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DXLVAnno diCristoDXLV. IndizioneVIII.Vigiliopapa 8.Giustinianoimperadore 19.Totilare 5.L'anno IV dopo il consolato di Basilio.TrovavasiBelisarioin Ravenna con poche milizie, e queste ancora creditrici da gran tempo del soldo loro dovuto; ed essendo la maggior parte dell'Italia in potere diTotila, non restava maniera al generale cesareo, non dirò di rimetterein piedi gli affari, ma neppur di sostener quel che restava in dominio de' Greci[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 12.]. Perciò spedì a CostantinopoliGiovanninipote di Vitaliano, con vive istanze, aGiustinianoAugusto, per ottenere un gagliardo rinforzo di gente e di danaro, e con pregarlo specialmente di mandargli le guardie ch'esso Belisario era solito a condur seco nelle guerre. Andò Giovanni; ma intento ai proprii affari, attese a concertare il suo matrimonio conGiustina, figliuola diGermano, nipote dell'imperador Giustiniano. In questo mentre a Totila si renderono le città di Fermo e di Ascoli; dopo di che egli si trasferì all'assedio di Spoleti e di Assisi.Erodiano, che comandava nella prima di queste città, portato dall'odio ch'egli professava a Belisario, promise di rendere la città col presidio, se nello spazio di trenta giorni non gli veniva soccorso; e questo non essendosi mai veduto comparire, fu eseguita la capitolazione.Siffrido, ch'era alla difesa d'Assisi, in varie sortite troppo animosamente fatte restò finalmente ucciso egli colla maggior parte dei suoi, e però i cittadini si renderono anch'essi ai Goti. Portatosi dipoi Totila all'assedio di Perugia, usò quante minaccie e promesse mai seppe, per indurreCiprianogovernatore della città ad arrendersi; ma si parlò ad un sordo. Ebbe maniera di farlo assassinare da una delle di lui guardie, che si salvò poi nel campo de' Goti; ma, ciò non ostante, i soldati di quel presidio s'ostinarono alla difesa della città, e Totila fu costretto ad abbandonar l'impresa. Si rivolse egli dunque verso Roma, e formò il blocco alla medesima. E qui convien osservare la saggia condotta di questo re italianizzato. Per ordine suo rigoroso, dai soldati non era inferita molestia o danno alcuno agli agricoltori, i quali perciò in tutta l'Italia attendevano alle lor fatiche, senza essere inquietati perchè pagassero i tributi consueti al re, e le pensioni dovute ai lor padroni usciti di Roma. S'accostarono i Goti a Roma,e non potendolo sofferireArtasireeBarbazio, due capitani fra' Greci, ancorchè contro la volontà diBessa, allora comandante in Roma, uscirono loro addosso con una buona brigata, e li misero in fuga; ma caduti in un'imboscata, vi lasciarono quasi tutti la vita, il che fu cagione che niun ardisse di uscir fuori della città da lì innanzi. Nulla potevano ricavare i Romani dalle lor campagne, nulla neppure poteva loro venire per mare, perchè dopo la presa di Napoli i Goti aveano messa insieme una piccola flotta di legni armati che aggraffava quante navi osavano di passare dalla Sicilia a Roma. Fu anche per sospetto mandato in esilio a Centocelle, oggidì Civitavecchia,Cetegopatrizio, capo del senato romano.Totila, che, mentre attendeva ad un affare, pensava a molt'altri, mandò in questi tempi un corpo di truppe per tentare di ridurre alla sua ubbidienza o colle buone o colle brusche Piacenza, città principale dell'Emilia, che sola restava in quelle parti in potere de' Greci. Fecero i Goti la chiamata, ma buttarono le parole al vento, e però si accinsero all'assedio. Non sapeva Belisario in Ravenna qual rimedio o partito prendere in tanta decadenza degli affari di Cesare in Italia, perchè privo dei due più importanti nervi della guerra, cioè di soldatesche e di danaro. Però per mare passò a Durazzo, e di là seguitò a tempestare Giustiniano Augusto, per far venire de' pronti soccorsi. Mandò egli in fatti un buon rinforzo di gente condotto