DXCVIII

DXCVIIIAnno diCristoDXCVIII. IndizioneI.Gregorio Ipapa 9.Maurizioimperadore 17.Agilolfore 8.L'anno XV dopo il consolato diMaurizio Augusto.Da una lettera[Greg. Magnus, lib. 8, ep. 18.]scritta in questo anno das. GregorioadAgnellovescovo di Terracina, si ricava, che tuttavia restavano in quella città delle reliquie del paganesimo, le quali il santo papa procurò di schiantare. A questo fine si raccomandò ancora aMauro visconted'essa città, acciocchè assistesse col braccio secolare alle diligenze del vescovo. Ordinò nello stesso tempo che niuno fosse esentato dal far le guardie alla città: al che ne' bisogni erano tenuti anche gli ecclesiastici; e che neppure i monaci godessero esenzione da questo peso, si raccoglie da un'altra lettera dello stesso pontefice[Idem, lib. 9, ep. 73.]. Questo ci fa vedere che continuasse la guerra, e fin dove arrivassero in questi tempi le scorrerie dei Longobardi. Riconosce egli dipoi[Idem, lib. 8, ep. 22.]l'essersi da tanto tempo preservata essa città dal cadere in mano de' nemici suddetti dalla protezion del principe degli apostoli s. Pietro, giacchè quella città si trovava allora senza gran popolo e senza guarnigione, almen sufficiente, di soldati. Il nome divisconte, che abbiam veduto poco fa, vuol che io ricordi qui come in questi secoli era in uso, e questo durò molti secoli dipoi, che i governatori d'una città erano appellaticomites, conti. Aveano questi il loro luogotenente, chiamato perciòvicecomes, che nella lingua volgare italiana passò inviceconte, e finalmente invisconte. Dalle parole di s. Gregorio sovraccitate si raccoglie che nelle città tuttavia soggette all'imperio vi doveva essere ilvisconte, e per conseguenza ilconte. Lo stesso sipraticava in Francia. Veramente i Longobardi soleano chiamargiudicii governatori delle loro città, come consta dalle lor leggi. Contuttociò talvolta ancora questi giudici portano il nome diconte. L'ordinario poi significato del titolo diducacompeteva a quei solamente che comandavano a qualche provincia, ed avevano sotto di sè più conti. Trovansi nondimenoduchid'una sola città. Ma di queste cose ho io abbastanza trattato nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, cap. 1, part. 1.]e nelle Antichità italiane[Antiq. Italic., Dissert. VIII.]. Quello ancora ch'è da notare, non era per anche nato in questi tempi il titolo dimarchese; e però la bolla che il Rossi, per quanto accennai di sopra, riferisce data das. GregorioaMarinianoarcivescovo in Ravenna, si scuopre falsa al vedere fatta ivi menzione deimarchesi, nome nato circa due secoli dipoi. Penso io che al presente anno appartenga la notizia di uno sbarco fatto dai Longobardi nell'isola di Sardegna, di cui siam debitori ad una lettera di san Gregorio[Greg. Magnus, lib. 9, ep. 4.], scritta ne' primi mesi dellaIndizione seconda, cominciata nel settembre di quest'anno. L'aveva già preveduto il buon pontefice, senza lasciare di portarne per tempo colà l'avviso, acciocchè si facesse buona guardia, ma non gli fu creduto nè ubbidito. Ora colla presente lettera, scritta aGennarovescovo di Cagliari, significa che finalmente era riuscito all'abbateProbo, inviato da esso papa al reAgilolfo, d'intavolar la pace. Ma perchè ci voleva del tempo, prima che ne fossero sottoscritte le capitolazioni da tutte e due le parti, perciò lo esorta ad ordinar una miglior guardia delle mura e ne' siti pericolosi, affinchè non venga voglia ai nemici di tornare in questo mentre a visitarli. Convien poi credere che nascesse qualche difficoltà, per cui paresse intorbidata la speranza d'essa pace; perciocchè da lì a poco (se pure non v'ha sbaglio nell'ordine e nella distribuziondelle lettere di s. Gregorio) torna egli a scriver al medesimo vescovo[Gregor. Magnus, lib. 9, ep. 6.], chefinita questa pace Agilolfo re de' Longobardi non farà la pace: parole scure all'intendimento nostro. Forse era seguita una tregua, e si temeva che terminata questa non vi avesse da essere pace. Pertanto gl'inculca la necessità di stare all'erta, e di fortificare e provvedere di viveri più che mai la città di Cagliari e gli altri luoghi della Sardegna, per deludere gl'insulti de' nemici. Così il santo pontefice, indefesso in accudire anche alla difesa delle terre lontane dello imperio romano pel suo nobil genio, ed eziandio, come si può credere, perchèMaurizioAugusto gli avea data la incumbenza di vegliare e soprintendere ai suoi affari per tutta l'Italia.

