DXIII

DXIIIAnno diCristoDXIII. IndizioneVI.Simmacopapa 16.Anastasioimperadore 23.Teodericore 21 e 3.ConsoliProboeClementino.Secondo il padre Pagi,Clementinofu console orientale, eProbooccidentale, perchè della famigliaAnicia. Non abbiam chiara notizia di questo. Certo è cheProboè diverso dall'altro che fu console nell'anno 502. Nè sussiste che all'anno presente s'abbiano da rapportare due iscrizioni, riferite l'una dall'Aringhio e dal padre Sirmondo, e l'altra presso il Fleetwod, dove si legge PROBVS IVNIOR. Esse appartengono all'anno 523. Fu scritta nel presente anno una lettera da papaSimmaco[Concil. Labb. tom. 4.]ai vescovi delle Gallie intorno alla divisione della Provenza tra le chiese di Arles e di Vienna. E perciocchè da essa apparisce chesan Cesario, vescovo di Arles, si trovava in quei tempi in Roma, perciò a quest'anno, e non già all'anno 508, come fu di avviso il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], si dee riferire ciò che scrive di quel santo vescovo nella Vita di lui Cipriano[Cyprian., in Vita S. Caesarii apud Mabillon tom. 1 Act. Sanct.]. Facilmente nascono ed allignano in tempi torbidi di guerra i sospetti. Fu accusato da qualche maligno san Cesario agli uffiziali di Teoderico re d'Italia, signoreggiante in Arles, quasi ch'egli tenesse corrispondenza coi Franchi, o meditasse tradimenti. Fu perciò sotto buona guardia condotto fino a Ravenna e presentato al re Teoderico, il quale, riverentemente alzandosi in piedi, e cavatasi di capo la berretta, con tutta cortesia l'accolse. Fattegli poi placidamente molte interrogazioni intorno ai suoi Goti e al popolo d'Arles, e ben guatato il venerabile aspetto e la sua intrepidezza, cagionatadalla buona coscienza, il licenziò contento di lui. Giunto all'albergo, eccoti un messo di Teoderico che gli porta in dono un piatto d'argento pesante circasessanta libbre, con sopratrecento soldi, equivalenti in circa agli scudi d'oro degli ultimi secoli. Fece il buon santo vendere quel piatto con impiegarne successivamente il prezzo in riscattare dei prigionieri: il che risaputo dal re e dalla corte tutta, si raddoppiò la stima e l'ammirazione della virtù di san Cesario. Passò egli dipoi a Roma per visitar papa Simmaco e i senatori, e dopo aver ottenuta la conferma della dignità di metropolitano, e un uso speziale del pallio, e il privilegio ai suoi diaconi di portar le dalmatiche nella stessa guisa che portavano allora i diaconi della Chiesa romana, gloriosamente se ne ritornò ad Arles alla sua residenza. Continuarono intanto, anzi andarono crescendo nelle chiese di Oriente le rivoluzioni pel favore dato da Anastasio Augusto agli eretici, e spezialmente fu in quest'anno mandato in esilioEliavescovo di Gerusalemme: intorno a che si possono consultar gli Annali ecclesiastici. Godevano in questo mentre una buona pace le chiese e i popoli dell'Italia, Gallia e Spagna, per la saggia condotta e pel buon governo del re Teoderico, il quale, oltre al non mettere mano negli affari spettanti alla religione dei suoi popoli, rispettava, sebbene ariano di credenza, i papi e tutti i vescovi e sacri ministri del cattolicismo.

Consoli

ProboeClementino.

Secondo il padre Pagi,Clementinofu console orientale, eProbooccidentale, perchè della famigliaAnicia. Non abbiam chiara notizia di questo. Certo è cheProboè diverso dall'altro che fu console nell'anno 502. Nè sussiste che all'anno presente s'abbiano da rapportare due iscrizioni, riferite l'una dall'Aringhio e dal padre Sirmondo, e l'altra presso il Fleetwod, dove si legge PROBVS IVNIOR. Esse appartengono all'anno 523. Fu scritta nel presente anno una lettera da papaSimmaco[Concil. Labb. tom. 4.]ai vescovi delle Gallie intorno alla divisione della Provenza tra le chiese di Arles e di Vienna. E perciocchè da essa apparisce chesan Cesario, vescovo di Arles, si trovava in quei tempi in Roma, perciò a quest'anno, e non già all'anno 508, come fu di avviso il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], si dee riferire ciò che scrive di quel santo vescovo nella Vita di lui Cipriano[Cyprian., in Vita S. Caesarii apud Mabillon tom. 1 Act. Sanct.]. Facilmente nascono ed allignano in tempi torbidi di guerra i sospetti. Fu accusato da qualche maligno san Cesario agli uffiziali di Teoderico re d'Italia, signoreggiante in Arles, quasi ch'egli tenesse corrispondenza coi Franchi, o meditasse tradimenti. Fu perciò sotto buona guardia condotto fino a Ravenna e presentato al re Teoderico, il quale, riverentemente alzandosi in piedi, e cavatasi di capo la berretta, con tutta cortesia l'accolse. Fattegli poi placidamente molte interrogazioni intorno ai suoi Goti e al popolo d'Arles, e ben guatato il venerabile aspetto e la sua intrepidezza, cagionatadalla buona coscienza, il licenziò contento di lui. Giunto all'albergo, eccoti un messo di Teoderico che gli porta in dono un piatto d'argento pesante circasessanta libbre, con sopratrecento soldi, equivalenti in circa agli scudi d'oro degli ultimi secoli. Fece il buon santo vendere quel piatto con impiegarne successivamente il prezzo in riscattare dei prigionieri: il che risaputo dal re e dalla corte tutta, si raddoppiò la stima e l'ammirazione della virtù di san Cesario. Passò egli dipoi a Roma per visitar papa Simmaco e i senatori, e dopo aver ottenuta la conferma della dignità di metropolitano, e un uso speziale del pallio, e il privilegio ai suoi diaconi di portar le dalmatiche nella stessa guisa che portavano allora i diaconi della Chiesa romana, gloriosamente se ne ritornò ad Arles alla sua residenza. Continuarono intanto, anzi andarono crescendo nelle chiese di Oriente le rivoluzioni pel favore dato da Anastasio Augusto agli eretici, e spezialmente fu in quest'anno mandato in esilioEliavescovo di Gerusalemme: intorno a che si possono consultar gli Annali ecclesiastici. Godevano in questo mentre una buona pace le chiese e i popoli dell'Italia, Gallia e Spagna, per la saggia condotta e pel buon governo del re Teoderico, il quale, oltre al non mettere mano negli affari spettanti alla religione dei suoi popoli, rispettava, sebbene ariano di credenza, i papi e tutti i vescovi e sacri ministri del cattolicismo.


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