DXXIVAnno diCristoDXXIV. IndizioneII.Giovannipapa 2.Giustinoimperadore 7.Teodericore 32 e 14.ConsoliFlavio Giustino Augustoper la seconda volta edOpilione.Appartiene all'Occidente questo consoleOpilione, e vien da alcuni, ma con poco fondamento, creduto quello stesso che, secondo Cassiodoro,[Cassiod., lib. 8, ep. 16.], fu creatoconte delle sacre largizioni, ossia tesoriere del re Atalarico. Perchè neppure in questi tempi si truovi un console orientale, non se ne sa intendere la cagione. In quest'anno si cominciò a sconcertare l'animo del reTeoderico: e quel principe che finora mercè del suo saggio e giustissimo governo, e di una mirabil pace che faceva godere all'Italia e agli altri suoi popoli, e del rispetto che portava alla religion cattolica e a' sacri suoi ministri, s'era acquistata gloria non inferiore a quella de' più rinomati imperadori, di maniera che può anche oggidì servire di norma ai regnanti: questo principe, dissi, mutò affatto contegno, e passò ad azioni che denigrarono gli ultimi giorni della sua vita, e renderono odioso il suo nome, non meno allora che dipoi in Italia. Vedemmo nel precedente anno pubblicato dal cattolico imperadoreGiustinoun editto contra degli eretici, in cui furono bensì eccettuati iGoti, ma quei solamente ch'erano in Oriente, e non già quei che appartenevano all'Italia sotto il re Teoderico. Furono perciò tolte le chiese nell'imperio orientale a molti ariani; ed altri, per non perdere le dignità e per seguitare nella milizia, abbracciarono la religione cattolica. Nel loro errore stettero saldi infiniti altri, ma con gravi lamenti sì per la pena a cui erano sottoposti, e sì per la perdita delle chiese. Verisimil cosa è che costoro ne portassero le doglianze al reTeoderico, seguace anch'esso costantissimo della setta ariana; con restar inoltre Teoderico non poco amareggiato, perchè laddove egli lasciava in Italia e negli altri suoi regni goder tanta quiete e libertà ai cattolici, Giustino Augusto trattasse poi con tale severità gli ariani. C'è inoltre motivo di credere ch'esso o per la stessa cagione, o per altri accidenti, cominciasse a dubitar della fedeltà dei Romani, con sospettare intelligenze di loro colla corte di Costantinopoli, quasichè abborrissero un principe ariano ed aspirassero alla libertà. Fors'ancheGiustiniano, che allora, benchè non imperadore, amministrava gli affari dell'imperio, e già nudriva delle vaste idee, si lasciò scappar di bocca qualche parola contro chi possedeva sì bella parte dello stesso imperio, cioè l'Italia: che risaputa da Teoderico, accrebbe in lui il mal talento e i sospetti. Comunque passassero tali faccende, basti a noi di sapere, per attestato dell'Anonimo Valesiano[Anonym. Vales.], che trovandosi Teoderico in Verona, fece distruggere un oratorio di santo Stefano, posto fuori d'una porta di quella città: il che vien raccontato da esso Anonimo, come segno che veniva a scoprire il mal animo di Teoderico contra de' Cattolici, ma che verisimilmente fu fatto per solo riflesso alla fortificazione di quella città. Quindi comandò Teoderico che niuno de' Romani potesse tener armi e neppure un coltello, indizio certo di sospetti intorno alla loro fedeltà. Ma colui che maggiormente accese questo fuoco, fu Cipriano referendario, il qual poi per ricompensa delle sue iniquità passò al grado di tesoriere e di generale d'armata. Accusò egliAlbinopatrizio, stato console nell'anno 495, con imputargli d'avere scritto lettere a Giustino imperadore contra di Teoderico. Negò egli il fatto, ed apposta, per difendere la di lui innocenza, si portò da Roma a Verona ancheSeverino Boeziopatrizio, già stato console, ch'era allora il più riguardevol mobile del senato romano. Ma che? Cipriano rivolse l'accusa contra dello stesso Boezio, e si trovarono tre inique persone che servirono di testimoni e di accusatori contra di lui, cioèBasilio, che cacciato dianzi di corte, era indebitato fino alla gola,Opilione, diverso dal console dell'anno presente, per quanto si può conghietturare, eGaudenzio, i quali ultimi due banditi per innumerabili loro frodi, erano allora rifugiati in chiesa. L'accusa fu, secondo che scrive lo stesso Boezio[Boetius, de Consolatione, lib. 1.],de compositis