DXXXIVAnno diCristoDXXXIV. IndizioneXII.Giovanni IIpapa 3.Giustinianoimperadore 8.Teodatore 1.ConsoliFlavio Giustiniano Augustoper la quarta volta, eFlavio Teodoro Paolinojuniore.QuestoPaolinoconsole, creato in Occidente, secondochè abbiamo da una lettera del reAtalarico[Cassiod., lib. 9, epist. 22.]scritta al medesimo, fu figliuolo diVenanzio, stato console nell'anno 507, ed era della famigliaDecia. SeguitòBelisarioin questo anno il felice corso delle sue vittorie con impadronirsi della città d'Ippona, oggidì Bona, dove gli venne alle mani buona parte del tesoro di Gelimere, mentre egli pensava di rifugiarlo in Ispagna. Scorrendo la di lui flotta il Mediterraneo fino allo stretto di Gibilterra, sottomise al dominio cesareo la Sardegna, la Corsica, Ceuta, Evizza, Majorica e Minorica. Entrarono parimente le sue armi in Cesarea città; eGelimere, assediato nel monte Pappua, con proporgli nella corte dell'imperadore il grado di patrizio ed altri vantaggi, s'indusse a rendersi a Belisario, da cui fu condottoa Costantinopoli. Colà portossi il valoroso capitano, perchè avea scoperto di essere stato calunniato presso di Giustiniano Augusto, quasichè egli meditasse di farsi padrone delle provincie in sì poco tempo conquistate. L'andata sua dissipò queste nebbie. Fu egli introdotto in Costantinopoli trionfalmente, come ne' secoli addietro si praticava in Roma. Presentò all'imperadore non solo Gelimere e i prigioni vandali, ma eziandio le immense ricchezze asportate dall'Africa, e specialmente i vasi antichi del tempio di Salomone, che appresso furono da Giustiniano inviati alle chiese di Gerusalemme. Fece Giustiniano sentire la sua liberalità a Gelimere, con assegnargli molti beni nella Galazia; ma non gli fu già conferita la dignità di patrizio, perchè costui non potè indursi giammai a rinunziare all'arianismo. A queste allegrezze succederono delle tristezze; imperocchè non sì tosto fu partito dall'Africa Belisario, che i Mori si ribellarono, e Salomone, lasciato quivi per governatore, ebbe molto da fare a sostenersi; ed ancorchè in una battaglia desse loro una rotta, pure i medesimi si rimettevano presto in forze, e seguitavano a far testa. Finalmente andarono in fumo tutti i loro sforzi. Intanto anche in Italia cangiarono faccia gli affari, perchè il reAtalaricomancò di vita in quest'anno. GiacchèAmalasuntasua madre era stata forzata ad allevarlo come vollero i Goti, egli sfrenatamente si era dato in preda alla crapula e ad altri vizii, per i quali contrasse una lunga malattia che il condusse in fine al sepolcro[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 3.]. Allora fu che Amalasunta, temendo di cadere affatto, cominciò segretamente a trattare con Giustiniano Augusto di rinunziargli l'Italia, e di ritirarsi a Costantinopoli. Ma non istette poi salda in questo pensiero.Teodato, ossiaTeodoto, figliuolo del primo matrimonio di Amalafreda sorella del fu re Teoderico, menava allora vita privata in Toscana, dove possedevadi gran beni, uomo ben istruito nelle lettere latine e nella filosofia di Platone, ma dappoco, ignorante nell'arte militare, e straordinariamente dato all'interesse, aveva egli fatto non poche estorsioni e prepotenze in quei paesi; e per i ricorsi e doglianze di varii particolari chiamato a Ravenna, era stato processato ed obbligato a restituire il mal tolto, perlochè odiava a morte Amalasunta. Cominciò anch'egli segretamente un trattato con Giustiniano per farlo padrone della Toscana. Non andò più oltre l'affare, perchè Amalasunta, parte per paura che i Goti, abbandonata lei, si volgessero a Teodato, unico germoglio della famiglia Amala, parte per isperanza di cattivarsi l'animo di costui con un gran benefizio, il chiamò a Ravenna, e gli propose di farlo collega nel regno, purchè promettesse di portare bensì il nome di re, ma di lasciare in fatti proseguir lei nel comando. Quanto ella volle Teodato giurò di eseguire.Salito che fu Teodato sul trono, non men egli che Amalasunta[Cassiod., lib. 10, epist. 