DLXVIIIAnno diCristoDLXVIII. IndizioneI.Giovanni IIIpapa 9.Giustino IIimperadore 4.L'anno II dopo il consolato diGiustino Augusto.Per quanto ho notato nel mioTesoro nuovodelle vecchie iscrizioni, sul fine dei fasti consolari non pare mal fondata la opinione del cardinal Baronio, da cui fu creduto che in quest'annoGiustinoAugusto procedesse console la seconda volta, benchè il padre Pagi vi ripugni a tutto potere. Il marchese Scipione Maffei[Maffei, Istoria Diplomatica, pag. 103.]nella sua Storia diplomatica pubblicò uno strumento fatto in RavennaImp. D. N. Justino P. P. Augusto, anno septimo, et post consulatum ejus secundo anno quarto, sub die tertio nonarum juniarum, indictione quarta. Qui v'ha dell'imbroglio,e, siccome osservò esso marchese, non sarà stata ben avvertita l'indizione, perchè l'anno settimodi Giustino II cominciò nel novembre dell'anno 571; laonde cade questo strumento nel dì 3 di giugno dell'anno 572, in cui correva l'indizione quinta. Però sembra che di qui abbiamo ilconsolato secondod'esso Augusto. Ma perciocchè fu più in uso di contar gli anni dal suo primo consolato, però anch'io userò lo stile medesimo. Ed ecco che siam giunti ad uno de' più funesti anni che s'abbia mai provato l'Italia, perchè, secondo Paolo Diacono, e giusta il più comun parere degli eruditi, in esso venneAlboinore deiLongobardia mettere e a fissare con sue genti il piede in Italia con farla divenir teatro di lunghe e deplorabili tragedie. Dappoichè era riuscito ad Alboino di sconfiggere la possente nazion de' Gepidi, dovette crescere l'orgoglio suo, e la persuasione che tutto dovea cedere alla forza dell'armi sue. Vero è ch'egli possedeva un vastissimo tratto di paese, cioè laPannoniae ilNorico, se pur tutte erano in suo potere, provincie che allora abbracciavano la maggior parte dell'Ungheria, l'Austria di qua dal Danubio, la Stiria, la Carintia, la Carniola, il Tirolo e forse qualche parte della Baviera, nei quali paesi per quarantadue anni la nazion de' Longobardi era abitata, dappoichè il reAudoinove l'introdusse, e vi si stabilì per concessione diGiustinianoAugusto. Tuttavia riputando Alboino, e con ragione, miglior paese l'Italia, a cui si avvicinavano i suoi stati, determinò di abbandonare affatto la Pannonia, risoluto d'acquistare quest'altro più felice regno. Talmente si tenne egli in pugno un tal conquisto che, sull'esempio diTeodericore de' Goti, determinò di condurre seco, non solamente gli uomini atti all'armi, ma le donne ancora, i vecchi e i fanciulli, in una parola tutta la schiatta dei Longobardi; dell'antica origine germanica de' quali ha trattato il Cluverio nella sua Germania, ed io ancora nellaparte I delle Antichità Estensi. Attese egli adunque nel precedente anno a preparar così grande impresa, nè contento delle sole sue forze, invitò ad unirsi seco iSassonisuoi vecchi amici[Paulus Diaconus, de Gestis Langob., lib. 2, cap. 6.]. Più di venti mila combattenti trasse egli dalla Sassonia, ed ancor questi menarono con seco tutte le lor mogli e figliuoli, di maniera che restò spopolato un tratto di quel paese, eSigebertore d'Austrasia prese poi il ripiego, per ripopolarlo, d'inviare in que' siti un buon numero di famiglie cavate dalla Svevia. Divulgatasi inoltre la spedizione meditata da Alboino verso l'Italia, vi concorse un'altra moltitudine di persone di varii paesi.Ed è certo(son parole del suddetto Paolo Diacono volgarizzate)che Alboino, venendo in Italia, seco condusse molti di diverse nazioni, che egli ed altri dei re barbari aveano presi, come Gepidi, Bulgari, Sarmati, Pannoni, Soavi(cioè Svevi),Norici ed altre simili genti, i nomi de quali tuttavia durano nelle ville d'Italia, dove essi abitano[Idem, ibid., cap. 26.]