daGiovanninipote di Vitaliano, e daIsaccofratello diNarsete. Comandò ancora che Narsete andasse a trattar coi capi degli Eruli, per condurre al suo soldo una buona mano di quei Barbari. Molti in fatti ne arrolò Narsete, e li condusse a svernar nella Tracia con disegno di spignerli nella prossima ventura primavera in Italia. Riuscì a costoro, nell'andar a quartiere, di dare una rotta agli Sclavi, che, passato il Danubio, eranvenuti a bottinare in quelle parti. Premendo poscia a Belisario di recar qualche soccorso ai Romani, spedì per mareValentinoeFocacon una brigata d'armati al castello di Porto, situato alla sboccatura del Tevere, dove era governatoreInnocenzo, affinchè non solamente custodissero quel posto, ma eziandio di là infestassero i Goti che erano sotto Roma. Fecero costoro sapere aBessa, comandante dell'armi in Roma, il dì che volevano assalire il campo nemico; ma Bessa non istimò bene di mettere a rischio i suoi. Persistendo nondimeno essi nella voglia di farsi onore, uscirono un giorno da Porto, e trovarono quel che non aspettavano; perchè Totila, informato da un disertore, prese così ben le sue misure, che fattili cadere in un aguato, quasi tutti gli ebbe morti o prigioni. PapaVigilioin quest'anno, perchè chiamato in Oriente da Giustiniano Augusto, siccome vedremo, e fors'anche prima, scorgendo avvicinarsi l'assedio dei Goti, giudicò che per lui, creatura de' Greci, non fosse buona in que' tempi l'aria di Roma, era passato in Sicilia. Sapendo le strettezze, nelle quali si trovava ridotto il popolo romano per la scarsezza dei viveri, e dai medesimi cittadini ancora, come si può credere, sollecitato, fece caricar molte navi di grano, figurandosi che potrebbero arrivar fino a Roma. I Goti postati all'imboccatura del Tevere, al vedere avvicinarsi questa flotta, si tennero nascosi dietro alle muraglie delle case, aspettando a bocca aperta questo regalo della buona fortuna. Vennero le navi, e quantunque i Greci posti nel castello di Porto corressero ai merli, e, con isventolar le vesti, facessero loro segno di retrocedere, tuttavia credendo i marinari che quel fosse un segno d'allegrezza, continuarono il viaggio, e tutte a man salva furono prese dai Goti. V'eran dentro molti Romani, e fra essi un vescovo per nomeValentino. Condotto questi alla presenza di Totila, perchè, interrogato di varie cose, fu convinto di bugia,Totila gli fece tagliar le mani, e lasciollo andar con Dio. Anastasio bibliotecario[Anastas. Biblioth., in Vita Vigilii.]nella vita di Vigilio spropositatamente confonde i tempi delle azioni di questo papa. Scrive inoltre che egli per ordine diTeodoraAugusta fu preso, posto in nave e condotto in Sicilia; e che, nell'uscir di Roma, una parte del popolo gli dimandò la benedizione, un'altra gli gittò dietro sassi e bastoni, e gli sonò la mattinata con gridare:Teco venga la tua fame, teco la tua moria. Male hai fatto ai Romani, male abbi ovunque vai.Aggiungne, ch'egli fece un'ordinazione in Sicilia, e fra gli altri ordinò vescovo di santa Rufina, ossia di Selva Candida, il suddettoValentino, con inviarlo dipoi a Roma per suo vicario, dove gl'incontrò la disgrazia poco fa narrata. Non si accordano ben queste cose colla gran cura che Vigilio, stando in Sicilia, si prese per soccorrere il popolo romano, nè la violenza e prigionia descritta da Anastasio, coll'esser dipoi stato accolto Vigilio con sommo onore in Costantinopoli: il che viene asserito da Teofane[Theoph., in Chronogr.]e confessato da Anastasio medesimo. Procopio, scrittore il più informato di questi tempi, scrive che Vigilio papa fu chiamato a Costantinopoli da Giustiniano, e non già preso per forza per ordine diTeodoraAugusta. Da altri documenti nondimeno, che son citati dal cardinal Baronio e dal padre Pagi, si ha ch'egli mal volentieri andò a Costantinopoli, e v'andò solamente per non disgustar l'imperadore che gli faceva tanta premura.