1 et 2.]ne scrissero a Giustiniano Augusto, con pregarlo di continuar la pace con loro. Ma durò poco la festa. Teodato, ridendosi delle promesse fatte, e sol ricordevole delle procedure precedentemente contra di lui fatte, unissi coi nemici di Amalasunta, fece levar la vita ad alcuni de' suoi aderenti, e in fine cacciò lei stessa in esilio[Jordan., de Reb. Getic., cap. 59.], confinandola in un'isoletta nel lago di Bolsena, dove la misera da lì a poco, per comandamento oppure con saputa di esso Teodato, fu strangolata dai parenti di quei Goti ch'ella avea nel tempo del suo governo fatti privare di vita. Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 31.], mal informato di questi affari, racconta una diceria che dovea correre per le piazze, ed ha tutta la ciera d'una fola, ma che nondimeno potrebbe contenere qualche vestigio di verità. Racconta, dico, egli,che dopo la morte di Teoderico restò in vita Anafleda moglie di lui, e sorella di Clodoveo re de' Franchi, con una figliuola. Dee intendere diAmalasunta, ma senza dir parola di Atalarico. Questa figliuola si diede in preda ad un suo famiglio appellato Traguilla, e con esso lui scappò in una forte città. Bisognò mandare un esercito per levarla di là, e ridurla a casa, il che seguì dopo aver tolto di vita il suo drudo. Irritata la figliuola pose del veleno nel calice, da cui dovea bere la madre nella comunione eucaristica. Erano essi tutti ariani. Morì sua madre, e i Goti sdegnati contra della figliuola parricida, elessero in re loroTeodato, il quale in un bagno sommamente riscaldato la fece morire. Aggiugne che i re de' FranchiChildeberto,ClotarioeTeodebertofecero querela di questo col re Teodato, minacciandogli la guerra; e che Teodato li placò e fece tacere con un regalo di cinquanta mila scudi d'oro. Così il Turonense. La verità si è, se pur s'ha da credere a Procopio, che dispiacque forte all'imperador Giustiniano l'ingratitudine e crudeltà di Teodato contra di una principessa che fin allora avea mantenuta sì buona corrispondenza coll'imperio d'Oriente. Ma dall'altro canto si rallegrò in suo cuore, perchè la fortuna gli avesse somministrato così plausibil ragione di muover guerra ai Goti, cioè una congiuntura tanto da lui desiderata di poter ricuperare l'Italia. Covò egli questo pensiero nell'anno presente, ma con fare gli opportuni preparamenti pel susseguente; e intanto dalle lettere da Cassiodoro si ricava avere Teodato ricevuto di belle parole da Giustiniano, il quale s'infinse per un pezzo di non sapere l'iniquo trattamento fatto ad Amalasunta, ma senza dar sicurezza alcuna di pace. Perlochè Teodato di nuovo spedì altri ambasciatori a Giustiniano, e la reginaGundelinasua moglie anch'ella scrisse aTeodoraAugusta con ansietà di assicurar fra di loro il nodo di una buona amicizia. Niunaapparenza di verità ha ciò che il suddetto Procopio nella storia segreta di Giustiniano lasciò scritto, cioè che Teodato fece morire Amalasunta per consiglio di Giustiniano, istigato a ciò da Teodora Augusta, che avea conceputa gelosia in iscorgere l'ansietà del marito per vedere Amalasunta in Costantinopoli, temendo ch'ella potesse torle la mano nel cuore di lui. Ancorchè si sia già da noi veduta la pubblicazione del Codice di Giustiniano, fatta nell'anno 529, pure nel presente fu pubblicato quel libro con varie giunte e mutazioni, e tal quale noi ora lo abbiamo. Se in Oriente era tutto rivolto l'animo di Giustiniano a dilatare i confini dell'imperio, non era minor la sete nei re de' Franchi. Per appagarla non si perdonava a tradimenti e scelleraggini, nè si teneva sicuro l'un fratello dell'altro. Miravano essi con occhio ingordo il confinante regno dei Borgognoni, e per ingoiarlo, secondochè s'ha da Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.], s'unirono insieme nell'anno presenteChildeberto,ClotarioeTeodebertofigliuolo del re Teoderico, ossia Teodorico. Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 11.]e Fredegario[Fredegarius, in Ep., cap. 37.]scrivono che solamente Childeberto e Clotario impresero la guerra contra de' Borgognoni, e che Teoderico lor fratello non vi volle intervenire. Ma sembra ben più fondato il racconto di Mario. Vedremo fra poco che Teodeberto di lui figlio mandò in Italia dei Borgognoni: segno che anch'egli entrò a parte della conquista. La conclusione fu che quei re si misero all'assedio della città di Autun, ruppero in una battagliaGodomarore de' Borgognoni, e divennero con ciò padroni di quel regno, che abbracciava allora il Lionese, il Delfinato, la Borgogna moderna ed altri paesi, ch'essi divisero fra loro. Credesi che in quest'anno terminasse i suoi giorniTeodericosuddetto fratello d'essi re, con avere per suo successoreil mentovato Teodeberto suo figliuolo. È di parere il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]che anche all'anno presente appartenga la terribil carestia, di cui parlaDazioarcivescovo di Milano nella Storia Miscella[Hist. Miscell., lib. 16.], deducendolo da una lettera[Cassiodor., lib. 12, ep. 27.]scritta daCassiodoroprefetto del pretorio in questi tempi al medesimo Dazio per significargli il soccorso di panico destinato dal re in sovvenimento de' popoli. Ma più probabilmente la carestia rammentata da esso arcivescovo appartiene all'anno 538. Per altro, da altre lettere del medesimo Cassiodoro apparisce afflitta l'Italia ancora in questo anno dalla carestia, e qual provvisione si facesse per aiutare i popoli in sì fiera congiuntura.
Consoli
Flavio Giustiniano Augustoper la quarta volta, eFlavio Teodoro Paolinojuniore.
QuestoPaolinoconsole, creato in Occidente, secondochè abbiamo da una lettera del reAtalarico[Cassiod., lib. 9, epist. 22.]scritta al medesimo, fu figliuolo diVenanzio, stato console nell'anno 507, ed era della famigliaDecia. SeguitòBelisarioin questo anno il felice corso delle sue vittorie con impadronirsi della città d'Ippona, oggidì Bona, dove gli venne alle mani buona parte del tesoro di Gelimere, mentre egli pensava di rifugiarlo in Ispagna. Scorrendo la di lui flotta il Mediterraneo fino allo stretto di Gibilterra, sottomise al dominio cesareo la Sardegna, la Corsica, Ceuta, Evizza, Majorica e Minorica. Entrarono parimente le sue armi in Cesarea città; eGelimere, assediato nel monte Pappua, con proporgli nella corte dell'imperadore il grado di patrizio ed altri vantaggi, s'indusse a rendersi a Belisario, da cui fu condottoa Costantinopoli. Colà portossi il valoroso capitano, perchè avea scoperto di essere stato calunniato presso di Giustiniano Augusto, quasichè egli meditasse di farsi padrone delle provincie in sì poco tempo conquistate. L'andata sua dissipò queste nebbie. Fu egli introdotto in Costantinopoli trionfalmente, come ne' secoli addietro si praticava in Roma. Presentò all'imperadore non solo Gelimere e i prigioni vandali, ma eziandio le immense ricchezze asportate dall'Africa, e specialmente i vasi antichi del tempio di Salomone, che appresso furono da Giustiniano inviati alle chiese di Gerusalemme. Fece Giustiniano sentire la sua liberalità a Gelimere, con assegnargli molti beni nella Galazia; ma non gli fu già conferita la dignità di patrizio, perchè costui non potè indursi giammai a rinunziare all'arianismo. A queste allegrezze succederono delle tristezze; imperocchè non sì tosto fu partito dall'Africa