DXXXIAnno diCristoDXXXI. IndizioneIX.Bonifazio IIpapa 2.Giustinianoimperadore 5.Atalaricore 6.Senza consoli.È ignoto il motivo per cui niun console fu creato in quest'anno nè in Occidente nè in Oriente. A contrassegnar dunque il presente anno fu usata la formulapost consulatum Lampadii et Orestis. Seguitava intantoAmalasuntamadre del reAtalaricoa governar con senno e coraggio il regno d'Italia, ma non già colla fortuna di piacere a tutti i suoi, parte de' quali avrebbe volentieri prese le redini del governo, e parte per odii particolari mal sofferiva il vedere in mano di donna la autorità regale. Accortasi Amalasunta del loro mal animo, e temendo di novità per certi segni di congiure ordite col pretesto di difendere le frontiere del regno, mandò i tre principali capi dei Goti, più sospetti degli altri, separatamente in diversi luoghi. Ma non bastò il ripiego. Fu avvertita ch'essi per via di lettere continuavano le trame, affin di levarle di mano la tutela del figliuolo e il governo: cosa che finalmente l'indusse a liberarsi colla violenza dalla petulanza di costoro. Procopio è quello che ne fa il racconto[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 2.]. Coltivava essa una buona amicizia con Giustiniano Augusto, e i regali doveano stringere questo nodo. Scrisse a lui per sapere, se, qualora le venisse talento d'andare a Costantinopoli, ella sarebbe amorevolmente accolta.Sempre che venga, sarà la ben venuta, fu la risposta di Giustiniano. Allora Amalasunta spedì a Durazzo in Albania una nave con alcuni suoi fidati ministri, e quaranta mila libbre d'oro, oltre ad altriricchissimi mobili, con ordine di fermarsi quivi finchè fossero avvisati d'altre sue risoluzioni. E così fece, perchè, se le fosse occorso di dover fuggire, fosse provveduto alla sua sicurezza e sussistenza. Dopo di che scelti alcuni dei più bravi e fedeli suoi tra i Goti, comandò loro di levar con destrezza dal mondo que' tre personaggi, divenuti oramai intollerabili e incompatibili colla sua reggenza. Felicemente fu da essi eseguito un tal ordine; ed Amalasunta, liberata da quella persecuzione, più non pensò al viaggio d'Oriente, e richiamata la nave a Ravenna, continuò con vigore ad amministrare il regno d'Italia. AvevaAmalaricore de' Visigoti in Ispagna sposataClotildesorella dei re Franchi, avvisandosi con questo parentado di salvare dalla lor potenza gli stati da lui posseduti nella Gallia, oggidì appellati la Linguadoca. Abitava egli in Narbona per essere più pronto alla difesa, stante il timore che egli avea de' soli Franchi. L'esempio di Alarico suo padre, da essi sconfitto ed ucciso, mai non gli si partiva dagli occhi. Non servirono preghiere nè minacce[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 10.], perchè Clotilde, allevata nella religion cattolica e piissima principessa, volesse, non dirò cangiar credenza, ma neppur comunicare coi Visigoti ariani ne' sacri misteri. Era perciò essa vilipesa dal popolo, strapazzata dal marito, che giunse anche a batterla con tal crudeltà, ch'ella potè inviare al reChildebertosuo fratello un fazzoletto tinto del suo sangue, con pregarlo di liberarla da quel tiranno. E nol pregò indarno. Childeberto con un'armata marciò verso Narbona, ed Amalarico intimidito se ne fuggì; ma ritornato indietro per prendere alcune robe preziose, nella porta della città fu ucciso dai suoi. Gregorio Turonense non parla di alcun fatto d'armi. Solamente nelle giunte marginali alla Cronica di Vittor Tunonense[Victor Turonensis, apud Canisium, tom. 1.]si legge che il re Amalarico nella battaglia di Narbona fuggendo siritirò in Barcellona, dove, percosso da una corta accetta, restò morto. Abbiamo anche la testimonianza di sant'Isidoro[Isidor., in Chron. Goth.], là dove scrive