DLXXAnno diCristoDLXX. IndizioneIII.Giovanni IIIpapa 11.Giustino IIimperadore 6.Alboinore 2.L'anno IV dopo il consolato diGiustino Augusto.Seguitò in quest'anno il reAlboinoad assediare la città di Pavia. Intanto la maggior parte de' suoi si stese a conquistar quanto paese potè e a saccheggiar quanto loro veniva alle mani. In questi tempi, se non prima, s'impadronirono essi della maggior parte dell'Emilia, cioè di Tortona, Piacenza, Parma, Reggio e Modena. Si avanzarono questi Barbari per la Toscana; presero Spoleti, e tutta o quasi tutta l'Umbria, e forse alcuna delle città oggidì costituenti la Marca d'Ancona[Paulus Diaconus, de Gestis Langob., lib. 2, cap. 26.]. Roma con alcune città circonvicine, si conservò all'ubbidienza dell'imperadore; eLonginoesarco difese anch'egli Ravenna con alcune o con tutte le città della Flaminia. Tanto avanzamento dell'armi longobardiche viene attribuito da Paolo Diacono all'aver que' Barbari trovata l'Italia in una somma debolezza a cagion della peste precedente che avea spogliato di tanti abitatori le città e campagne, e dell'orribil carestia che tuttavia si facea sentire per tutta l'Italia. Perciò non vi era chi potesse resistere, massimamente contra sì gran moltitudine di Barbari, e tanto più perchè da Costantinopoli non veniva soccorso alcuno. Mancò di vita circa questi tempi, per quanto crede il cardinal Baronio, nell'anno antecedente, com'è più probabile,PaolinoI, arcivescovo di Aquileia, cioè quegli che cominciò lo scisma della sua Chiesa e de' vescovi suoi suffraganei contro la sede apostolica, opponendosi al sentimentodella Chiesa universale, coll'impugnare dei decreti del concilio quinto generale. Egli è chiamatopatriarcada Paolo Diacono; ma non sappiam di certo che egli fosse il primo ad arrogarsi questo titolo grandioso. Certo si trova dai suoi successori usato un tal distintivo dagli altri arcivescovi d'Occidente. Ed è ben vero che, siccome osservammo nell'anno 532[Cassiod., lib. 9, epist. 15.], Atalarico re dei Goti col nome dipatriarchidisegnò i metropolitani, e si trovava dato questo titolo anche ad altri arcivescovi; ciò non ostante, è sembrato ad alcuni[Du-Chesne Scriptor. Rer. Franc., tom. 1, pag. 874.]che gli arcivescovi aquileiensi scismatici assumessero ambiziosamente questo titolo per mostrare un'indipendenza dai romani pontefici: titolo continuato dipoi per connivenza anche ne' successori cattolici, e non solo ne' vescovi di Aquileia oggidì abitanti in Udine, ma in quelli ancora di Grado, che furono una sezione della chiesa aquileiense, la dignità de' quali ultimi fu poi nel secolo decimoquinto, trasferita nei vescovi di Venezia. Ma intorno a questa disputa è da vedere quanto ha scritto il padre de Rubeis[De Rubeis, Dissert. et Monum. Ecclesiae Acquilejensis.]dell'ordine dei Predicatori. Ed ancor qui può parere che il cardinal Baronio, fuor di tempo, faccia da interprete dei giudizii di Dio, quasichè Dio in vendetta di questi scismatici (parla di Aquileia e di Milano) chiamasse in Italia la gente fiera de' Longobardi, e consumasse e divorasse le loro diocesi colle spade di que' Barbari crudeli, quando all'incontro Roma restò intatta dal furor di costoro. Ma per disgrazia tutto il contrario avvenne. Non si sa che i vescovi e popoli scismatici patissero tante calamità , quante ne immagina il padre degli Annali ecclesiastici. Anzi, siccome osservò il cardinal Noris[Noris, Dissertat. de Synodo V cap. 9, §. 3.], più orgogliosi divennero da lì innanzi, e si fortificarono maggiormentenel lor scisma i vescovi prevaricatori sottoposti al dominio longobardico, perchè non più temevano del braccio secolare di chi comandava in Roma. E, per lo contrario, furono messi a sacco tanti altri paesi d'Italia e disfatte tante città , ch'erano ubbidientissime al romano pontefice. Nè fu già presa Roma dai Longobardi, pure patì anche essa innumerabili insulti e danni da que' Barbari, come abbiamo da san Gregorio Magno e da altre memorie di questi tempi. Oltre di che lo stesso Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. seq. 571.]riconosce gl'imperadori d'Oriente, allora padroni di Roma,quibusvis Barbaris adversus Romanos truciores. Or veggasi, come ben cammini il volere con tanta facilità entrare ne' gabinetti di Dio. Abbiamo poi da Agnello Ravennate[Agnell., in Vita Petri Senioris, tom. 2 Rer. Italic.], che nell'anno V di Giustino secondo, principalmente spettante all'anno presente, fu spaventosamente afflitta l'Italia tutta dalla pestilenza dei buoi. Il che vien confermato da Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.], con aggiungnere che perì anche una gran quantità di persone da dissenterie e vaiuoli.