Belisario, che i Mori si ribellarono, e Salomone, lasciato quivi per governatore, ebbe molto da fare a sostenersi; ed ancorchè in una battaglia desse loro una rotta, pure i medesimi si rimettevano presto in forze, e seguitavano a far testa. Finalmente andarono in fumo tutti i loro sforzi. Intanto anche in Italia cangiarono faccia gli affari, perchè il reAtalaricomancò di vita in quest'anno. GiacchèAmalasuntasua madre era stata forzata ad allevarlo come vollero i Goti, egli sfrenatamente si era dato in preda alla crapula e ad altri vizii, per i quali contrasse una lunga malattia che il condusse in fine al sepolcro[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 3.]. Allora fu che Amalasunta, temendo di cadere affatto, cominciò segretamente a trattare con Giustiniano Augusto di rinunziargli l'Italia, e di ritirarsi a Costantinopoli. Ma non istette poi salda in questo pensiero.Teodato, ossiaTeodoto, figliuolo del primo matrimonio di Amalafreda sorella del fu re Teoderico, menava allora vita privata in Toscana, dove possedevadi gran beni, uomo ben istruito nelle lettere latine e nella filosofia di Platone, ma dappoco, ignorante nell'arte militare, e straordinariamente dato all'interesse, aveva egli fatto non poche estorsioni e prepotenze in quei paesi; e per i ricorsi e doglianze di varii particolari chiamato a Ravenna, era stato processato ed obbligato a restituire il mal tolto, perlochè odiava a morte Amalasunta. Cominciò anch'egli segretamente un trattato con Giustiniano per farlo padrone della Toscana. Non andò più oltre l'affare, perchè Amalasunta, parte per paura che i Goti, abbandonata lei, si volgessero a Teodato, unico germoglio della famiglia Amala, parte per isperanza di cattivarsi l'animo di costui con un gran benefizio, il chiamò a Ravenna, e gli propose di farlo collega nel regno, purchè promettesse di portare bensì il nome di re, ma di lasciare in fatti proseguir lei nel comando. Quanto ella volle Teodato giurò di eseguire.
Salito che fu Teodato sul trono, non men egli che Amalasunta[Cassiod., lib. 10, epist. 1 et 2.]ne scrissero a Giustiniano Augusto, con pregarlo di continuar la pace con loro. Ma durò poco la festa. Teodato, ridendosi delle promesse fatte, e sol ricordevole delle procedure precedentemente contra di lui fatte, unissi coi nemici di Amalasunta, fece levar la vita ad alcuni de' suoi aderenti, e in fine cacciò lei stessa in esilio[Jordan., de Reb. Getic., cap. 59.], confinandola in un'isoletta nel lago di Bolsena, dove la misera da lì a poco, per comandamento oppure con saputa di esso Teodato, fu strangolata dai parenti di quei Goti ch'ella avea nel tempo del suo governo fatti privare di vita. Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 31.], mal informato di questi affari, racconta una diceria che dovea correre per le piazze, ed ha tutta la ciera d'una fola, ma che nondimeno potrebbe contenere qualche vestigio di verità. Racconta, dico, egli,che dopo la morte di Teoderico restò in vita Anafleda moglie di lui, e sorella di Clodoveo re de' Franchi, con una figliuola. Dee intendere diAmalasunta, ma senza dir parola di Atalarico. Questa figliuola si diede in preda ad un suo famiglio appellato Traguilla, e con esso lui scappò in una forte città. Bisognò mandare un esercito per levarla di là, e ridurla a casa, il che seguì dopo aver tolto di vita il suo drudo. Irritata la figliuola pose del veleno nel calice, da cui dovea bere la madre nella comunione eucaristica. Erano essi tutti ariani. Morì sua madre, e i Goti sdegnati contra della figliuola parricida, elessero in re loroTeodato, il quale in un bagno sommamente riscaldato la fece morire. Aggiugne che i re de' FranchiChildeberto,ClotarioeTeodebertofecero querela di questo col re Teodato, minacciandogli la