DXXIXAnno diCristoDXXIX. IndizioneVII.Felice IVpapa 4.Giustinianoimperadore 3.Atalaricore 4.ConsoleDeciojuniore senza collega.Notò il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron., ad hunc ann.]che questoDecioconsole occidentale fu figliuolo diVenanziostato console nell'anno 507, e fratello diPaolino, che vedremo console nell'anno 534. Vien appellatojuniorea distinzione diDecio, che fu console Dell'anno 486, siccome personaggio della medesima famiglia. Dopo la morte diTrasamondore dei Vandali in Africa, restò vedova di luiAmalafredasorella del re Teoderico. Donna avvezza a comandare, non si dovea trovar molto contenta sottoIlderico, ch'era succedutonel regno a Trasamondo, e fu creduto ch'essa tenesse mano a qualche trattato contra lo stato del re novello. Laonde questi, tuttochè uomo lontano dalla crudeltà, le levò la libertà con imprigionarla. Ciò avvenne, per quanto abbiamo da Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 4.], vivente ancora il re Teoderico, il quale non sapeva già digerire l'aspro trattamento che si faceva alla sorella; ma perchè troppo sarebbe costato il mettere insieme una grande armata navale per portare la guerra in Africa, gli convenne soffocare i risentimenti e il prurito della vendetta. Morto poi Teoderico, la cui grandezza avea trattenuto Ilderico da più violente risoluzioni, e regnandoAtalaricofanciullo, da cui poco si potea temere, Ilderico, per quanto ne corre la fama, fece levar di vitaAmalafreda. Il tempo non si sa. Bensì sappiamo, che pervenuto l'avviso di questa crudel risoluzione alle orecchie del re Atalarico e diAmalasuntasua madre, altamente se ne adirarono. Per questa cagione Atalarico spedì in Africa degli ambasciatori con lettera[Cassiod., lib. 9, ep. 1.]ad Ilderico, in cui si duole della morte violentemente inferita alla sua parente, con dire che s'ella fosse stata rea delle decantate e forse insussistenti congiure, egli avrebbe dovuto rimetterla nelle di lui mani per essere giudicata, e non già torle la vita senza saputa, e però con disprezzo del re d'Italia, e con obbrobrio di tutta la nazion gotica. Però vuol sapere come egli possa scusare un tal fatto; e qualora pretendesse essere mancata Amalafreda di morte naturale, voleva nelle mani persone atte a comprovarne la verità. Altrimenti protestava essere rotta la pace, e terminati i patti durati fin qui fra loro. Qual esito avesse questa ambasciata, non è giunto a nostra notizia; ma probabilmente di qua ebbe origine la caduta del re Ilderico, di cui parleremo nell'anno seguente.Fra l'altre belle imprese, alle quali si applicòGiustinianoAugusto, una principalmente fu in questi tempi quella di far unire e ordinare in un Codice tutte le leggi meritevoli d'approvazione e di uso fin allora pubblicate dai precedenti Augusti e da lui stesso. Fin sotto Diocleziano imperadore erano stati composti i Codicigregorianoedermogeniano. Da Teodosio juniore venne successivamente compilato il Codiceteodosiano, la cui autorità lungo tempo durò nelle Gallie. Ma Giustiniano, che aspirava per ogni verso a dilatar la gloria del suo nome, fece comporre un Codice nuovo, chiamato perciò diGiustiniano, con abolire l'autorità de' precedenti, e prescrivere l'uso di questo a tutta la giurisprudenza e al governo del romano imperio. Io non so come Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]ne differisca la pubblicazione sino all'anno 531. Noi sappiamo dalla prima legge di esso Codice aver Giustiniano nell'anno 528 data l'incombenza di compilar questo Codice aGiovanni,Leonzio,Foca, ed altri patrizii e primarii uffiziali della sua corte. Poscia abbiamo non solamente dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], ma eziandio dalla seconda legge del medesimo Codice, data sotto ilconsolato di Decio, che nel presente