DXXIIIAnno diCristoDXXIII. IndizioneI.Giovannipapa 1.Giustinoimperadore 6.Teodericore 31 e 13.ConsoleFlavio Anicio Massimo, senza collega.QuestoMassimofu console d'Occidente, senza sapersi perchè niun console fosse creato in Oriente, o perchè non se ne faccia menzione ne' Fasti. Per solennizzare anch'egli il suo consolato, diede al popolo romano nell'anfiteatro la cacciadelle fiere; ma perchè negò poi sordidamente di rimunerare chi avea combattuto con esse fiere, fecero quei gladiatori ricorso al re Teoderico, e leggesi una lettera[Cassiod., lib. 5, ep. 42.]da lui scritta allo stesso Massimo, con ordinargli di soddisfare a que' tali che aveano esposta la loro vita a sì gravi pericoli per dar piacere al popolo romano. In essa Cassiodoro segretario descrive leggiadramente la forma delle cacce teatrali, con detestarle, perchè costavano d'ordinario la vita di molte persone: abuso che, vietato da tante leggi, fin allora non si era potuto estirpare, benchè tanto disdicevole a gente, da cui si professava la santa legge di Cristo. Arrivò al fine de' suoi giorni e delle sue fatiche in quest'anno papaOrmisda, pontefice santo e glorioso, per aver sostenuta con vigore la dottrina cattolica, riformato il clero, rimessa la pace e l'unione delle chiese in Oriente, cacciati di Roma i manichei, e lasciate in essa Roma illustri memorie della sua munificenza con vari ricchissimi doni fatti alle chiese, ed annoverati da Anastasio bibliotecario[Anastas. Biblioth., in Vit. Hormisdae.]. Abbiamo dal medesimo autore un'altra notizia, chiamata dal cardinal Baronio degna di meraviglia, trattandosi d'un principe ariano: cioè che il reTeoderico, vivente esso papa Ormisda, inviò in dono alla basilica vaticana due candellieri, ossieno ceroferarii d'argento che pesavano sessanta libbre. Anzi in varii testi d'esso Anastasio si legge, aver esso re, e non già papa Ormisda, ornato un trave della basilica vaticana tutto d'argento, pesante mille e quaranta libbre. Ma anche gli ariani professavano venerazione ai santi, e massimamente al principe degli Apostoli, e Teoderico non ignorava le maniere di cattivarsi l'animo de' Cattolici: così avesse egli continuato a praticarle nel restante del suo governo. Aggiugne Anastasio, che dall'Oriente vennero altri preziosi donativi mandati a san Pietro dal cattolicoimperadoreGiustino. La morte del suddetto santo ponteficeOrmisdaaccadde nel dì 6 di agosto, e nel dì 13 del medesimo mese fu eletto papaGiovannidi nazione toscana. In questo medesimo anno, e, per quanto si crede, a dì 24 di maggio, venne a morte[Victor Turonensis, in Chron.]Trasmondore dei Vandali in Africa, fiero persecutore dei Cattolici, siccome accennammo di sopra; parve ch'egli per giusto giudizio di Dio morisse di dolore per una gran rotta data al di lui esercito daCabaonepagano capo de' Mori presso di Tripoli. Procopio narra il fatto[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1.]. Mossero i Vandali contra di costui una bell'armata. Cabaone, avendo inteso a dire che il possente Dio de' Cristiani puniva chi non rispettava i sacri templi, e favoriva chi gli onorava, spedì segretamente alcuni dei suoi, con ordine di seguitare l'esercito nemico, e se i Vandali entravano coi cavalli nelle chiese, e le sporcassero, eglino dipoi le nettassero, ed onorassero i sacerdoti cristiani. Tanto appunto avvenne. Diedesi poi la battaglia, in cui pochi vinsero i molti, e una grande strage fu fatta della nazion vandalica. Ebbe Trasamondo per successoreIlderico, figliuolo diUnnericore, e diEudociafigliuola di Valentiniano III, imperadore. Tuttochè Ilderico fosse allevato nella setta ariana, pure nudriva in cuore dell'inclinazione verso i Cattolici: affetto a lui ispirato dalla madre cattolica. E se n'era ben accortoTrasamondo, zelantissimo dell'arianismo. Però, prima di morire, gli fece promettere con giuramento, divenuto che fosse re, di non riaprir le chiese de' Cattolici nè di ristituir loro i privilegii. Ma Ilderico dopo la morte di Trasamondo, prima di regnare, per non violare il giuramento, richiamò in Africa i vescovi esiliati, e fece aprir le chiese cattoliche, così lasciò scritto sant'Isidoro[Isidorus, in Chron. Vandal.]