DXXIIAnno diCristoDXXII. IndizioneXV.Ormisdapapa 9.Giustinoimperadore 5.Teodericore 30 e 12.ConsoliSimmacoeBoezio.Siccome diligentemente osservò il padre Sirmondo, e dopo di lui il Pagi, con addurre un passo del libro secondode Consolationedi Boezio, questi due consoli furono creati in Occidente, ed erano amendue figliuoli diAnicio Manlio Severino Boezio, rinomato scrittore di questi tempi. ASimmacofu posto quel nome, ossia cognome, ossia soprannome dal lato della madre, figliuola diSimmaco, stato console nell'anno 483. Il secondo de' figliuoli ebbe il nome diBoezio, comune al padre, che fu console nell'anno 510, e all'avolo, probabilmente, stato console nell'anno 487. Io non vo' lasciar di accennare ciò che leggo in Agnello[Agnell., par. 1, tom. 2 Rer. Ital.], scrittore, benchè poco accurato, delle vite de' vescovi di Ravenna. Scrive egli nella vita confusa di san Giovanni Angelopte, che Teodericonel trentesimo anno del suo regnomandò in Sicilia l'esercito di Ravenna, da cui fusaccheggiata quell'isola e ridotta all'ubbidienza del medesimo re. Di questa notizia niun seme si truova in altre storie; e massimamente considerando che tanti anni prima la Sicilia venne in potere di Teoderico, pare che niun conto s'abbia a fare del racconto d'Agnello. Contuttociò egli può far dubitare che nel presente anno succedesse in Sicilia qualche ribellione, la quale obbligasse Teoderico ad inviare colà un'armata. Circa questi medesimi tempi sembra che succedesse un fatto, di cui tenne conto l'Anonimo Valesiano[Anonym. Vales.]; cioè che mentre il re Teoderico dimorava in Verona per sospetto di qualche movimento de' Barbari contra dell'Italia, accadde una gravissima contesa fra i Cristiani e i Giudei in Ravenna. Non se ne intende bene il motivo.Judaei, dic'egli,baptizatos nolentes dum livident, frequenter oblata in aquam fluminis jactaverunt. Pare che col nome dioblatavoglia egli significare, aver essi Giudei più volte gittato nel fiume delleostieo consacrate o da consacrarsi. Irritato da questo affronto, o sacrilegio, il popolo di Ravenna, senza riguardo alcuno al re, nè adEutaricoche per lui risiedeva nella città, nè aPietrovescovo, la cui età, se in ciò non erra l'Anonimo suddetto, vien troppo posticipata dagli scrittori ravennati, corsero alle sinagoghe, e tutte le bruciarono. Poco stettero i giudei a volare a Verona, per chieder giustizia al re, ed aiutati dal favore diTrivanemastro di camera di Teoderico, riportarono un ordine che tutto il popolo romano di Ravenna pagasse una contribuzione per rifabbricar le sinagoghe incendiate: e chi non pagasse, fosse pubblicamente frustato. L'ordine era indirizzato adEutaricoe aPietrovescovo, e bisognò eseguirlo. Da una lettera del medesimo re al senato di Roma[Cassiod., lib. 1, ep. 43.]intendiamo che anche in quella città da una sedizione popolare fu bruciata una sinagoga giudaica: del qualemisfatto comandò Teoderico che fossero puniti i principali autori. Anche allora si trovavano Ebrei dappertutto. Racconta sotto quest'anno Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]cheSigismondore de' Borgognoni ingiustamente fece uccidereSegericosuo figliuolo. Quest'empio fatto vien parimente colle sue circostanze narrato da Gregorio Turonense[Gregor. Turonens., lib. 3, cap. 5 et 6.], con dire, che morta la prima moglie d'esso re Sigismondo, figliuola diTeodericore d'Italia la quale gli avea partoritoSegerico, ne prese un'altra; e questa, secondo il costume delle matrigne, cominciò a malignare contra del figliastro. Miratala un dì colle vesti di sua madre in dosso, Segerico si lasciò scappare di bocca che non era degna di portar quegli abiti, probabilmente perchè alzata da basso stato a quel di regina. Perciò inviperita la matrigna, tanto soffiò nelle orecchie del marito, con fargli credere nutrirsi da Segerico trame segrete di torgli il regno, che l'indusse a levarlo di vita. Ma non sì tosto fu eseguito l'empio consiglio, che Sigismondo se ne pentì, e detestò il suo fallo: dopo di che si ritirò al monistero Agaunense, dove per più giorni di pianti e digiuni, e con assistere alle sacre salmodie, si studiò di farne penitenza. Dio nulladimeno per questa iniquità il volle gastigato nel mondo di qua, siccome vedremo in riferire la di lui rovina.
