DVIIAnno diCristoDVII. IndizioneXV.Simmacopapa 10.Anastasioimperadore 17.Teodericore 15.ConsoliFlavio Anastasio Augustoper la terza volta eVenanzio.Venanzio, creato console in Occidente, con tutta ragione viene creduto quello stessoVenanzio patrizio, che dal re Atalarico presso Cassiodoro[Cassiod., lib. 9, epist. 23.]è lodato come il padre diPaolinoconsole, e d'altri ornati della stessa dignità. Ora si è da dire, che avendo udito il re Teoderico, com'erano insorte amarezze traClodoveore de' Franchi edAlaricore dei Visigoti, con pericolo che si venisse all'armi, ed avendo ricevute lettere, onde conosceva irritato forte Alarico contra dell'altro regnante: siccome principe savio e lontano dagl'impegni della guerra, se non quando la necessità ve lo spingeva, cercò la via di smorzare il fuoco nascente e di rimettere la concordia fra quelle due nazioni. E tanto più prese a cuore questo affare, quanto cheAlaricocui suo genero,Clodoveosuo cognato. Pertanto, siccome ricaviamo da una lettera di Cassiodoro[Idem, lib. 3, epist. 1.], mandò ambasciatori, e scrisse ad Alarico, con esortarlo a calmar la sua collera e ad aspettar di prendere più vigorose risoluzioni, tanto ch'esso Teoderico, con inviar ambasciatori a Clodoveo, avesse scandagliata la di lui mente e cercato di metter l'affare in positura d'una ragionevol concordia: rappresentandogli specialmenteche i Visigoti suoi popoli da gran tempo godeano la pace, ed erano perciò poco esperti nel mestier della guerra, al contrario della gente agguerrita de' Franchi. E giacchè fin allora consisteva tutta la lite in sole parole, si poteva sperare un accomodamento, che sarebbe poi stato difficile dappoichè si fossero sguainate le spade. Gli dice inoltre, avere i suoi legati ordine di passare alla corte diGundibadore de' Borgognoni, e poscia a quella degli altri re, per muover tutti a dar mano alla pace, conchiudendo in fine che terrà per nemico suo proprio chi si scoprirà nemico d'esso Alarico. Oltre alla parentela comune ancora con Clodoveo, avea Teoderico due particolari motivi da dichiararsi in caso di rottura per Alarico, essendo amendue della stessa nazione gotica e della stessa setta ariana. Leggesi parimente una lettera del re Teoderico[Cassiodorus, lib. 2, epist. 2.]al suddetto re Gundobado, in cui l'esorta ad interporsi perchè amichevolmente si compongano le differenze insorte fra i re dei Franchi e de' Visigoti, e si schivi la guerra. Un'altra pure[Idem, ibid., epist. 3.]portata dai suoi ambasciatori, inviò aLuduin(così egli chiama, se pure non è errore,Clodoveo) re dei Franchi, pregandolo con affetto di padre (per tale era Teoderico considerato allora da tutti i re circonvicini) che non voglia per cagioni sì leggiere correre all'armi, ma che rimetta ad arbitri amici la discussione di sì fatta contesa, nè si lasci condurre da taluno che per malignità attizzava quel fuoco: aver egli passati i medesimi uffizii con Alarico; e però protestare, non men da padre che da amico, qualmente chiunque di loro sprezzasse queste sue esortazioni, avrebbe per nimica la sua persona e i suoi collegati. Non so se nel medesimo tempo, oppure dopo aver ricevuta qualche disgustosa risposta da Clodoveo, scrivesse Teoderico un'altra lettera, portata medesimamenteda' suoi ambasciatori ai re degliEruli, GuarnieTuringi. In essa gli stimola a spedire anch'essi dal canto loro ambasciatori unitamente coi suoi e con quei di Gundobado re della Borgogna, al re dei Franchi, la cuisuperbianon tace, dacchè non vuol accettare l'offerte di arbitri e di amici nella pendenza sua con