DXCI

DXCIAnno diCristoDXCI. IndizioneIX.Gregorio Ipapa 2.Maurizioimperadore 10.Agilolfore 1.L'anno VIII dopo il consolato diMaurizio Augusto.Egregiamente serve a comprovare che non, come s'ha ne' testi della cronica Alessandrina, si hanno a notare gli anni del consolato di Maurizio Augusto, uno strumento pubblicato dal chiarissimo marchese Scipione Maffei[Maffei, Ist. Diplom., pag. 165.], ed esistente presso di lui. Esso fu scrittoin Classe ravennate imp. DN. N. Mauricio Tiberio P. P. Aug. anno nono, post consulatum ejusdem anno octavo, sub die sexto nonarum martiarum, Indictione nona: cioè nell'anno presente. Benchè poi fossero seguite le nozze tra la reginaTeodelindae il ducaAgilolfonel novembre dell'anno precedente, pure la dignità regale non fu conferita ad esso Agilolfo se non nel maggio di quest'anno alla dieta generale de' Longobardi, che si raunò in Milano. Chi scrive ch'egli fu coronato in Milano colla corona ferrea non è assistito da documento, o testimonianza alcuna dell'antichità. Però da questo tempo io comincio a numerar gli anni del suo regno. Fredegario[Fredegar., in Chron., cap. 13.]anche egli mette sotto il presente anno l'assunzione al trono di Agilolfo. La prima applicazione di questo novello re[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 1.]fu quella di spedireAgnellovescovo di Trento in Francia, ossia in Germania, al reChildeberto, per liberare gl'Italiani condotti colà schiavi dai Franchi: pensiero degno di un re che dee essere padre del suo popolo. Trovò il vescovo che la reginaBrunechilde, madre d'esso re, principessa famosa non meno per gli suoi vizii che per le sue virtù, avea riscattato col proprio danaro molti di quegli sventurati, e molti altri, col danarodel re Agilolfo, ne riscattò il vescovo, e tutti li ricondusse in Italia. Fu eziandio mandato dal re Agilolfo per suo ambasciatore alle GallieEvinoduca di Trento, cioè, come si può credere, aGuntranno, re della Borgogna, e aClotario IIsuo nipote, re della Neustria, ossia della Francia occidentale, affinchè unitamente s'interponessero per condurre alla paceChildebertore della Francia orientale, ossia dell'Austrasia, che comandava ad una parte delle Gallie e a buona parte ancora della Germania. Probabilmente venne in questi tempi a morteAtanagildonipote d'esso Childeberto, già condotto a Costantinopoli, in riguardo del quale, cioè per riaverlo dalle mani de' Greci, avea Childeberto fatta guerra ai Longobardi. Certo non si truova più da lì innanzi memoria di lui nelle storie. Questo impegno dunque cessato, e riflettendosi da Childeberto che non gli tornava il conto ad ingrandire colla rovina dei Longobardi l'imperadore, la cui potenza avrebbe potuto un dì nuocere ai Franchi stessi, con isvegliar le antiche pretensioni, non fu difficile lo stabilir finalmente la pace tra i Franchi e Longobardi: il che servì a maggiormente stabilire il regno longobardico in Italia. Nell'anno addietro, allorchè i Franchi calati in Italia fecero sì aspra guerra, non dirò ai Longobardi, ma alle campagne degl'Italiani,Minolfo duca[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 1.], cioè governatoredella isola di s. Giuliano, s'era gittato in braccio a questi nuovi venuti. In vece disan Giuliano, si ha da leggeres. Giulio, la cui isola tuttavia ritien questo nome nella diocesi di Novara e nel lago d'Omegna. Perchè quel sito era inespugnabile, qualora si fossero ritirate tutte le barche del lago, perciò parve al re Agilolfo che Minolfo non per necessità, ma per codardia o per tradimento si fosse gittato nel partito dei Franchi: perciò gli fece tagliar la testa ad esempio degli altri. Ossia poi che aGaidolfo, appellato da altriGandolfo, duca di Bergamo, nonfosse piaciuta l'elezione del re Agilolfo, o ch'egli