. Ma chi ordinò il riaprimento de' sacri templi e restituì la libertà ai vescovi, già comandavae regnava. Non è improbabile che Ilderico si credesse disobbligato dalla osservanza di un giuramento illecito ed ingiusto in sè stesso. Mirabil perciò fu l'allegrezza de' popoli cattolici dell'Africa nel ricuperare dopo tanti anni le lor chiese; tanto più, perchè Ilderico si contentò che eleggessero il vescovo di Cartagine, e questi fuBonifacio.A questi tempi non senza ragione vien riferita una legge diGiustinoAugusto[L. 12, C. de Haeretic. et Manich.]contra de' manichei, con vietare, sotto pena della vita, la loro permanenza nell'imperio. Agli altri poi, sieno pagani o eretici, vien proibito l'aver magistrati e dignità, siccome ancora luogo nella milizia, a riserva dei Goti e d'altri popoli collegati, che militavano in Oriente al soldo dell'imperio. Circa questi tempi ancora morìEufemiaimperadrice, moglie di Giustino Augusto; nè sussiste che egli passasse alle seconde nozze, come han creduto alcuni.Teodora, nominata in tal occasione da Cedreno[Cedrenus, in Annalib.], fu moglie di Giustiniano, e non di Giustino. La morte ingiustamente inferita al figliuoloSegericodaSigismondore de' Borgognoni, irritò altamente l'animo diTeodericore d'Italia, perchè si trattava di un suo nipote, cioè d'un figliuolo di una sua figliuola. Accadde che nello stesso tempoClodomiro,ClotarioeChildeberto, tutti e tre figliuoli di Clodoveo, e cadauno re de' Franchi, erano incitati dalla madre, cioè daClotildevedova d'esso re Clodoveo contra del suddetto re Sigismondo, acciocchè vendicassero la morte data aChilpericosuo padre e a sua madre ancora, daGundobadopadre di Sigismondo. Probabilmente quella pia principessa altro non intese che di ottener colla forza quella porzione di stati ch'ella pretendeva dovuti a sè nell'eredità del padre, giacchè da Gundobado suo zio non l'avea potuta aver per amore. Ossia dunque che i Franchi, consapevole della collera diTeoderico, il movessero ad entrar con loro in lega contra di Sigismondo; ossia che Teoderico ne facesse la proposizione ai Franchi stessi, certo è ch'essi si collegarono insieme per far guerra ai Borgognoni. Ed allora succedette veramente ciò che Procopio lasciò scritto[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.], e che, siccome fu avvertito di sopra, il padre Daniello riferì fuori di sito nella storia de' Franzesi all'anno 501: cioè avere bensì Teoderico inviato l'esercito suo verso l'Alpi, ma con ordine di andare temporeggiando nel passaggio per vedere che andamento prendeva la guerra tra i Franchi e i Borgognoni. Sigismondo se ne fuggì in un eremo, e poscia incognito al monistero Agaunense, ossia di san Maurizio, dove dicono ch'egli prendesse l'abito monastico. Perciò non durarono fatica i Franchi ad impadronirsi di quasi tutto il regno allora ben vasto della Borgogna. E il generale del re Teoderico, appena udita la nuova della sconfitta de' Borgognoni, valicò frettolosamente le Alpi, e, secondo i patti, entrò in possesso di un buon tratto di paese che abbracciava le città di Apt, di Genevra, di Avignone, Carpentras ed altre. Il racconto di Procopio vien confermato da una lettera del reAtalaricoal senato di Roma[Cassiodor., lib. 8, ep. 10.]in occasione di crear patrizioTulosuo parente, che fu generale di Teoderico nella spedizione suddetta.Mittitur,dic'egli,Franco et Burgundo decertantibus, rursus ad Gallias tuendas, ne quid adversa manus praesumeret, quod noster exercitus impensis laboribus vindicasset. Adquisivit reipublicae romanae, aliis contendentibus, absque ulla fatigatione provinciam, et factum est quietum commodum nostrum, ubi non habuimus bellica contentione periculum. Triumphus sine pugna, sine labore palma, sine caede victoria.