Alarico. Aggiugne dover cadauno temere d'un principe che con volontaria iniquità cerca d'opprimere il vicino, mentre chi vuol operare senza far caso delle leggi delle genti, è dietro a sconvolgere i regni di ognuno. Però doversi unitamente intimare a quel re, che sospenda il mettere mano all'armi contra di Alarico, con rimettersi alla decisione degli arbitri: altrimenti sappia che ognun sarà contra chi sprezza tutte le vie della giustizia. Dal che si conosce che Teoderico ben conosceva lo svantaggio, in cui si trovavano i Visigoti, e presentiva ciò che poscia avvenne, ma senza potervi mettere rimedio. Secondochè crede il Cluverio[Cluver., German. Antiq., lib. 3, cap. 27 et 35.], iGuarnipopoli della Germania erano situati nelle contrade, ove ora è il ducato di Meclemburgo. Intorno al sito degliEruliavrebbe fatto meglio esso Cluverio, se avesse confessato di nulla saperne. Certo egli neppur seppe che in questi tempi durava essa nazioneerula, governata dal suo re. A noi basta per ora d'intendere che tanto gli Eruli, quanto i Guarni e i Turingi doveano essere popoli confinanti, o vicini ai paesi posseduti dai Franchi nella Germania. Era in questi tempi re della ToringiaErmenfredo, marito d'una nipote di Teoderico; e a lui si vede indirizzata una lettera presso Cassiodoro[Cassiod, lib. 4, ep. 1.]in occasion di quelle nozze. Per conto del re degli Eruli, Teoderico l'avea adottato per suo figliuolo d'armi, cioè con una specie di adozione che si praticava allora, e col tempo fu dettofar cavaliere, avendogli dato cavalli, spade, scudi e l'altre armimilitari, come si può vedere in un'altra lettera[Cassiod., lib. 4, ep. 2.]d'esso re Teoderico.Clodoveo, che non voleva tanti maestri, ed essendosi già messo in capo d'ingoiare il vicino Alarico, ed avea ben fondamento di sperarlo, può essere che desse buone parole a tante ambasciate ed istanze, ma niuna promessa di desistere dall'impresa; ed intanto per prevenire i soccorsi che potesse Alarico ricevere dai lontani collegati, sollecitamente uscì in campagna con un poderosissimo esercito. Abbiam da sant'Isidoro[Isidorus, in Chronico Gothor.]che in aiuto de' Franchi andarono anche i Borgognoni: il che può parere strano, perchè veramente non avrebbe dovuto il reGundobadoaver molto genio ad accrescere la potenza già sì grande dei Franchi, per timor che l'ingrandimento loro non tornasse un dì in rovina del suo regno, siccome col tempo avvenne. Tuttavia, siccome ricaviamo ancora dalla vita di san Cesario vescovo di Arles[Cyprian, in Vita S. Caesarii apud Mabillonium Act. SS., tom. 1.], certo è ch'egli unì allora le sue forze con quelle de' Franchi, senza sapersi, se per malignità e con tradire le speranze del re Teoderico, o pure in esecuzion de' patti stabiliti con Clodoveo nella precedente guerra, in vigor de' quali cessò l'assedio di Avignone ed ogni altra ostilità contro di lui. Passando l'armata de' Franchi per Tours, ordinò il re che in venerazione di san Martino, secondochè attesta Gregorio Turonense[Gregor. Turon., lib. 2, cap. 37.], non si recasse molestia alcuna al paese. Racconta Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.]che Alarico dimandò soccorso a Teoderico re d'Italia, e mentre lo stava aspettando, andò a mettersi coll'esercito suo a fronte de' nemici ch'erano accampati presso aCarcassona. Non inclinava egli ad azzardare il tutto in una battaglia; ma perchè i suoi, all'udire che i Franchi portavano la desolazione a tutto il paese, sparlavano del di lui poco coraggio, e sivantavano di poter vincere colle poma cotte il nemico, lasciossi