DXXXVAnno diCristoDXXXV. IndizioneXIII.Agapito IIpapa 1.Giustinianoimperadore 9.Teodatore 2.ConsoleFlavio Belisariosenza collega.In ricompenza delle gloriose azioni diBelisario, fu a lui in quest'anno conferito l'onore del consolato. Niun console fu creato in Occidente, perchè già si erano cominciati ad imbrogliare gli affari traGiustinianoAugusto e il reTeodato. E da qui innanzi per questa ragione cessarono affatto i consoli occidentali. Pose fine nel presente anno ai suoi giorni papaGiovanni II, e la sua morte vien riferita dal padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc ann.]al dì 27 di maggio. Ebbe per successore nel pontificatoAgapitoarcidiacono, Romano di patria. Lusingavasi tuttavia il re Teodato, coll'andar mandando ambasciatori e lettere, di poter pacificare l'imperadore Giustiniano, che si mostrava sdegnato non poco per la morte data alla regina Amalasunta, attribuendo ad ingiuriapropria l'aver privata di vita una principessa ch'era sotto la sua protezione. Ma si avvide in quest'anno quanto fossero fallaci la speranze sue. Giustiniano, a cui non era ignoto come fosse vil di cuore e timoroso il re Teodato, e che i popoli cattolici d'Italia amerebbono più il comando di un principe cattolico che de' Goti ariani[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 5.], finalmente alzò la visiera, e spinse la flotta sua, comandata dal valoroso e saggio suo generale Belisario, addosso alla Sicilia, ch'era allora della giurisdizione de' Goti, con fingere di passare in Africa. Non più che circa otto mila armati tra fanti e cavalli venivano su questa flotta: del che si maraviglierà chiunque è avvezzo a vedere con quanta gente si facciano le guerre e gli assedii de' nostri tempi. Ordinò parimente Giustiniano a Mondo, ossia Mundone, suo general dell'armi nell'Illirico, di passare colle sue genti in Dalmazia, e ridurre, se si poteva, alla sua ubbidienza Salona capitale di quella provincia. Nè contento di ciò, perchè ben apprendeva le forze dei Goti, scrisse ai re cattolici de' Franchi, affine di indurli ad una lega offensiva contra dei medesimi Goti, facendo valere il motivo della religione, ed accompagnando le premure sue con un regalo di molta moneta, e con promessa di molto più, se seco si univano ai danni dei Goti. Volentieri accettarono essi un tale impegno. Riuscì a Mundone, giunto che fu nella Dalmazia, di sbaragliare in un conflitto quanti Goti gli vollero contrastare il passo. Assediata poi Salona, in pochi giorni la costrinse alla resa: con che la Dalmazia venne in potere di Giustiniano. Non fu men favorevole a Belisario la fortuna in Sicilia. Sbarcata la sua gente, venne tosto alla sua divozione Catania, poi Siracusa, e di mano in mano tutte le altre città di quella felice isola, a riserva di Palermo, in cui il presidio gotico mostrò di volersi bravamente difendere. Ma entrate nel porto le navi greche, ed osservato che gli alberi di essa sopravanzavanol'altezza delle mura della città, fece Belisario tirar lassù un gran numero di arcieri, che colle saette offendevano i difensori, in guisa che non passarono molti giorni che la città capitolò la resa. Però senza gran fatica passò tutta la Sicilia sotto il dominio di Giustiniano, vantaggio considerabile per la meditata impresa d'Italia, essendosi in questa maniera tolto ai Goti il granaio, da cui erano soliti di cavarne i grani loro occorrenti pel bisogno della stessa Italia. Con questa felicità terminò il primo anno della guerra gotica; e Belisario, che avrebbe dovuto deporre il suo consolato in Costantinopoli, nell'ultimo dì dell'anno fece la solennità di quella funzione entrando in Siracusa, con ispargere monete d'oro al popolo tutto festoso per trovarsi libero dal giogo de' Barbari. Attese in questi tempi l'imperador Giustiniano a rimettere in buono stato le città e chiese dell'Africa, dove fece non poche fabbriche. E perchè egli si voleva mostrar grato e benefico verso la patria sua, ch'era un piccolo luogo appellato Tauresio nella Dardania, ossia nella Mesia superiore[Procop., de Ædific. Justin., lib. 4.], quivi fabbricò una bella città con canali d'acqua, chiese, palagi, portici larghi, piazze pulite, bagni ed altri comodi ed ornamenti pubblici; e a questa città pose il nome diGiustiniana Prima, con aver poi impetrato da papa Vigilio, che al vescovo di essa come a metropolitano, fossero sottoposte le Chiese delle due Dacie, della Mesia superiore e della Pannonia. Essendo mancato di vita in quest'annoEpifaniovescovo di Costantinopoli, per opera di Teodora Augusta, empia ed iniqua donna, fu eletto suo successoreAntimovescovo di Trabisonda, eretico coperto, che durò poco in quella sede.
