DLXXVIAnno diCristoDLXXVI. IndizioneIX.Benedetto Ipapa 3.Giustino IIimperadore 12.Tiberio Costantinocesare 3.L'anno X dopo il consolato diGiustino Augusto.Può non inverisimilmente riferirsi all'anno presente ciò che vien raccontato da Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 4, cap. 45.]e da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gestis Lang., lib. 3, cap. 8.]: cioè che tre duchi dei Longobardi,Amone, Zabane e Rodano, il secondo dei quali era duca di Pavia, trovando gusto nel mestiere del bottinare, si avvisarono di far buon colpo con passare anch'essi nella Gallia. Amone per la via di Ambrun arrivò fino a Macovilla, luogo donato dal reGuntrannoa Mummolo patrizio suo generale, e quivi mise il campo. Diede il sacco a tutta la provincia d'Arles e alle città circonvicine. Arrivato anche in vicinanza di Marsilia, condusse via quanti armenti e persone potè, e minacciò di mettere l'assedio alla città d'Aix, che con un regalo di danari se ne liberò. Zabane, tenuta la via della città di Die,si portò sotto Valenza, ed assediolla. Rodano anch'egli fece altrettanto a quella di Granoble. A questo avviso il valoroso generale de' FranchiMummolouscì in campagna coll'esercito suo, e passato quasi miracolosamente il fiume Isere, perchè un animale in passandolo insegnò alla sua gente il guado, arrivò addosso a Rodano, che assediava Granoble. Messisi in battaglia i Longobardi, combatterono bensì con tutto coraggio, ma in fine restarono sconfitti, e Rodano ferito da un colpo di lancia, appena con cinquecento de' suoi salvatosi, portò la nuova delle sue disgrazie a Zabane che assediava Valenza. Allora amendue dato un saccheggio al paese, sen vennero ad Ambrun, dove di nuovo si presentò lor all'incontro Mummolo con uno innumerabil esercito, e diede loro un'altra rotta, di maniera che questi due duchi con poca gente presero la via d'Italia. Arrivati a Susa, furono aspramente accolti dagli abitanti del paese; perchè quella città si teneva tuttavia alla divozion dell'imperadore, e v'era dentroSisinnio, generale diGiustinoAugusto. Dal che s'intende la balordaggine dei Longobardi, i quali in vece di attendere a sbrigarsi dei nemici che restavano loro in Italia, e confinavan con gli stati da loro presi, piuttosto vollero tentar più d'una volta di far delle conquiste nella Gallia. Balordi ancora, perchè con dividersi in tre corpi facilitarono ai Borgognoni la maniera di vincerli tutti. Ora Sisinnio accortamente fece cader nelle mani di Zabane una lettera ch'egli finse scritta a sè da Mummolo, in cui gli dicea che fra poco verrebbe a trovarlo. Altro non vi volle, perchè Zabane s'affrettasse a levarsi da quelle contrade. Amone dall'altro canto avendo inteso le male giornate de' suoi compagni, raccolto tutto il suo bottino, s'incamminò anch'egli alla volta d'Italia. Ma ritrovata grossa neve nell'Alpi, bisognò lasciar quivi la preda, e aver per grazia di poter mettere in salvo le persone.Questi fatti de' Longobardi son da me riferiti al presente anno, non già con sicura cronologia, perchè sì Gregorio Turonense, come Paolo Diacono, che qui il seguita, raccontano gli avvenimenti di questi tempi senza ordine, ora anticipando, ora posponendo le cose. Ma poco in fine importa in fatti tali lo stabilir l'anno preciso in cui accaddero. Certo non si può aderire a Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], che riferisce agli anni 581 e 582 le incursioni dei Longobardi e il passaggio dei Sassoni nella Gallia, benchè il padre Pagi il tenga per uno scrittore esatto in distinguere i tempi delle imprese dei Longobardi. Nè si dee tacere avere scritto Fredegario[Fredegarius, in Chron., cap. 45.]che i duchi longobardi venuti ad un aggiustamento conGuntrannore della Borgogna, in emendazione delle insolenze da lor fatte nel regno di lui, gli cederono le due città d'AostaeSusanell'Alpi del Piemonte, che da lì innanzi furono incorporate nel regno stesso della Borgogna. Come si accordi questo racconto con ciò che poco fa abbiam detto di Susa, io nol so dire. Aggiugne inoltre ch'essi duchi inviarono degli ambasciatori ai reGuntranno e Childebertoper ottenere il loro patrocinio, e si obbligarono di pagar loro da lì innanzi dodicimila soldi d'oro ogni anno, e che cederanno anche la valle di Ametegi ad esso re Guntranno. Noi non possiam chiarire se tutte queste notizie contengano verità. Bensì fra poco vedremo se i re franchi avessero sì o no la protezione de' Longobardi.