. La speranza del guadagno mise in moto tutti coloro. E, siccome avvertii nelle mie Antichità Italiche[Antiq. Italic., tom. 1, Dissert. I.], porto io opinione che, daiBavari, anticamente appellatiBaioari, prendesse il nome una villa del Modenese, chiamata oggidìBazovara, e nei secoli addietroRaioaria, allorchè essa aveva un forte castello. Fors'ancheCarpi, città del ducato di Modena, dai popoliCarpidee riconoscere la sua denominazione. Così nel territorio di Milano, per attestato di Galvano Fiamma[Galvaneus de Flamma, Manipul. Flor., cap. 211 Rer. Ital., tom. XI.], fu rinomato il contado diBurgaria, che, a mio credere, prese la denominazione daiBulgari, ivi abitanti. E forse la bella terra diSoavenel Veronese trasse il suo nome dagliSvevi, popolo della Germania, molti de' quali calarono in Italia con Alboino. Dagl'Italiani laSveviaera nei vecchi tempi appellataSoavia, come sipuò vedere nelle storie di Giovanni Villani e presso altri autori. ESuaviasi legge ancora ne' testi più antichi di Paolo Diacono.Ora l'autorità d'essoPaolo Diacono, figliuolo di Varnefrido, che con chiare note cronologiche disegna il presente anno 568 pel primo dell'entrata de' Longobardi in Italia, avvalorata anche da altre pruove, è seguitata dai più saggi letterati dei nostri tempi. Che se Mario Aventicense[Marius Aventicens., in Chron.], autore più antico, la mette nell'anno seguente (il che bastò ad alcuni per abbandonar qui Paolo Diacono) non dee già muovere noi altri, dacchè si vede che per errore dei copisti nella sua storia sono posticipati d'un anno gli avvenimenti di questi tempi. Merita bensì riflessione ciò che troviamo scritto dall'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 16 in fin.].Hujus imperatoris(dic'egli parlando di Giustino)anno undecimo(senza fallo qui v'ha sbaglio)qui est annus Divinae Incarnationis DLXVIII, indictione prima, in ipsis calendis aprilis egressi sunt Longobardi de Pannonia. Fin qui va bene, perchè son parole prese da Paolo Diacono. Seguita a dire:Et secunda indictione coepere praedari. Tertia vero Indictione dominare coeperunt in Italia. Il Sigonio[Sigon., de Regno Italiae, lib. 1.], chiarissimo scrittore modenese, seguendo questo autore, ha distinta l'epoca dell'entrata dei Longobardi in Italia da quella del principio del regno italico di Alboino. Fu ripreso per questo da Camillo Pellegrino e dal padre Pagi; ma due letterati di buon polso, cioè il padre abbate Benedetto Bacchini[Bachinnius, in Notis ad Agnelum, tom. 2. Rer. Ital.]e il dottor Giuseppe Sassi[Saxius in Notis ad Sigonium, de Regn. Italiae.], bibliotecario dell'Ambrosiana, hanno egregiamente difesa la sentenza del Sigonio. Nè dal testo suddetto si dee dedurre che i Longobardi impiegassero tutto quest'annoin venir dalla Pannonia, nè che si stessero colle mani alla cintola giunti che furono in Italia. Fece Alboino molto ben delle conquiste nel presente anno, altre nel susseguente, ma non tali che credesse di potersi dire padrone d'Italia. Ciò solamente, siccome vedremo, succedette nell'anno 570. Venendo adunque alla feroce nazione de'Longobardi, Paolo Diacono la vuol così nominata, per la lunghezza delle barbe che portavano, perchè, dic'egli[Paulus Diaconus, de Gest. Langobard., lib. 1, cap. 4.],langnella loro lingua significalungo, ebaert barba. Vien riprovata questa opinione da alcuni che li credono chiamati così per le aste lunghe, o pel paese, dove abitavano; ma il Cluverio, il Grozio ed altri aderiscono a Paolo. Nelle più antiche memorie portano il nome diLangobardicome si può veder presso Strabone, Tacito, Tolomeo e Procopio. Leggesi parimente così ne' testi più antichi di Paolo Diacono, e