false literis, quibus libertatem arguor sperasse romanam. Era innocente di questo reato Boezio: contuttociò portata l'accusa in senato, senza che alcuno osasse d'opporsi, fu proferita contra di lui sentenza di morte, la quale fu da Teoderico permutata in esilio. Hanno alcuni creduto con lievi conghietture che il luogo dell'esilio fosse Pavia, dove in una picciola casa, o pure in una prigione egli fosse detenuto, senza libri, senza poter parlare con amici o parenti. L'Anonimo Valesiano scrive essere egli stato imprigionato, o tenuto sotto buona guardia inCalvenzano, in agro calventiano, cioè in un luogo del territorio di Milano, poco distante da Melegnano. Quivi Boezio compose il nobil suo trattatodella Consolazione della Filosofia. Ma perciocchè di grandi rumori e dicerie doveano correre per l'oppressione di questo insigne personaggio romano, il re crudele finalmente comandò che gli fosse levata la vita, e l'ordine fu eseguito. Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]lasciò scritto che nel corrente annoBoeziopatrizio fu uccisonel territorio di Milano. Potrebbe nondimeno essere che all'anno seguente appartenesse la di lui morte, e che Mario confondesse la sentenza dell'esilio con quella della morte; essendo certo che Boezio restò nella prigionia il tempo da comporre il libro suddetto. Ebbeper moglieRusticianafigliuola di Simmaco patrizio (e non già un'altra moglie chiamata Elpe), che gli generò due figliuoli da noi veduti consoli nell'anno 522, donna di rare virtù, che visse molti anni dipoi.In questo medesimo anno essendo tornato a Ravenna il re Teoderico, secondochè abbiamo dall'Anonimo Valesiano, colà fece chiamareGiovannipapa, e gl'intimò d'andare a Costantinopoli, per indurre Giustino imperadore a far tornare all'arianismo coloro che l'avevano abiurato, supponendoli indotti a ciò dalla forza e dalle minaccie. Anastasio bibliotecario[Anastas. Biblioth., in Vita Johannis I.]solamente scrive che fu inviato per ottenere la restituzion delle chiese agli ariani: altrimenti Teoderico minacciava lo sterminio de' cattolici in Italia. Altrettanto scrive l'autor della Miscella[Hist. Miscell., lib. 15.]. Andò papa Giovanni, seco conducendo altri vescovi, cioèEcclesiodi Ravenna,Eusebiodi Fano,Sabinodi Capoa (non conosciuto dall'Ughelli nell'Italia sacra) e due altri parimente vescovi, ed inoltreTeodoro,ImportunoedAgapito, tutti e tre stati consoli, e un altroAgapitopatrizio. Tradito dai suoi medesimi BorgognoniSigismondore di essi, ma che s'era ritirato nel monistero di San Maurizio[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 6.], fu dato nelle mani colla moglie e coi figliuoli aClodomiro, uno dei re Franchi, e posto prigione in Orleans. IntantoGodemaro, fratello di esso Sigismondo, ripigliate le forze, e raunato un buon esercito di Borgognoni, ricuperò la maggior parte delle città e terre occupate dai Franchi: il che non potendo digerire Clodomiro, uscì di nuovo in campagna con una forte armata in compagnia diTeodericore suo fratello, per assalir di nuovo il regno della Borgogna. Ma prima di cimentarsi, barbaramente fece levar la vita aSigismondo, alla moglie e ai figliuoli, e gittare i lor cadaveri in un pozzo, non ostante lapredizione fatta daAvitoabate di Micy, che se egli commetteva questa iniquità, Dio gli renderebbe la pariglia. Fu dipoi dai monaci agaunensi e dai popoli postoSigismondonel catalogo de' santi, quasi che fosse, non solo penitente, ma martire; siccome ancora da altri il poco fa mentovatoSeverino Boeziotenuto fu per santo, e registrato fra i martiri, con quella facilità che disopra accennammo praticata allora di dare il titolo di santo a chi abbondava di virtù, siccome certo abbondarono non meno il re Sigismondo che Boezio. Restò poi ucciso in una battaglia il reClodomiro; rimase ancora sconfittoGodemaro, e tornò la Borgogna in potere dei Franchi, a' quali fu poi ritolta da esso Godemaro. MaTeodericore d'Italia tenne ben forte le conquiste da lui fatte nella Gallia. Ed in quest'anno appunto nella città di Arles a lui sottoposta,san Cesariovescovo celebrò un concilio, ch'è il quarto tenuto in quella città; e v'intervennero sedici vescovi, tutti compresi nella giurisdizione di esso re Teoderico.
