DVIII

DVIIIAnno diCristoDVIII. IndizioneI.Simmacopapa 11.Anastasioimperadore 18.Teodericore 16.ConsoliCelereeVenanziojuniore.Celere, console in Oriente, lo stesso è che vedemmo poco innanzi adoperato per generale d'armata da Anastasio Augusto nella guerra coi Persiani.Venanzio, console occidentale, si trova appellato nei Fastijuniorea distinzione dell'altroVenanzioche vedemmo console nell'anno precedente. Venuta la primavera,Clodoveore dei Franchi continuò le sue conquiste sopra gli abbattuti Visigoti, con impadronirsi diTolosa, capitale del regno loro in que' tempi, e con portar via di colà tutt'i tesori già ammassati dall'ucciso re Alarico. Quindi passò all'assedio della città d'Angouleme, e quando si credea che avesse da costargli gran tempo e fatica la presa di quella città pel grosso presidio dei Visigoti, tardò poco a cadere una parte delle mura; accidente che forzò i difensori ad arrendersi. Se n'andò poscia a Tours, per fare le sue divozioni ed offerte a san Martino, riconoscendo dalla protezione di lui il buon successo dell'armi sue; e nello stesso tempo inviò la sua armata all'assedio della città di Arles, riguardevolissima in que' tempi, e chiamatapicciola Romada Ausonio. Intanto il reTeoderico, che non potea di meno di non compiagnere l'abbattimento de' Visigoti, cioè di un popolo, con cui avea comune la nazione, ed inoltre considerava per pericolosa al suo regno tanta fortuna dell'armi de' Franchi, inviò una possente armata nelle Gallie,sotto il comando d'Ibbaconte[Jordan., de Reb. Get., cap. 58.], chiamato da altriEbbane, suo generale. Procopio[Procop., de Bell. Goth. lib. 1, cap. 12.]scrive che Teoderico vi andò in persona; e con lui va d'accordo Cipriano nella vita disan Cesariovescovo di Arles[Cyprianus, in Vita S. Caesarii apud Surium, ad diem 27 augusti, et apud Mabillonium.]. Certo è almeno che Ibba trovò impegnati i Franchi nell'assedio di essa città d'Arles, durante il quale fu in gran pericolo la vita di quel santo vescovo, per sospetti disseminati contra di lui d'intelligenza coi Franchi. Strepitavano spezialmente i Giudei contra del santo; ma in fine si trovò essere gli stessi Giudei che tramavano di tradir la città, e corsero rischio d'essere messi tutti a filo di spada. Sostennero i Goti e il popolo con vigore gl'incomodi di quell'assedio, ancorchè patissero carestia di viveri. Accadde un giorno che i Franchi vollero impadronirsi del ponte fabbricato sul Rodano; e il fatto si ricava da una lettera del reAtalaricopresso di Cassiodoro[Cassiod., lib. 8, ep. 10.]. Vi era alla difesaTulo, Goto di nazione, parente dello stesso Atalarico; e sì gagliarda fu la difesa ch'ei fece co' suoi, che furono obbligati gli aggressori a ritirarsi, con riportar nondimeno esso Tulo delle gloriose ferite in quel conflitto. Ci dipigne il padre Daniello[Daniel, Histoire de France, tom. 1.]questo fatto coll'ingegnosa sua eloquenza, come se l'avesse veduto, dicendo che a poco a poco andò crescendo la mischia, tanto che vi si impegnò tutto il nerbo delle due armate nimiche; e che in fine essendo furiosamente rispinti i Franchi non meno dagli Ostrogoti che dalla guarnigione dei Visigoti uscita nello stesso tempo dalla città, furono messi in rotta con un'intera sconfitta; e se noi crediamo a Giordano istorico, restarono morti sul campotrentamila Franchi, senza i prigionieri, dei quali il numero fu grande, e verso i quali esercitòla sua carità san Cesario. Vero è che dalla lettera del reAtalariconulla si ricava di questa sì strepitosa sconfitta de' Franchi in tale occasione. Solamente vi si racconta la resistenza fatta da Tulo goto, per cui non venne fatto ai Franchi di occupare quel ponte. Contuttociò è fuor di dubbio che i Franchi furono obbligati ad abbandonar quell'assedio. Procopio scrive che si ritirarono per timore de' Goti inviati da Teoderico. Inoltre la vittoria, di cui fa menzione Giordano, riportata sopra i Franchi dai