DXIV

DXIVAnno diCristoDXIV. IndizioneVII.Ormisdapapa 1.Anastasioimperadore 24.Teodericore 22 e 4.ConsoleilSenatoresenza collega.Col nome diSenatorevenne in questi tempi comunemente chiamatoMagno Aurelio Cassiodoro, cioè quell'insigne scrittore che non meno colle lettere delsecolo che colle sacre illustrò non poco l'Italia. Alcuni gli han dato il prenome diMarco, ma, siccome nella Vita di lui osservò il padre Garezio benedettino,Magno, e non Marco fu appellato. Aveva egli conseguito, oltre ad altre dignità, quella di questore e di prefetto del pretorio; era ornato del titolo di patrizio; e da Teoderico re, che lo amava assaissimo, fu nel presente anno decorato dell'onore del consolato. Non è ben chiaro se fosse per eccellenza chiamato senatore, o pure se quel fosse un altro cognome o nobile soprannome. Diede fine in quest'anno al pontificato e alla sua vita papaSimmaconel dì 19 di luglio: pontefice che passò i suoi giorni fra molti guai e gravi persecuzioni, contra di lui mosse da alcuni prepotenti magnati romani, in mezzo alle quali Dio il conservò illeso. Ch'egli non fosse quale vollero farlo credere i suoi avversarii, possono eziandio servire a provarlo le riguardevoli fabbriche sacre da lui fatte in Roma, e la magnificenza di tanti vasi e lavori di oro e d'argento ch'egli donò alle chiese. Se ne legge il pieno catalogo nella di lui Vita presso Anastasio[Anastas. Bibl., in Vit. Symmachi.]. Ebbe per successoreOrmisda, di nazione Campano, ossia da Capoa, che fu consacrato nel dì 27 di luglio. Racconta Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]con giubilo nella sua Cronica, cheessendo egli console, cioè nel presente anno,per gloria de' tempi del re Teoderico, raunato il clero e popolo romano, per opera di lui tornò la concordia nella Chiesa romana. Il che fa intendere, come di sopra accennai, che vivente papa Simmaco non si pose mai fine alla discordia insorta per cagione dello scisma di Lorenzo; e il cardinal Baronio anche egli notò, coll'autorità di san Gregorio Magno, che alcuni sacerdoti dabbene stettero saldi, anche dopo la decision de' concilii, nel partito d'esso Lorenzo. Terminata poi la vita dell'uno e dell'altro, cessarono tutte le gare e dissensioni,e concordemente ogni fazione convenne nell'elezione di papa Ormisda, al che si dee credere che contribuisse non poco l'autorità e buona maniera di Cassiodoro console. Le continuate novità e crudeltà diAnastasioimperadore contra della dottrina cattolica e de' seguaci di essa, furono cagione in fine che l'ossequio de' sudditi degenerasse in maggiori impazienze e in un'aperta strepitosa ribellione. Era cominciato molto prima questo incendio; maggiormente esso divampò nell'anno presente. I popoli della Scizia[Theoph., in Chronogr.], della Mesia e d'altre provincie d'Oriente incitaronoVitaliano Scita, figliuolo diPatricioloe nipote diAspare, di cui molto fu parlato di sopra, ch'era allora conte, ossia comandante delle milizie collegate, a prender l'armi contra dell'empio imperadore. Pertanto egli tirò a sè la maggior parte delle truppe cesaree, occupò le vettovaglie ed una immensa somma d'oro inviata per pagare le soldatesche. Ed essendo uscito in campagna contra di lui, con un'armata di settantacinque mila persone,Ipaziofigliuolo di Secondino, ossia Secondiano, patrizio, e di una sorella di Anastasio Augusto, già stato console, gli diede Vitaliano una gran rotta e il fece prigione. Però in un tumulto suscitato in Costantinopoli il popolo lasciò uscir delle voci che acclamarono imperadore lo stesso Vitaliano, di maniera che intimorito Anastasio andò a nascondersi. Ora nel presente anno, per attestato di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], Vitaliano con un esercito di più di sessanta mila combattenti, fra' quali erano assaissimi Unni e Bulgari, dopo aver prese alcune città, ed uccisoCirillogenerale della Tracia per Anastasio Augusto, si presentò con quell'armata davanti a Costantinopoli. Veggendo Anastasio in mal punto i suoi affari, altro ripiego non ebbe che di spedire alcuni senatori a Vitaliano per trattar di pace. Vitaliano, che non aveva in cuore altro disegnoche di difendere l'oppressa religion cattolica, dimandò cheMacedoniovescovo di Costantinopoli, eFlavianodi Antiochia, con tutti gli altri vescovi cattolici fossero rimessi in possesso delle lor chiese, e che si raunasse un concilio, a cui intervenisse il pontefice romano ed i vescovi per disaminare e levar via le dissensioni intorno alla religione. Costavano poco ad Anastasio le promesse e i giuramenti, o, per dir meglio, gli spergiuri. S'obbligò egli a tutto; altrettanto fecero i senatori e magistrati. Dopo di che Vitaliano si ritirò da Costantinopoli e tornò coll'esercito suo nella Mesia. Allora l'astuto Anastasio, per far pur credere alla gente credula ch'egli dicea daddovero, intimò un concilio da tenersi in Eraclea, e nel dicembre del presente anno scrisse una lettera, rapportata dal cardinal Baronio, a papaOrmisda, invitandolo ad intervenirvi con que' vescovi che gli piacesse d'eleggere. Le stesse premure fece egli dipoi con altra lettera al senato romano. Ma qual esito avessero le promesse d'Anastasio, in breve si scoprirà.