che Amalarico fupresso Narbonasuperato daIldebertore dei Franchi, e dopo essere scappato a Barcellona, caduto in dispregio del suo popolo, quivi dall'esercito fu inviato all'altro mondo. Ebbe per successoreTeode, ricchissimo e scaltro Visigoto, di cui parlammo di sopra all'anno 526; e v'ha fondamento di credere, esser egli stato il medesimo che o levò o fece levar la vita ad Amalarico, perchè col tempo assassinato anch'egli, ordinò prima di morire che l'assassino non fosse gastigato.Giacchè,disse egli,Dio per la man di costui mi fa patir la pena di un simile misfatto altre volte da me commesso.Ma la vittoria riportata sopra i Visigoti dal re Childeberto non fu di conseguenza, sapendosi che tuttavia restarono essi in possesso e dominio degli stati che godevano nelle Gallie, cioè della Linguadoca; ed altro non guadagnò Childeberto che di ricondurre seco la sorella Clotilde, la quale nel cammino terminò i suoi giorni, vinta probabilmente dall'afflizion per le sue disgrazie. Venne bensì fatto aTeodericore d'Austrasia, fratello d'esso Childeberto, circa questi tempi, di conquistar la Turingia, colla morte d'Ermenfredore di quel paese. Questi si fidò troppo delle parole e promesse di esso re Teoderico, cioè d'un principe che soltanto s'ingrandisse, non badava nè a parentela nè a giuramenti, e che giunse fino a tentar di assassinare il reClotario, re di Soissons, suo fratello, dopo essersi servito delle forze di lui per impadronirsi della Turingia. Tali erano allora i re franchi, presi troppo dalla febbre dell'ambizione, cioè dell'ansietà dì dilatare il loro dominio. E che non fossero da meno diTeodericoi suoi fratelliClotarioeChildeberto, lo potremo conoscere da un fatto de' più crudeli e barbari che mai si leggano nelle storie. Era morto, comedicemmo di sopra,Clodomirore di Orleans, quarto loro fratello, nella battaglia contra i Borgognoni. S'impadronirono tosto dei di lui stati Clotario e Childeberto, ancorchè egli lasciasse dopo di sè tre piccioli figliuoli. Erano questi allevati dalla piissima regina Clotilde loro avola, e madre dei due re suddetti, che teneramente gli amava. Saltò in cuore a Clotario, che crescendo in età questi principi suoi nipoti, vorrebbono gli stati paterni, e che bisognava trovarci rimedio[Gregor. Turonens., lib. 3, cap. 28.]. Però venuto a Parigi col re Childeberto, amendue di concerto misero le guardie ai due principini maggiori di età, e poi mandarono a Clotilde lor madre una spada nuda e un paio di forbici, con dirle, che il destino dei nipoti dipendeva dall'elezione ch'ella facesse di volerli o morti o cherici. Scappò detto alla buona regina, sorpresa da estremo dolore, che amerebbe piuttosto di vederli morti, che vivi senza regno. Di più non ci volle, perchè Clotario, fattigli venire alla presenza sua e del fratello Childeberto, piantasse un coltello nel cuore a Teobaldo il maggiore, ch'era in età di dieci anni circa. A questa vistaGuntariosuo minor fratello, in età di sette in otto anni, gridando e piangendo si gettò ai piedi di Childeberto suo zio, e abbracciatigli i ginocchi, il pregò di salvargli la vita. Non potè Childeberto ritenere le lagrime, e rivoltosi al fratello, cominciò a scongiurarlo che non volesse ucciderlo, con offrirgli quanto volesse per questo. Ma l'inumano Clotario furiosamente gli rispose:Se non mi lasci il fanciullo, io t'immergo questo ferro nel seno. Childeberto si strappò d'attorno l'infelice principe, che tosto rimase anch'egli scannato da Clotario. Furono eziandio uccisi i loro governatori e famigli. Dopo di che i due re divisero fra loro gli stati del terzo loro nipote infante, nominatoClodoaldo, che ebbe la fortuna di essere trafugato da alcuni amorevoli, e divenuto poi monaco, finì in santa pace i suoi giorni.