nei diplomi dei re longobardi e dei primi imperadori franchi. Presso i susseguenti scrittori si incontrano più spesso col nome diLongobardi. Tuttavia, siccome osservai nelle Antichità Italiche, ho io trovato marmi del secolo ottavo, ne' quali chiaramenteLongobardiancora si vedono appellati. Ora il reAlboino, con tutta questa nazione, uomini, donne, vecchi e fanciulli e colle loro suppellettili, secondochè scrive il suddetto Paolo[Idem, lib. 2, cap. 7.],uscì dalla Pannonia, correndo la indizione prima, nell'anno di Cristo 568, nel dì dopo la Pasqua, la qual cadde quell'anno nel dì primo di aprile, e s'inviò alla volta d'Italia. Non dice, che egli in quel dì entrasse in Italia: dice che uscì dalla Pannonia. Cedette agli Avari, ossia agli Unni tartari, laPannoniasuddetta con patto, se gli fosse occorso il bisogno, di poter ritornare in quelle contrade: patto ben difficile ad attenersi, troppo grande essendo l'incanto di chi possiede per qualsivoglia titolo gli stati altrui. S'egli abbandonasseanche tutto ilNorico, non è pervenuto a nostra notizia. Leggesi presso lo stesso Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 40.]cheTasoneeCaccone, duchi del Friuli, possederono il paese diCilicia, abitato allora dagli Sclavi; e però sembrano stati possessori anche dellaCarniola. Abbiamo, all'incontro, dal medesimo storico[Idem, lib. 5, cap. 22.]più sotto, che gli Sclavi dominarono nellaCarintia. Sicchè almen poco si dovette stendere nella Germania da lì innanzi la signoria de' Longobardi. Giunto Alboino con quel gran seguito ai confini dell'Italia, salì sopra un alto monte di que' luoghi per vagheggiare fin dove potea il bel paese ch'egli già contava per suo. Era fama a' tempi di Paolo Diacono che da lì innanzi quel monte prendesse il nome dimonte del re, ossiaMonreale. Allo strepitoso avvicinamento di questo gran temporale,Paolinoarcivescovo scismatico di Aquileia si ritirò nell'isola di Grado con tutto il tesoro della sua chiesa: isola che col tempo giunse a far guerra alla stessa chiesa d'Aquileia. Non trovando Alboino ostacolo alcuno alla sua entrata in Italia, s'impadronì della città delForo di Giulio, capo allora della provincia, che da essa città prese dipoi il nome diFriuli, e chiamata oggidìCividal di Friuli. Pensò tosto a mettere un governatore col titolo di duca in quel paese, ed elesseGisolfosuo nipote, che gli serviva in grado di cavallerizzo maggiore.Eidem strator erat, dice Paolo,quem lingua propria marphais appellant. Non prima accettò questi il governo, che Alboino gli avesse accordato molte nobili famiglie di Longobardi, acciocchè abitassero in quel paese. Gli domandò ancor alcune razze di generose cavalle, e le ottenne. Paolo Diacono, il cui bisavolo o trisavolo venne con Alboino, e piantò casa in essa città del Friuli, è diligentissimo nel progresso della storia in raccontare i fatti di questo ducato, che fu il primo ad essere istituito dal re Alboino.Allorchè arrivò l'esercito longobardo al fiume Piave,Felice, vescovo di Trevigi, coraggiosamente si presentò ad Alboino, con raccomandargli il popolo della sua città e i beni della sua chiesa. Ordinò tosto il re con molta cortesia che gli fosse spedito un diploma di confermazione di tutto quanto possedeva la chiesa trivisana. IntantoLonginopatrizio, spedito dall'imperador Giustino con titolo diEsarco di Italia, verisimilmente era giunto a Ravenna, dove fissò il suo soggiorno per essere più alla portata di opporsi al torrente che veniva ad inondare l'Italia. Non si sa ch'egli conducesse seco rinforzo alcuno di milizie. Quelle poche ch'egli trovò qui le compartì nelle città più forti, e diedesi, per quanto si può credere, a far di grand'istanze aGiustinoAugusto per aver dei soccorsi. Solamente sappiamo da Agnello Ravennate[Agnell., in Vita Petri Senioris, tom. 2 Rer. Ital.], che egli fortificòCesareacon cignerla di pali: oggidì diciamopalizzare. Era questa Cesarea, secondochè avvertì Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 3.], un borgo fuori di Ravenna a guisa di città posto fra essa Ravenna e Classe. Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 29.]scrive appunto così:Trino urbs ipsa(Ravenna)vocabulo gloriatur, trigeminaque positione exultat: idest, prima Ravenna, ultima Classis, media Caesarea. Vennero poscia pacificamente in poter de' LongobardiVicenza,Verona, e gli altri luoghi della provincia della Venezia, a riserva diPadovae diMonselice, che guernite di sufficiente presidio si misero alla difesa. Queste fortezze arrestarono i passi di Alboino, e tanto più perchè essendo scorsi fin sottoMantova, trovarono che anche quella città s'era accinta a far testa. Per tanto determinò di non procedere più oltre e di prendere il quartiere del verno in quella provincia, per vedere se gli riuscisse, con bloccare in quel tempo esse città resistenti, di forzarle alla resa. Raccontail sopraccitato Agnello, chePietroseniore Arcivescovo di Ravennasecunda indictione consecratus est Romae absque jejunio, XVII kalendas octobris. Soggiunge appresso:Eo anno occupata Venetia a Longobardis est, et invasa, absque bello expulsi sunt: forsepotiti sunt. Nell'anno presente l'Indizione secondacominciò a correre nel settembre; e però non più che la provincia della Venezia conquistarono in quest'anno i Longobardi, e senza contrasto. Nota in fine Paolo Diacono che ne' primi mesi dell'anno presente cadde tanta neve nelle pianure d'Italia, quanta ne suol venire ne' più alti luoghi delle Alpi, e che, ciò non ostante, si ebbe poi tanta abbondanza di raccolto, che non v'era memoria d'altra simile.
L'anno II dopo il consolato diGiustino Augusto.
Per quanto ho notato nel mioTesoro nuovodelle vecchie iscrizioni, sul fine dei fasti consolari non pare mal fondata la opinione del cardinal Baronio, da cui fu creduto che in quest'annoGiustinoAugusto procedesse console la seconda volta, benchè il padre Pagi vi ripugni a tutto potere. Il marchese Scipione Maffei[Maffei, Istoria Diplomatica, pag. 103.]nella sua Storia diplomatica pubblicò uno strumento fatto in RavennaImp. D. N. Justino P. P. Augusto, anno septimo, et post consulatum ejus secundo anno quarto, sub die tertio nonarum juniarum, indictione quarta. Qui v'ha dell'imbroglio,e, siccome osservò esso marchese, non sarà stata ben avvertita l'indizione, perchè l'anno settimodi Giustino II cominciò nel novembre dell'anno 571; laonde cade questo strumento nel dì 3 di giugno dell'anno 572, in cui correva l'indizione quinta. Però sembra che di qui abbiamo ilconsolato secondod'esso Augusto. Ma perciocchè fu più in uso di contar gli anni dal suo primo consolato, però anch'io userò lo stile medesimo. Ed ecco che siam giunti ad uno de' più funesti anni che s'abbia mai provato l'Italia, perchè, secondo Paolo Diacono, e giusta il più comun parere degli eruditi, in esso venneAlboinore deiLongobardia mettere e a fissare con sue genti il piede in Italia con farla divenir teatro di lunghe e deplorabili tragedie. Dappoichè era riuscito ad Alboino di sconfiggere la possente nazion de' Gepidi, dovette crescere l'orgoglio suo, e la persuasione che tutto dovea cedere alla forza dell'armi sue. Vero è ch'egli possedeva un vastissimo tratto di paese, cioè laPannoniae ilNorico, se pur tutte erano in suo potere, provincie che allora abbracciavano la maggior parte dell'Ungheria, l'Austria di qua dal Danubio, la Stiria, la Carintia, la