Consoli
Flavio Giustino Augustoper la seconda volta edOpilione.
Appartiene all'Occidente questo consoleOpilione, e vien da alcuni, ma con poco fondamento, creduto quello stesso che, secondo Cassiodoro,[Cassiod., lib. 8, ep. 16.], fu creatoconte delle sacre largizioni, ossia tesoriere del re Atalarico. Perchè neppure in questi tempi si truovi un console orientale, non se ne sa intendere la cagione. In quest'anno si cominciò a sconcertare l'animo del reTeoderico: e quel principe che finora mercè del suo saggio e giustissimo governo, e di una mirabil pace che faceva godere all'Italia e agli altri suoi popoli, e del rispetto che portava alla religion cattolica e a' sacri suoi ministri, s'era acquistata gloria non inferiore a quella de' più rinomati imperadori, di maniera che può anche oggidì servire di norma ai regnanti: questo principe, dissi, mutò affatto contegno, e passò ad azioni che denigrarono gli ultimi giorni della sua vita, e renderono odioso il suo nome, non meno allora che dipoi in Italia. Vedemmo nel precedente anno pubblicato dal cattolico imperadoreGiustinoun editto contra degli eretici, in cui furono bensì eccettuati iGoti, ma quei solamente ch'erano in Oriente, e non già quei che appartenevano all'Italia sotto il re Teoderico. Furono perciò tolte le chiese nell'imperio orientale a molti ariani; ed altri, per non perdere le dignità e per seguitare nella milizia, abbracciarono la religione cattolica. Nel loro errore stettero saldi infiniti altri, ma con gravi lamenti sì per la pena a cui erano sottoposti, e sì per la perdita delle chiese. Verisimil cosa è che costoro ne portassero le doglianze al reTeoderico, seguace anch'esso costantissimo della setta ariana; con restar inoltre Teoderico non poco amareggiato, perchè laddove egli lasciava in Italia e negli altri suoi regni goder tanta quiete e libertà ai cattolici, Giustino Augusto trattasse poi con tale severità gli ariani. C'è inoltre motivo di credere ch'esso o per la stessa cagione, o per altri accidenti, cominciasse a dubitar della fedeltà dei Romani, con sospettare intelligenze di loro colla corte di Costantinopoli, quasichè abborrissero un principe ariano ed aspirassero alla libertà. Fors'ancheGiustiniano, che allora, benchè non imperadore, amministrava gli affari dell'imperio, e già nudriva delle vaste idee, si lasciò scappar di bocca qualche parola contro chi possedeva sì bella parte dello stesso imperio, cioè l'Italia: che risaputa da Teoderico, accrebbe in lui il mal talento e i sospetti. Comunque passassero tali faccende, basti a noi di sapere, per attestato dell'Anonimo Valesiano[Anonym. Vales.], che trovandosi Teoderico in Verona, fece distruggere un oratorio di santo Stefano, posto fuori d'una porta di quella città: il che vien raccontato da esso Anonimo, come segno che veniva a scoprire il mal animo di Teoderico contra de' Cattolici, ma che verisimilmente fu fatto per solo riflesso alla fortificazione di quella città. Quindi comandò Teoderico che niuno de' Romani potesse tener armi e neppure un coltello, indizio certo di sospetti intorno alla loro fedeltà. Ma colui che maggiormente accese questo fuoco, fu Cipriano referendario, il qual poi per ricompensa delle sue iniquità passò al grado di tesoriere e di generale d'armata. Accusò egliAlbinopatrizio, stato console nell'anno 495, con imputargli d'avere scritto lettere a Giustino imperadore contra di Teoderico. Negò egli il fatto, ed apposta, per difendere la di lui innocenza, si portò da Roma a Verona ancheSeverino Boeziopatrizio, già stato console, ch'era allora il più riguardevol mobile del senato romano. Ma che? Cipriano rivolse l'accusa contra dello stesso Boezio, e si trovarono tre inique persone che servirono di testimoni e di accusatori contra di lui, cioèBasilio, che cacciato dianzi di corte, era indebitato fino alla gola,Opilione, diverso dal console dell'anno presente, per quanto si può conghietturare, eGaudenzio, i quali ultimi due banditi per innumerabili loro frodi, erano allora rifugiati in chiesa. L'accusa fu, secondo che scrive lo stesso Boezio[Boetius, de Consolatione, lib. 1.],de compositis false literis, quibus libertatem arguor sperasse