto è da dire diMilano. Sappiamo solamente di certo, attestandolo Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gest. Langob., lib. 2, cap. 25.], cheAlboinoentrò in questa città (già rimessa in piedi per cura di Narsete) nel dì 3 settembreindictione ingrediente tertia, e per conseguente nel presente anno 569, in cui nel dì primo di esso mese cominciava a correrel'indizione terza. Dal conquisto di questa nobil città vo in conghietturando che Paolo Diacono cominciasse a numerar gli anni del regno di Alboino. OraOnoratoarcivescovo di essa città, o prima che v'entrassero i Longobardi, o dappoichè vifurono entrati, se ne fuggì a Genova. Non c'è sufficiente autorità per credere ch'egli, dopo aver consigliata la resa della città, oppresso dal dolore di vederla saccheggiata contro i patti, se ne partisse, come ha creduto taluno. Landolfo seniore[Landulphus Senior, in Chron., tom. 4 Rer. Ital.], storico milanese del secolo undecimo, descrive questo saccheggio con tanti anacronismi e spropositi, che neppur nella sostanza merita fede. Questa disgrazia di Milano, se fosse vera, l'avrebbe saputa e notata Paolo Diacono, tanto più antico di Landolfo. Quando poi si ammetta ciò che gli antichi cataloghi degli arcivescovi di Milano, pubblicati dal padre Papebrochio e Mabillone, e da me nella seconda parte del tomo primoRerum Italicarum, scrivono di esso Onorato, cioè ch'egli solamentedue annigovernasse la Chiesa milanese: converrà dire che egli poco dopo la sua andata a Genova mancasse di vita come osservò il Sassi bibliotecario dell'Ambrosiana[Saxius, in Notis ad Sigonium de Regno Italiae.]. Quello poi che specialmente è degno d'osservazione, e risulta da una lettera di san Gregorio Magno[Gregor. M., lib. 4, ep. Edition Benedictin.], scritta aCostanzoarcivescovo parimente di Milano, si è cheLorenzo juniorefu eletto successore di Onorato in Genova dal clero e da molti nobili e cittadini milanesi, i quali per timore de' Barbari s'erano colà ritirati, come lo stesso san Gregorio attesta in un'altra lettera[Greg. M., lib. 2, ep. 30.]. Dall'antica tradizione de' Milanesi si ha che in Milano dagli scismatici fosse eletto nello stesso tempo arcivescovo unFrontone, intorno al quale abbiamo un favoloso racconto del suddetto Landolfo storico di quella città. MaLorenzolegittimo pastore, affine d'essere approvato dal papa, fu obbligato ad inviare a Roma una carta di assicurazione, in cui accettava il concilio quinto generale, e condannava i tre capitoli. Questacarta fu sottoscritta dai più nobili fra i Romani,inter quos ego quoque(aggiugne il santo pontefice)tunc urbanam praeturam(praefecturamha un altro testo)gerens, pariter subscripsi: importante notizia che comincia a farci conoscere questo insigne pontefice, da cui tanto splendore s'accrebbe dipoi alla santa Chiesa romana, e che circa questi tempi in abito secolare esercitava la pretura o prefettura di Roma.

Dappoichè Alboino fu divenuto padron di Milano, le soldatesche longobarde si stesero per tutta la Liguria, e la ridussero quasi tutta alla loro ubbidienza. Secondo l'uso di questi tempi, diverso da quel de' Romani, questa provincia portava il nome di Liguria, ed abbracciava allora Milano, Pavia, Novara, Vercelli, quello che oggidì chiamiamo Monferrato, il Piemonte e tutta la riviera di Genova. Ed appunto abbiamo da Paolo Diacono che le città marittime, come Genova, Albenga, Savona (se pur questa è delle antiche città), Monaco ed altre per allora tennero saldo contra l'empito de' Longobardi. Ma soprattutto la città diTicino, ossia diPavia, sì per le buone sue fortificazioni, come pel numeroso presidio romano e pel coraggio de' cittadini, si mostrò alienissima dall'accettare il giogo dei Longobardi. Però Alboino, a cui sopra ogni altra cosa premeva il conquisto di quella città, ne intraprese l'assedio, portandosi con parte dell'esercito dal lato occidentale, dov'è ora il monastero di san Salvatore. L'altra parte passò a saccheggiar varii paesi, con penetrare anche di là dall'Apennino verso il Genovesato, ma senza poter mettere piede in quelle città, siccome abbiam detto. A queste calamità della Liguria, nel presente anno, s'aggiunse una terribil carestia, succeduta all'abbondanza dell'anno precedente. Intanto non resta memoria cheGiustinoimperadore, principe riuscito alla pruova troppo debole per sostenere il peso d'un grande imperio, soccorresse a bisognodell'opressa Italia. Abbiamo bensì da Menandro Protettore[Hist. Byz., tom. 1, pag. 151.]una notizia che non si dee ommettere: cioè che esso Augustocirca il fine del quarto anno del suo imperio(e però nel presente anno, perchè il quarto ebbe principio nel dì 14 di novembre dell'anno precedente)ne' primi giorni d'agosto, inviò un'ambasciata aiTurchi, che una volta erano chiamatiSaci. Era allora principe di quella nazioneDisabolo, portante anch'egli il titolo diCagano, titolo parimente usato, siccome dicemmo, dal principe degli Avari, con intendersi perciò che questo era nome non proprio, ma di dignità. Ora iTurchisi contavano anch'essi fra le nazioni della Tartaria.Hunni, quos Turcos nucupamus, dice Teofane[Theoph., in Chronogr.]all'anno 571. Plino[Plin., lib. 6, cap. 7.], se pure non è guasta ne' suoi testi quella lezione, mostra che anche a' suoi dì erano conosciuti iTurchi. E v'ha taluno che sospetta avere infino Erodoto avuta notizia di questo popolo. Comunque sia, certo è che nel secolo, di cui ora trattiamo, era esso celebre nella Tartaria, e, per testimonianza di Menandro, potentissimo. E ciò vien confermato da Evagrio[Evagr., l. 5, cap. 1 et 2.], là dove scrive che gli UnniAvari, non potendo resistere alla possanza e fierezza de'Turchilor confinanti, furono obbligati a mutar paese; eppure parla di quegli stessi Avari che abbiam già veduti divenir padroni del Sirmio, della Dacia e della Pannonia, con giugnere dipoi a tanta possanza, che fecero tremar l'Italia tutta, siccome vedremo. Ho voluto far menzione dell'antichità e della forza e nazion de'Turchi, perchè costoro in fine son quegli stessi che, dopo il mille, fondarono nell'Asia e poscia dilatarono per l'Europa e per l'Africa quella sterminata monarchia, nemica del nome cristiano, che da tanti secoli si sostiene in piedi, ma pareva chenegli anni addietro si andasse accostando secondo l'uso delle umane cose, alla sua rovina: e pure non è così.


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