strascinare ad imprendere il combattimento. Neppur qui pare che Procopio meriti attenzione, all'osservare com'egli metta fiero quel conflitto vicino aCarcassona, quando abbiamo dal Turonense, storico più degno di fede, che la giornata campale si fece aVouglè, dieci miglia lungi dalla città di Poitiers, luogo troppo lontano da Carcassona: oltre al dirsi da lui che l'esercito di Teoderico passò ora nelle Gallie: il che, siccome diremo, solamente nell'anno appresso avvenne. Quello che è certo, seguì tra i Franchi e Visigoti una memorabil battaglia; nella quale rimasero sconfitti gli ultimi, colla morte non solamente di parecchie migliaia di Visigoti e diApollinarefigliuolo diApollinare Sidonioe della maggior parte dei senatori e del popolo d'Auvergne, ma lo stesso reAlarico. Questa insigne vittoria aprì la strada ai Franchi per quasi annientare nella Gallia il dominio dei Visigoti; e loro certamente non sarebbe restato un palmo di terreno in quelle provincie, se non fosse finalmente accorsa l'armata del re Teoderico. Intanto Clodoveo s'impadronì della Touraine, del Poitou, del Limosin, del Perigord, della Saintogne e d'altre contrade. ETeodericosuo figliuolo con una parte del vittorioso esercito si rendè padrone del paese d'Alby, de Roùergne, dell'Auvergne, e d'altre contrade possedute dianzi dai Visigoti. Non lasciò Alarico dopo di sè altro figliuolo di età adulta, che un bastardo, per nomeGiselico, in eleggere il quale per re concorsero i voti dei Visigoti sopravanzati al filo delle spade dei Franchi: giacchèAmalarico, figliuolo d'una figliuola di Teoderico re d'Italia, era d'età incapace al governo: il che dispiacque non poco al medesimo Teoderico. E noi non istaremo molto a veder gli effetti di questa sua collera. Abbiamo poi da Teofane[Theoph., in Chronogr.]che circa questitempiAnastasioimperadore fabbricò nella Mesopotamia alle frontiere della Persia una forte città, a cui pose il nome di Arcadiopoli. Non s'intende perchè non desse piuttosto il proprio.
Consoli
Flavio Anastasio Augustoper la terza volta eVenanzio.
Venanzio, creato console in Occidente, con tutta ragione viene creduto quello stessoVenanzio patrizio, che dal re Atalarico presso Cassiodoro[Cassiod., lib. 9, epist. 23.]è lodato come il padre diPaolinoconsole, e d'altri ornati della stessa dignità. Ora si è da dire, che avendo udito il re Teoderico, com'erano insorte amarezze traClodoveore de' Franchi edAlaricore dei Visigoti, con pericolo che si venisse all'armi, ed avendo ricevute lettere, onde conosceva irritato forte Alarico contra dell'altro regnante: siccome principe savio e lontano dagl'impegni della guerra, se non quando la necessità ve lo spingeva, cercò la via di smorzare il fuoco nascente e di rimettere la concordia fra quelle due nazioni. E tanto più prese a cuore questo affare, quanto cheAlaricocui suo genero,Clodoveosuo cognato. Pertanto, siccome ricaviamo da una lettera di Cassiodoro[Idem, lib. 3, epist. 1.], mandò ambasciatori, e scrisse ad Alarico, con esortarlo a calmar la sua collera e ad aspettar di prendere più vigorose risoluzioni, tanto ch'esso Teoderico, con inviar ambasciatori a Clodoveo, avesse scandagliata la di lui mente e cercato di metter l'affare in positura d'una ragionevol concordia: rappresentandogli specialmenteche i Visigoti suoi popoli da gran tempo godeano la pace, ed erano perciò poco esperti nel mestier della guerra, al contrario della gente agguerrita de' Franchi. E giacchè fin allora consisteva tutta la lite in sole parole, si poteva sperare un accomodamento, che sarebbe poi stato difficile