Console
Flavio Belisariosenza collega.
In ricompenza delle gloriose azioni diBelisario, fu a lui in quest'anno conferito l'onore del consolato. Niun console fu creato in Occidente, perchè già si erano cominciati ad imbrogliare gli affari traGiustinianoAugusto e il reTeodato. E da qui innanzi per questa ragione cessarono affatto i consoli occidentali. Pose fine nel presente anno ai suoi giorni papaGiovanni II, e la sua morte vien riferita dal padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc ann.]al dì 27 di maggio. Ebbe per successore nel pontificatoAgapitoarcidiacono, Romano di patria. Lusingavasi tuttavia il re Teodato, coll'andar mandando ambasciatori e lettere, di poter pacificare l'imperadore Giustiniano, che si mostrava sdegnato non poco per la morte data alla regina Amalasunta, attribuendo ad ingiuriapropria l'aver privata di vita una principessa ch'era sotto la sua protezione. Ma si avvide in quest'anno quanto fossero fallaci la speranze sue. Giustiniano, a cui non era ignoto come fosse vil di cuore e timoroso il re Teodato, e che i popoli cattolici d'Italia amerebbono più il comando di un principe cattolico che de' Goti ariani[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 5.], finalmente alzò la visiera, e spinse la flotta sua, comandata dal valoroso e saggio suo generale Belisario, addosso alla Sicilia, ch'era allora della giurisdizione de' Goti, con fingere di passare in Africa. Non più che circa otto mila armati tra fanti e cavalli venivano su questa flotta: del che si maraviglierà chiunque è avvezzo a vedere con quanta gente si facciano le guerre e gli assedii de' nostri tempi. Ordinò parimente Giustiniano a Mondo, ossia Mundone, suo general dell'armi nell'Illirico, di passare colle sue genti in Dalmazia, e ridurre, se si poteva, alla sua ubbidienza Salona capitale di quella provincia. Nè contento di ciò, perchè ben apprendeva le forze dei Goti, scrisse ai re cattolici de' Franchi, affine di indurli ad una lega offensiva contra dei medesimi Goti, facendo valere il motivo della religione, ed accompagnando le premure sue con un regalo di molta moneta, e con promessa di molto più, se seco si univano ai danni dei Goti. Volentieri accettarono essi un tale impegno. Riuscì a Mundone, giunto che fu nella Dalmazia, di sbaragliare in un conflitto quanti Goti gli vollero contrastare il passo. Assediata poi Salona, in pochi giorni la costrinse alla resa: con che la Dalmazia venne in potere di Giustiniano. Non fu men favorevole a Belisario la fortuna in Sicilia. Sbarcata la sua gente, venne tosto alla sua divozione Catania, poi Siracusa, e di mano in mano tutte le altre città di quella felice isola, a riserva di Palermo, in cui il presidio gotico mostrò di volersi bravamente difendere. Ma entrate nel porto le navi greche, ed osservato che gli alberi di essa sopravanzavanol'altezza delle mura della città, fece Belisario tirar lassù un gran numero di arcieri, che colle saette offendevano i difensori, in guisa che non passarono molti giorni che la città capitolò la resa. Però senza gran fatica passò tutta la Sicilia sotto il dominio di Giustiniano, vantaggio considerabile per la meditata impresa d'Italia, essendosi in questa maniera tolto ai Goti il granaio, da cui erano soliti di cavarne i grani loro occorrenti pel bisogno della stessa Italia. Con questa felicità terminò il primo anno della guerra gotica; e Belisario, che avrebbe dovuto deporre il suo consolato in Costantinopoli, nell'ultimo dì dell'anno fece la solennità di quella funzione entrando in Siracusa, con ispargere monete d'oro al popolo tutto festoso per trovarsi libero dal giogo de' Barbari. Attese in questi tempi l'imperador Giustiniano a rimettere in buono stato le città e chiese dell'Africa, dove fece non poche fabbriche. E perchè egli si voleva mostrar grato e benefico verso la patria sua, ch'era un piccolo luogo appellato Tauresio nella Dardania, ossia nella Mesia superiore[Procop., de Ædific. Justin., lib. 4.], quivi fabbricò una bella città con canali d'acqua, chiese, palagi, portici larghi, piazze pulite, bagni ed altri comodi ed ornamenti pubblici; e a questa città pose il nome diGiustiniana Prima, con aver poi impetrato da papa Vigilio, che al vescovo di essa come a metropolitano, fossero sottoposte le Chiese delle due Dacie, della Mesia superiore e della Pannonia. Essendo mancato di vita in quest'annoEpifaniovescovo di Costantinopoli, per opera di Teodora Augusta, empia ed iniqua donna, fu eletto suo successoreAntimovescovo di Trabisonda, eretico coperto, che durò poco in quella sede.