DXCIV

DXCIVAnno diCristoDXCIV. IndizioneXII.Gregorio Ipapa 5.Maurizioimperadore 13.Agilolfore 4.L'anno XI dopo il consolato diMaurizio Augusto.Credesi che nell'anno precedente san Gregorio papa prendesse a scrivere i suoi Dialoghi; ma c'è anche motivo di giudicare che ciò succedesse nell'anno presente, scrivendo egli[Gregor. Magnus, Dialog., lib. 3, cap. 19.]checinque anni primaera seguita la fiera innondazione del Tevere. Manteneva intanto il santo pontefice buona corrispondenza conTeodelindaregina dei Longobardi, principessa piissima e bene attaccata alla religione cattolica: il che giovò non poco per rendere il re Agilolfo suo consorte, benchè ariano, ben affetto e favorevole ai Cattolici stessi, e servì in fine, siccome diremo, ad abbracciare la stessa fede cattolica, se pur sussiste ciò che ne lasciò scritto Paolo Diacono. Era stato eletto arcivescovo di MilanoCostanzo; e perchè si sparse voce ch'egli avesse condannati i tre capitoli del concilio calcedonense, ed accettato il concilio quinto, tre vescovi suoi suffraganei, fra' quali specialmente quello di Brescia, non solamente si separarono dalla di lui comunione, ma eziandio indussero la regina a fare lo stesso. Restano due lettere scritte da san Gregorio[Idem, lib. 4, ep. 4, et 38.]alla medesima regina, nelle quali si duole ch'ella si sia lasciata sedurre, quasi la dottrina del concilio calcedonense, principalmente sostenuta dalla Chiesa romana, avesse patito alcun detrimento per le persone condannate dipoi nel quinto concilio generale. Da altre lettere del medesimo papa pare che si raccolga essersi Teodelinda umilmente accomodataalle di lui esortazioni. Ma veggasi all'anno 604. Abbiamo anche da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 5.]che a questa buona principessa san Gregorio, non si sa quando, inviò in dono i Dialoghi suddetti. Una delle maggiori premure, che circa questi tempi nudriva l'infaticabil pontefice, era quella di stabilir la pace coi Longobardi. A così lodevol pensiero chi s'opponesse lo vedremo nell'anno seguente, contuttochè io non lasci di sospettare che possa tal pace appartenere all'anno presente, non essendo noi certi che tutte le lettere di san Gregorio papa sieno disposte con ordine esattissimo di tempo. Comunque sia, in una lettera scritta da esso papa sotto l'indizione duodecima, cioè sotto quest'anno, al sopra citato Costanzo arcivescovo di Milano, si vede che il ringrazia delle nuove dategli del reAgone(così ancora veniva chiamato, siccome già accennai, il reAgilolfo) e dei re de' Franchi, e desidera d'essere informato di tutto altro che possa accadere. Dice in fine una particolarità degna d'attenzione nelle seguenti parole, cioè:Se vedrete che Agone re de' Longobardi non possa accordarsi col patrizio(ossia conRomanoesarco),fategli sapere che si prometta meglio di me, perchè son pronto a spendere, s'egli vorrà consentire in qualche partito vantaggioso al romano imperio. Desiderava Gregorio che seguisse la pace generale, e perchè ciò venisse effettuato, si esibiva a pagare; e quando poi non si potesse concludere questa general pace, proponeva di farla almeno col ducato romano, per non vedere più esposto alle miserie della guerra il popolo, ch'egli più degli altri era tenuto ad amare. Sono di parere i padri Benedettini, nella edizione di san Gregorio, che a quest'anno appartenga una lettera del medesimo santo papa[Gregor. Magnus, lib. 4, ep. 47.]scritta aSabinianosuo apocrisario, ossia nunzio alla corte di Costantinopoli, con ordinargli di dire aiserenissimi nostri padroni, chese Gregorio lor servo si fosse voluto mischiare nella morte dei Longobardi, oggidì la nazione longobarda non avrebbe nè re, nè duchi, nè conti, e si troverebbe in una somma confusione. Ma perchè egli ha timore di Dio, teme di mischiarsi nella morte di chicchessia.Parole degne d'attenzione, per conoscere sempre più la santità di Gregorio, e qual fosse il governo de' Longobardi, del quale parleremo in altro luogo. Era imputato il santo pontefice d'aver fatto morire in carcereMalcovescovo longobardo, oppure di qualche città suggetta ai Longobardi; e però si giustificò colle suddette espressioni.