Senza consoli.
È ignoto il motivo per cui niun console fu creato in quest'anno nè in Occidente nè in Oriente. A contrassegnar dunque il presente anno fu usata la formulapost consulatum Lampadii et Orestis. Seguitava intantoAmalasuntamadre del reAtalaricoa governar con senno e coraggio il regno d'Italia, ma non già colla fortuna di piacere a tutti i suoi, parte de' quali avrebbe volentieri prese le redini del governo, e parte per odii particolari mal sofferiva il vedere in mano di donna la autorità regale. Accortasi Amalasunta del loro mal animo, e temendo di novità per certi segni di congiure ordite col pretesto di difendere le frontiere del regno, mandò i tre principali capi dei Goti, più sospetti degli altri, separatamente in diversi luoghi. Ma non bastò il ripiego. Fu avvertita ch'essi per via di lettere continuavano le trame, affin di levarle di mano la tutela del figliuolo e il governo: cosa che finalmente l'indusse a liberarsi colla violenza dalla petulanza di costoro. Procopio è quello che ne fa il racconto[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 2.]. Coltivava essa una buona amicizia con Giustiniano Augusto, e i regali doveano stringere questo nodo. Scrisse a lui per sapere, se, qualora le venisse talento d'andare a Costantinopoli, ella sarebbe amorevolmente accolta.Sempre che venga, sarà la ben venuta, fu la risposta di Giustiniano. Allora Amalasunta spedì a Durazzo in Albania una nave con alcuni suoi fidati ministri, e quaranta mila libbre d'oro, oltre ad altriricchissimi mobili, con ordine di fermarsi quivi finchè fossero avvisati d'altre sue risoluzioni. E così fece, perchè, se le fosse occorso di dover fuggire, fosse provveduto alla sua sicurezza e sussistenza. Dopo di che scelti alcuni dei più bravi e fedeli suoi tra i Goti, comandò loro di levar con destrezza dal mondo que' tre personaggi, divenuti oramai intollerabili e incompatibili colla sua reggenza. Felicemente fu da essi eseguito un tal ordine; ed Amalasunta, liberata da quella persecuzione, più non pensò al viaggio d'Oriente, e richiamata la nave a Ravenna, continuò con vigore ad amministrare il regno d'Italia. AvevaAmalaricore de' Visigoti in Ispagna sposataClotildesorella dei re Franchi, avvisandosi con questo parentado di salvare dalla lor potenza gli stati da lui posseduti nella Gallia, oggidì appellati la Linguadoca. Abitava egli in Narbona per essere più pronto alla difesa, stante il timore che egli avea de' soli Franchi. L'esempio di Alarico suo padre, da essi sconfitto ed ucciso, mai non gli si partiva dagli occhi. Non servirono preghiere nè minacce[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 10.], perchè Clotilde, allevata nella religion cattolica e piissima principessa, volesse, non dirò cangiar credenza, ma neppur comunicare coi Visigoti ariani ne' sacri misteri. Era perciò essa vilipesa dal popolo, strapazzata dal marito, che giunse anche a batterla con tal crudeltà, ch'ella potè inviare al reChildebertosuo fratello un fazzoletto tinto del suo sangue, con pregarlo di liberarla da quel tiranno. E nol pregò indarno. Childeberto con un'armata marciò verso Narbona, ed Amalarico intimidito se ne fuggì; ma ritornato indietro per prendere alcune robe preziose, nella porta della città fu ucciso dai suoi. Gregorio Turonense non parla di alcun fatto d'armi. Solamente nelle giunte marginali alla Cronica di Vittor Tunonense[Victor Turonensis, apud Canisium, tom. 1.]si legge che il re Amalarico nella battaglia di Narbona fuggendo siritirò in Barcellona, dove, percosso da una corta accetta, restò morto. Abbiamo anche la testimonianza di sant'Isidoro[Isidor., in Chron. Goth.], là dove scrive che Amalarico fupresso Narbonasuperato daIldebertore dei Franchi, e dopo essere scappato a Barcellona, caduto in dispregio del suo popolo, quivi dall'esercito fu inviato all'altro mondo. Ebbe per successoreTeode, ricchissimo e scaltro Visigoto, di cui parlammo di sopra all'anno 526; e v'ha fondamento di credere, esser egli stato il medesimo che o levò o fece levar la vita ad Amalarico, perchè col tempo assassinato anch'egli, ordinò prima di morire che l'assassino non fosse gastigato.Giacchè,disse egli,Dio per la man di costui mi fa patir la pena di un simile misfatto altre volte da me commesso.
