DLXXXVI

DLXXXVIAnno diCristoDLXXXVI. IndizioneIV.Pelagio IIpapa 9.Maurizioimperadore 5.Autarire 3.L'anno III dopo il consolato diMaurizio Augusto.Racconta Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 18.]che dopo la presa di Brescello il reAutariconchiuse una tregua di tre anni coll'esarco di RavennaSmaragdo. Io per me inclino a credere che nell'anno 584 questa tregua possa essere succeduta. Lacrede fatta il cardinal Noris[Noris, de Synod. V, cap. 9, §. 4.]nell'anno presente, e però stima parimente scritta nel medesimo una lettera di papaPelagioadEliaarcivescovo d'Aquileia, e ai vescovi suoi suffraganei, per rimuoverli dallo scisma[Labbe, Concilior., tom. 5.]. Comincia essa lettera con queste parole:Quod ad dilectionem vestram, ec., e fra l'altre cose dice il papa di non aver loro scritto prima per cagion delle guerre.Postea ergo quam Deus omnipotens pro felicitate christianorum principum per labores atque solicitudinem filii nostri excellentissimi Smaragdi exarchi, et chartularii sacri palatii, pacem nobis interim, vel quietem donare dignatus est, cum omni solicitudine festinamus praesentia ad vos scripta dirigere.Ma se poi non sappiam di certo l'anno della tregua, neppure possiam francamente asserir quello della lettera di papa Pelagio. Il padre Pagi, mettendo nel presente anno la lettera suddetta, dubita poi se la stessa tregua fosse stabilita nell'anno 584, o pure in questo anno, senza por mente ch'egli pretende eletto re solamente nell'anno presenteAutari, ed attribuendo Paolo Diacono essa tregua al medesimo Autari, conseguentemente, secondo i conti del padre Pagi, non potè essa succedere nell'anno 584, ma può ben essere succeduta, secondo i miei conti, perchè in esso anno 584, a mio parere,Autaricominciò a regnare. Quello ch'è certo, nulla profittò con questa lettera il ponteficePelagio.Eliaarcivescovo coi suoi suffraganei dell'Istria, al vedere che il papa s'addirizzava a lui con preghiere, maggiormente alzò la testa; e a Roma bensì mandò la risposta per alcuni suoi messi, ma con ordine di nulla aggiugnere in voce a quanto si conteneva nella lettera di risposta. Tornò di nuovo papa Pelagio, senza perdersi d'animo, a scrivere delle lettere a que' vescovi scismatici, ma con trovarli sempre più indurati nella loro opinione. Allorchè Paolo Diaconoscrisse[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 20.]:Hic Pelagius Heliae Aquilejensi episcopo, nolenti tria capitula chalcedonensis synodi suscipere, epistolam satis utilem misit, quam beatus Gregorius, quum esset adhuc diaconus, conscripsit:ci fa intendere che Elia non volle accettare i tre capitoli del concilio calcedonense, come condannati nel quinto concilio. Ed in fatti esso autore[Idem, ibid., cap. 26.]riconosce di sotto che gli arcivescovi di Aquileja non voleano comunicare coicondannatori dei tre capitoli.

L'anno III dopo il consolato diMaurizio Augusto.

Racconta Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 18.]che dopo la presa di Brescello il reAutariconchiuse una tregua di tre anni coll'esarco di RavennaSmaragdo. Io per me inclino a credere che nell'anno 584 questa tregua possa essere succeduta. Lacrede fatta il cardinal Noris[Noris, de Synod. V, cap. 9, §. 4.]nell'anno presente, e però stima parimente scritta nel medesimo una lettera di papaPelagioadEliaarcivescovo d'Aquileia, e ai vescovi suoi suffraganei, per rimuoverli dallo scisma[Labbe, Concilior., tom. 5.]. Comincia essa lettera con queste parole:Quod ad dilectionem vestram, ec., e fra l'altre cose dice il papa di non aver loro scritto prima per cagion delle guerre.Postea ergo quam Deus omnipotens pro felicitate christianorum principum per labores atque solicitudinem filii nostri excellentissimi Smaragdi exarchi, et chartularii sacri palatii, pacem nobis interim, vel quietem donare dignatus est, cum omni solicitudine festinamus praesentia ad vos scripta dirigere.Ma se poi non sappiam di certo l'anno della tregua, neppure possiam francamente asserir quello della lettera di papa Pelagio. Il padre Pagi, mettendo nel presente anno la lettera suddetta, dubita poi se la stessa tregua fosse stabilita nell'anno 584, o pure in questo anno, senza por mente ch'egli pretende eletto re solamente nell'anno presenteAutari, ed attribuendo Paolo Diacono essa tregua al medesimo Autari, conseguentemente, secondo i conti del padre Pagi, non potè essa succedere nell'anno 584, ma può ben essere succeduta, secondo i miei conti, perchè in esso anno 584, a mio parere,Autaricominciò a regnare. Quello ch'è certo, nulla profittò con questa lettera il ponteficePelagio.Eliaarcivescovo coi suoi suffraganei dell'Istria, al vedere che il papa s'addirizzava a lui con preghiere, maggiormente alzò la testa; e a Roma bensì mandò la risposta per alcuni suoi messi, ma con ordine di nulla aggiugnere in voce a quanto si conteneva nella lettera di risposta. Tornò di nuovo papa Pelagio, senza perdersi d'animo, a scrivere delle lettere a que' vescovi scismatici, ma con trovarli sempre più indurati nella loro opinione. Allorchè Paolo Diaconoscrisse[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 20.]:Hic Pelagius Heliae Aquilejensi episcopo, nolenti tria capitula chalcedonensis synodi suscipere, epistolam satis utilem misit, quam beatus Gregorius, quum esset adhuc diaconus, conscripsit:ci fa intendere che Elia non volle accettare i tre capitoli del concilio calcedonense, come condannati nel quinto concilio. Ed in fatti esso autore[Idem, ibid., cap. 26.]riconosce di sotto che gli arcivescovi di Aquileja non voleano comunicare coicondannatori dei tre capitoli.


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