L'anno XV dopo il consolato diMaurizio Augusto.

Da una lettera[Greg. Magnus, lib. 8, ep. 18.]scritta in questo anno das. GregorioadAgnellovescovo di Terracina, si ricava, che tuttavia restavano in quella città delle reliquie del paganesimo, le quali il santo papa procurò di schiantare. A questo fine si raccomandò ancora aMauro visconted'essa città, acciocchè assistesse col braccio secolare alle diligenze del vescovo. Ordinò nello stesso tempo che niuno fosse esentato dal far le guardie alla città: al che ne' bisogni erano tenuti anche gli ecclesiastici; e che neppure i monaci godessero esenzione da questo peso, si raccoglie da un'altra lettera dello stesso pontefice[Idem, lib. 9, ep. 73.]. Questo ci fa vedere che continuasse la guerra, e fin dove arrivassero in questi tempi le scorrerie dei Longobardi. Riconosce egli dipoi[Idem, lib. 8, ep. 22.]l'essersi da tanto tempo preservata essa città dal cadere in mano de' nemici suddetti dalla protezion del principe degli apostoli s. Pietro, giacchè quella città si trovava allora senza gran popolo e senza guarnigione, almen sufficiente, di soldati. Il nome divisconte, che abbiam veduto poco fa, vuol che io ricordi qui come in questi secoli era in uso, e questo durò molti secoli dipoi, che i governatori d'una città erano appellaticomites, conti. Aveano questi il loro luogotenente, chiamato perciòvicecomes, che nella lingua volgare italiana passò inviceconte, e finalmente invisconte. Dalle parole di s. Gregorio sovraccitate si raccoglie che nelle città tuttavia soggette all'imperio vi doveva essere ilvisconte, e per conseguenza ilconte. Lo stesso sipraticava in Francia. Veramente i Longobardi soleano chiamargiudicii governatori delle loro città, come consta dalle lor leggi. Contuttociò talvolta ancora questi giudici portano il nome diconte. L'ordinario poi significato del titolo diducacompeteva a quei solamente che comandavano a qualche provincia, ed avevano sotto di sè più conti. Trovansi nondimenoduchid'una sola città. Ma di queste cose ho io abbastanza trattato nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, cap. 1, part. 1.]e nelle Antichità italiane[Antiq. Italic., Dissert. VIII.]. Quello ancora ch'è da notare, non era per anche nato in questi tempi il titolo dimarchese; e però la bolla che il Rossi, per quanto accennai di sopra, riferisce data das. GregorioaMarinianoarcivescovo in Ravenna, si scuopre falsa al vedere fatta ivi menzione deimarchesi, nome nato circa due secoli dipoi. Penso io che al presente anno appartenga la notizia di uno sbarco fatto dai Longobardi nell'isola di Sardegna, di cui siam debitori ad una lettera di san Gregorio[Greg. Magnus, lib. 9, ep. 4.], scritta ne' primi mesi dellaIndizione seconda, cominciata nel settembre di quest'anno. L'aveva già preveduto il buon pontefice, senza lasciare di portarne per tempo colà l'avviso, acciocchè si facesse buona guardia, ma non gli fu creduto nè ubbidito. Ora colla presente lettera, scritta aGennarovescovo di Cagliari, significa che finalmente era riuscito all'abbateProbo, inviato da esso papa al reAgilolfo, d'intavolar la pace. Ma perchè ci voleva del tempo, prima che ne fossero sottoscritte le capitolazioni da tutte e due le parti, perciò lo esorta ad ordinar una miglior guardia delle mura e ne' siti pericolosi, affinchè non venga voglia ai nemici di tornare in questo mentre a visitarli. Convien poi credere che nascesse qualche difficoltà, per cui paresse intorbidata la speranza d'essa pace; perciocchè da lì a poco (se pure non v'ha sbaglio nell'ordine e nella distribuziondelle lettere di s. Gregorio) torna egli a scriver al medesimo vescovo[Gregor. Magnus, lib. 9, ep. 6.], chefinita questa pace Agilolfo re de' Longobardi non farà la pace: parole scure all'intendimento nostro. Forse era seguita una tregua, e si temeva che terminata questa non vi avesse da essere pace. Pertanto gl'inculca la necessità di stare all'erta, e di fortificare e provvedere di viveri più che mai la città di Cagliari e gli altri luoghi della Sardegna, per deludere gl'insulti de' nemici. Così il santo pontefice, indefesso in accudire anche alla difesa delle terre lontane dello imperio romano pel suo nobil genio, ed eziandio, come si può credere, perchèMaurizioAugusto gli avea data la incumbenza di vegliare e soprintendere ai suoi affari per tutta l'Italia.


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