Carniola, il Tirolo e forse qualche parte della Baviera, nei quali paesi per quarantadue anni la nazion de' Longobardi era abitata, dappoichè il reAudoinove l'introdusse, e vi si stabilì per concessione diGiustinianoAugusto. Tuttavia riputando Alboino, e con ragione, miglior paese l'Italia, a cui si avvicinavano i suoi stati, determinò di abbandonare affatto la Pannonia, risoluto d'acquistare quest'altro più felice regno. Talmente si tenne egli in pugno un tal conquisto che, sull'esempio diTeodericore de' Goti, determinò di condurre seco, non solamente gli uomini atti all'armi, ma le donne ancora, i vecchi e i fanciulli, in una parola tutta la schiatta dei Longobardi; dell'antica origine germanica de' quali ha trattato il Cluverio nella sua Germania, ed io ancora nellaparte I delle Antichità Estensi. Attese egli adunque nel precedente anno a preparar così grande impresa, nè contento delle sole sue forze, invitò ad unirsi seco iSassonisuoi vecchi amici[Paulus Diaconus, de Gestis Langob., lib. 2, cap. 6.]. Più di venti mila combattenti trasse egli dalla Sassonia, ed ancor questi menarono con seco tutte le lor mogli e figliuoli, di maniera che restò spopolato un tratto di quel paese, eSigebertore d'Austrasia prese poi il ripiego, per ripopolarlo, d'inviare in que' siti un buon numero di famiglie cavate dalla Svevia. Divulgatasi inoltre la spedizione meditata da Alboino verso l'Italia, vi concorse un'altra moltitudine di persone di varii paesi.Ed è certo(son parole del suddetto Paolo Diacono volgarizzate)che Alboino, venendo in Italia, seco condusse molti di diverse nazioni, che egli ed altri dei re barbari aveano presi, come Gepidi, Bulgari, Sarmati, Pannoni, Soavi(cioè Svevi),Norici ed altre simili genti, i nomi de quali tuttavia durano nelle ville d'Italia, dove essi abitano[Idem, ibid., cap. 26.]. La speranza del guadagno mise in moto tutti coloro. E, siccome avvertii nelle mie Antichità Italiche[Antiq. Italic., tom. 1, Dissert. I.], porto io opinione che, daiBavari, anticamente appellatiBaioari, prendesse il nome una villa del Modenese, chiamata oggidìBazovara, e nei secoli addietroRaioaria, allorchè essa aveva un forte castello. Fors'ancheCarpi, città del ducato di Modena, dai popoliCarpidee riconoscere la sua denominazione. Così nel territorio di Milano, per attestato di Galvano Fiamma[Galvaneus de Flamma, Manipul. Flor., cap. 211 Rer. Ital., tom. XI.], fu rinomato il contado diBurgaria, che, a mio credere, prese la denominazione daiBulgari, ivi abitanti. E forse la bella terra diSoavenel Veronese trasse il suo nome dagliSvevi, popolo della Germania, molti de' quali calarono in Italia con Alboino. Dagl'Italiani laSveviaera nei vecchi tempi appellataSoavia, come sipuò vedere nelle storie di Giovanni Villani e presso altri autori. ESuaviasi legge ancora ne' testi più antichi di Paolo Diacono.
Ora l'autorità d'essoPaolo Diacono, figliuolo di Varnefrido, che con chiare note cronologiche disegna il presente anno 568 pel primo dell'entrata de' Longobardi in Italia, avvalorata anche da altre pruove, è seguitata dai più saggi letterati dei nostri tempi. Che se Mario Aventicense[Marius Aventicens., in Chron.], autore più antico, la mette nell'anno seguente (il che bastò ad alcuni per abbandonar qui Paolo Diacono) non dee già muovere noi altri, dacchè si vede che per errore dei copisti nella sua storia sono posticipati d'un anno gli avvenimenti di questi tempi. Merita bensì riflessione ciò che troviamo scritto dall'autore della Miscella[Histor. Miscell., lib. 16 in fin.].Hujus imperatoris(dic'egli parlando di Giustino)anno undecimo(senza fallo qui v'ha sbaglio)qui est annus Divinae Incarnationis DLXVIII, indictione