Goti colla morte di molte migliaia di essi, si può tenere per certa, argomentandola noi eziandio da quelle parole di Cipriano nella vita di san Cesario:In Arelato vero Gothis cum captivorum immensitate reversis replentur basilicae sacrae, repletur etiam domus, etc.E sotto quest'anno scrive Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]che TeodericoGallias Francorum depraedatione confusas, victis hostibus ac fugatis, suo adquisivit imperio. Adunque all'armi di lui si dee con tutta ragione attribuir quella vittoria. Ma non è ben certo se la rotta de' suddetti Franchi seguisse nel presente o nel susseguente anno.In somma così prosperamente fu guidata quell'impresa, che il re Teoderico divenne padrone di tutta la Provenza, ossia ch'egli fosse acclamato da quei popoli e dai Visigoti della sua stessa nazione, o che per titolo di successione, o di acquisto egli ne pretendesse il dominio della città di Arles, così dice il suddetto Cipriano:Sic deinde arelatensis civitas a Wisighotis ad Ostroghotorum devoluta est regnum.Perciò Teoderico o nel presente, o nel prossimo anno inviò colàGemellosenatore con dire[Idem, lib. 3, ep. 16.]:Praesenti tempore in Gallias, nobis Deo auxiliante subjugatas, vicarium te praefectorum nostra mittit auctoritas.Nella seguente lettera[Idem, ibid., ep. 17.], scrittaprovincialibus Galliarum, dà loro avviso dispedire colà Gemello per loro governatore. Al medesimo personaggio scrive in un'altra lettera[Cassiod., lib. 3, epist. 32.]di esentar dai tributi il popolo d'Arlesnella quarta indizione, in premio della lor fedeltà e dei danni patiti dai Franchi. In un'altra lettera[Idem, ep. 41.]manda loro danari e vettovaglie pel risarcimento delle mura e torri della città. E in un'altra[Idem, ep. 44.]fa sapere a Gemello d'aver mandati grani dall'Italia per alimentar l'esercito, senza aggravar la provincia afflitta per le passate calamità, con ordinargli di farlo trasportaredai granai di Marsilia alle castella poste sopra la Druenza. Dalla qual lettera parimente impariamo che anche Marsilia venne in potere di Teoderico, non so se perchè la togliesse ai Borgognoni, o perchè dianzi essa fosse del dominio de' Visigoti. A questa città confermò egli tutte le esenzioni concedute dai principi precedenti[Idem, lib. 4, ep. 24.], e rilasciò anche il censo di un anno. Ma mentre Teodorico era intento agli affari della Gallia, eccoti un improvviso turbine che venne a trovarlo in Italia. Avea l'imperadoreAnastasiodissimulato finora il suo risentimento contra di Teoderico per la rotta data all'esercito suo, inviato contro di Mundone, di cui parlammo all'anno 505. Ora dunque che intese impegnate e distratte le forze di lui nella Gallia, s'avvisò essere questo il tempo da farne vendetta. Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.]è quegli che racconta il fatto, con dire cheRomanoconte, capitano dei domestici, ossia delle guardie del palazzo imperiale, eRusticoconte degli scolari, ossia sopraintendente alle scuole militari, con cento navi armate, dov'erano otto mila soldati, furono inviati da esso imperadore a dare il guasto ai lidi d'Italia, e giunsero fino a Taranto città antichissima: dopo di che se ne ritornarono a Costantinopoli. Marcellinostesso, che pur scriveva in quella città la sua Cronica, detesta il fatto, con chiamare obbrobriosa una tal vittoria, perchè sol degna del nome di scorreria da corsaro. Abbiamo da Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 38.]che circa questi tempi Clodoveo re de' Franchi stando in Tours, ricevette lettere da Anastasio Augusto, con cui il dichiaravaconsole; laonde egli nella basilica di san Martino fu vestito di porpora e di manto, e gli fu posto il diadema in capo. Poscia salito a cavallo passeggiò per la città, spargendo monete d'oro e d'argento, e da quel giorno innanzi fu chiamatoconsoleoaugusto. Se n'andò finalmente a Parigi, ed ivi stabilì la sede del regno, continuata