DXII

DXIIAnno diCristoDXII. IndizioneV.Simmacopapa 15.Anastasioimperadore 22.Teodericore 20 e 2.ConsoliPaoloeMuschiano.Credesi che il primo di questi consoli sia orientale, e il secondo occidentale. E ciò par certo quanto aPaolo, perchè nell'Antologia greca si ha un epigramma, da cui ricaviamo cheProclo, figliuolo diPaolo, avea superato il padre nel numero dei consolati. Ma per conto diMuschiano, ossiaMusciano, se ne potrebbe dubitare, trovandosi una lettera scritta nell'ottobre da papaSimmaco, colla datapost consulatum Felicis. Qualora c'era console creato in Occidente, si soleva in Roma segnarl'anno col nome di lui. Per altro questi due consoli son personaggi noti solo nei Fasti ed ignoti nel resto della storia di questi tempi. Dopo la morte diClodoveo, cessato il rispetto e riguardo che si avea per quel potente e bellicoso principe, e specialmente considerata la division degli stati ed interessi fra i suoi figliuoli, i Goti ruppero la pace coi Franchi, e loro levarono parte del paese occupato dopo la rotta data al re Alarico. Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 3 et 22.]è quel solo che attesta il fatto con dire:Gothi vero quum post Chlodovechi mortem multa de his, quae illi adquisiverat, pervasissent, ec. Lo stesso autore più sopra ci lascia intendere che essi Goti s'erano impadroniti della città diRodes, e ne avevano per sospetti cacciatosan Quinzianovescovo, che passò dipoi alla chiesa d'Auvergne per opera diTeodericore, figliuolo di Clodoveo. Ma Teoderico re d'Italia, che più amava la pace che la guerra, e di conservare che d'accrescere le sue conquiste, dovette far cessare quel fuoco, giacchè troviamo che da lì innanzi egli lasciò in quiete i Franchi; ed all'incontro i Franchi non osarono in sua vita di turbare i di lui stati, perchè ne conoscevano ben la possanza e il valore. Sappiamo parimente ch'egli mantenne buona pace conGundobadore de' Borgognoni. In somma la riverenza verso di questo principe, e il timore d'averlo nemico, tenne in freno tutti i re barbari, finch'egli visse e regnò, con essersi poi scatenati tutti dopo la morte di lui. Sempre più crescendo il mal talento diAnastasioimperadore contra del Cattolicismo, e studiandosi egli più che mai d'abolire il sacro concilio calcedonense, perchè alle di lui novità introdotte nell'inno Trisagio non volevano i Cattolici acconsentire, anzi s'opponevano con fermezza, per ordine suo, secondochè abbiamo da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], ne furono molti uccisi. Questa crudeltà miseil popolo di Costantinopoli in furore, e si formò una terribil sedizione che abbattè le immagini e statue di lui, ammazzò varie persone, attaccò il fuoco a molte case, e dimandò per imperadoreAriobindo, marito di Giuliana figliuola del già imperador d'Occidente Olibrio, il quale se ne fuggì, affinchè non fosse creduto complice di questo attentato. Anastasio, essendo comparso nel circo senza diadema, con belle promesse e molti spergiuri placò l'infuriato popolo; ma poco stette a far peggio di prima, con aver soprattutto cacciato in esilioFlavianopatriarca cattolico d'Antiochia, e fatte altre novità descritte nella Storia ecclesiastica. Per attestato di Suida[Suidas, in Excerptis, tom. 1 Histor. Byz.], egli vendeva tutti i magistrati, e per danari assolveva qualunque delinquente che non fosse povero. L'avarizia sua fu cagione che restassero senza soldati le provincie, e però esposte a tutte le insolenze dei Barbari. Aggiugne Marcellino che nel presente anno fu introdotta la nazione degliErulinelle terre e città dei Romani, cioè dell'imperio greco, senza spiegare per ordine di chi e in favore di chi quella gente venisse. La lettera diSimmacopapa, mentovata di sopra, fu scritta in questi tempi ai cattolici dell'Illirico, della Dardania e di ambedue le Tracie. Avea il romano pontefice avuta contezza della persecuzione mossa dall'infellonito imperadore contra de' difensori della vera dottrina della Chiesa; e però con questa lettera fece loro coraggio, animandoli a sostenere ogni più acerbo trattamento per la fede ortodossa. Rapporta inoltre il cardinal Baronio un'altra lettera scritta ad esso papa Simmaco dalla chiesa orientale, in cui si vede la profezion di fede di que' vescovi, e le ragioni loro di non essere rigettati a cagion della memoria di Acacio già vescovo di Costantinopoli.

