DXCVI

DXCVIAnno diCristoDXCVI. IndizioneXIV.Gregorio Ipapa 7.Maurizioimperadore 15.Agilolfore 6.L'anno XIII dopo il consolato diMaurizio Augusto.Si andava tuttavia maneggiando l'affare della pace tra il reAgilolfoe l'esarco di Ravenna. Ma perciocchè non mancavano persone che per privati riguardi attraversavano il pubblico bene,s. Gregorio[Gregor. Magnus, lib. 6, ep. 30 et 31.]diede incumbenza aCastoriosuo notaio residente in Ravenna di sollecitar questo aggiustamento, senza il quale soprastavano dei gravi pericoli a Roma stessa e a diverse isole. Ma in Ravenna da gente maligna fu di notte attaccato alle colonne un cartello in discredito, non solo del suddetto Castorio, ma del medesimo papa, quasichè per fini storti amendue promovessero l'affare di essa pace. S. Gregorio ne scrisse aMarinianoarcivescovo, al clero, ai nobili, ai soldati e al popolo di quella città, con ordinare che pubblicassero la scomunica contra gli autori d'esso cartello. Nella Campania dovette esser guerra in questo anno, ed in essa furono presi molti Napoletani dai Longobardi. Non fu pigro il pietoso cuore del pontefice romano a scrivere tosto adAntemiosuddiacono, suo agente in Napoli[Idem, ib., ep. 35.], con inviargli una buona somma di danaro per riscattare chiunque non avea tanto da potere ricuperare la libertà. In quest'anno ancora l'infaticabil papa prese la gloriosa risoluzione di spedire in Inghilterras. Agostinomonaco del monistero di s. Andrea di Roma, con altri compagni, a fin di convertire alla fede di Cristo gli Anglo-Sassoni, Barbari che da gran tempo aveano occupata la maggior parte della Bretagna maggiore. Questa memorabil impresa è una di quelle, per le quali il santopontefice specialmente si acquistò il titolo di grande, e quello ancora di apostolo dell'Inghilterra, titolo parimente dato al medesimo Agostino, che fu creato primo arcivescovo di Cantuaria, e fece delle maraviglie per ridurre que' popoli alla greggia di Cristo. Riferisce Beda[Beda, Hist. Angl., lib. I, cap 23.]una lettera di s. Gregorio papa, rapportata anche da Gotselino[Gotselinus, in Vita S. August. Cantuar. n. 7 et 8.]nella vita del suddetto s. Agostino, e scrittadie X kalendas augusti, imperante D. N. Mauricio Tiberio piissimo Augusto, anno XIV post consulatum ejusdem domini nostri anno XIII, Indictione XIV. Leggonsi le medesime note cronologiche in un'altra lettera del medesimo papa adEteriovescovo, oppure aVirgiliovescovo, o ad altri (il che poco importa), riferita dal medesimo Gotselino. Ora queste indicano precisamente il presente anno, perchè nel dì 25 luglio dell'anno 596 correva tuttavial'anno quattordicesimodell'imperio di Maurizio, el'indizione quattordicesima. E perciocchè in questo tempo concorrel'anno decimoterzo dopo il consolatodi esso Augusto, si viene a conoscere aver io fondatamente messo il consolato di Maurizio nell'anno 583, contro il parere del padre Pagi. Seguì nell'anno presente la morte ben frettolosa diChildeberto II, potentissimo re dell'Austrasia e della Borgogna, che avea recato tanti fastidii ai Longobardi e tanti danni alla Italia. Non avea più di venticinque o ventisei anni d'età; ed essendo pur morta nello stesso giorno, o poco dopo, la reginaFaileubasua moglie, fu creduto che amendue fossero portati via dal veleno; ed alcuni scrittori moderni ne han fatto cadere il sospetto sopra la reginaBrunechildesua madre, principessa che nulla trascurò per regnare. Ma nulla di ciò dicendone gli antichi, niun fondamento v'ha di questa diceria. Lasciò due figliuoli piccioli,Teodebertore dell'Austrasia, eTeodericore della Borgogna. Abbiamoda Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 11 et 14.]che il reAgilolfomandò, non si sa in qual anno, ambasciatori ad esso re Teoderico, o, per dir meglio, alla suddetta regina Brunechilde, che come tutrice de' nipoti governava gli stati, e stabilì una pace perpetua con esso. Racconta il medesimo storico che circa questi tempi si videro per la prima volta in Italia de' cavalli selvatici e de' bufali, che erano riguardati per maraviglia dagl'Italiani. E perciocchè Romano esarco era pertinace in non voler la pace, apprendiamo da una lettera di san Gregorio[Gregor. Magnus, lib. 4, ep. 60.]adEulogiopatriarca d'Alessandria, che i Romani pagavano la pena dell'iniquità di costui, scrivendo egli con sommo dolore, che non passava giorno senza qualche saccheggio, o morti, o ferite di quel popolo a cagion della guerra coi Longobardi. Da un'altra lettera del medesimo santo pontefice, scritta aTeottistapatrizia[Idem, lib. 7, ep. 26.], ricaviamo che in questo anno essi Longobardi condotti o spediti daArichi, ossia daArigisoduca di Benevento, presero la città diCrotone, oggidìCotronenella Calabria ulteriore, e condussero via schiavi molti uomini e donne, pel riscatto dei quali si affaticò la non mai stanca carità di questo inclito papa. Non apparisce che i Longobardi si mantenessero in quella città, troppo esposta alle forze marittime de' Greci.