anno esso fu confermato e pubblicato; e poscia nell'anno 534 venne il medesimo espurgato e corretto, come apparisce dalla legge terza. Del merito e dell'utilità di questo insigne libro non occorre che qui si parli. Ben è vero essere stato osservato da Jacopo Gotofredo[Gothofr., in Praefatione ad Cod. Theod.]e da altri dottissimi giurisconsulti, cheTriboniano, della cui opera principalmente si servì Giustiniano per darci il suo Codice, quale oggi l'abbiamo, si prese una soverchia libertà, con ommettere, troncare, mutare e sconvolgere a suo capriccio le leggi degli antecedenti Augusti, con aver poscia i copisti aggiunti molti altri errori e difetti alCodice stesso. Suida[Suidas, in Excerptis, tom. 1, Histor. Byz.]lasciò scritto essere statoTribonianogran giureconsulto pagano, nimico de' cristiani, adulatore, smoderatamente interessato fino a vendere la giustizia per danaro. E Procopio[Procop., Histor. Arcana.]aggiugne ch'egli ogni dì aboliva una legge vecchia o ne fabbricava una nuova. Per relazione di Teofane[Theoph., in Chronogr.], in questi tempi i Giudei e Samaritani della Palestina, ribellatisi all'imperio di Oriente, coronarono per loro re un certo Giuliano, e contra de' cristiani esercitarono rapine, stragi ed incendii. Non perdè tempo l'imperador Giustiniano a spedire un buon corpo di truppe armate colà, che estinsero il fuoco acceso colla morte dello stesso Giuliano; ma fu cagione questa lor sollevazione che il re di Persia, quantunque l'imperadore gl'inviasseErmogenesuo ambasciatore per trattar di pace, ne disprezzasse le proposizioni, confidato nella promessa di un soccorso di cinquanta mila persone, fattagli da essi Giudei e Samaritani. Appartiene all'anno presente il celebre concilio II Arausicano, cioè di Oranges, in cui furono condannati gli errori de' semipelagiani; concilio poscia approvato e confermato da papa Bonifazio II, che nell'anno seguente succedette a Felice IV papa.
Console
Deciojuniore senza collega.
Notò il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron., ad hunc ann.]che questoDecioconsole occidentale fu figliuolo diVenanziostato console nell'anno 507, e fratello diPaolino, che vedremo console nell'anno 534. Vien appellatojuniorea distinzione diDecio, che fu console Dell'anno 486, siccome personaggio della medesima famiglia. Dopo la morte diTrasamondore dei Vandali in Africa, restò vedova di luiAmalafredasorella del re Teoderico. Donna avvezza a comandare, non si dovea trovar molto contenta sottoIlderico, ch'era succedutonel regno a Trasamondo, e fu creduto ch'essa tenesse mano a qualche trattato contra lo stato del re novello. Laonde questi, tuttochè uomo lontano dalla crudeltà, le levò la libertà con imprigionarla. Ciò avvenne, per quanto abbiamo da Procopio[Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 4.], vivente ancora il re Teoderico, il quale non sapeva già digerire l'aspro trattamento che si faceva alla sorella; ma perchè troppo sarebbe costato il mettere insieme una grande armata navale per portare la guerra in Africa, gli convenne soffocare i risentimenti e il prurito della vendetta. Morto poi Teoderico, la cui grandezza avea trattenuto Ilderico da più violente risoluzioni, e regnandoAtalaricofanciullo, da cui poco si potea temere, Ilderico, per quanto ne corre la fama, fece levar di vitaAmalafreda. Il tempo non si sa. Bensì sappiamo, che pervenuto l'avviso di questa crudel risoluzione alle orecchie del re Atalarico e diAmalasuntasua madre, altamente se ne adirarono. Per questa cagione Atalarico spedì in Africa degli ambasciatori con lettera[Cassiod., lib. 9, ep. 1.]ad Ilderico, in cui si duole della morte violentemente inferita alla sua parente, con dire che s'ella fosse stata rea delle decantate e forse insussistenti congiure, egli avrebbe dovuto