DXVI

DXVIAnno diCristoDXVI. IndizioneIX.Ormisdapapa 3.Anastasioimperadore 26.Teodericore 24 e 6.ConsolePietrosenza collega.Fu questo console creato in Occidente. Per maggiormente ingannare i Cattolici, mandò in quest'annoAnastasioimperadore due suoi ambasciatori a papaOrmisda, ed insieme una professione di fede, in cui a riserva, del non acconsentire alla riprovazion d'Acacio, egli si mostrò attaccatissimo alla vera dottrina della Chiesa. Inganni furono tutti questi. Di tali artifizii si servì l'astuto Augusto per tirar dalla sua i popoli sollevati, e dappoichè ebbe ottenuto il suo intento, e con ciò indebolita la fazione diVitalianoconte, gli tolse il generalato accordatogli nell'anno precedente, e lo diede aRufino. Vitaliano, per attestato di Niceforo[Niceph. Callistus, lib. 16, cap. 18.], si ritirò a casa sua, con attendere dipoi a menare una vita tranquilla. Maggiormente però crebbero i disordini della Chiesa in Oriente, controvarsi nulladimeno assaissimi che sostenevano il partito cattolico, e mantenevano l'unione con papa Ormisda, pontefice che, adempiendo le parti del sacro suo ministero, non tralasciava diligenza veruna per provvedere ai bisogni del Cattolicismo in varii luoghi afflitto. Intanto il reTeoderico, godendo e facendo godere ai suoi popoli i frutti d'una invidiabil pace, attendeva a far delle sontuose fabbriche, e a ristaurare le mura delle città. Racconta l'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]ch'egli perfezionò in Ravenna ilpalazzoregale, tuttochè non arrivasse a dedicarlo, come si costumava allora, con gran solennità. Fece ancora dei portici intorno al palazzo. Abbiamo parimente dall'autore della Vita di santoIlaro[Vita. S. Hilarii, in Actis Sanct., ad diem 5 maji.], fondatore del monistero della Gelata alle radici dell'Apennino nella Romagna verso la terra di Civitella, che Teoderico fabbricò un palazzo in que' contorni presso il fiume Bedente, per godere dell'aria pura della montagna. In Verona fece fabbricar leterme, ossia il bagno, e un magnificopalazzo, e unporticocontinuato da una porta della città fino al medesimo palazzo. Fece anche rifare in essa città l'acquedotto, che da gran tempo era distrutto, e v'introdusse l'acqua. Circondò similmente di nuove mura quella città, ampliandola, per quanto si può conghietturare. In Ticino, ossia in Pavia, fabbricò unpalazzo, leterme, l'anfiteatroed altre mura. Simili benefizii compartì ad altre città. Attese del pari a far fiorire la mercatura e il commercio, e venivano allegramente in Italia i mercatanti stranieri a trafficare. Tale era l'esattezza e buona regola del suo governo, che si potea tenere alla campagna oro ed argento colla stessa sicurezza che fra le mura della città. Scrive inoltre il suddetto autore, essere allora stato in uso per tutta l'Italia che non si chiudevano le porte delle città, di maniera che inqualunque ora che si volesse, di dì e di notte, potevano i cittadini andare e venire, ed attendere ai loro interessi, senza timore dei malviventi. Giunse a' tempi di questo principe ad essere sì grande l'abbondanza, che per un soldo, ossia scudo d'oro, si avevano sessanta moggia di frumento (doveva essere allora il moggio ben diverso dal nostro) e trenta anfore di vino per un soldo. L'anfora conteneva in que' tempi tre moggia. Tale era il governo del re Teoderico, quantunque egli non sapesse nè leggere nè scrivere, in guisa che, affine di poter sottoscrivere le lettere e i memoriali, usava una lamina d'oro, che forata conteneva le quattro prime lettere del suo nome, cioè THEOD., e messa questa sopra la carta, egli colla penna condotta per que' fori scriveva così abbreviato il suo nome. Altrettanto racconta Procopio[Procop., in Hist. Arcan.]che fu praticato daGiustinoimperadore, successor d'Anastasio e principe senza lettere.