Console
Flavio Anicio Massimo, senza collega.
QuestoMassimofu console d'Occidente, senza sapersi perchè niun console fosse creato in Oriente, o perchè non se ne faccia menzione ne' Fasti. Per solennizzare anch'egli il suo consolato, diede al popolo romano nell'anfiteatro la cacciadelle fiere; ma perchè negò poi sordidamente di rimunerare chi avea combattuto con esse fiere, fecero quei gladiatori ricorso al re Teoderico, e leggesi una lettera[Cassiod., lib. 5, ep. 42.]da lui scritta allo stesso Massimo, con ordinargli di soddisfare a que' tali che aveano esposta la loro vita a sì gravi pericoli per dar piacere al popolo romano. In essa Cassiodoro segretario descrive leggiadramente la forma delle cacce teatrali, con detestarle, perchè costavano d'ordinario la vita di molte persone: abuso che, vietato da tante leggi, fin allora non si era potuto estirpare, benchè tanto disdicevole a gente, da cui si professava la santa legge di Cristo. Arrivò al fine de' suoi giorni e delle sue fatiche in quest'anno papaOrmisda, pontefice santo e glorioso, per aver sostenuta con vigore la dottrina cattolica, riformato il clero, rimessa la pace e l'unione delle chiese in Oriente, cacciati di Roma i manichei, e lasciate in essa Roma illustri memorie della sua munificenza con vari ricchissimi doni fatti alle chiese, ed annoverati da Anastasio bibliotecario[Anastas. Biblioth., in Vit. Hormisdae.]. Abbiamo dal medesimo autore un'altra notizia, chiamata dal cardinal Baronio degna di meraviglia, trattandosi d'un principe ariano: cioè che il reTeoderico, vivente esso papa Ormisda, inviò in dono alla basilica vaticana due candellieri, ossieno ceroferarii d'argento che pesavano sessanta libbre. Anzi in varii testi d'esso Anastasio si legge, aver esso re, e non già papa Ormisda, ornato un trave della basilica vaticana tutto d'argento, pesante mille e quaranta libbre. Ma anche gli ariani professavano venerazione ai santi, e massimamente al principe degli Apostoli, e Teoderico non ignorava le maniere di cattivarsi l'animo de' Cattolici: così avesse egli continuato a praticarle nel restante del suo governo. Aggiugne Anastasio, che dall'Oriente vennero altri preziosi donativi mandati a san Pietro dal cattolicoimperadoreGiustino. La morte del suddetto santo ponteficeOrmisdaaccadde nel dì 6 di agosto, e nel dì 13 del medesimo mese fu eletto papaGiovannidi nazione toscana. In questo medesimo anno, e, per quanto si crede, a dì 24 di maggio, venne a morte[Victor Turonensis, in Chron.]Trasmondore dei Vandali in Africa, fiero persecutore dei Cattolici, siccome accennammo di sopra; parve ch'egli per giusto giudizio di Dio morisse di dolore per una gran rotta data al di lui esercito daCabaonepagano capo de' Mori presso di Tripoli. Procopio narra il fatto[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1.]. Mossero i Vandali contra di costui una bell'armata. Cabaone, avendo inteso a dire che il possente Dio de' Cristiani puniva chi non rispettava i sacri templi, e favoriva chi gli onorava, spedì segretamente alcuni dei suoi, con ordine di seguitare l'esercito nemico, e se i Vandali entravano coi cavalli nelle chiese, e le sporcassero, eglino dipoi le nettassero, ed onorassero i sacerdoti cristiani. Tanto appunto avvenne. Diedesi poi la battaglia, in cui pochi vinsero i molti, e una grande strage fu fatta della nazion vandalica. Ebbe Trasamondo per successoreIlderico, figliuolo diUnnericore, e diEudociafigliuola di Valentiniano III, imperadore. Tuttochè Ilderico fosse allevato nella setta ariana, pure nudriva in cuore dell'inclinazione verso i Cattolici: affetto a lui ispirato dalla madre cattolica. E se n'era ben accortoTrasamondo, zelantissimo dell'arianismo. Però, prima di morire, gli fece promettere con giuramento, divenuto che fosse re, di non riaprir le chiese de' Cattolici nè di ristituir loro i privilegii. Ma Ilderico dopo la morte di Trasamondo, prima di regnare, per non violare il giuramento, richiamò in Africa i vescovi esiliati, e fece aprir le chiese cattoliche, così lasciò scritto sant'Isidoro[Isidorus, in Chron. Vandal.]. Ma chi ordinò il riaprimento de' sacri templi e restituì la libertà ai vescovi, già comandavae regnava. Non è improbabile che Ilderico si credesse disobbligato dalla osservanza di un giuramento illecito ed ingiusto in sè stesso. Mirabil perciò fu l'allegrezza de' popoli cattolici dell'Africa nel ricuperare dopo tanti anni le lor chiese; tanto più, perchè Ilderico si contentò che eleggessero il vescovo di Cartagine, e questi fuBonifacio.