rimetterla nelle di lui mani per essere giudicata, e non già torle la vita senza saputa, e però con disprezzo del re d'Italia, e con obbrobrio di tutta la nazion gotica. Però vuol sapere come egli possa scusare un tal fatto; e qualora pretendesse essere mancata Amalafreda di morte naturale, voleva nelle mani persone atte a comprovarne la verità. Altrimenti protestava essere rotta la pace, e terminati i patti durati fin qui fra loro. Qual esito avesse questa ambasciata, non è giunto a nostra notizia; ma probabilmente di qua ebbe origine la caduta del re Ilderico, di cui parleremo nell'anno seguente.Fra l'altre belle imprese, alle quali si applicòGiustinianoAugusto, una principalmente fu in questi tempi quella di far unire e ordinare in un Codice tutte le leggi meritevoli d'approvazione e di uso fin allora pubblicate dai precedenti Augusti e da lui stesso. Fin sotto Diocleziano imperadore erano stati composti i Codicigregorianoedermogeniano. Da Teodosio juniore venne successivamente compilato il Codiceteodosiano, la cui autorità lungo tempo durò nelle Gallie. Ma Giustiniano, che aspirava per ogni verso a dilatar la gloria del suo nome, fece comporre un Codice nuovo, chiamato perciò diGiustiniano, con abolire l'autorità de' precedenti, e prescrivere l'uso di questo a tutta la giurisprudenza e al governo del romano imperio. Io non so come Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]ne differisca la pubblicazione sino all'anno 531. Noi sappiamo dalla prima legge di esso Codice aver Giustiniano nell'anno 528 data l'incombenza di compilar questo Codice aGiovanni,Leonzio,Foca, ed altri patrizii e primarii uffiziali della sua corte. Poscia abbiamo non solamente dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], ma eziandio dalla seconda legge del medesimo Codice, data sotto ilconsolato di Decio, che nel presente anno esso fu confermato e pubblicato; e poscia nell'anno 534 venne il medesimo espurgato e corretto, come apparisce dalla legge terza. Del merito e dell'utilità di questo insigne libro non occorre che qui si parli. Ben è vero essere stato osservato da Jacopo Gotofredo[Gothofr., in Praefatione ad Cod. Theod.]e da altri dottissimi giurisconsulti, cheTriboniano, della cui opera principalmente si servì Giustiniano per darci il suo Codice, quale oggi l'abbiamo, si prese una soverchia libertà, con ommettere, troncare, mutare e sconvolgere a suo capriccio le leggi degli antecedenti Augusti, con aver poscia i copisti aggiunti molti altri errori e difetti alCodice stesso. Suida[Suidas, in Excerptis, tom. 1, Histor. Byz.]lasciò scritto essere statoTribonianogran giureconsulto pagano, nimico de' cristiani, adulatore, smoderatamente interessato fino a vendere la giustizia per danaro. E Procopio[Procop., Histor. Arcana.]aggiugne ch'egli ogni dì aboliva una legge vecchia o ne fabbricava una nuova. Per relazione di Teofane[Theoph., in Chronogr.], in questi tempi i Giudei e Samaritani della Palestina, ribellatisi all'imperio di Oriente, coronarono per loro re un certo Giuliano, e contra de' cristiani esercitarono rapine, stragi ed incendii. Non perdè tempo l'imperador Giustiniano a spedire un buon corpo di truppe armate colà, che estinsero il fuoco acceso colla morte dello stesso Giuliano; ma fu cagione questa lor sollevazione che il re di Persia, quantunque l'imperadore gl'inviasseErmogenesuo ambasciatore per trattar di pace, ne disprezzasse le proposizioni, confidato nella promessa di un soccorso di cinquanta mila persone, fattagli da essi Giudei e Samaritani. Appartiene all'anno presente il celebre concilio II Arausicano, cioè di Oranges, in cui furono condannati gli errori de' semipelagiani; concilio poscia approvato e confermato da papa Bonifazio II, che nell'anno seguente succedette a Felice IV papa.