Console

Pietrosenza collega.

Fu questo console creato in Occidente. Per maggiormente ingannare i Cattolici, mandò in quest'annoAnastasioimperadore due suoi ambasciatori a papaOrmisda, ed insieme una professione di fede, in cui a riserva, del non acconsentire alla riprovazion d'Acacio, egli si mostrò attaccatissimo alla vera dottrina della Chiesa. Inganni furono tutti questi. Di tali artifizii si servì l'astuto Augusto per tirar dalla sua i popoli sollevati, e dappoichè ebbe ottenuto il suo intento, e con ciò indebolita la fazione diVitalianoconte, gli tolse il generalato accordatogli nell'anno precedente, e lo diede aRufino. Vitaliano, per attestato di Niceforo[Niceph. Callistus, lib. 16, cap. 18.], si ritirò a casa sua, con attendere dipoi a menare una vita tranquilla. Maggiormente però crebbero i disordini della Chiesa in Oriente, controvarsi nulladimeno assaissimi che sostenevano il partito cattolico, e mantenevano l'unione con papa Ormisda, pontefice che, adempiendo le parti del sacro suo ministero, non tralasciava diligenza veruna per provvedere ai bisogni del Cattolicismo in varii luoghi afflitto. Intanto il reTeoderico, godendo e facendo godere ai suoi popoli i frutti d'una invidiabil pace, attendeva a far delle sontuose fabbriche, e a ristaurare le mura delle città. Racconta l'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]ch'egli perfezionò in Ravenna ilpalazzoregale, tuttochè non arrivasse a dedicarlo, come si costumava allora, con gran solennità. Fece ancora dei portici intorno al palazzo. Abbiamo parimente dall'autore della Vita di santoIlaro[Vita. S. Hilarii, in Actis Sanct., ad diem 5 maji.], fondatore del monistero della Gelata alle radici dell'Apennino nella Romagna verso la terra di Civitella, che Teoderico fabbricò un palazzo in que' contorni presso il fiume Bedente, per godere dell'aria pura della montagna. In Verona fece fabbricar leterme, ossia il bagno, e un magnificopalazzo, e unporticocontinuato da una porta della città fino al medesimo palazzo. Fece anche rifare in essa città l'acquedotto, che da gran tempo era distrutto, e v'introdusse l'acqua. Circondò similmente di nuove mura quella città, ampliandola, per quanto si può conghietturare. In Ticino, ossia in Pavia, fabbricò unpalazzo, leterme, l'anfiteatroed altre mura. Simili benefizii compartì ad altre città. Attese del pari a far fiorire la mercatura e il commercio, e venivano allegramente in Italia i mercatanti stranieri a trafficare. Tale era l'esattezza e buona regola del suo governo, che si potea tenere alla campagna oro ed argento colla stessa sicurezza che fra le mura della città. Scrive inoltre il suddetto autore, essere allora stato in uso per tutta l'Italia che non si chiudevano le porte delle città, di maniera che inqualunque ora che si volesse, di dì e di notte, potevano i cittadini andare e venire, ed attendere ai loro interessi, senza timore dei malviventi. Giunse a' tempi di questo principe ad essere sì grande l'abbondanza, che per un soldo, ossia scudo d'oro, si avevano sessanta moggia di frumento (doveva essere allora il moggio ben diverso dal nostro) e trenta anfore di vino per un soldo. L'anfora conteneva in que' tempi tre moggia. Tale era il governo del re Teoderico, quantunque egli non sapesse nè leggere nè scrivere, in guisa che, affine di poter sottoscrivere le lettere e i memoriali, usava una lamina d'oro, che forata conteneva le quattro prime lettere del suo nome, cioè THEOD., e messa questa sopra la carta, egli colla penna condotta per que' fori scriveva così abbreviato il suo nome. Altrettanto racconta Procopio[Procop., in Hist. Arcan.]che fu praticato daGiustinoimperadore, successor d'Anastasio e principe senza lettere.


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