Consoli
SimmacoeBoezio.
Siccome diligentemente osservò il padre Sirmondo, e dopo di lui il Pagi, con addurre un passo del libro secondode Consolationedi Boezio, questi due consoli furono creati in Occidente, ed erano amendue figliuoli diAnicio Manlio Severino Boezio, rinomato scrittore di questi tempi. ASimmacofu posto quel nome, ossia cognome, ossia soprannome dal lato della madre, figliuola diSimmaco, stato console nell'anno 483. Il secondo de' figliuoli ebbe il nome diBoezio, comune al padre, che fu console nell'anno 510, e all'avolo, probabilmente, stato console nell'anno 487. Io non vo' lasciar di accennare ciò che leggo in Agnello[Agnell., par. 1, tom. 2 Rer. Ital.], scrittore, benchè poco accurato, delle vite de' vescovi di Ravenna. Scrive egli nella vita confusa di san Giovanni Angelopte, che Teodericonel trentesimo anno del suo regnomandò in Sicilia l'esercito di Ravenna, da cui fusaccheggiata quell'isola e ridotta all'ubbidienza del medesimo re. Di questa notizia niun seme si truova in altre storie; e massimamente considerando che tanti anni prima la Sicilia venne in potere di Teoderico, pare che niun conto s'abbia a fare del racconto d'Agnello. Contuttociò egli può far dubitare che nel presente anno succedesse in Sicilia qualche ribellione, la quale obbligasse Teoderico ad inviare colà un'armata. Circa questi medesimi tempi sembra che succedesse un fatto, di cui tenne conto l'Anonimo Valesiano[Anonym. Vales.]; cioè che mentre il re Teoderico dimorava in Verona per sospetto di qualche movimento de' Barbari contra dell'Italia, accadde una gravissima contesa fra i Cristiani e i Giudei in Ravenna. Non se ne intende bene il motivo.Judaei, dic'egli,baptizatos nolentes dum livident, frequenter oblata in aquam fluminis jactaverunt. Pare che col nome dioblatavoglia egli significare, aver essi Giudei più volte gittato nel fiume delleostieo consacrate o da consacrarsi. Irritato da questo affronto, o sacrilegio, il popolo di Ravenna, senza riguardo alcuno al re, nè adEutaricoche per lui risiedeva nella città, nè aPietrovescovo, la cui età, se in ciò non erra l'Anonimo suddetto, vien troppo posticipata dagli scrittori ravennati, corsero alle sinagoghe, e tutte le bruciarono. Poco stettero i giudei a volare a Verona, per chieder giustizia al re, ed aiutati dal favore diTrivanemastro di camera di Teoderico, riportarono un ordine che tutto il popolo romano di Ravenna pagasse una contribuzione per rifabbricar le sinagoghe incendiate: e chi non pagasse, fosse pubblicamente frustato. L'ordine era indirizzato adEutaricoe aPietrovescovo, e bisognò eseguirlo. Da una lettera del medesimo re al senato di Roma[Cassiod., lib. 1, ep. 43.]intendiamo che anche in quella città da una sedizione popolare fu bruciata una sinagoga giudaica: del qualemisfatto comandò Teoderico che fossero puniti i principali autori. Anche allora si trovavano Ebrei dappertutto. Racconta sotto quest'anno Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]cheSigismondore de' Borgognoni ingiustamente fece uccidereSegericosuo figliuolo. Quest'empio fatto vien parimente colle sue circostanze narrato da Gregorio Turonense[Gregor. Turonens., lib. 3, cap. 5 et 6.], con dire, che morta la prima moglie d'esso re Sigismondo, figliuola diTeodericore d'Italia la quale gli avea partoritoSegerico, ne prese un'altra; e questa, secondo il costume delle matrigne, cominciò a malignare contra del figliastro. Miratala un dì colle vesti di sua madre in dosso, Segerico si lasciò scappare di bocca che non era degna di portar quegli abiti, probabilmente perchè alzata da basso stato a quel di regina. Perciò inviperita la matrigna, tanto soffiò nelle orecchie del marito, con fargli credere nutrirsi da Segerico trame segrete di torgli il regno, che l'indusse a levarlo di vita. Ma non sì tosto fu eseguito l'empio consiglio, che Sigismondo se ne pentì, e detestò il suo fallo: dopo di che si ritirò al monistero Agaunense, dove per più giorni di pianti e digiuni, e con assistere alle sacre salmodie, si studiò di farne penitenza. Dio nulladimeno per questa iniquità il volle gastigato nel mondo di qua, siccome vedremo in riferire la di lui rovina.