DXLVIIIAnno diCristoDXLVIII. IndizioneXI.Vigiliopapa 11.Giustinianoimperadore 22.Totilare 8.L'anno VII dopo il consolato di Basilio.Venne in quest'anno a morte nel mese di giugno, consumata da una terribil cancrena,TeodoraAugusta moglie diGiustinianoimperadore, donna per varii suoi vizii, e soprattutto per la protezion degli eretici, concordemente diffamata nella storia segreta di Procopio e negli Annali ecclesiastici. Si leggono nondimeno di grandi limosine da lei fatte e sacri templi da lei fabbricati; nè lasciano di dire Teofane[Theoph., in Chronogr.]e Cedreno[Cedren., in Annalib.], ch'essa piamente diede fine ai suoi giorni, forse perchè si ravvide e pentì dei tanti suoi falli. Se è vero tutto ciò che di lei racconta Procopio, dovette ella trovare un gran processo al tribunale di Dio.Belisarioin questi tempi riflettendo alla scarsezza delle sue forze, tuttochè Giustiniano Augusto gli avesse inviati di fresco due mila pedoni per mare; e conoscendo che di male in peggio erano per andare gli affari dell'imperio in Italia, se non venivano più gagliardi soccorsi, si appigliò al partito di mandareAntoninasua moglie a Costantinopoli,acciocchè ella, per mezzo della suddetta imperadrice, ottenesse da Giustiniano un potente rinforzo all'armata di Italia. Andò essa, ma trovò l'imperadrice già mancata di vita. Ora narrando Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 30.]sotto quest'anno la morte d'essa Augusta, e concorrendo nella medesima sentenza Teofane, Cedreno e i cardinali Baronio e Noris, si vien chiaramente a conoscere che finora camminano bene i conti circa la division degli anni della guerra gotica, descritta da esso Procopio, e non sussistere gli altri di chi o prima o più tardi han registrato que' fatti. In questi tempi il presidio dei Greci, lasciati da Belisario in Roma trucidòCononesuo comandante, pretendendo ch'egli in danno loro facesse il mercatante dei grani e dell'altre vettovaglie. Spedirono poi sacerdoti a Costantinopoli, per far sapere a Giustiniano, che se non era loro accordato il perdono e date le paghe da gran tempo loro dovute passerebbono al soldo di Totila. Giustiniano, per non poter di meno, accordò loro tutto. Seguitava intanto l'assedio mosso da Totila al castello di Rossano in Calabria, entro il quale era una guarnigione di trecento cavalli e cento fanti. Perchè cominciarono a venir meno i foraggi e i viveri, promisero que' Greci di arrendersi, se, passati alquanti giorni, loro non fosse stato dato soccorso. Belisario, a cui premeva la conservazion di quel sito, chiamò ad Otranto quante truppe potè raunare, e tutte postele in navi, s'incamminò con esse alla volta di Rossano. Spirava già il dì promesso alla resa. I Greci, mirando da lungi il soccorso che veniva, mancarono alla parola data; ma eccoti sollevarsi una tempesta che disperse tutta quella flotta, senza che vi fosse un porto in que' lidi da ricoverarsi. Unitesi poi le navi nel porto di Crotone, tornò di nuovo Belisario con esse verso Rossano; ma ritrovò al lido tutte le forze de' Goti benpreparate ad accoglierlo, sicchè gli convenne retrocedere a Crotone, da dove spedì colla maggior parte dei suoiGiovannieValerianonel Piceno, sperando che Totila, abbandonato Rossano, correrebbe colà. Ma questo inviò bensì due mila cavalli anch'egli nel Piceno per far fronte a' nemici, ma col rimanente dell'armata tenne forte l'assedio di quel castello. Veggendo i Rossanesi disperato il caso, mandarono due deputati a Totila, per implorare il perdono esibendosi pronti alla resa, salve le loro vite. Accettò egli l'offerta, ma con eccettuare dal perdonoCalazarelor capitano, siccome mancator di parola. A costui in fatti fu tolta la vita, agli altri fu permesso d'andarsene ove voleano, in camicia, quando lor non piacesse di restare al soldo di Totila. Ottanta andarono; gli altri si arrolarono fra i Goti. Era arrivata a CostantinopoliAntoninamoglie di Belisario, e, quantunque fosse venuto a lei meno