Consoli

PaoloeMuschiano.

Credesi che il primo di questi consoli sia orientale, e il secondo occidentale. E ciò par certo quanto aPaolo, perchè nell'Antologia greca si ha un epigramma, da cui ricaviamo cheProclo, figliuolo diPaolo, avea superato il padre nel numero dei consolati. Ma per conto diMuschiano, ossiaMusciano, se ne potrebbe dubitare, trovandosi una lettera scritta nell'ottobre da papaSimmaco, colla datapost consulatum Felicis. Qualora c'era console creato in Occidente, si soleva in Roma segnarl'anno col nome di lui. Per altro questi due consoli son personaggi noti solo nei Fasti ed ignoti nel resto della storia di questi tempi. Dopo la morte diClodoveo, cessato il rispetto e riguardo che si avea per quel potente e bellicoso principe, e specialmente considerata la division degli stati ed interessi fra i suoi figliuoli, i Goti ruppero la pace coi Franchi, e loro levarono parte del paese occupato dopo la rotta data al re Alarico. Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 3 et 22.]è quel solo che attesta il fatto con dire:Gothi vero quum post Chlodovechi mortem multa de his, quae illi adquisiverat, pervasissent, ec. Lo stesso autore più sopra ci lascia intendere che essi Goti s'erano impadroniti della città diRodes, e ne avevano per sospetti cacciatosan Quinzianovescovo, che passò dipoi alla chiesa d'Auvergne per opera diTeodericore, figliuolo di Clodoveo. Ma Teoderico re d'Italia, che più amava la pace che la guerra, e di conservare che d'accrescere le sue conquiste, dovette far cessare quel fuoco, giacchè troviamo che da lì innanzi egli lasciò in quiete i Franchi; ed all'incontro i Franchi non osarono in sua vita di turbare i di lui stati, perchè ne conoscevano ben la possanza e il valore. Sappiamo parimente ch'egli mantenne buona pace conGundobadore de' Borgognoni. In somma la riverenza verso di questo principe, e il timore d'averlo nemico, tenne in freno tutti i re barbari, finch'egli visse e regnò, con essersi poi scatenati tutti dopo la morte di lui. Sempre più crescendo il mal talento diAnastasioimperadore contra del Cattolicismo, e studiandosi egli più che mai d'abolire il sacro concilio calcedonense, perchè alle di lui novità introdotte nell'inno Trisagio non volevano i Cattolici acconsentire, anzi s'opponevano con fermezza, per ordine suo, secondochè abbiamo da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], ne furono molti uccisi. Questa crudeltà miseil popolo di Costantinopoli in furore, e si formò una terribil sedizione che abbattè le immagini e statue di lui, ammazzò varie persone, attaccò il fuoco a molte case, e dimandò per imperadoreAriobindo, marito di Giuliana figliuola del già imperador d'Occidente Olibrio, il quale se ne fuggì, affinchè non fosse creduto complice di questo attentato. Anastasio, essendo comparso nel circo senza diadema, con belle promesse e molti spergiuri placò l'infuriato popolo; ma poco stette a far peggio di prima, con aver soprattutto cacciato in esilioFlavianopatriarca cattolico d'Antiochia, e fatte altre novità descritte nella Storia ecclesiastica. Per attestato di Suida[Suidas, in Excerptis, tom. 1 Histor. Byz.], egli vendeva tutti i magistrati, e per danari assolveva qualunque delinquente che non fosse povero. L'avarizia sua fu cagione che restassero senza soldati le provincie, e però esposte a tutte le insolenze dei Barbari. Aggiugne Marcellino che nel presente anno fu introdotta la nazione degliErulinelle terre e città dei Romani, cioè dell'imperio greco, senza spiegare per ordine di chi e in favore di chi quella gente venisse. La lettera diSimmacopapa, mentovata di sopra, fu scritta in questi tempi ai cattolici dell'Illirico, della Dardania e di ambedue le Tracie. Avea il romano pontefice avuta contezza della persecuzione mossa dall'infellonito imperadore contra de' difensori della vera dottrina della Chiesa; e però con questa lettera fece loro coraggio, animandoli a sostenere ogni più acerbo trattamento per la fede ortodossa. Rapporta inoltre il cardinal Baronio un'altra lettera scritta ad esso papa Simmaco dalla chiesa orientale, in cui si vede la profezion di fede di que' vescovi, e le ragioni loro di non essere rigettati a cagion della memoria di Acacio già vescovo di Costantinopoli.


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