DXXXIII

DXXXIIIAnno diCristoDXXXIII. IndizioneXI.Giovanni IIpapa 2.Giustinianoimperadore 7.Atalaricore 8.ConsoleFlavio Giustiniano Augustoper la terza volta, senza collega.L'Occidente non ebbe console in quest'anno. Stava forte a cuore all'imperador Giustiniano la guerra meditata contra l'Africa, e verisimilmente non mancavano a lui incitamenti degli antichi abitatori cattolici di quelle contrade. Ma trovandosi egli tuttavia impegnato nella guerra co' Persiani, e perciò impedita la presa risoluzione contra de' Vandali, fece trattar di pace co' medesimi Persiani[Marcell. Comes, in Chronico. Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 5.], e gli venne fatto di concluderla ne' primi mesi del presente anno per mezzo diRufinopatrizio e diErmogenesuo maggiordomo. Quindi, messa insieme una poderosa armata navale, piena di soldatesche agguerrite, ne diede il comando aBelisariosuo generale, nato nel paese situato tra l'Illirico e la Tracia, che già avea segnalato il suo nome con azioni gloriose nella guerra contra de' suddetti Persiani. Accompagnato dallo storicoProcopio, sciolse le vele il prode capitano da Costantinopoli sul fine di giugno; arrivato in Sicilia, vi rinfrescò l'armata; e continuato poscia il viaggio, nel dì 15 di settembre fece senza opposizione la sua discesa in Africa. Prima di questo tempo s'era ribellata ai Vandali la città di Tripoli, per opera di un cittadino appellato Prudenzio, che tosto, spediti alcuni messaggeri, chiese soccorso a Giustiniano; ed avutolo, ridusse alla divozione di lui e tenne forte tutta quella provincia. Erasi parimente rivoltata contra de' Vandali la Sardegna ad istigazione di un certoGoda, Goto di nazione, uomo di gran valore che vi era stato posto al comando dal nuovo reGelimere, e poscia assunse il titolo di re. Questi ancora, fatto ricorso a Giustiniano, con offrirsegli suddito, ottenne un rinforzo di quattrocento soldati, piccolo aiuto nondimeno al suo bisogno. Discese in terra la felice armata cesarea in Africa al Capovada; giacchè per ordine del re Genserico, primo conquistatore di quelle provincie, in tutte le città, fuorchè in Cartagine, erano state diroccate le mura: risoluzione che parve allora di gran prudenza, acciocchè, se mai gl'imperadori romani avessero voluto ricuperare il paese, o gli Africani, divoti del nome romano, far delle novità, non restasse loro luogo alcuno forte per infestare i Vandali; ma risoluzione che in fine si tirò dietro la rovina del regno vandalico. Però Belisario senza difficoltà s'impadronì della città di Silletto, e quivi cominciò a sentire la vicinanza dell'esercito de' Vandali, condotto dal re Gelimere, il quale, udito ch'ebbe l'arrivo dei Greci, comandò che si levasse di vita il reIlderico, già nelle carceri ristretto. Al primo incontro Gelimere prese la fuga: dal che animato Belisario si presentò davanti a Cartagine coll'armata di terra e colla flotta, e non avendo trovata resistenza, ebbe l'ingresso in quella capitale, senza sapersi intendere come Gelimere prima non v'entrasse alla difesa, e come con tanta felicità riuscisse questa impresa a Belisario, il quale finalmente non avea seco se non dieci mila fanti e cinque mila cavalli. Come di una ammirabil avventura se ne stupì lo stesso Procopio, da cui abbiamo la descrizione di questa guerra.Giovò sommamente a Belisario l'aver Gelimere dianzi spedita la sua armata navale conZazonesuo fratello, per ricuperar la Sardegna, non immaginando sì vicino l'arrivo e lo sbarco della flotta de' Greci. Entrò bensì costui in Cagliari, trucidòGodaoccupator dell'isola con tutti i suoi partigiani, e di questa vittoria inviò tosto l'avviso al fratello Gelimere; ma la nave che lo portava,andata a dirittura a Cartagine, senza saper la mutazione ivi seguita, cadde in mano de' Greci vittoriosi. Fu cagione eziandio la presa improvvisa di Cartagine, saputa in Ispagna, che niuno effetto producesse un'ambasciata di Gelimere incamminata colà per indurreTeodere de' Visigoti ad entrare in lega coi Vandali. Dappoichè Belisario ebbe abbastanza assicurata con nuove fortificazioni la città di Cartagine, uscì in campagna con la sua armata, per assalire Gelimere, con cui si era riunito Zazone suo fratello colla flotta richiamata dalla Sardegna. Vennesi ad un fatto d'armi; fu sbaragliato l'esercito vandalo, e Gelimere, colla fuga si mise in salvo. Nel campo loro aveano i Vandali le lor mogli, figliuoli e tesori, sperando forse che la difesa e presenza di pegni sì cari avesse da ispirare più coraggio ai combattenti. Ma nulla giovò ad essi; tutto andò a sacco, e sì grande fu il bottino toccato ai vincitori, chè parve cosa incredibile. Oltre alle eccessive prede fatte da que' Barbari sul principio della conquista sopra i sottomessi Africani, aveano essi raunate immense somme d'oro negli anni addietro colla vendita de' loro grani. In quella giornata perderono tutto. Succedette questa fortunata battaglia verso la metà di decembre nell'anno presente, di modo che fatte in tre mesi tante azioni, recarono somma gloria a Belisario. In questo medesimo anno, perchè gli eretici aveano sparso voce che Giustiniano Augusto concorreva ne' loro empii sentimenti, egli, a fine di distruggere questa ingiuriosa diffamazione, pubblicò un suo editto[L. 6, C. de Summa Trinitate.], in cui espose la credenza sua uniforme alla dottrina della Chiesa cattolica. Inviò ancora degli ambasciatori a papaGiovannicon sua lettera, in cui protesta di accettare i quattro concilii generali della Chiesa di Dio, e coll'ambasciata, secondo l'attestato di Anastasio bibliotecario[Anastas. Biblioth., in Vita Johannis II.], vennero ancoravarii regali preziosi ch'egli mandava ad offerire a san Pietro nella basilica vaticana. Scrisse inoltre una lettera adEpifaniopatriarca di Costantinopoli[L. 7, C. de summ. Trin.], dove parimente espone la sua fede, condanna gli eretici tutti e conferma i suddetti quattro concilii: cose tutte che gli acquistarono gran credito in Roma e presso tutti i cattolici. Finalmente nel dicembre del presente anno furono pubblicate da esso imperadore leIstituzionidel diritto civile e i libri deiDigesti, siccome apparisce dalle due prefazioni stampate in fronte di queste opere insigni.

