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DLXXXAnno diCristoDLXXX. IndizioneXIII.Pelagio IIpapa 3.TiberioCostantino imperadore 7 e 3.L'anno I dopo il consolato di TiberioAugusto.Non ci somministra Paolo Diacono ordine sicuro di tempi nel riferire i fatti d'Italia; e però indarno si vuol adoperar la di lui autorità per istabilir gli anni precisi delle avventure ch'egli racconta. Chieggo io licenza di poter riportar sotto il presente un fatto diFaroaldo, primo duca di Spoleti[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 13.]. Questi con un buon esercito di Longobardi portatosi a Classe, s'impadronì di quella ricca città, con ispogliarla di tutte le sue ricchezze. EraClasse, come di sopra accennai, una picciola città, come borgo di Ravenna, da cui era lontana tre miglia. Così fu appellata, perchè quivi i saggi Romani teneano continuamente una classe, cioè una armata navale per difesa e sicurezza del mare Adriatico. La sua situazione anche oggidì si vede fra il mezzogiorno e levante rispetto alla città di Ravenna. Colà faceano scala i legni mercantili, e però abbondava di ricchezze. Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Rav.]pretende che Faroaldo mettesse lo assedio a Classe nell'anno 576, e che finalmente nell'anno 578 ne divenisse padrone. Di questo lungo assedio non apparisce pruova alcuna presso gli antichi. Ben si ricava dai susseguenti racconti di Paolo Diacono, che Faroaldo lasciò quivi un buon presidio, perchè solamente sotto l'esarcoSnaragdoi Greci ricuperarono quella città. Siamo poscia condotti da questa azione del duca Faroaldo ad intendere che già era formato il riguardevole ducato diSpoleti, di cui primo duca fu egli stesso. In questo ducato si compresero dipoi la capitale Spoleti, Norcia, Rieti, Ameria, città di Castello,Gubbio, Nocera, Fuligno, Assisi, Terni, Todi, Narni. Mi fo io a credere che passasse anche allora il dominio di esso Faroaldo di qua dall'Apennino; e certo da lì a qualche tempo tutta l'Umbria settentrionale con Camerino capo della medesima, si trova unita al ducato di Spoleti, e signoreggiata dai Longobardi. Ed appunto circa questi tempi è d'avviso il Sigonio[Sigon., de Regn. Italiae, lib. 1.]che venissero in potere di essi Longobardi varie città e castella di quei contorni, cioè Sutri, Polimarzo, oggidì Bomarzo, Orta, Todi, Ameria, Perugia, Luciuolo (vien creduto oggidìPonte Ricciolo) ed altri luoghi, perchè mancavano le forze all'esarcoLonginoda difendere que' paesi, quando egli stesso penava a sostenersi in Ravenna. Non da altro m'immagino io che il Sigonio deducesse un tal fatto, se non dall'aver trovato presso Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gest. Langobard. lib. 4, cap. 8.]che da lì ad alcuni anni, regnando il reAgilulfo,Romanoesarco ricuperò questi medesimi luoghi con ritorli dalle mani de' Longobardi. Ma da ciò non apparisce che tali conquiste fossero fatte dalla nazion longobardica in questi tempi. Molto era già ch'essi scorreano a man salva per l'Italia, sottomettendo tutti que' luoghi che si trovavano in istato di non poter fare resistenza. Può parimente accennarsi, come seguito verso questi tempi, l'acquisto del Sirmio, fatto dagli Avari, ossia dagli Unni dominanti nella Pannonia, dopo un lungo assedio[Menander Protect., tom. 1. Histor. Byz., pag. 175.]. Tiberio Costantino Augusto, non avendo potere di soccorrerlo, ne ordinò la resa, e gli convenne pagare per giunta una gran somma d'oro a costoro, perchè deponessero le armi, e lasciassero in pace l'imperio, maltrattato dai Persiani in Oriente, e peggio in Italia dai Longobardi.

L'anno I dopo il consolato di TiberioAugusto.

Non ci somministra Paolo Diacono ordine sicuro di tempi nel riferire i fatti d'Italia; e però indarno si vuol adoperar la di lui autorità per istabilir gli anni precisi delle avventure ch'egli racconta. Chieggo io licenza di poter riportar sotto il presente un fatto diFaroaldo, primo duca di Spoleti[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 13.]. Questi con un buon esercito di Longobardi portatosi a Classe, s'impadronì di quella ricca città, con ispogliarla di tutte le sue ricchezze. EraClasse, come di sopra accennai, una picciola città, come borgo di Ravenna, da cui era lontana tre miglia. Così fu appellata, perchè quivi i saggi Romani teneano continuamente una classe, cioè una armata navale per difesa e sicurezza del mare Adriatico. La sua situazione anche oggidì si vede fra il mezzogiorno e levante rispetto alla città di Ravenna. Colà faceano scala i legni mercantili, e però abbondava di ricchezze. Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Rav.]pretende che Faroaldo mettesse lo assedio a Classe nell'anno 576, e che finalmente nell'anno 578 ne divenisse padrone. Di questo lungo assedio non apparisce pruova alcuna presso gli antichi. Ben si ricava dai susseguenti racconti di Paolo Diacono, che Faroaldo lasciò quivi un buon presidio, perchè solamente sotto l'esarcoSnaragdoi Greci ricuperarono quella città. Siamo poscia condotti da questa azione del duca Faroaldo ad intendere che già era formato il riguardevole ducato diSpoleti, di cui primo duca fu egli stesso. In questo ducato si compresero dipoi la capitale Spoleti, Norcia, Rieti, Ameria, città di Castello,Gubbio, Nocera, Fuligno, Assisi, Terni, Todi, Narni. Mi fo io a credere che passasse anche allora il dominio di esso Faroaldo di qua dall'Apennino; e certo da lì a qualche tempo tutta l'Umbria settentrionale con Camerino capo della medesima, si trova unita al ducato di Spoleti, e signoreggiata dai Longobardi. Ed appunto circa questi tempi è d'avviso il Sigonio[Sigon., de Regn. Italiae, lib. 1.]che venissero in potere di essi Longobardi varie città e castella di quei contorni, cioè Sutri, Polimarzo, oggidì Bomarzo, Orta, Todi, Ameria, Perugia, Luciuolo (vien creduto oggidìPonte Ricciolo) ed altri luoghi, perchè mancavano le forze all'esarcoLonginoda difendere que' paesi, quando egli stesso penava a sostenersi in Ravenna. Non da altro m'immagino io che il Sigonio deducesse un tal fatto, se non dall'aver trovato presso Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gest. Langobard. lib. 4, cap. 8.]che da lì ad alcuni anni, regnando il reAgilulfo,Romanoesarco ricuperò questi medesimi luoghi con ritorli dalle mani de' Longobardi. Ma da ciò non apparisce che tali conquiste fossero fatte dalla nazion longobardica in questi tempi. Molto era già ch'essi scorreano a man salva per l'Italia, sottomettendo tutti que' luoghi che si trovavano in istato di non poter fare resistenza. Può parimente accennarsi, come seguito verso questi tempi, l'acquisto del Sirmio, fatto dagli Avari, ossia dagli Unni dominanti nella Pannonia, dopo un lungo assedio[Menander Protect., tom. 1. Histor. Byz., pag. 175.]. Tiberio Costantino Augusto, non avendo potere di soccorrerlo, ne ordinò la resa, e gli convenne pagare per giunta una gran somma d'oro a costoro, perchè deponessero le armi, e lasciassero in pace l'imperio, maltrattato dai Persiani in Oriente, e peggio in Italia dai Longobardi.


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