Ma la vittoria riportata sopra i Visigoti dal re Childeberto non fu di conseguenza, sapendosi che tuttavia restarono essi in possesso e dominio degli stati che godevano nelle Gallie, cioè della Linguadoca; ed altro non guadagnò Childeberto che di ricondurre seco la sorella Clotilde, la quale nel cammino terminò i suoi giorni, vinta probabilmente dall'afflizion per le sue disgrazie. Venne bensì fatto aTeodericore d'Austrasia, fratello d'esso Childeberto, circa questi tempi, di conquistar la Turingia, colla morte d'Ermenfredore di quel paese. Questi si fidò troppo delle parole e promesse di esso re Teoderico, cioè d'un principe che soltanto s'ingrandisse, non badava nè a parentela nè a giuramenti, e che giunse fino a tentar di assassinare il reClotario, re di Soissons, suo fratello, dopo essersi servito delle forze di lui per impadronirsi della Turingia. Tali erano allora i re franchi, presi troppo dalla febbre dell'ambizione, cioè dell'ansietà dì dilatare il loro dominio. E che non fossero da meno diTeodericoi suoi fratelliClotarioeChildeberto, lo potremo conoscere da un fatto de' più crudeli e barbari che mai si leggano nelle storie. Era morto, comedicemmo di sopra,Clodomirore di Orleans, quarto loro fratello, nella battaglia contra i Borgognoni. S'impadronirono tosto dei di lui stati Clotario e Childeberto, ancorchè egli lasciasse dopo di sè tre piccioli figliuoli. Erano questi allevati dalla piissima regina Clotilde loro avola, e madre dei due re suddetti, che teneramente gli amava. Saltò in cuore a Clotario, che crescendo in età questi principi suoi nipoti, vorrebbono gli stati paterni, e che bisognava trovarci rimedio[Gregor. Turonens., lib. 3, cap. 28.]. Però venuto a Parigi col re Childeberto, amendue di concerto misero le guardie ai due principini maggiori di età, e poi mandarono a Clotilde lor madre una spada nuda e un paio di forbici, con dirle, che il destino dei nipoti dipendeva dall'elezione ch'ella facesse di volerli o morti o cherici. Scappò detto alla buona regina, sorpresa da estremo dolore, che amerebbe piuttosto di vederli morti, che vivi senza regno. Di più non ci volle, perchè Clotario, fattigli venire alla presenza sua e del fratello Childeberto, piantasse un coltello nel cuore a Teobaldo il maggiore, ch'era in età di dieci anni circa. A questa vistaGuntariosuo minor fratello, in età di sette in otto anni, gridando e piangendo si gettò ai piedi di Childeberto suo zio, e abbracciatigli i ginocchi, il pregò di salvargli la vita. Non potè Childeberto ritenere le lagrime, e rivoltosi al fratello, cominciò a scongiurarlo che non volesse ucciderlo, con offrirgli quanto volesse per questo. Ma l'inumano Clotario furiosamente gli rispose:Se non mi lasci il fanciullo, io t'immergo questo ferro nel seno. Childeberto si strappò d'attorno l'infelice principe, che tosto rimase anch'egli scannato da Clotario. Furono eziandio uccisi i loro governatori e famigli. Dopo di che i due re divisero fra loro gli stati del terzo loro nipote infante, nominatoClodoaldo, che ebbe la fortuna di essere trafugato da alcuni amorevoli, e divenuto poi monaco, finì in santa pace i suoi giorni.