prima, in ipsis calendis aprilis egressi sunt Longobardi de Pannonia. Fin qui va bene, perchè son parole prese da Paolo Diacono. Seguita a dire:Et secunda indictione coepere praedari. Tertia vero Indictione dominare coeperunt in Italia. Il Sigonio[Sigon., de Regno Italiae, lib. 1.], chiarissimo scrittore modenese, seguendo questo autore, ha distinta l'epoca dell'entrata dei Longobardi in Italia da quella del principio del regno italico di Alboino. Fu ripreso per questo da Camillo Pellegrino e dal padre Pagi; ma due letterati di buon polso, cioè il padre abbate Benedetto Bacchini[Bachinnius, in Notis ad Agnelum, tom. 2. Rer. Ital.]e il dottor Giuseppe Sassi[Saxius in Notis ad Sigonium, de Regn. Italiae.], bibliotecario dell'Ambrosiana, hanno egregiamente difesa la sentenza del Sigonio. Nè dal testo suddetto si dee dedurre che i Longobardi impiegassero tutto quest'annoin venir dalla Pannonia, nè che si stessero colle mani alla cintola giunti che furono in Italia. Fece Alboino molto ben delle conquiste nel presente anno, altre nel susseguente, ma non tali che credesse di potersi dire padrone d'Italia. Ciò solamente, siccome vedremo, succedette nell'anno 570. Venendo adunque alla feroce nazione de'Longobardi, Paolo Diacono la vuol così nominata, per la lunghezza delle barbe che portavano, perchè, dic'egli[Paulus Diaconus, de Gest. Langobard., lib. 1, cap. 4.],langnella loro lingua significalungo, ebaert barba. Vien riprovata questa opinione da alcuni che li credono chiamati così per le aste lunghe, o pel paese, dove abitavano; ma il Cluverio, il Grozio ed altri aderiscono a Paolo. Nelle più antiche memorie portano il nome diLangobardicome si può veder presso Strabone, Tacito, Tolomeo e Procopio. Leggesi parimente così ne' testi più antichi di Paolo Diacono, e nei diplomi dei re longobardi e dei primi imperadori franchi. Presso i susseguenti scrittori si incontrano più spesso col nome diLongobardi. Tuttavia, siccome osservai nelle Antichità Italiche, ho io trovato marmi del secolo ottavo, ne' quali chiaramenteLongobardiancora si vedono appellati. Ora il reAlboino, con tutta questa nazione, uomini, donne, vecchi e fanciulli e colle loro suppellettili, secondochè scrive il suddetto Paolo[Idem, lib. 2, cap. 7.],uscì dalla Pannonia, correndo la indizione prima, nell'anno di Cristo 568, nel dì dopo la Pasqua, la qual cadde quell'anno nel dì primo di aprile, e s'inviò alla volta d'Italia. Non dice, che egli in quel dì entrasse in Italia: dice che uscì dalla Pannonia. Cedette agli Avari, ossia agli Unni tartari, laPannoniasuddetta con patto, se gli fosse occorso il bisogno, di poter ritornare in quelle contrade: patto ben difficile ad attenersi, troppo grande essendo l'incanto di chi possiede per qualsivoglia titolo gli stati altrui. S'egli abbandonasseanche tutto ilNorico, non è pervenuto a nostra notizia. Leggesi presso lo stesso Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 40.]cheTasoneeCaccone, duchi del Friuli, possederono il paese diCilicia, abitato allora dagli Sclavi; e però sembrano stati possessori anche dellaCarniola. Abbiamo, all'incontro, dal medesimo storico[Idem, lib. 5, cap. 22.]più sotto, che gli Sclavi dominarono nellaCarintia. Sicchè almen poco si dovette stendere nella Germania da lì innanzi la signoria de' Longobardi. Giunto Alboino con quel gran seguito ai confini dell'Italia, salì sopra un alto monte di que' luoghi per vagheggiare fin dove potea il bel paese ch'egli già contava per suo. Era fama a' tempi di Paolo Diacono che da lì innanzi quel monte prendesse il nome dimonte del re, ossiaMonreale. Allo strepitoso avvicinamento di questo gran temporale,Paolinoarcivescovo scismatico