dappoichè si fossero sguainate le spade. Gli dice inoltre, avere i suoi legati ordine di passare alla corte diGundibadore de' Borgognoni, e poscia a quella degli altri re, per muover tutti a dar mano alla pace, conchiudendo in fine che terrà per nemico suo proprio chi si scoprirà nemico d'esso Alarico. Oltre alla parentela comune ancora con Clodoveo, avea Teoderico due particolari motivi da dichiararsi in caso di rottura per Alarico, essendo amendue della stessa nazione gotica e della stessa setta ariana. Leggesi parimente una lettera del re Teoderico[Cassiodorus, lib. 2, epist. 2.]al suddetto re Gundobado, in cui l'esorta ad interporsi perchè amichevolmente si compongano le differenze insorte fra i re dei Franchi e de' Visigoti, e si schivi la guerra. Un'altra pure[Idem, ibid., epist. 3.]portata dai suoi ambasciatori, inviò aLuduin(così egli chiama, se pure non è errore,Clodoveo) re dei Franchi, pregandolo con affetto di padre (per tale era Teoderico considerato allora da tutti i re circonvicini) che non voglia per cagioni sì leggiere correre all'armi, ma che rimetta ad arbitri amici la discussione di sì fatta contesa, nè si lasci condurre da taluno che per malignità attizzava quel fuoco: aver egli passati i medesimi uffizii con Alarico; e però protestare, non men da padre che da amico, qualmente chiunque di loro sprezzasse queste sue esortazioni, avrebbe per nimica la sua persona e i suoi collegati. Non so se nel medesimo tempo, oppure dopo aver ricevuta qualche disgustosa risposta da Clodoveo, scrivesse Teoderico un'altra lettera, portata medesimamenteda' suoi ambasciatori ai re degliEruli, GuarnieTuringi. In essa gli stimola a spedire anch'essi dal canto loro ambasciatori unitamente coi suoi e con quei di Gundobado re della Borgogna, al re dei Franchi, la cuisuperbianon tace, dacchè non vuol accettare l'offerte di arbitri e di amici nella pendenza sua con Alarico. Aggiugne dover cadauno temere d'un principe che con volontaria iniquità cerca d'opprimere il vicino, mentre chi vuol operare senza far caso delle leggi delle genti, è dietro a sconvolgere i regni di ognuno. Però doversi unitamente intimare a quel re, che sospenda il mettere mano all'armi contra di Alarico, con rimettersi alla decisione degli arbitri: altrimenti sappia che ognun sarà contra chi sprezza tutte le vie della giustizia. Dal che si conosce che Teoderico ben conosceva lo svantaggio, in cui si trovavano i Visigoti, e presentiva ciò che poscia avvenne, ma senza potervi mettere rimedio. Secondochè crede il Cluverio[Cluver., German. Antiq., lib. 3, cap. 27 et 35.], iGuarnipopoli della Germania erano situati nelle contrade, ove ora è il ducato di Meclemburgo. Intorno al sito degliEruliavrebbe fatto meglio esso Cluverio, se avesse confessato di nulla saperne. Certo egli neppur seppe che in questi tempi durava essa nazioneerula, governata dal suo re. A noi basta per ora d'intendere che tanto gli Eruli, quanto i Guarni e i Turingi doveano essere popoli confinanti, o vicini ai paesi posseduti dai Franchi nella Germania. Era in questi tempi re della ToringiaErmenfredo, marito d'una nipote di Teoderico; e a lui si vede indirizzata una lettera presso Cassiodoro[Cassiod, lib. 4, ep. 1.]in occasion di quelle nozze. Per conto del re degli Eruli, Teoderico l'avea adottato per suo figliuolo d'armi, cioè con una specie di adozione che si praticava allora, e col tempo fu dettofar cavaliere, avendogli dato cavalli, spade, scudi e l'altre armimilitari, come si può vedere in un'altra lettera[Cassiod., lib. 4, ep. 2.]d'esso re Teoderico.