L'anno XI dopo il consolato diMaurizio Augusto.

Credesi che nell'anno precedente san Gregorio papa prendesse a scrivere i suoi Dialoghi; ma c'è anche motivo di giudicare che ciò succedesse nell'anno presente, scrivendo egli[Gregor. Magnus, Dialog., lib. 3, cap. 19.]checinque anni primaera seguita la fiera innondazione del Tevere. Manteneva intanto il santo pontefice buona corrispondenza conTeodelindaregina dei Longobardi, principessa piissima e bene attaccata alla religione cattolica: il che giovò non poco per rendere il re Agilolfo suo consorte, benchè ariano, ben affetto e favorevole ai Cattolici stessi, e servì in fine, siccome diremo, ad abbracciare la stessa fede cattolica, se pur sussiste ciò che ne lasciò scritto Paolo Diacono. Era stato eletto arcivescovo di MilanoCostanzo; e perchè si sparse voce ch'egli avesse condannati i tre capitoli del concilio calcedonense, ed accettato il concilio quinto, tre vescovi suoi suffraganei, fra' quali specialmente quello di Brescia, non solamente si separarono dalla di lui comunione, ma eziandio indussero la regina a fare lo stesso. Restano due lettere scritte da san Gregorio[Idem, lib. 4, ep. 4, et 38.]alla medesima regina, nelle quali si duole ch'ella si sia lasciata sedurre, quasi la dottrina del concilio calcedonense, principalmente sostenuta dalla Chiesa romana, avesse patito alcun detrimento per le persone condannate dipoi nel quinto concilio generale. Da altre lettere del medesimo papa pare che si raccolga essersi Teodelinda umilmente accomodataalle di lui esortazioni. Ma veggasi all'anno 604. Abbiamo anche da Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 5.]che a questa buona principessa san Gregorio, non si sa quando, inviò in dono i Dialoghi suddetti. Una delle maggiori premure, che circa questi tempi nudriva l'infaticabil pontefice, era quella di stabilir la pace coi Longobardi. A così lodevol pensiero chi s'opponesse lo vedremo nell'anno seguente, contuttochè io non lasci di sospettare che possa tal pace appartenere all'anno presente, non essendo noi certi che tutte le lettere di san Gregorio papa sieno disposte con ordine esattissimo di tempo. Comunque sia, in una lettera scritta da esso papa sotto l'indizione duodecima, cioè sotto quest'anno, al sopra citato Costanzo arcivescovo di Milano, si vede che il ringrazia delle nuove dategli del reAgone(così ancora veniva chiamato, siccome già accennai, il reAgilolfo) e dei re de' Franchi, e desidera d'essere informato di tutto altro che possa accadere. Dice in fine una particolarità degna d'attenzione nelle seguenti parole, cioè:Se vedrete che Agone re de' Longobardi non possa accordarsi col patrizio(ossia conRomanoesarco),fategli sapere che si prometta meglio di me, perchè son pronto a spendere, s'egli vorrà consentire in qualche partito vantaggioso al romano imperio. Desiderava Gregorio che seguisse la pace generale, e perchè ciò venisse effettuato, si esibiva a pagare; e quando poi non si potesse concludere questa general pace, proponeva di farla almeno col ducato romano, per non vedere più esposto alle miserie della guerra il popolo, ch'egli più degli altri era tenuto ad amare. Sono di parere i padri Benedettini, nella edizione di san Gregorio, che a quest'anno appartenga una lettera del medesimo santo papa[Gregor. Magnus, lib. 4, ep. 47.]scritta aSabinianosuo apocrisario, ossia nunzio alla corte di Costantinopoli, con ordinargli di dire aiserenissimi nostri padroni, chese Gregorio lor servo si fosse voluto mischiare nella morte dei Longobardi, oggidì la nazione longobarda non avrebbe nè re, nè duchi, nè conti, e si troverebbe in una somma confusione. Ma perchè egli ha timore di Dio, teme di mischiarsi nella morte di chicchessia.Parole degne d'attenzione, per conoscere sempre più la santità di Gregorio, e qual fosse il governo de' Longobardi, del quale parleremo in altro luogo. Era imputato il santo pontefice d'aver fatto morire in carcereMalcovescovo longobardo, oppure di qualche città suggetta ai Longobardi; e però si giustificò colle suddette espressioni.


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