L'anno IV dopo il consolato di Basilio.

TrovavasiBelisarioin Ravenna con poche milizie, e queste ancora creditrici da gran tempo del soldo loro dovuto; ed essendo la maggior parte dell'Italia in potere diTotila, non restava maniera al generale cesareo, non dirò di rimetterein piedi gli affari, ma neppur di sostener quel che restava in dominio de' Greci[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 12.]. Perciò spedì a CostantinopoliGiovanninipote di Vitaliano, con vive istanze, aGiustinianoAugusto, per ottenere un gagliardo rinforzo di gente e di danaro, e con pregarlo specialmente di mandargli le guardie ch'esso Belisario era solito a condur seco nelle guerre. Andò Giovanni; ma intento ai proprii affari, attese a concertare il suo matrimonio conGiustina, figliuola diGermano, nipote dell'imperador Giustiniano. In questo mentre a Totila si renderono le città di Fermo e di Ascoli; dopo di che egli si trasferì all'assedio di Spoleti e di Assisi.Erodiano, che comandava nella prima di queste città, portato dall'odio ch'egli professava a Belisario, promise di rendere la città col presidio, se nello spazio di trenta giorni non gli veniva soccorso; e questo non essendosi mai veduto comparire, fu eseguita la capitolazione.Siffrido, ch'era alla difesa d'Assisi, in varie sortite troppo animosamente fatte restò finalmente ucciso egli colla maggior parte dei suoi, e però i cittadini si renderono anch'essi ai Goti. Portatosi dipoi Totila all'assedio di Perugia, usò quante minaccie e promesse mai seppe, per indurreCiprianogovernatore della città ad arrendersi; ma si parlò ad un sordo. Ebbe maniera di farlo assassinare da una delle di lui guardie, che si salvò poi nel campo de' Goti; ma, ciò non ostante, i soldati di quel presidio s'ostinarono alla difesa della città, e Totila fu costretto ad abbandonar l'impresa. Si rivolse egli dunque verso Roma, e formò il blocco alla medesima. E qui convien osservare la saggia condotta di questo re italianizzato. Per ordine suo rigoroso, dai soldati non era inferita molestia o danno alcuno agli agricoltori, i quali perciò in tutta l'Italia attendevano alle lor fatiche, senza essere inquietati perchè pagassero i tributi consueti al re, e le pensioni dovute ai lor padroni usciti di Roma. S'accostarono i Goti a Roma,e non potendolo sofferireArtasireeBarbazio, due capitani fra' Greci, ancorchè contro la volontà diBessa, allora comandante in Roma, uscirono loro addosso con una buona brigata, e li misero in fuga; ma caduti in un'imboscata, vi lasciarono quasi tutti la vita, il che fu cagione che niun ardisse di uscir fuori della città da lì innanzi. Nulla potevano ricavare i Romani dalle lor campagne, nulla neppure poteva loro venire per mare, perchè dopo la presa di Napoli i Goti aveano messa insieme una piccola flotta di legni armati che aggraffava quante navi osavano di passare dalla Sicilia a Roma. Fu anche per sospetto mandato in esilio a Centocelle, oggidì Civitavecchia,Cetegopatrizio, capo del senato romano.