L'anno X dopo il consolato diGiustino Augusto.
Può non inverisimilmente riferirsi all'anno presente ciò che vien raccontato da Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 4, cap. 45.]e da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gestis Lang., lib. 3, cap. 8.]: cioè che tre duchi dei Longobardi,Amone, Zabane e Rodano, il secondo dei quali era duca di Pavia, trovando gusto nel mestiere del bottinare, si avvisarono di far buon colpo con passare anch'essi nella Gallia. Amone per la via di Ambrun arrivò fino a Macovilla, luogo donato dal reGuntrannoa Mummolo patrizio suo generale, e quivi mise il campo. Diede il sacco a tutta la provincia d'Arles e alle città circonvicine. Arrivato anche in vicinanza di Marsilia, condusse via quanti armenti e persone potè, e minacciò di mettere l'assedio alla città d'Aix, che con un regalo di danari se ne liberò. Zabane, tenuta la via della città di Die,si portò sotto Valenza, ed assediolla. Rodano anch'egli fece altrettanto a quella di Granoble. A questo avviso il valoroso generale de' FranchiMummolouscì in campagna coll'esercito suo, e passato quasi miracolosamente il fiume Isere, perchè un animale in passandolo insegnò alla sua gente il guado, arrivò addosso a Rodano, che assediava Granoble. Messisi in battaglia i Longobardi, combatterono bensì con tutto coraggio, ma in fine restarono sconfitti, e Rodano ferito da un colpo di lancia, appena con cinquecento de' suoi salvatosi, portò la nuova delle sue disgrazie a Zabane che assediava Valenza. Allora amendue dato un saccheggio al paese, sen vennero ad Ambrun, dove di nuovo si presentò lor all'incontro Mummolo con uno innumerabil esercito, e diede loro un'altra rotta, di maniera che questi due duchi con poca gente presero la via d'Italia. Arrivati a Susa, furono aspramente accolti dagli abitanti del paese; perchè quella città si teneva tuttavia alla divozion dell'imperadore, e v'era dentroSisinnio, generale diGiustinoAugusto. Dal che s'intende la balordaggine dei Longobardi, i quali in vece di attendere a sbrigarsi dei nemici che restavano loro in Italia, e confinavan con gli stati da loro presi, piuttosto vollero tentar più d'una volta di far delle conquiste nella Gallia. Balordi ancora, perchè con dividersi in tre corpi facilitarono ai Borgognoni la maniera di vincerli tutti. Ora Sisinnio accortamente fece cader nelle mani di Zabane una lettera ch'egli finse scritta a sè da Mummolo, in cui gli dicea che fra poco verrebbe a trovarlo. Altro non vi volle, perchè Zabane s'affrettasse a levarsi da quelle contrade. Amone dall'altro canto avendo inteso le male giornate de' suoi compagni, raccolto tutto il suo bottino, s'incamminò anch'egli alla volta d'Italia. Ma ritrovata grossa neve nell'Alpi, bisognò lasciar quivi la preda, e aver per grazia di poter mettere in salvo le persone.Questi fatti de' Longobardi son da me riferiti al presente anno, non già con sicura cronologia, perchè sì Gregorio Turonense, come Paolo Diacono, che qui il seguita, raccontano gli avvenimenti di questi tempi senza ordine, ora anticipando, ora posponendo le cose. Ma poco in fine importa in fatti tali lo stabilir l'anno preciso in cui accaddero. Certo non si può aderire a Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], che riferisce agli anni 581 e 582 le incursioni dei Longobardi e il passaggio dei Sassoni nella Gallia, benchè il padre Pagi il tenga per uno scrittore esatto in distinguere i tempi delle imprese dei Longobardi. Nè si dee tacere avere scritto Fredegario[Fredegarius, in Chron., cap. 45.]che i duchi longobardi venuti ad un aggiustamento conGuntrannore della Borgogna, in emendazione delle insolenze da lor fatte nel regno di lui, gli cederono le due città d'AostaeSusanell'Alpi del Piemonte, che da lì innanzi furono incorporate nel regno stesso della Borgogna. Come si accordi questo racconto con ciò che poco fa abbiam detto di Susa, io nol so dire. Aggiugne inoltre ch'essi duchi inviarono degli ambasciatori ai reGuntranno e Childebertoper ottenere il loro patrocinio, e si obbligarono di pagar loro da lì innanzi dodicimila soldi d'oro ogni anno, e che cederanno anche la valle di Ametegi ad esso re Guntranno. Noi non possiam chiarire se tutte queste notizie contengano verità. Bensì fra poco vedremo se i re franchi avessero sì o no la protezione de' Longobardi.