il suo principale appoggio, cioèTeodoraAugusta già morta, pure trovò facilità in Giustiniano per richiamare il marito in Oriente, perchè stringendo forte la guerra di Persia, vi era bisogno di un bravo generale per quella impresa. Pertanto andò Belisario a Costantinopoli, ma senza portarvi in questo secondo viaggio splendore alcuno di nuova gloria, giacchè in cinque anni che avea dovuto fermarsi in Italia, per mancanza di forze, era come fuggitivo stato ora in uno, ora in altro paese, ed inoltre senza avere operato cosa alcuna di rilevante, lasciava l'Italia esposta alla discrezione dei Goti. Ma se non andò seco molto onore, portò ben egli con lui molto danaro, perchè seppe mai sempre farsi fruttare il suo generalato; e le sue grandi ricchezze il misero talvolta in pericolo di cadere, se l'imperadore non avesse avuta necessità della sua sperimentata perizia in comandare armate. Nel mentre poi ch'egli era in viaggio la città di Perugia, dopo aver sostenuto un lunghissimo assedio, vennein potere dei Goti. Il dirsi da san Gregorio Magno[Gregor. Magnus, Dialogor., lib. 3, cap. 13.]che questa città per setteannicontinui tenuta fu assediata dai Goti, e che non per anche finito esso anno settimo, per la fame si arrendè, par troppo difficile a credersi. In vece d'anni avrà egli scrittomesi. AdErcolano, santo vescovo di quella città, d'ordine di Totila fu barbaramente tagliato il capo.Fece Totila anche in Dalmazia una spedizione di soldati sotto il comando d'Ilauso, già una delle guardie di Belisario, che avea preso partito fra i Goti. Costui prese in quelle parti due luoghi appellati Muicoro e Laureata non lungi da Salona, e mise a fil di spada chiunque ivi si trovò. A questo avvisoClaudianoufficiale cesareo, che comandava in quelle parti, imbarcate le sue soldatesche, andò a trovare a Laureata Ilauso, e venne seco alle mani; ma restò sconfitto, e le sue navi con altre piene di grani rimasero preda de' Goti, i quali dipoi, senza tentar altro, se ne tornarono a Totila. Circa questi tempi, o poco prima per attestato di Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 37.], Totila inviati degli ambasciatori al re dei Franchi, cioè, secondo tutte le verisimiglianze, aTeodeberto, il più potente senza paragone di quei re, gli avea fatto chiedere in moglie una sua figliuola. La risposta fu ch'esso re non riconosceva Totila per re d'Italia, e che tale anzi egli non sarebbe giammai, dacchè dopo aver presa Roma non l'aveva saputa ritenere in suo dominio, ed atterrate le mura, l'avea lasciata cadere in dominio de' suoi nemici. Ma questi erano pretesti. Teodeberto, principe meditante tutto di nuove conquiste, voleva pescare nei torbidi dell'Italia, veggendo sì infievolite le forze non meno de' Goti che dell'imperadore. In fatti abbiamo assai lume da Procopio[Idem, ibid., cap. 33, et lib. 4, cap. 34.]ch'egli in quest'annofatta calare in Italia un'armata, s'impadronì dell'Alpi Cozie, di alcuni luoghi della Liguria, e della maggior parte della provincia della Venezia, senza che si sappia quali città precisamente fossero da lui occupate, giacchè fra poco vedremo che Verona seguitò ad essere in potere dei Goti. Tutto camminava a seconda de' suoi voti, perchè non aveano i Goti assai possanza da opporsi nello stesso tempo ai Greci ed all'armi dei Franchi. Bisogna nondimeno immaginare ch'eglino facessero qualche resistenza, scrivendo Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]sotto il presente anno, cheLantocariocondottiere de' Franchi nella guerra romana, trafitto da una freccia e da una lancia, rimase morto. Nè contento di questi progressi il re Teodeberto, macchinava in suo cuore imprese più grandi, per quanto s'ha dallo storico Agatia[Agath., lib. 1 de Bell. Goth.]