Clodoveo, che non voleva tanti maestri, ed essendosi già messo in capo d'ingoiare il vicino Alarico, ed avea ben fondamento di sperarlo, può essere che desse buone parole a tante ambasciate ed istanze, ma niuna promessa di desistere dall'impresa; ed intanto per prevenire i soccorsi che potesse Alarico ricevere dai lontani collegati, sollecitamente uscì in campagna con un poderosissimo esercito. Abbiam da sant'Isidoro[Isidorus, in Chronico Gothor.]che in aiuto de' Franchi andarono anche i Borgognoni: il che può parere strano, perchè veramente non avrebbe dovuto il reGundobadoaver molto genio ad accrescere la potenza già sì grande dei Franchi, per timor che l'ingrandimento loro non tornasse un dì in rovina del suo regno, siccome col tempo avvenne. Tuttavia, siccome ricaviamo ancora dalla vita di san Cesario vescovo di Arles[Cyprian, in Vita S. Caesarii apud Mabillonium Act. SS., tom. 1.], certo è ch'egli unì allora le sue forze con quelle de' Franchi, senza sapersi, se per malignità e con tradire le speranze del re Teoderico, o pure in esecuzion de' patti stabiliti con Clodoveo nella precedente guerra, in vigor de' quali cessò l'assedio di Avignone ed ogni altra ostilità contro di lui. Passando l'armata de' Franchi per Tours, ordinò il re che in venerazione di san Martino, secondochè attesta Gregorio Turonense[Gregor. Turon., lib. 2, cap. 37.], non si recasse molestia alcuna al paese. Racconta Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.]che Alarico dimandò soccorso a Teoderico re d'Italia, e mentre lo stava aspettando, andò a mettersi coll'esercito suo a fronte de' nemici ch'erano accampati presso aCarcassona. Non inclinava egli ad azzardare il tutto in una battaglia; ma perchè i suoi, all'udire che i Franchi portavano la desolazione a tutto il paese, sparlavano del di lui poco coraggio, e sivantavano di poter vincere colle poma cotte il nemico, lasciossi strascinare ad imprendere il combattimento. Neppur qui pare che Procopio meriti attenzione, all'osservare com'egli metta fiero quel conflitto vicino aCarcassona, quando abbiamo dal Turonense, storico più degno di fede, che la giornata campale si fece aVouglè, dieci miglia lungi dalla città di Poitiers, luogo troppo lontano da Carcassona: oltre al dirsi da lui che l'esercito di Teoderico passò ora nelle Gallie: il che, siccome diremo, solamente nell'anno appresso avvenne. Quello che è certo, seguì tra i Franchi e Visigoti una memorabil battaglia; nella quale rimasero sconfitti gli ultimi, colla morte non solamente di parecchie migliaia di Visigoti e diApollinarefigliuolo diApollinare Sidonioe della maggior parte dei senatori e del popolo d'Auvergne, ma lo stesso reAlarico. Questa insigne vittoria aprì la strada ai Franchi per quasi annientare nella Gallia il dominio dei Visigoti; e loro certamente non sarebbe restato un palmo di terreno in quelle provincie, se non fosse finalmente accorsa l'armata del re Teoderico. Intanto Clodoveo s'impadronì della Touraine, del Poitou, del Limosin, del Perigord, della Saintogne e d'altre contrade. ETeodericosuo figliuolo con una parte del vittorioso esercito si rendè padrone del paese d'Alby, de Roùergne, dell'Auvergne, e d'altre contrade possedute dianzi dai Visigoti. Non lasciò Alarico dopo di sè altro figliuolo di età adulta, che un bastardo, per nomeGiselico, in eleggere il quale per re concorsero i voti dei Visigoti sopravanzati al filo delle spade dei Franchi: giacchèAmalarico, figliuolo d'una figliuola di Teoderico re d'Italia, era d'età incapace al governo: il che dispiacque non poco al medesimo Teoderico. E noi non istaremo molto a veder gli effetti di questa sua collera. Abbiamo poi da Teofane[Theoph., in Chronogr.]che circa questitempiAnastasioimperadore fabbricò nella Mesopotamia alle frontiere della Persia una forte città, a cui pose il nome di Arcadiopoli. Non s'intende perchè non desse piuttosto il proprio.