Console

Flavio Giustiniano Augustoper la terza volta, senza collega.

L'Occidente non ebbe console in quest'anno. Stava forte a cuore all'imperador Giustiniano la guerra meditata contra l'Africa, e verisimilmente non mancavano a lui incitamenti degli antichi abitatori cattolici di quelle contrade. Ma trovandosi egli tuttavia impegnato nella guerra co' Persiani, e perciò impedita la presa risoluzione contra de' Vandali, fece trattar di pace co' medesimi Persiani[Marcell. Comes, in Chronico. Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 5.], e gli venne fatto di concluderla ne' primi mesi del presente anno per mezzo diRufinopatrizio e diErmogenesuo maggiordomo. Quindi, messa insieme una poderosa armata navale, piena di soldatesche agguerrite, ne diede il comando aBelisariosuo generale, nato nel paese situato tra l'Illirico e la Tracia, che già avea segnalato il suo nome con azioni gloriose nella guerra contra de' suddetti Persiani. Accompagnato dallo storicoProcopio, sciolse le vele il prode capitano da Costantinopoli sul fine di giugno; arrivato in Sicilia, vi rinfrescò l'armata; e continuato poscia il viaggio, nel dì 15 di settembre fece senza opposizione la sua discesa in Africa. Prima di questo tempo s'era ribellata ai Vandali la città di Tripoli, per opera di un cittadino appellato Prudenzio, che tosto, spediti alcuni messaggeri, chiese soccorso a Giustiniano; ed avutolo, ridusse alla divozione di lui e tenne forte tutta quella provincia. Erasi parimente rivoltata contra de' Vandali la Sardegna ad istigazione di un certoGoda, Goto di nazione, uomo di gran valore che vi era stato posto al comando dal nuovo reGelimere, e poscia assunse il titolo di re. Questi ancora, fatto ricorso a Giustiniano, con offrirsegli suddito, ottenne un rinforzo di quattrocento soldati, piccolo aiuto nondimeno al suo bisogno. Discese in terra la felice armata cesarea in Africa al Capovada; giacchè per ordine del re Genserico, primo conquistatore di quelle provincie, in tutte le città, fuorchè in Cartagine, erano state diroccate le mura: risoluzione che parve allora di gran prudenza, acciocchè, se mai gl'imperadori romani avessero voluto ricuperare il paese, o gli Africani, divoti del nome romano, far delle novità, non restasse loro luogo alcuno forte per infestare i Vandali; ma risoluzione che in fine si tirò dietro la rovina del regno vandalico. Però Belisario senza difficoltà s'impadronì della città di Silletto, e quivi cominciò a sentire la vicinanza dell'esercito de' Vandali, condotto dal re Gelimere, il quale, udito ch'ebbe l'arrivo dei Greci, comandò che si levasse di vita il reIlderico, già nelle carceri ristretto. Al primo incontro Gelimere prese la fuga: dal che animato Belisario si presentò davanti a Cartagine coll'armata di terra e colla flotta, e non avendo trovata resistenza, ebbe l'ingresso in quella capitale, senza sapersi intendere come Gelimere prima non v'entrasse alla difesa, e come con tanta felicità riuscisse questa impresa a Belisario, il quale finalmente non avea seco se non dieci mila fanti e cinque mila cavalli. Come di una ammirabil avventura se ne stupì lo stesso Procopio, da cui abbiamo la descrizione di questa guerra.