ivi dipoi dai susseguenti re fino al presente giorno. Questo titolo d'Augustoè molto inverisimile, nè sussiste che Anastasio il dichiarasse con ciò collega nell'imperio, siccome pensa il Cointio. Nè par credibile ch'egli fosse creatoconsole ordinario, siccome fu d'avviso il cardinal Baronio, nè ch'egli disprezzasse sì fatta dignità, perchè i Fasti non ne parlano.Console onorariopossiam giustamente credere ch'egli fosse nominato; e merita plauso l'opinione di Adriano Valesio e del padre Pagi, che sotto il nome diconsoles'intende la dignità delpatriciato, cioè la più insigne che in que' tempi si conferisse dagl'imperadori. Questa poi importava qualche riconoscenza della sovranità degli Augusti. Restano ancora monete d'esso Clodoveo e degli altri re primieri dei Franchi con qualche segno nel rovescio di questa verità, leggendovisi il CONOB. o pure VICTORIA AVGG., termini ed espressioni usate nelle monete de' greci Augusti e in quelle degli antichi duchi di Napoli dipendenti dagli Augusti. Abbiamo una strana interpretazione, data dal padre Harduino alla tuttavia scura parola CONOB. Si sa inoltre da Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 33.]che i Franchi non avrebbonocreduto sicuro e stabile il possesso e dominio loro nella Gallia, se loro non glielo avessero confermato gl'imperadori. Altrettanto fece Teoderico pel regno d'Italia; e nelle monete dei re Ostrogoti e dei Visigoti si osserva talora l'indizio stesso di dipendenza. È di parere il cardinal Baronio che Anastasio inviasse a Clodoveo questi contrassegni d'onore per animarlo a continuar la guerra contra il re Teoderico, e questa sembra lodevol conghiettura. Ma potrebbe anche darsi, come abbiamo detto, che Clodoveo stesso, non men di quello che già fece Teoderico, avesse procacciata a sè medesimo da Anastasio la dignità di patrizio per maggiormente assodare i suoi diritti in tante provincie della Gallia da lui conquistate, che dianzi erano membra del romano imperio.

Consoli

CelereeVenanziojuniore.

Celere, console in Oriente, lo stesso è che vedemmo poco innanzi adoperato per generale d'armata da Anastasio Augusto nella guerra coi Persiani.Venanzio, console occidentale, si trova appellato nei Fastijuniorea distinzione dell'altroVenanzioche vedemmo console nell'anno precedente. Venuta la primavera,Clodoveore dei Franchi continuò le sue conquiste sopra gli abbattuti Visigoti, con impadronirsi diTolosa, capitale del regno loro in que' tempi, e con portar via di colà tutt'i tesori già ammassati dall'ucciso re Alarico. Quindi passò all'assedio della città d'Angouleme, e quando si credea che avesse da costargli gran tempo e fatica la presa di quella città pel grosso presidio dei Visigoti, tardò poco a cadere una parte delle mura; accidente che forzò i difensori ad arrendersi. Se n'andò poscia a Tours, per fare le sue divozioni ed offerte a san Martino, riconoscendo dalla protezione di lui il buon successo dell'armi sue; e nello stesso tempo inviò la sua armata all'assedio della città di Arles, riguardevolissima in que' tempi, e chiamatapicciola Romada Ausonio. Intanto il reTeoderico, che non potea di meno di non compiagnere l'abbattimento de' Visigoti, cioè di un popolo, con cui avea comune la nazione, ed inoltre considerava per pericolosa al suo regno tanta fortuna dell'armi de' Franchi, inviò una possente armata nelle Gallie,sotto il comando d'Ibbaconte[Jordan., de Reb. Get., cap. 58.], chiamato da altriEbbane, suo generale. Procopio[Procop., de Bell. Goth. lib. 1, cap. 12.]scrive che Teoderico vi andò in persona; e con lui va d'accordo Cipriano nella vita disan Cesariovescovo di Arles[Cyprianus, in Vita S. Caesarii apud Surium, ad diem 27 augusti, et apud Mabillonium.]