Console

ilSenatoresenza collega.

Col nome diSenatorevenne in questi tempi comunemente chiamatoMagno Aurelio Cassiodoro, cioè quell'insigne scrittore che non meno colle lettere delsecolo che colle sacre illustrò non poco l'Italia. Alcuni gli han dato il prenome diMarco, ma, siccome nella Vita di lui osservò il padre Garezio benedettino,Magno, e non Marco fu appellato. Aveva egli conseguito, oltre ad altre dignità, quella di questore e di prefetto del pretorio; era ornato del titolo di patrizio; e da Teoderico re, che lo amava assaissimo, fu nel presente anno decorato dell'onore del consolato. Non è ben chiaro se fosse per eccellenza chiamato senatore, o pure se quel fosse un altro cognome o nobile soprannome. Diede fine in quest'anno al pontificato e alla sua vita papaSimmaconel dì 19 di luglio: pontefice che passò i suoi giorni fra molti guai e gravi persecuzioni, contra di lui mosse da alcuni prepotenti magnati romani, in mezzo alle quali Dio il conservò illeso. Ch'egli non fosse quale vollero farlo credere i suoi avversarii, possono eziandio servire a provarlo le riguardevoli fabbriche sacre da lui fatte in Roma, e la magnificenza di tanti vasi e lavori di oro e d'argento ch'egli donò alle chiese. Se ne legge il pieno catalogo nella di lui Vita presso Anastasio[Anastas. Bibl., in Vit. Symmachi.]. Ebbe per successoreOrmisda, di nazione Campano, ossia da Capoa, che fu consacrato nel dì 27 di luglio. Racconta Cassiodoro[Cassiod., in Chron.]con giubilo nella sua Cronica, cheessendo egli console, cioè nel presente anno,per gloria de' tempi del re Teoderico, raunato il clero e popolo romano, per opera di lui tornò la concordia nella Chiesa romana. Il che fa intendere, come di sopra accennai, che vivente papa Simmaco non si pose mai fine alla discordia insorta per cagione dello scisma di Lorenzo; e il cardinal Baronio anche egli notò, coll'autorità di san Gregorio Magno, che alcuni sacerdoti dabbene stettero saldi, anche dopo la decision de' concilii, nel partito d'esso Lorenzo. Terminata poi la vita dell'uno e dell'altro, cessarono tutte le gare e dissensioni,e concordemente ogni fazione convenne nell'elezione di papa Ormisda, al che si dee credere che contribuisse non poco l'autorità e buona maniera di Cassiodoro console. Le continuate novità e crudeltà diAnastasioimperadore contra della dottrina cattolica e de' seguaci di essa, furono cagione in fine che l'ossequio de' sudditi degenerasse in maggiori impazienze e in un'aperta strepitosa ribellione. Era cominciato molto prima questo incendio; maggiormente esso divampò nell'anno presente. I popoli della Scizia[Theoph., in Chronogr.], della Mesia e d'altre provincie d'Oriente incitaronoVitaliano Scita, figliuolo diPatricioloe nipote diAspare, di cui molto fu parlato di sopra, ch'era allora conte, ossia comandante delle milizie collegate, a prender l'armi contra dell'empio imperadore. Pertanto egli tirò a sè la maggior parte delle truppe cesaree, occupò le vettovaglie ed una immensa somma d'oro inviata per pagare le soldatesche. Ed essendo uscito in campagna contra di lui, con un'armata di settantacinque mila persone,Ipaziofigliuolo di Secondino, ossia Secondiano, patrizio, e di una sorella di Anastasio Augusto, già stato console, gli diede Vitaliano una gran rotta e il fece prigione. Però in un tumulto suscitato in Costantinopoli il popolo lasciò uscir delle voci che acclamarono imperadore lo stesso Vitaliano, di maniera che intimorito Anastasio andò a nascondersi. Ora nel presente anno, per attestato di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], Vitaliano con un esercito di più di sessanta mila combattenti, fra' quali erano assaissimi Unni e Bulgari, dopo aver prese alcune città, ed uccisoCirillogenerale della Tracia per Anastasio Augusto, si presentò con quell'armata davanti a Costantinopoli. Veggendo Anastasio in mal punto i suoi affari, altro ripiego non ebbe che di spedire alcuni senatori a Vitaliano per trattar di pace. Vitaliano, che non aveva in cuore altro disegnoche di difendere l'oppressa religion cattolica, dimandò cheMacedoniovescovo di Costantinopoli, eFlavianodi Antiochia, con tutti gli altri vescovi cattolici fossero rimessi in possesso delle lor chiese, e che si raunasse un concilio, a cui intervenisse il pontefice romano ed i vescovi per disaminare e levar via le dissensioni intorno alla religione. Costavano poco ad Anastasio le promesse e i giuramenti, o, per dir meglio, gli spergiuri. S'obbligò egli a tutto; altrettanto fecero i senatori e magistrati. Dopo di che Vitaliano si ritirò da Costantinopoli e tornò coll'esercito suo nella Mesia. Allora l'astuto Anastasio, per far pur credere alla gente credula ch'egli dicea daddovero, intimò un concilio da tenersi in Eraclea, e nel dicembre del presente anno scrisse una lettera, rapportata dal cardinal Baronio, a papaOrmisda, invitandolo ad intervenirvi con que' vescovi che gli piacesse d'eleggere. Le stesse premure fece egli dipoi con altra lettera al senato romano. Ma qual esito avessero le promesse d'Anastasio, in breve si scoprirà.


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