Giovò sommamente a Belisario l'aver Gelimere dianzi spedita la sua armata navale conZazonesuo fratello, per ricuperar la Sardegna, non immaginando sì vicino l'arrivo e lo sbarco della flotta de' Greci. Entrò bensì costui in Cagliari, trucidòGodaoccupator dell'isola con tutti i suoi partigiani, e di questa vittoria inviò tosto l'avviso al fratello Gelimere; ma la nave che lo portava,andata a dirittura a Cartagine, senza saper la mutazione ivi seguita, cadde in mano de' Greci vittoriosi. Fu cagione eziandio la presa improvvisa di Cartagine, saputa in Ispagna, che niuno effetto producesse un'ambasciata di Gelimere incamminata colà per indurreTeodere de' Visigoti ad entrare in lega coi Vandali. Dappoichè Belisario ebbe abbastanza assicurata con nuove fortificazioni la città di Cartagine, uscì in campagna con la sua armata, per assalire Gelimere, con cui si era riunito Zazone suo fratello colla flotta richiamata dalla Sardegna. Vennesi ad un fatto d'armi; fu sbaragliato l'esercito vandalo, e Gelimere, colla fuga si mise in salvo. Nel campo loro aveano i Vandali le lor mogli, figliuoli e tesori, sperando forse che la difesa e presenza di pegni sì cari avesse da ispirare più coraggio ai combattenti. Ma nulla giovò ad essi; tutto andò a sacco, e sì grande fu il bottino toccato ai vincitori, chè parve cosa incredibile. Oltre alle eccessive prede fatte da que' Barbari sul principio della conquista sopra i sottomessi Africani, aveano essi raunate immense somme d'oro negli anni addietro colla vendita de' loro grani. In quella giornata perderono tutto. Succedette questa fortunata battaglia verso la metà di decembre nell'anno presente, di modo che fatte in tre mesi tante azioni, recarono somma gloria a Belisario. In questo medesimo anno, perchè gli eretici aveano sparso voce che Giustiniano Augusto concorreva ne' loro empii sentimenti, egli, a fine di distruggere questa ingiuriosa diffamazione, pubblicò un suo editto[L. 6, C. de Summa Trinitate.], in cui espose la credenza sua uniforme alla dottrina della Chiesa cattolica. Inviò ancora degli ambasciatori a papaGiovannicon sua lettera, in cui protesta di accettare i quattro concilii generali della Chiesa di Dio, e coll'ambasciata, secondo l'attestato di Anastasio bibliotecario[Anastas. Biblioth., in Vita Johannis II.], vennero ancoravarii regali preziosi ch'egli mandava ad offerire a san Pietro nella basilica vaticana. Scrisse inoltre una lettera adEpifaniopatriarca di Costantinopoli[L. 7, C. de summ. Trin.], dove parimente espone la sua fede, condanna gli eretici tutti e conferma i suddetti quattro concilii: cose tutte che gli acquistarono gran credito in Roma e presso tutti i cattolici. Finalmente nel dicembre del presente anno furono pubblicate da esso imperadore leIstituzionidel diritto civile e i libri deiDigesti, siccome apparisce dalle due prefazioni stampate in fronte di queste opere insigni.


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