. Certo è almeno che Ibba trovò impegnati i Franchi nell'assedio di essa città d'Arles, durante il quale fu in gran pericolo la vita di quel santo vescovo, per sospetti disseminati contra di lui d'intelligenza coi Franchi. Strepitavano spezialmente i Giudei contra del santo; ma in fine si trovò essere gli stessi Giudei che tramavano di tradir la città, e corsero rischio d'essere messi tutti a filo di spada. Sostennero i Goti e il popolo con vigore gl'incomodi di quell'assedio, ancorchè patissero carestia di viveri. Accadde un giorno che i Franchi vollero impadronirsi del ponte fabbricato sul Rodano; e il fatto si ricava da una lettera del reAtalaricopresso di Cassiodoro[Cassiod., lib. 8, ep. 10.]. Vi era alla difesaTulo, Goto di nazione, parente dello stesso Atalarico; e sì gagliarda fu la difesa ch'ei fece co' suoi, che furono obbligati gli aggressori a ritirarsi, con riportar nondimeno esso Tulo delle gloriose ferite in quel conflitto. Ci dipigne il padre Daniello[Daniel, Histoire de France, tom. 1.]questo fatto coll'ingegnosa sua eloquenza, come se l'avesse veduto, dicendo che a poco a poco andò crescendo la mischia, tanto che vi si impegnò tutto il nerbo delle due armate nimiche; e che in fine essendo furiosamente rispinti i Franchi non meno dagli Ostrogoti che dalla guarnigione dei Visigoti uscita nello stesso tempo dalla città, furono messi in rotta con un'intera sconfitta; e se noi crediamo a Giordano istorico, restarono morti sul campotrentamila Franchi, senza i prigionieri, dei quali il numero fu grande, e verso i quali esercitòla sua carità san Cesario. Vero è che dalla lettera del reAtalariconulla si ricava di questa sì strepitosa sconfitta de' Franchi in tale occasione. Solamente vi si racconta la resistenza fatta da Tulo goto, per cui non venne fatto ai Franchi di occupare quel ponte. Contuttociò è fuor di dubbio che i Franchi furono obbligati ad abbandonar quell'assedio. Procopio scrive che si ritirarono per timore de' Goti inviati da Teoderico. Inoltre la vittoria, di cui fa menzione Giordano, riportata sopra i Franchi dai Goti colla morte di molte migliaia di essi, si può tenere per certa, argomentandola noi eziandio da quelle parole di Cipriano nella vita di san Cesario:In Arelato vero Gothis cum captivorum immensitate reversis replentur basilicae sacrae, repletur etiam domus, etc.E sotto quest'anno scrive Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]che TeodericoGallias Francorum depraedatione confusas, victis hostibus ac fugatis, suo adquisivit imperio. Adunque all'armi di lui si dee con tutta ragione attribuir quella vittoria. Ma non è ben certo se la rotta de' suddetti Franchi seguisse nel presente o nel susseguente anno.

In somma così prosperamente fu guidata quell'impresa, che il re Teoderico divenne padrone di tutta la Provenza, ossia ch'egli fosse acclamato da quei popoli e dai Visigoti della sua stessa nazione, o che per titolo di successione, o di acquisto egli ne pretendesse il dominio della città di Arles, così dice il suddetto Cipriano:Sic deinde arelatensis civitas a Wisighotis ad Ostroghotorum devoluta est regnum.Perciò Teoderico o nel presente, o nel prossimo anno inviò colàGemellosenatore con dire[Idem, lib. 3, ep. 16.]:Praesenti tempore in Gallias, nobis Deo auxiliante subjugatas, vicarium te praefectorum nostra mittit auctoritas.Nella seguente lettera[Idem, ibid., ep. 17.], scrittaprovincialibus Galliarum, dà loro avviso dispedire colà Gemello per loro governatore. Al medesimo personaggio scrive in un'altra lettera[Cassiod., lib. 3, epist. 