di Aquileia si ritirò nell'isola di Grado con tutto il tesoro della sua chiesa: isola che col tempo giunse a far guerra alla stessa chiesa d'Aquileia. Non trovando Alboino ostacolo alcuno alla sua entrata in Italia, s'impadronì della città delForo di Giulio, capo allora della provincia, che da essa città prese dipoi il nome diFriuli, e chiamata oggidìCividal di Friuli. Pensò tosto a mettere un governatore col titolo di duca in quel paese, ed elesseGisolfosuo nipote, che gli serviva in grado di cavallerizzo maggiore.Eidem strator erat, dice Paolo,quem lingua propria marphais appellant. Non prima accettò questi il governo, che Alboino gli avesse accordato molte nobili famiglie di Longobardi, acciocchè abitassero in quel paese. Gli domandò ancor alcune razze di generose cavalle, e le ottenne. Paolo Diacono, il cui bisavolo o trisavolo venne con Alboino, e piantò casa in essa città del Friuli, è diligentissimo nel progresso della storia in raccontare i fatti di questo ducato, che fu il primo ad essere istituito dal re Alboino.
Allorchè arrivò l'esercito longobardo al fiume Piave,Felice, vescovo di Trevigi, coraggiosamente si presentò ad Alboino, con raccomandargli il popolo della sua città e i beni della sua chiesa. Ordinò tosto il re con molta cortesia che gli fosse spedito un diploma di confermazione di tutto quanto possedeva la chiesa trivisana. IntantoLonginopatrizio, spedito dall'imperador Giustino con titolo diEsarco di Italia, verisimilmente era giunto a Ravenna, dove fissò il suo soggiorno per essere più alla portata di opporsi al torrente che veniva ad inondare l'Italia. Non si sa ch'egli conducesse seco rinforzo alcuno di milizie. Quelle poche ch'egli trovò qui le compartì nelle città più forti, e diedesi, per quanto si può credere, a far di grand'istanze aGiustinoAugusto per aver dei soccorsi. Solamente sappiamo da Agnello Ravennate[Agnell., in Vita Petri Senioris, tom. 2 Rer. Ital.], che egli fortificòCesareacon cignerla di pali: oggidì diciamopalizzare. Era questa Cesarea, secondochè avvertì Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 3.], un borgo fuori di Ravenna a guisa di città posto fra essa Ravenna e Classe. Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 29.]scrive appunto così:Trino urbs ipsa(Ravenna)vocabulo gloriatur, trigeminaque positione exultat: idest, prima Ravenna, ultima Classis, media Caesarea. Vennero poscia pacificamente in poter de' LongobardiVicenza,Verona, e gli altri luoghi della provincia della Venezia, a riserva diPadovae diMonselice, che guernite di sufficiente presidio si misero alla difesa. Queste fortezze arrestarono i passi di Alboino, e tanto più perchè essendo scorsi fin sottoMantova, trovarono che anche quella città s'era accinta a far testa. Per tanto determinò di non procedere più oltre e di prendere il quartiere del verno in quella provincia, per vedere se gli riuscisse, con bloccare in quel tempo esse città resistenti, di forzarle alla resa. Raccontail sopraccitato Agnello, chePietroseniore Arcivescovo di Ravennasecunda indictione consecratus est Romae absque jejunio, XVII kalendas octobris. Soggiunge appresso:Eo anno occupata Venetia a Longobardis est, et invasa, absque bello expulsi sunt: forsepotiti sunt. Nell'anno presente l'Indizione secondacominciò a correre nel settembre; e però non più che la provincia della Venezia conquistarono in quest'anno i Longobardi, e senza contrasto. Nota in fine Paolo Diacono che ne' primi mesi dell'anno presente cadde tanta neve nelle pianure d'Italia, quanta ne suol venire ne' più alti luoghi delle Alpi, e che, ciò non ostante, si ebbe poi tanta abbondanza di raccolto, che non v'era memoria d'altra simile.