DLXXIAnno diCristoDLXXI. IndizioneIV.Giovanni IIIpapa 12.Giustino IIimperadore 7.Alboinore 3.L'anno V dopo il consolato diGiustino Augusto.Continuò ancora nell'anno presente il reAlboinol'assedio di Pavia. Potrebbe poi essere che circa questi tempi seguisse ciò che narra il suddetto Agnello[Agnell., ibidem.], con dire, che dopo avere i Longobardi fatte delle scorrerie in Toscana fino a Roma, diedero alle fiammePietra Pertusa, fortezza inespugnabile, in questi tempi, e nominata più volte da Procopio. Erasituata questa presso il fiume Metauro di sotto da Urbino sopra un sasso scosceso. Aggiugne il medesimo autore, che impadronitisi i Barbari anche delForo di Cornelio, città detta Flamina, la fortificarono a tutto lor potere. Questa dal castello ivi fabbricato, che per testimonianza di Paolo Diacono, fu appellatoImola, prese poi il nome che, ha tuttavia. Ma s'è così, par ben difficile a credere che i Longobardi si lasciassero addietro la città di Bologna senza impadronirsene. Alcuni scrittori moderni rapportano la suddetta edificazion d'Imola ai tempi di Clefo successor d'Alboino; ma neppur essi hanno pruove sicure di questo tempo. Non è improbabile (e pare che Leone Ostiense ve lo additi) che circa questi medesimi tempi i Longobardi, conquistatoBeneventocolla maggior parte di quel che ora si chiama regno di Napoli, quivi fondassero l'insigne e vasto ducato di Benevento, con esserne creato primo ducaZottone. Questa opinione piacque a Scipione Ammirato, e fu insinuata dal padre Antonio Caracciolo, fondandola eglino sull'aver detto Paolo Diacono, che questo Zottone tenne quel ducato per lo spazio di vent'anni, combinando poi tal asserzione colla cronologia de' susseguenti duchi. Nondimeno il vero è che neppur Paolo Diacono ben conobbe il principio del ducato beneventano. E però tanto meno è a noi permesso di scoprirlo con certezza, mancandoci tante storie ed aiuti, che pure restavano a' tempi di Paolo. Che se Camillo Pellegrino[Peregrinus, in Dissert. de origin. Ducat. Beneventani.]credette e volle far credere che i Longobardi, venuti in aiuto di Narsete contra de' Goti, avessero piantate le fondamenta di questo ducato, a me non sembra degna una tal opinione di quel cospicuo letterato, sì occhiuto in tanti altri punti di storia quale egli fu. Si sa che Narsete cacciò tosto fuori d'Italia gli ausiliarii Longobardi, perchè troppo maneschi e rapaci. Godeva in questi tempi una tollerabil pacel'imperio d'Oriente, benchè governato daGiustino, principe di poca levatura, e che sembra aver troppo negligentate le cose d'Italia. Per poca avvertenza di lui, o de' ministri suoi, come s'ha da Evagrio[Evagr., lib. 5, cap. 7.]e da Teofilatto[Theophilactus, lib. 3, cap. 8.]istorici, si ruppe la pace fra i Greci e i Persiani, con insorgere una guerra funestissima, la quale per venti anni durò, e riuscì un seminario di calamità per le provincie poste fra i due avversarii imperii.
L'anno V dopo il consolato diGiustino Augusto.
Continuò ancora nell'anno presente il reAlboinol'assedio di Pavia. Potrebbe poi essere che circa questi tempi seguisse ciò che narra il suddetto Agnello[Agnell., ibidem.], con dire, che dopo avere i Longobardi fatte delle scorrerie in Toscana fino a Roma, diedero alle fiammePietra Pertusa, fortezza inespugnabile, in questi tempi, e nominata più volte da Procopio. Erasituata questa presso il fiume Metauro di sotto da Urbino sopra un sasso scosceso. Aggiugne il medesimo autore, che impadronitisi i Barbari anche delForo di Cornelio, città detta Flamina, la fortificarono a tutto lor potere. Questa dal castello ivi fabbricato, che per testimonianza di Paolo Diacono, fu appellatoImola, prese poi il nome che, ha tuttavia. Ma s'è così, par ben difficile a credere che i Longobardi si lasciassero addietro la città di Bologna senza impadronirsene. Alcuni scrittori moderni rapportano la suddetta edificazion d'Imola ai tempi di Clefo successor d'Alboino; ma neppur essi hanno pruove sicure di questo tempo. Non è improbabile (e pare che Leone Ostiense ve lo additi) che circa questi medesimi tempi i Longobardi, conquistatoBeneventocolla maggior parte di quel che ora si chiama regno di Napoli, quivi fondassero l'insigne e vasto ducato di Benevento, con esserne creato primo ducaZottone. Questa opinione piacque a Scipione Ammirato, e fu insinuata dal padre Antonio Caracciolo, fondandola eglino sull'aver detto Paolo Diacono, che questo Zottone tenne quel ducato per lo spazio di vent'anni, combinando poi tal asserzione colla cronologia de' susseguenti duchi. Nondimeno il vero è che neppur Paolo Diacono ben conobbe il principio del ducato beneventano. E però tanto meno è a noi permesso di scoprirlo con certezza, mancandoci tante storie ed aiuti, che pure restavano a' tempi di Paolo. Che se Camillo Pellegrino[Peregrinus, in Dissert. de origin. Ducat. Beneventani.]credette e volle far credere che i Longobardi, venuti in aiuto di Narsete contra de' Goti, avessero piantate le fondamenta di questo ducato, a me non sembra degna una tal opinione di quel cospicuo letterato, sì occhiuto in tanti altri punti di storia quale egli fu. Si sa che Narsete cacciò tosto fuori d'Italia gli ausiliarii Longobardi, perchè troppo maneschi e rapaci. Godeva in questi tempi una tollerabil pacel'imperio d'Oriente, benchè governato daGiustino, principe di poca levatura, e che sembra aver troppo negligentate le cose d'Italia. Per poca avvertenza di lui, o de' ministri suoi, come s'ha da Evagrio[Evagr., lib. 5, cap. 7.]e da Teofilatto[Theophilactus, lib. 3, cap. 8.]istorici, si ruppe la pace fra i Greci e i Persiani, con insorgere una guerra funestissima, la quale per venti anni durò, e riuscì un seminario di calamità per le provincie poste fra i due avversarii imperii.