. Cioè non poteva egli sofferire che Giustiniano Augusto, principe assai dominato dalla passione della vanità, fra i suoi titoli mettesse quelli dialamannicoefrancico, quasi lor vincitore, quando egli in effetto non avea mai fatta pruova del valore di queste nazioni; o pure volea significar sè stesso loro sovrano, quando i Franchi pretendevano di non aver dipendenza alcuna da lui, e Teodeberto aveva soggiogati e uniti al dominio suo gli Alamanni. Però esso Teodeberto, descritto da Agatia per principe ardito, inquieto, feroce, che andava a caccia di pericoli, e dava nome di fortezze ai tentativi anche più disperati, determinò di muover guerra a Giustiniano, e di andarlo a trovare fino a Costantinopoli. E perciocchè esso Augusto si intitolava ancoragepidoelongobardico, sollecitò le nazioni de' Gepidi e de' Longobardi ad imprendere unitamente con esso lui la guerra contra del medesimo imperadore, per vendicare l'affronto che pretendeva fatto a tutte le lor nazioni. Ma in questo gran bollore di pensieri guerrierila morte senza rispetto alcuno venne a trovarTeodeberto, e mise fine alle sue grandiose imprese. Mario Aventicense riferisce la morte sua un anno dopo la ricupera di Roma fatta da Belisario, e però nel presente anno, il che s'accorda con quanto si dirà all'anno 554 del reTeodebaldosuo figliuolo e successore. Il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron., ad ann. 552, n. 21.]la vuol succeduta nell'anno precedente 547, appoggiato sopra il dirsi da Gregorio Turonense, che dalla morte di esso re sino a quella del re Sigeberto passaronoanniXXIX. Ma noi abbiamo troppi esempli d'anni guasti dai copisti. Sigeberto storico[Sigebertus, in Chronico.]fa giugnere la vita di questo principe fino all'anno 550. Scrive Agatia, autore di questi tempi, essere mancato di vita esso Teodeberto nella caccia per cagione di un bufalo selvaggio, mentreNarseteera occupato nella guerra d'Italia. Siccome vedremo, Narsete venne in Italia solamente nell'anno 552. La scarsezza degli storici d'allora fa che non si possano schiarire abbastanza alcuni fatti e i loro tempi precisi. Ma certo Agatia qui prese abbaglio, chiaramente ricavandosi da Procopio che era molto prima succeduta la morte del re Teodeberto.
L'anno VII dopo il consolato di Basilio.
Venne in quest'anno a morte nel mese di giugno, consumata da una terribil cancrena,TeodoraAugusta moglie diGiustinianoimperadore, donna per varii suoi vizii, e soprattutto per la protezion degli eretici, concordemente diffamata nella storia segreta di Procopio e negli Annali ecclesiastici. Si leggono nondimeno di grandi limosine da lei fatte e sacri templi da lei fabbricati; nè lasciano di dire Teofane[Theoph., in Chronogr.]e Cedreno[Cedren., in Annalib.], ch'essa piamente diede fine ai suoi giorni, forse perchè si ravvide e pentì dei tanti suoi falli. Se è vero tutto ciò che di lei racconta Procopio, dovette ella trovare un gran processo al tribunale di Dio.Belisarioin questi tempi riflettendo alla scarsezza delle sue forze, tuttochè Giustiniano Augusto gli avesse inviati di fresco due mila pedoni per mare; e conoscendo che di male in peggio erano per andare gli affari dell'imperio in Italia, se non venivano più gagliardi soccorsi, si appigliò al partito di mandareAntoninasua moglie a Costantinopoli,acciocchè ella, per mezzo della suddetta imperadrice, ottenesse da Giustiniano un potente rinforzo all'armata di Italia. Andò essa, ma trovò l'imperadrice già mancata di vita. Ora narrando Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 30.]sotto quest'anno la morte d'essa Augusta, e concorrendo nella medesima sentenza Teofane, Cedreno e i cardinali Baronio e Noris, si vien chiaramente a conoscere che finora camminano bene i conti circa la division degli anni della guerra gotica, descritta da esso Procopio, e non sussistere gli altri di chi o prima o più tardi han registrato que' fatti. In questi tempi il presidio dei Greci, lasciati da Belisario in Roma trucidòCononesuo comandante, pretendendo ch'egli in danno loro facesse il mercatante dei grani e dell'altre vettovaglie. Spedirono poi sacerdoti a Costantinopoli, per far sapere a Giustiniano, che se non