romanam. Era innocente di questo reato Boezio: contuttociò portata l'accusa in senato, senza che alcuno osasse d'opporsi, fu proferita contra di lui sentenza di morte, la quale fu da Teoderico permutata in esilio. Hanno alcuni creduto con lievi conghietture che il luogo dell'esilio fosse Pavia, dove in una picciola casa, o pure in una prigione egli fosse detenuto, senza libri, senza poter parlare con amici o parenti. L'Anonimo Valesiano scrive essere egli stato imprigionato, o tenuto sotto buona guardia inCalvenzano, in agro calventiano, cioè in un luogo del territorio di Milano, poco distante da Melegnano. Quivi Boezio compose il nobil suo trattatodella Consolazione della Filosofia. Ma perciocchè di grandi rumori e dicerie doveano correre per l'oppressione di questo insigne personaggio romano, il re crudele finalmente comandò che gli fosse levata la vita, e l'ordine fu eseguito. Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]lasciò scritto che nel corrente annoBoeziopatrizio fu uccisonel territorio di Milano. Potrebbe nondimeno essere che all'anno seguente appartenesse la di lui morte, e che Mario confondesse la sentenza dell'esilio con quella della morte; essendo certo che Boezio restò nella prigionia il tempo da comporre il libro suddetto. Ebbeper moglieRusticianafigliuola di Simmaco patrizio (e non già un'altra moglie chiamata Elpe), che gli generò due figliuoli da noi veduti consoli nell'anno 522, donna di rare virtù, che visse molti anni dipoi.
In questo medesimo anno essendo tornato a Ravenna il re Teoderico, secondochè abbiamo dall'Anonimo Valesiano, colà fece chiamareGiovannipapa, e gl'intimò d'andare a Costantinopoli, per indurre Giustino imperadore a far tornare all'arianismo coloro che l'avevano abiurato, supponendoli indotti a ciò dalla forza e dalle minaccie. Anastasio bibliotecario[Anastas. Biblioth., in Vita Johannis I.]solamente scrive che fu inviato per ottenere la restituzion delle chiese agli ariani: altrimenti Teoderico minacciava lo sterminio de' cattolici in Italia. Altrettanto scrive l'autor della Miscella[Hist. Miscell., lib. 15.]. Andò papa Giovanni, seco conducendo altri vescovi, cioèEcclesiodi Ravenna,Eusebiodi Fano,Sabinodi Capoa (non conosciuto dall'Ughelli nell'Italia sacra) e due altri parimente vescovi, ed inoltreTeodoro,ImportunoedAgapito, tutti e tre stati consoli, e un altroAgapitopatrizio. Tradito dai suoi medesimi BorgognoniSigismondore di essi, ma che s'era ritirato nel monistero di San Maurizio[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 6.], fu dato nelle mani colla moglie e coi figliuoli aClodomiro, uno dei re Franchi, e posto prigione in Orleans. IntantoGodemaro, fratello di esso Sigismondo, ripigliate le forze, e raunato un buon esercito di Borgognoni, ricuperò la maggior parte delle città e terre occupate dai Franchi: il che non potendo digerire Clodomiro, uscì di nuovo in campagna con una forte armata in compagnia diTeodericore suo fratello, per assalir di nuovo il regno della Borgogna. Ma prima di cimentarsi, barbaramente fece levar la vita aSigismondo, alla moglie e ai figliuoli, e gittare i lor cadaveri in un pozzo, non ostante lapredizione fatta daAvitoabate di Micy, che se egli commetteva questa iniquità, Dio gli renderebbe la pariglia. Fu dipoi dai monaci agaunensi e dai popoli postoSigismondonel catalogo de' santi, quasi che fosse, non solo penitente, ma martire; siccome ancora da altri il poco fa mentovatoSeverino Boeziotenuto fu per santo, e registrato fra i martiri, con quella facilità che disopra accennammo praticata allora di dare il titolo di santo a chi abbondava di virtù, siccome certo abbondarono non meno il re Sigismondo che Boezio. Restò poi ucciso in una battaglia il reClodomiro; rimase ancora sconfittoGodemaro, e tornò la Borgogna in potere dei Franchi, a' quali fu poi ritolta da esso Godemaro. MaTeodericore d'Italia tenne ben forte le conquiste da lui fatte nella Gallia. Ed in quest'anno appunto nella città di Arles a lui sottoposta,san Cesariovescovo celebrò un concilio, ch'è il quarto tenuto in quella città; e v'intervennero sedici vescovi, tutti compresi nella giurisdizione di esso re Teoderico.