non volesse ubbidirlo, costui si ribellò contra di lui, e fortificossi gagliardamente in essa città. Accorse colà il re, e gli mise tal paura, che l'indusse a chiedere misericordia. Nè la chiese indarno; gli perdonò Agilolfo: ma per sicurezza della di lui fedeltà volle avere e condur seco degli ostaggi. Bisogna poi che costui fosse un cervello ben inquieto, perchè tornò poscia a ribellarsi, e si fortificò nell'isola posta nel lago di Como. Non tardò il re Agilolfo a cavalcare di nuovo per reprimere costui, ed ebbe la fortuna di cacciarlo di colà. Gli furono pagate le spese del viaggio, perchè avendo ivi trovate molte ricchezze, rifugiate dagl'Italiani in quel forte sito, vi mise le mani addosso, e se le portò, senza farsene scrupolo, a Pavia. Ma avendo noi veduto di sopra un simil racconto dell'isola Comacina, ch'è la stessa, può nascere dubbio intorno alle ricchezze ivi trovate, o in quella o pure in questa volta. Seguitò, ciò non ostante, Gaidolfo ad alzare le corna contra del re, confidato nella fortezza di Bergamo; ma Agilolfo il costrinse di nuovo ad umiliarsi: con che tornò, mercè della sua clemenza, a rimetterlo in sua grazia. AncheUlfariduca di Trivigi uno fu di quelli che si ribellarono al re Agilolfo; ma, assediato in quella città, fu forzato a rendersi prigione. Racconta Paolo che in quest'anno non piovve nel mese di gennajo fino al settembre, e però si fece una misera raccolta. Diedero ancora un gran guasto al territorio di Trento le locuste, cioè le cavallette più grosse delle ordinarie, con divorar le foglie degli alberi e l'erbe dei prati. Ma non toccarono i grani, e nell'anno seguente si provò questo medesimo flagello. A questi mali s'aggiunse una terribil peste, che afflisse specialmente Ravenna e l'Istria; e da una lettera di s. Gregorio Magno[Gregor. Magnus, lib. 2, ep. 2.]apparisce che questo malore infestava anche la città di Narni.

L'anno VIII dopo il consolato diMaurizio Augusto.

Egregiamente serve a comprovare che non, come s'ha ne' testi della cronica Alessandrina, si hanno a notare gli anni del consolato di Maurizio Augusto, uno strumento pubblicato dal chiarissimo marchese Scipione Maffei[Maffei, Ist. Diplom., pag. 165.], ed esistente presso di lui. Esso fu scrittoin Classe ravennate imp. DN. N. Mauricio Tiberio P. P. Aug. anno nono, post consulatum ejusdem anno octavo, sub die sexto nonarum martiarum, Indictione nona: cioè nell'anno presente. Benchè poi fossero seguite le nozze tra la reginaTeodelindae il ducaAgilolfonel novembre dell'anno precedente, pure la dignità regale non fu conferita ad esso Agilolfo se non nel maggio di quest'anno alla dieta generale de' Longobardi, che si raunò in Milano. Chi scrive ch'egli fu coronato in Milano colla corona ferrea non è assistito da documento, o testimonianza alcuna dell'antichità. Però da questo tempo io comincio a numerar gli anni del suo regno. Fredegario[Fredegar., in Chron., cap. 13.]anche egli mette sotto il presente anno l'assunzione al trono di Agilolfo. La prima applicazione di questo novello re[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 1.]fu quella di spedireAgnellovescovo di Trento in Francia, ossia in Germania, al reChildeberto, per liberare gl'Italiani condotti colà schiavi dai Franchi: pensiero degno di un re che dee essere padre del suo popolo. Trovò il vescovo che la reginaBrunechilde, madre d'esso re, principessa famosa non meno per gli suoi vizii che per le sue virtù, avea riscattato col proprio danaro molti di quegli sventurati, e molti altri, col danarodel re Agilolfo, ne riscattò il vescovo, e tutti li ricondusse in Italia. Fu eziandio mandato dal re Agilolfo per suo ambasciatore alle GallieEvinoduca di Trento, cioè, come si può credere, aGuntranno, re della Borgogna, e