era loro accordato il perdono e date le paghe da gran tempo loro dovute passerebbono al soldo di Totila. Giustiniano, per non poter di meno, accordò loro tutto. Seguitava intanto l'assedio mosso da Totila al castello di Rossano in Calabria, entro il quale era una guarnigione di trecento cavalli e cento fanti. Perchè cominciarono a venir meno i foraggi e i viveri, promisero que' Greci di arrendersi, se, passati alquanti giorni, loro non fosse stato dato soccorso. Belisario, a cui premeva la conservazion di quel sito, chiamò ad Otranto quante truppe potè raunare, e tutte postele in navi, s'incamminò con esse alla volta di Rossano. Spirava già il dì promesso alla resa. I Greci, mirando da lungi il soccorso che veniva, mancarono alla parola data; ma eccoti sollevarsi una tempesta che disperse tutta quella flotta, senza che vi fosse un porto in que' lidi da ricoverarsi. Unitesi poi le navi nel porto di Crotone, tornò di nuovo Belisario con esse verso Rossano; ma ritrovò al lido tutte le forze de' Goti benpreparate ad accoglierlo, sicchè gli convenne retrocedere a Crotone, da dove spedì colla maggior parte dei suoiGiovannieValerianonel Piceno, sperando che Totila, abbandonato Rossano, correrebbe colà. Ma questo inviò bensì due mila cavalli anch'egli nel Piceno per far fronte a' nemici, ma col rimanente dell'armata tenne forte l'assedio di quel castello. Veggendo i Rossanesi disperato il caso, mandarono due deputati a Totila, per implorare il perdono esibendosi pronti alla resa, salve le loro vite. Accettò egli l'offerta, ma con eccettuare dal perdonoCalazarelor capitano, siccome mancator di parola. A costui in fatti fu tolta la vita, agli altri fu permesso d'andarsene ove voleano, in camicia, quando lor non piacesse di restare al soldo di Totila. Ottanta andarono; gli altri si arrolarono fra i Goti. Era arrivata a CostantinopoliAntoninamoglie di Belisario, e, quantunque fosse venuto a lei meno il suo principale appoggio, cioèTeodoraAugusta già morta, pure trovò facilità in Giustiniano per richiamare il marito in Oriente, perchè stringendo forte la guerra di Persia, vi era bisogno di un bravo generale per quella impresa. Pertanto andò Belisario a Costantinopoli, ma senza portarvi in questo secondo viaggio splendore alcuno di nuova gloria, giacchè in cinque anni che avea dovuto fermarsi in Italia, per mancanza di forze, era come fuggitivo stato ora in uno, ora in altro paese, ed inoltre senza avere operato cosa alcuna di rilevante, lasciava l'Italia esposta alla discrezione dei Goti. Ma se non andò seco molto onore, portò ben egli con lui molto danaro, perchè seppe mai sempre farsi fruttare il suo generalato; e le sue grandi ricchezze il misero talvolta in pericolo di cadere, se l'imperadore non avesse avuta necessità della sua sperimentata perizia in comandare armate. Nel mentre poi ch'egli era in viaggio la città di Perugia, dopo aver sostenuto un lunghissimo assedio, vennein potere dei Goti. Il dirsi da san Gregorio Magno[Gregor. Magnus, Dialogor., lib. 3, cap. 13.]che questa città per setteannicontinui tenuta fu assediata dai Goti, e che non per anche finito esso anno settimo, per la fame si arrendè, par troppo difficile a credersi. In vece d'anni avrà egli scrittomesi. AdErcolano, santo vescovo di quella città, d'ordine di Totila fu barbaramente tagliato il capo.
Fece Totila anche in Dalmazia una spedizione di soldati sotto il comando d'Ilauso, già una delle guardie di Belisario, che avea preso partito fra i Goti. Costui prese in quelle parti due luoghi appellati Muicoro e Laureata non lungi da Salona, e mise a fil di spada chiunque ivi si trovò. A questo avvisoClaudianoufficiale cesareo, che comandava in quelle parti, imbarcate le sue soldatesche, andò a trovare a Laureata Ilauso, e venne seco alle mani; ma restò sconfitto, e le sue navi con altre piene di grani rimasero preda de' Goti, i quali dipoi, senza tentar altro, se ne tornarono a Totila. Circa questi tempi, o poco