A questi tempi non senza ragione vien riferita una legge diGiustinoAugusto[L. 12, C. de Haeretic. et Manich.]contra de' manichei, con vietare, sotto pena della vita, la loro permanenza nell'imperio. Agli altri poi, sieno pagani o eretici, vien proibito l'aver magistrati e dignità, siccome ancora luogo nella milizia, a riserva dei Goti e d'altri popoli collegati, che militavano in Oriente al soldo dell'imperio. Circa questi tempi ancora morìEufemiaimperadrice, moglie di Giustino Augusto; nè sussiste che egli passasse alle seconde nozze, come han creduto alcuni.Teodora, nominata in tal occasione da Cedreno[Cedrenus, in Annalib.], fu moglie di Giustiniano, e non di Giustino. La morte ingiustamente inferita al figliuoloSegericodaSigismondore de' Borgognoni, irritò altamente l'animo diTeodericore d'Italia, perchè si trattava di un suo nipote, cioè d'un figliuolo di una sua figliuola. Accadde che nello stesso tempoClodomiro,ClotarioeChildeberto, tutti e tre figliuoli di Clodoveo, e cadauno re de' Franchi, erano incitati dalla madre, cioè daClotildevedova d'esso re Clodoveo contra del suddetto re Sigismondo, acciocchè vendicassero la morte data aChilpericosuo padre e a sua madre ancora, daGundobadopadre di Sigismondo. Probabilmente quella pia principessa altro non intese che di ottener colla forza quella porzione di stati ch'ella pretendeva dovuti a sè nell'eredità del padre, giacchè da Gundobado suo zio non l'avea potuta aver per amore. Ossia dunque che i Franchi, consapevole della collera diTeoderico, il movessero ad entrar con loro in lega contra di Sigismondo; ossia che Teoderico ne facesse la proposizione ai Franchi stessi, certo è ch'essi si collegarono insieme per far guerra ai Borgognoni. Ed allora succedette veramente ciò che Procopio lasciò scritto[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.], e che, siccome fu avvertito di sopra, il padre Daniello riferì fuori di sito nella storia de' Franzesi all'anno 501: cioè avere bensì Teoderico inviato l'esercito suo verso l'Alpi, ma con ordine di andare temporeggiando nel passaggio per vedere che andamento prendeva la guerra tra i Franchi e i Borgognoni. Sigismondo se ne fuggì in un eremo, e poscia incognito al monistero Agaunense, ossia di san Maurizio, dove dicono ch'egli prendesse l'abito monastico. Perciò non durarono fatica i Franchi ad impadronirsi di quasi tutto il regno allora ben vasto della Borgogna. E il generale del re Teoderico, appena udita la nuova della sconfitta de' Borgognoni, valicò frettolosamente le Alpi, e, secondo i patti, entrò in possesso di un buon tratto di paese che abbracciava le città di Apt, di Genevra, di Avignone, Carpentras ed altre. Il racconto di Procopio vien confermato da una lettera del reAtalaricoal senato di Roma[Cassiodor., lib. 8, ep. 10.]in occasione di crear patrizioTulosuo parente, che fu generale di Teoderico nella spedizione suddetta.Mittitur,dic'egli,Franco et Burgundo decertantibus, rursus ad Gallias tuendas, ne quid adversa manus praesumeret, quod noster exercitus impensis laboribus vindicasset. Adquisivit reipublicae romanae, aliis contendentibus, absque ulla fatigatione provinciam, et factum est quietum commodum nostrum, ubi non habuimus bellica contentione periculum. Triumphus sine pugna, sine labore palma, sine caede victoria.