Totila, che, mentre attendeva ad un affare, pensava a molt'altri, mandò in questi tempi un corpo di truppe per tentare di ridurre alla sua ubbidienza o colle buone o colle brusche Piacenza, città principale dell'Emilia, che sola restava in quelle parti in potere de' Greci. Fecero i Goti la chiamata, ma buttarono le parole al vento, e però si accinsero all'assedio. Non sapeva Belisario in Ravenna qual rimedio o partito prendere in tanta decadenza degli affari di Cesare in Italia, perchè privo dei due più importanti nervi della guerra, cioè di soldatesche e di danaro. Però per mare passò a Durazzo, e di là seguitò a tempestare Giustiniano Augusto, per far venire de' pronti soccorsi. Mandò egli in fatti un buon rinforzo di gente condotto daGiovanninipote di Vitaliano, e daIsaccofratello diNarsete. Comandò ancora che Narsete andasse a trattar coi capi degli Eruli, per condurre al suo soldo una buona mano di quei Barbari. Molti in fatti ne arrolò Narsete, e li condusse a svernar nella Tracia con disegno di spignerli nella prossima ventura primavera in Italia. Riuscì a costoro, nell'andar a quartiere, di dare una rotta agli Sclavi, che, passato il Danubio, eranvenuti a bottinare in quelle parti. Premendo poscia a Belisario di recar qualche soccorso ai Romani, spedì per mareValentinoeFocacon una brigata d'armati al castello di Porto, situato alla sboccatura del Tevere, dove era governatoreInnocenzo, affinchè non solamente custodissero quel posto, ma eziandio di là infestassero i Goti che erano sotto Roma. Fecero costoro sapere aBessa, comandante dell'armi in Roma, il dì che volevano assalire il campo nemico; ma Bessa non istimò bene di mettere a rischio i suoi. Persistendo nondimeno essi nella voglia di farsi onore, uscirono un giorno da Porto, e trovarono quel che non aspettavano; perchè Totila, informato da un disertore, prese così ben le sue misure, che fattili cadere in un aguato, quasi tutti gli ebbe morti o prigioni. PapaVigilioin quest'anno, perchè chiamato in Oriente da Giustiniano Augusto, siccome vedremo, e fors'anche prima, scorgendo avvicinarsi l'assedio dei Goti, giudicò che per lui, creatura de' Greci, non fosse buona in que' tempi l'aria di Roma, era passato in Sicilia. Sapendo le strettezze, nelle quali si trovava ridotto il popolo romano per la scarsezza dei viveri, e dai medesimi cittadini ancora, come si può credere, sollecitato, fece caricar molte navi di grano, figurandosi che potrebbero arrivar fino a Roma. I Goti postati all'imboccatura del Tevere, al vedere avvicinarsi questa flotta, si tennero nascosi dietro alle muraglie delle case, aspettando a bocca aperta questo regalo della buona fortuna. Vennero le navi, e quantunque i Greci posti nel castello di Porto corressero ai merli, e, con isventolar le vesti, facessero loro segno di retrocedere, tuttavia credendo i marinari che quel fosse un segno d'allegrezza, continuarono il viaggio, e tutte a man salva furono prese dai Goti. V'eran dentro molti Romani, e fra essi un vescovo per nomeValentino. Condotto questi alla presenza di Totila, perchè, interrogato di varie cose, fu convinto di bugia,Totila gli fece tagliar le mani, e lasciollo andar con Dio. Anastasio bibliotecario[Anastas. Biblioth., in Vita Vigilii.]nella vita di Vigilio spropositatamente confonde i tempi delle azioni di questo papa. Scrive inoltre che egli per ordine diTeodoraAugusta fu preso, posto in nave e condotto in Sicilia; e che, nell'uscir di Roma, una parte del popolo gli dimandò la benedizione, un'altra gli gittò dietro sassi e bastoni, e gli sonò la mattinata con gridare:Teco venga la tua fame, teco la tua moria. Male hai fatto ai Romani, male abbi ovunque vai.Aggiungne, ch'egli fece un'ordinazione in Sicilia, e fra gli altri ordinò vescovo di santa Rufina, ossia di Selva Candida, il suddettoValentino, con inviarlo dipoi a Roma per suo vicario, dove gl'incontrò la disgrazia poco fa narrata. Non si accordano ben queste cose colla gran cura che Vigilio, stando in Sicilia, si prese per soccorrere il popolo romano, nè la violenza e prigionia descritta da Anastasio, coll'esser dipoi stato accolto Vigilio con sommo onore in Costantinopoli: il che viene asserito da Teofane[Theoph., in Chronogr.]e confessato da Anastasio medesimo. Procopio, scrittore il più informato di questi tempi, scrive che Vigilio papa fu chiamato a Costantinopoli da Giustiniano, e non già preso per forza per ordine diTeodoraAugusta. Da altri documenti nondimeno, che son citati dal cardinal Baronio e dal padre Pagi, si ha ch'egli mal volentieri andò a Costantinopoli, e v'andò solamente per non disgustar l'imperadore che gli faceva tanta premura.


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