aClotario IIsuo nipote, re della Neustria, ossia della Francia occidentale, affinchè unitamente s'interponessero per condurre alla paceChildebertore della Francia orientale, ossia dell'Austrasia, che comandava ad una parte delle Gallie e a buona parte ancora della Germania. Probabilmente venne in questi tempi a morteAtanagildonipote d'esso Childeberto, già condotto a Costantinopoli, in riguardo del quale, cioè per riaverlo dalle mani de' Greci, avea Childeberto fatta guerra ai Longobardi. Certo non si truova più da lì innanzi memoria di lui nelle storie. Questo impegno dunque cessato, e riflettendosi da Childeberto che non gli tornava il conto ad ingrandire colla rovina dei Longobardi l'imperadore, la cui potenza avrebbe potuto un dì nuocere ai Franchi stessi, con isvegliar le antiche pretensioni, non fu difficile lo stabilir finalmente la pace tra i Franchi e Longobardi: il che servì a maggiormente stabilire il regno longobardico in Italia. Nell'anno addietro, allorchè i Franchi calati in Italia fecero sì aspra guerra, non dirò ai Longobardi, ma alle campagne degl'Italiani,Minolfo duca[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 1.], cioè governatoredella isola di s. Giuliano, s'era gittato in braccio a questi nuovi venuti. In vece disan Giuliano, si ha da leggeres. Giulio, la cui isola tuttavia ritien questo nome nella diocesi di Novara e nel lago d'Omegna. Perchè quel sito era inespugnabile, qualora si fossero ritirate tutte le barche del lago, perciò parve al re Agilolfo che Minolfo non per necessità, ma per codardia o per tradimento si fosse gittato nel partito dei Franchi: perciò gli fece tagliar la testa ad esempio degli altri. Ossia poi che aGaidolfo, appellato da altriGandolfo, duca di Bergamo, nonfosse piaciuta l'elezione del re Agilolfo, o ch'egli non volesse ubbidirlo, costui si ribellò contra di lui, e fortificossi gagliardamente in essa città. Accorse colà il re, e gli mise tal paura, che l'indusse a chiedere misericordia. Nè la chiese indarno; gli perdonò Agilolfo: ma per sicurezza della di lui fedeltà volle avere e condur seco degli ostaggi. Bisogna poi che costui fosse un cervello ben inquieto, perchè tornò poscia a ribellarsi, e si fortificò nell'isola posta nel lago di Como. Non tardò il re Agilolfo a cavalcare di nuovo per reprimere costui, ed ebbe la fortuna di cacciarlo di colà. Gli furono pagate le spese del viaggio, perchè avendo ivi trovate molte ricchezze, rifugiate dagl'Italiani in quel forte sito, vi mise le mani addosso, e se le portò, senza farsene scrupolo, a Pavia. Ma avendo noi veduto di sopra un simil racconto dell'isola Comacina, ch'è la stessa, può nascere dubbio intorno alle ricchezze ivi trovate, o in quella o pure in questa volta. Seguitò, ciò non ostante, Gaidolfo ad alzare le corna contra del re, confidato nella fortezza di Bergamo; ma Agilolfo il costrinse di nuovo ad umiliarsi: con che tornò, mercè della sua clemenza, a rimetterlo in sua grazia. AncheUlfariduca di Trivigi uno fu di quelli che si ribellarono al re Agilolfo; ma, assediato in quella città, fu forzato a rendersi prigione. Racconta Paolo che in quest'anno non piovve nel mese di gennajo fino al settembre, e però si fece una misera raccolta. Diedero ancora un gran guasto al territorio di Trento le locuste, cioè le cavallette più grosse delle ordinarie, con divorar le foglie degli alberi e l'erbe dei prati. Ma non toccarono i grani, e nell'anno seguente si provò questo medesimo flagello. A questi mali s'aggiunse una terribil peste, che afflisse specialmente Ravenna e l'Istria; e da una lettera di s. Gregorio Magno[Gregor. Magnus, lib. 2, ep. 2.]apparisce che questo malore infestava anche la città di Narni.


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