L'anno IV dopo il consolato diGiustino Augusto.
Seguitò in quest'anno il reAlboinoad assediare la città di Pavia. Intanto la maggior parte de' suoi si stese a conquistar quanto paese potè e a saccheggiar quanto loro veniva alle mani. In questi tempi, se non prima, s'impadronirono essi della maggior parte dell'Emilia, cioè di Tortona, Piacenza, Parma, Reggio e Modena. Si avanzarono questi Barbari per la Toscana; presero Spoleti, e tutta o quasi tutta l'Umbria, e forse alcuna delle città oggidì costituenti la Marca d'Ancona[Paulus Diaconus, de Gestis Langob., lib. 2, cap. 26.]. Roma con alcune città circonvicine, si conservò all'ubbidienza dell'imperadore; eLonginoesarco difese anch'egli Ravenna con alcune o con tutte le città della Flaminia. Tanto avanzamento dell'armi longobardiche viene attribuito da Paolo Diacono all'aver que' Barbari trovata l'Italia in una somma debolezza a cagion della peste precedente che avea spogliato di tanti abitatori le città e campagne, e dell'orribil carestia che tuttavia si facea sentire per tutta l'Italia. Perciò non vi era chi potesse resistere, massimamente contra sì gran moltitudine di Barbari, e tanto più perchè da Costantinopoli non veniva soccorso alcuno. Mancò di vita circa questi tempi, per quanto crede il cardinal Baronio, nell'anno antecedente, com'è più probabile,PaolinoI, arcivescovo di Aquileia, cioè quegli che cominciò lo scisma della sua Chiesa e de' vescovi suoi suffraganei contro la sede apostolica, opponendosi al sentimentodella Chiesa universale, coll'impugnare dei decreti del concilio quinto generale. Egli è chiamatopatriarcada Paolo Diacono; ma non sappiam di certo che egli fosse il primo ad arrogarsi questo titolo grandioso. Certo si trova dai suoi successori usato un tal distintivo dagli altri arcivescovi d'Occidente. Ed è ben vero che, siccome osservammo nell'anno 532[Cassiod., lib. 9, epist. 15.], Atalarico re dei Goti col nome dipatriarchidisegnò i metropolitani, e si trovava dato questo titolo anche ad altri arcivescovi; ciò non ostante, è sembrato ad alcuni[Du-Chesne Scriptor. Rer. Franc., tom. 1, pag. 874.]che gli arcivescovi aquileiensi scismatici assumessero ambiziosamente questo titolo per mostrare un'indipendenza dai romani pontefici: titolo continuato dipoi per connivenza anche ne' successori cattolici, e non solo ne' vescovi di Aquileia oggidì abitanti in Udine, ma in quelli ancora di Grado, che furono una sezione della chiesa aquileiense, la dignità de' quali ultimi fu poi nel secolo decimoquinto, trasferita nei vescovi di Venezia. Ma intorno a questa disputa è da vedere quanto ha scritto il padre de Rubeis[De Rubeis, Dissert. et Monum. Ecclesiae Acquilejensis.]dell'ordine dei Predicatori. Ed ancor qui può parere che il cardinal Baronio, fuor di tempo, faccia da interprete dei giudizii di Dio, quasichè Dio in vendetta di questi scismatici (parla di Aquileia e di Milano) chiamasse in Italia la gente fiera de' Longobardi, e consumasse e divorasse le loro diocesi colle spade di que' Barbari crudeli, quando all'incontro Roma restò intatta dal furor di costoro. Ma per disgrazia tutto il contrario avvenne. Non si sa che i vescovi e popoli scismatici patissero tante calamità , quante ne immagina il padre degli Annali ecclesiastici. Anzi, siccome osservò il cardinal Noris[Noris, Dissertat. de Synodo V cap. 9, §. 3.], più orgogliosi divennero da lì innanzi, e si fortificarono maggiormentenel lor scisma i vescovi prevaricatori sottoposti al dominio longobardico, perchè non più temevano del braccio secolare di chi comandava in Roma. E, per lo contrario, furono messi a sacco tanti altri paesi d'Italia e disfatte tante città , ch'erano ubbidientissime al romano pontefice. Nè fu già presa Roma dai Longobardi, pure patì anche essa innumerabili insulti e danni da que' Barbari, come abbiamo da san Gregorio Magno e da altre memorie di questi tempi. Oltre di che lo stesso Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. seq. 571.]riconosce gl'imperadori d'Oriente, allora padroni di Roma,quibusvis Barbaris adversus Romanos truciores. Or veggasi, come ben cammini il volere con tanta facilità entrare ne' gabinetti di Dio. Abbiamo poi da Agnello Ravennate[Agnell., in Vita Petri Senioris, tom. 2 Rer. Italic.], che nell'anno V di Giustino secondo, principalmente spettante all'anno presente, fu spaventosamente afflitta l'Italia tutta dalla pestilenza dei buoi. Il che vien confermato da Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.], con aggiungnere che perì anche una gran quantità di persone da dissenterie e vaiuoli.