L'anno XIII dopo il consolato diMaurizio Augusto.

Si andava tuttavia maneggiando l'affare della pace tra il reAgilolfoe l'esarco di Ravenna. Ma perciocchè non mancavano persone che per privati riguardi attraversavano il pubblico bene,s. Gregorio[Gregor. Magnus, lib. 6, ep. 30 et 31.]diede incumbenza aCastoriosuo notaio residente in Ravenna di sollecitar questo aggiustamento, senza il quale soprastavano dei gravi pericoli a Roma stessa e a diverse isole. Ma in Ravenna da gente maligna fu di notte attaccato alle colonne un cartello in discredito, non solo del suddetto Castorio, ma del medesimo papa, quasichè per fini storti amendue promovessero l'affare di essa pace. S. Gregorio ne scrisse aMarinianoarcivescovo, al clero, ai nobili, ai soldati e al popolo di quella città, con ordinare che pubblicassero la scomunica contra gli autori d'esso cartello. Nella Campania dovette esser guerra in questo anno, ed in essa furono presi molti Napoletani dai Longobardi. Non fu pigro il pietoso cuore del pontefice romano a scrivere tosto adAntemiosuddiacono, suo agente in Napoli[Idem, ib., ep. 35.], con inviargli una buona somma di danaro per riscattare chiunque non avea tanto da potere ricuperare la libertà. In quest'anno ancora l'infaticabil papa prese la gloriosa risoluzione di spedire in Inghilterras. Agostinomonaco del monistero di s. Andrea di Roma, con altri compagni, a fin di convertire alla fede di Cristo gli Anglo-Sassoni, Barbari che da gran tempo aveano occupata la maggior parte della Bretagna maggiore. Questa memorabil impresa è una di quelle, per le quali il santopontefice specialmente si acquistò il titolo di grande, e quello ancora di apostolo dell'Inghilterra, titolo parimente dato al medesimo Agostino, che fu creato primo arcivescovo di Cantuaria, e fece delle maraviglie per ridurre que' popoli alla greggia di Cristo. Riferisce Beda[Beda, Hist. Angl., lib. I, cap 23.]una lettera di s. Gregorio papa, rapportata anche da Gotselino[Gotselinus, in Vita S. August. Cantuar. n. 7 et 8.]nella vita del suddetto s. Agostino, e scrittadie X kalendas augusti, imperante D. N. Mauricio Tiberio piissimo Augusto, anno XIV post consulatum ejusdem domini nostri anno XIII, Indictione XIV. Leggonsi le medesime note cronologiche in un'altra lettera del medesimo papa adEteriovescovo, oppure aVirgiliovescovo, o ad altri (il che poco importa), riferita dal medesimo Gotselino. Ora queste indicano precisamente il presente anno, perchè nel dì 25 luglio dell'anno 596 correva tuttavial'anno quattordicesimodell'imperio di Maurizio, el'indizione quattordicesima. E perciocchè in questo tempo concorrel'anno decimoterzo dopo il consolatodi esso Augusto, si viene a conoscere aver io fondatamente messo il consolato di Maurizio nell'anno 583, contro il parere del padre Pagi. Seguì nell'anno presente la morte ben frettolosa diChildeberto II, potentissimo re dell'Austrasia e della Borgogna, che avea recato tanti fastidii ai Longobardi e tanti danni alla Italia. Non avea più di venticinque o ventisei anni d'età; ed essendo pur morta nello stesso giorno, o poco dopo, la reginaFaileubasua moglie, fu creduto che amendue fossero portati via dal veleno; ed alcuni scrittori moderni ne han fatto cadere il sospetto sopra la reginaBrunechildesua madre, principessa che nulla trascurò per regnare. Ma nulla di ciò dicendone gli antichi, niun fondamento v'ha di questa diceria. Lasciò due figliuoli piccioli,Teodebertore dell'Austrasia, eTeodericore della Borgogna. Abbiamoda Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 11 et 14.]che il reAgilolfomandò, non si sa in qual anno, ambasciatori ad esso re Teoderico, o, per dir meglio, alla suddetta regina Brunechilde, che come tutrice de' nipoti governava gli stati, e stabilì una pace perpetua con esso. Racconta il medesimo storico che circa questi tempi si videro per la prima volta in Italia de' cavalli selvatici e de' bufali, che erano riguardati per maraviglia dagl'Italiani. E perciocchè Romano esarco era pertinace in non voler la pace, apprendiamo da una lettera di san Gregorio[Gregor. Magnus, lib. 4, ep. 60.]adEulogiopatriarca d'Alessandria, che i Romani pagavano la pena dell'iniquità di costui, scrivendo egli con sommo dolore, che non passava giorno senza qualche saccheggio, o morti, o ferite di quel popolo a cagion della guerra coi Longobardi. Da un'altra lettera del medesimo santo pontefice, scritta aTeottistapatrizia[Idem, lib. 7, ep. 26.], ricaviamo che in questo anno essi Longobardi condotti o spediti daArichi, ossia daArigisoduca di Benevento, presero la città diCrotone, oggidìCotronenella Calabria ulteriore, e condussero via schiavi molti uomini e donne, pel riscatto dei quali si affaticò la non mai stanca carità di questo inclito papa. Non apparisce che i Longobardi si mantenessero in quella città, troppo esposta alle forze marittime de' Greci.


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