guerra; e che Teodato li placò e fece tacere con un regalo di cinquanta mila scudi d'oro. Così il Turonense. La verità si è, se pur s'ha da credere a Procopio, che dispiacque forte all'imperador Giustiniano l'ingratitudine e crudeltà di Teodato contra di una principessa che fin allora avea mantenuta sì buona corrispondenza coll'imperio d'Oriente. Ma dall'altro canto si rallegrò in suo cuore, perchè la fortuna gli avesse somministrato così plausibil ragione di muover guerra ai Goti, cioè una congiuntura tanto da lui desiderata di poter ricuperare l'Italia. Covò egli questo pensiero nell'anno presente, ma con fare gli opportuni preparamenti pel susseguente; e intanto dalle lettere da Cassiodoro si ricava avere Teodato ricevuto di belle parole da Giustiniano, il quale s'infinse per un pezzo di non sapere l'iniquo trattamento fatto ad Amalasunta, ma senza dar sicurezza alcuna di pace. Perlochè Teodato di nuovo spedì altri ambasciatori a Giustiniano, e la reginaGundelinasua moglie anch'ella scrisse aTeodoraAugusta con ansietà di assicurar fra di loro il nodo di una buona amicizia. Niunaapparenza di verità ha ciò che il suddetto Procopio nella storia segreta di Giustiniano lasciò scritto, cioè che Teodato fece morire Amalasunta per consiglio di Giustiniano, istigato a ciò da Teodora Augusta, che avea conceputa gelosia in iscorgere l'ansietà del marito per vedere Amalasunta in Costantinopoli, temendo ch'ella potesse torle la mano nel cuore di lui. Ancorchè si sia già da noi veduta la pubblicazione del Codice di Giustiniano, fatta nell'anno 529, pure nel presente fu pubblicato quel libro con varie giunte e mutazioni, e tal quale noi ora lo abbiamo. Se in Oriente era tutto rivolto l'animo di Giustiniano a dilatare i confini dell'imperio, non era minor la sete nei re de' Franchi. Per appagarla non si perdonava a tradimenti e scelleraggini, nè si teneva sicuro l'un fratello dell'altro. Miravano essi con occhio ingordo il confinante regno dei Borgognoni, e per ingoiarlo, secondochè s'ha da Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.], s'unirono insieme nell'anno presenteChildeberto,ClotarioeTeodebertofigliuolo del re Teoderico, ossia Teodorico. Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 3, cap. 11.]e Fredegario[Fredegarius, in Ep., cap. 37.]scrivono che solamente Childeberto e Clotario impresero la guerra contra de' Borgognoni, e che Teoderico lor fratello non vi volle intervenire. Ma sembra ben più fondato il racconto di Mario. Vedremo fra poco che Teodeberto di lui figlio mandò in Italia dei Borgognoni: segno che anch'egli entrò a parte della conquista. La conclusione fu che quei re si misero all'assedio della città di Autun, ruppero in una battagliaGodomarore de' Borgognoni, e divennero con ciò padroni di quel regno, che abbracciava allora il Lionese, il Delfinato, la Borgogna moderna ed altri paesi, ch'essi divisero fra loro. Credesi che in quest'anno terminasse i suoi giorniTeodericosuddetto fratello d'essi re, con avere per suo successoreil mentovato Teodeberto suo figliuolo. È di parere il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]che anche all'anno presente appartenga la terribil carestia, di cui parlaDazioarcivescovo di Milano nella Storia Miscella[Hist. Miscell., lib. 16.], deducendolo da una lettera[Cassiodor., lib. 12, ep. 27.]scritta daCassiodoroprefetto del pretorio in questi tempi al medesimo Dazio per significargli il soccorso di panico destinato dal re in sovvenimento de' popoli. Ma più probabilmente la carestia rammentata da esso arcivescovo appartiene all'anno 538. Per altro, da altre lettere del medesimo Cassiodoro apparisce afflitta l'Italia ancora in questo anno dalla carestia, e qual provvisione si facesse per aiutare i popoli in sì fiera congiuntura.