prima per attestato di Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 3, cap. 37.], Totila inviati degli ambasciatori al re dei Franchi, cioè, secondo tutte le verisimiglianze, aTeodeberto, il più potente senza paragone di quei re, gli avea fatto chiedere in moglie una sua figliuola. La risposta fu ch'esso re non riconosceva Totila per re d'Italia, e che tale anzi egli non sarebbe giammai, dacchè dopo aver presa Roma non l'aveva saputa ritenere in suo dominio, ed atterrate le mura, l'avea lasciata cadere in dominio de' suoi nemici. Ma questi erano pretesti. Teodeberto, principe meditante tutto di nuove conquiste, voleva pescare nei torbidi dell'Italia, veggendo sì infievolite le forze non meno de' Goti che dell'imperadore. In fatti abbiamo assai lume da Procopio[Idem, ibid., cap. 33, et lib. 4, cap. 34.]ch'egli in quest'annofatta calare in Italia un'armata, s'impadronì dell'Alpi Cozie, di alcuni luoghi della Liguria, e della maggior parte della provincia della Venezia, senza che si sappia quali città precisamente fossero da lui occupate, giacchè fra poco vedremo che Verona seguitò ad essere in potere dei Goti. Tutto camminava a seconda de' suoi voti, perchè non aveano i Goti assai possanza da opporsi nello stesso tempo ai Greci ed all'armi dei Franchi. Bisogna nondimeno immaginare ch'eglino facessero qualche resistenza, scrivendo Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]sotto il presente anno, cheLantocariocondottiere de' Franchi nella guerra romana, trafitto da una freccia e da una lancia, rimase morto. Nè contento di questi progressi il re Teodeberto, macchinava in suo cuore imprese più grandi, per quanto s'ha dallo storico Agatia[Agath., lib. 1 de Bell. Goth.]. Cioè non poteva egli sofferire che Giustiniano Augusto, principe assai dominato dalla passione della vanità, fra i suoi titoli mettesse quelli dialamannicoefrancico, quasi lor vincitore, quando egli in effetto non avea mai fatta pruova del valore di queste nazioni; o pure volea significar sè stesso loro sovrano, quando i Franchi pretendevano di non aver dipendenza alcuna da lui, e Teodeberto aveva soggiogati e uniti al dominio suo gli Alamanni. Però esso Teodeberto, descritto da Agatia per principe ardito, inquieto, feroce, che andava a caccia di pericoli, e dava nome di fortezze ai tentativi anche più disperati, determinò di muover guerra a Giustiniano, e di andarlo a trovare fino a Costantinopoli. E perciocchè esso Augusto si intitolava ancoragepidoelongobardico, sollecitò le nazioni de' Gepidi e de' Longobardi ad imprendere unitamente con esso lui la guerra contra del medesimo imperadore, per vendicare l'affronto che pretendeva fatto a tutte le lor nazioni. Ma in questo gran bollore di pensieri guerrierila morte senza rispetto alcuno venne a trovarTeodeberto, e mise fine alle sue grandiose imprese. Mario Aventicense riferisce la morte sua un anno dopo la ricupera di Roma fatta da Belisario, e però nel presente anno, il che s'accorda con quanto si dirà all'anno 554 del reTeodebaldosuo figliuolo e successore. Il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron., ad ann. 552, n. 21.]la vuol succeduta nell'anno precedente 547, appoggiato sopra il dirsi da Gregorio Turonense, che dalla morte di esso re sino a quella del re Sigeberto passaronoanniXXIX. Ma noi abbiamo troppi esempli d'anni guasti dai copisti. Sigeberto storico[Sigebertus, in Chronico.]fa giugnere la vita di questo principe fino all'anno 550. Scrive Agatia, autore di questi tempi, essere mancato di vita esso Teodeberto nella caccia per cagione di un bufalo selvaggio, mentreNarseteera occupato nella guerra d'Italia. Siccome vedremo, Narsete venne in Italia solamente nell'anno 552. La scarsezza degli storici d'allora fa che non si possano schiarire abbastanza alcuni fatti e i loro tempi precisi. Ma certo Agatia qui prese abbaglio, chiaramente ricavandosi da Procopio che era molto prima succeduta la morte del re Teodeberto.