32.]di esentar dai tributi il popolo d'Arlesnella quarta indizione, in premio della lor fedeltà e dei danni patiti dai Franchi. In un'altra lettera[Idem, ep. 41.]manda loro danari e vettovaglie pel risarcimento delle mura e torri della città. E in un'altra[Idem, ep. 44.]fa sapere a Gemello d'aver mandati grani dall'Italia per alimentar l'esercito, senza aggravar la provincia afflitta per le passate calamità, con ordinargli di farlo trasportaredai granai di Marsilia alle castella poste sopra la Druenza. Dalla qual lettera parimente impariamo che anche Marsilia venne in potere di Teoderico, non so se perchè la togliesse ai Borgognoni, o perchè dianzi essa fosse del dominio de' Visigoti. A questa città confermò egli tutte le esenzioni concedute dai principi precedenti[Idem, lib. 4, ep. 24.], e rilasciò anche il censo di un anno. Ma mentre Teodorico era intento agli affari della Gallia, eccoti un improvviso turbine che venne a trovarlo in Italia. Avea l'imperadoreAnastasiodissimulato finora il suo risentimento contra di Teoderico per la rotta data all'esercito suo, inviato contro di Mundone, di cui parlammo all'anno 505. Ora dunque che intese impegnate e distratte le forze di lui nella Gallia, s'avvisò essere questo il tempo da farne vendetta. Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.]è quegli che racconta il fatto, con dire cheRomanoconte, capitano dei domestici, ossia delle guardie del palazzo imperiale, eRusticoconte degli scolari, ossia sopraintendente alle scuole militari, con cento navi armate, dov'erano otto mila soldati, furono inviati da esso imperadore a dare il guasto ai lidi d'Italia, e giunsero fino a Taranto città antichissima: dopo di che se ne ritornarono a Costantinopoli. Marcellinostesso, che pur scriveva in quella città la sua Cronica, detesta il fatto, con chiamare obbrobriosa una tal vittoria, perchè sol degna del nome di scorreria da corsaro. Abbiamo da Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 38.]che circa questi tempi Clodoveo re de' Franchi stando in Tours, ricevette lettere da Anastasio Augusto, con cui il dichiaravaconsole; laonde egli nella basilica di san Martino fu vestito di porpora e di manto, e gli fu posto il diadema in capo. Poscia salito a cavallo passeggiò per la città, spargendo monete d'oro e d'argento, e da quel giorno innanzi fu chiamatoconsoleoaugusto. Se n'andò finalmente a Parigi, ed ivi stabilì la sede del regno, continuata ivi dipoi dai susseguenti re fino al presente giorno. Questo titolo d'Augustoè molto inverisimile, nè sussiste che Anastasio il dichiarasse con ciò collega nell'imperio, siccome pensa il Cointio. Nè par credibile ch'egli fosse creatoconsole ordinario, siccome fu d'avviso il cardinal Baronio, nè ch'egli disprezzasse sì fatta dignità, perchè i Fasti non ne parlano.Console onorariopossiam giustamente credere ch'egli fosse nominato; e merita plauso l'opinione di Adriano Valesio e del padre Pagi, che sotto il nome diconsoles'intende la dignità delpatriciato, cioè la più insigne che in que' tempi si conferisse dagl'imperadori. Questa poi importava qualche riconoscenza della sovranità degli Augusti. Restano ancora monete d'esso Clodoveo e degli altri re primieri dei Franchi con qualche segno nel rovescio di questa verità, leggendovisi il CONOB. o pure VICTORIA AVGG., termini ed espressioni usate nelle monete de' greci Augusti e in quelle degli antichi duchi di Napoli dipendenti dagli Augusti. Abbiamo una strana interpretazione, data dal padre Harduino alla tuttavia scura parola CONOB. Si sa inoltre da Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 33.]che i Franchi non avrebbonocreduto sicuro e stabile il possesso e dominio loro nella Gallia, se loro non glielo avessero confermato gl'imperadori. Altrettanto fece Teoderico pel regno d'Italia; e nelle monete dei re Ostrogoti e dei Visigoti si osserva talora l'indizio stesso di dipendenza. È di parere il cardinal Baronio che Anastasio inviasse a Clodoveo questi contrassegni d'onore per animarlo a continuar la guerra contra il re Teoderico, e questa sembra lodevol conghiettura. Ma potrebbe anche darsi, come abbiamo detto, che Clodoveo stesso, non men di quello che già fece Teoderico, avesse procacciata a sè medesimo da Anastasio la dignità di patrizio per maggiormente assodare i suoi diritti in tante provincie della Gallia da lui conquistate, che dianzi erano membra del romano imperio.


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