DCCCCLI

DCCCCLIAnno diCristoDCCCCLI. Indiz.IX.Agapito IIpapa 6.Berengariore d'Italia 2.Adalbertore d'Italia 2.Il Sillingardi[Sillingardus, in Catalogo Episcopor. Mutinens. edito anno 1606.]diede già alla luce un diploma dei re Berengario e Adalberto, che si legge anco appresso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Mutinens.]. Le note di quel documento son queste:Datum decima die kalend. februar. anno dominicae Incarnationis DCCCCL, regni vero piissimorum Berengarii et Adalberti regum primo, Indictione nona. Actum Papiae.L'indizionenonacorrente nel febbraio di quest'anno, e distesamente scritta, fa conoscere che qui si parla dell'anno 951, e che vi è adoperato l'anno fiorentino e veneto, il quale corre sino al dì 25 di marzo dell'anno nostro volgare. Dicesi ivi fatta la donazione di quattro castella aGuidovescovo di Modena, che aveva molto cooperato all'esaltazione di Berengario,interventu ac petitione Odeberti marchionis, atque Magnifredi comitis. M'è incresciuto forte di non poter coi miei occhi vedere questo diploma, esistente allora nel dovizioso archivio del capitolo de' canonici di Modena, ma oggidì smarrito o perduto. Perciocchè, siccome ho provato nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 15 et seq.], questoOdebertoossiaOtberto, illustre marchese e principe di questi tempi, è uno de' progenitori della nobilissima casa di Este. Ne fo ora solamente menzione, per parlarne poi ex professo, andando innanzi. Anche il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.]cita un diploma dei suddetti re in favore del monistero delle monache di san Sisto di Piacenza, datoanno DCCCCL, regni vero domni Berengarii, et domni Adalberti piissimorum regum primo, Indictione nona. Non cita il mese, ma sarà il gennaio o febbraio diquest'anno, riconoscendosi anche ivi adoperato l'anno fiorentino, giacchèIndictione nonaindica infallibilmente l'anno volgare DCCCCLI. Nell'anno presente ancora, per testimonianza del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], il re Berengario stando nella Corte Olonna,renovavit foedus inter Venetos et subjectos suos; et eorum civitatum fines, ab urbibus italici regni distinxit, et a Venetis quadragesimam solummodo debere declaravit. Diede poi principio al suo governo il re Berengario con una iniquità che fece incredibile strepito per tutta l'Italia e Germania. Era, come dissi, rimasta in ItaliaAdelaidevedova del reLottario, giovanetta di diciannove in venti anni, in cui non si sa se maggior fosse la bellezza, o la pietà e saviezza. Ossia che Berengario temesse che ella, passando alle seconde nozze con qualche principe, potesse turbargli il dominio di questo regno, o ch'egli, bramando di maritarla col figliuolo Adalberto, la trovasse troppo renitente a questa alleanza, stante l'avversione da lei conceputa contra chi comunemente si credea che avesse tolto di vita il re suo consorte: la verità si è che Berengario, passando dalle dolci alle brusche, rinserrò la misera ed innocente principessa in una prigione.Non sussiste ciò che il Sigonio scrive, che essendo Adelaide in possesso di Pavia, Berengario fu necessitato ad espugnar quella città. Fu quivi egli eletto re, siccome vedemmo, e ne prese allora la signoria, e quivi diede anche i diplomi suddetti. Nè Pavia, come vuol Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.], era città dotale di essa Adelaide. Vien riferita dal Browero[Browerus, Annal. Trevir., lib. 9.]una memoria posta nella cattedrale di Treviri con queste parole:XII. KALENDAS MAIICAPTA EST ADELHEIDIS IMPERATRIXCVMIS A BERENGARIO REGEXIII. KALENDAS SEPTEMBRISLIBERAVIT, DOMINVSADELHEIDAM REGINAM A VINCVLIS.La credo fattura de' secoli posteriori; potrebbe nondimeno essere che contenesse qualche verità. Che questa regina fosse imprigionata, non già nel lago di Como, ma bensì nella rocca di Garda sul lago Benaco, oggidì lago di Garda, l'abbiamo da Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, tom. 5 Rer. Ital.]; e pare che così porti il contesto delle sue avventure. Parimente l'Annalista sassone[Annalista Saxo, tom. 1 Corp. Hist. Eccard.], pubblicato dall'Eccardo, scrive che BerengarioAdeleidem XII kalendas maii captam Cumis depraedavit, et in custodia media(scriviet inedia)lacrymabiliter afflixit. E leggonsi tali parole anche in Ditmaro[Ditmarus, Chronic., lib. 2.]autore più antico. Forse qui fu ricavata l'iscrizione di Treviri. Per altro falla l'Annalista sassone rapportando la prigionia di Adelaide all'anno 949, quando essa non può essere seguita se non nell'anno presente 951; perchè Berengario fu eletto re solamente nel dì 15 decembre dell'anno precedente 950, nè sì subito dovette egli mettere le mani addosso alla sfortunata regina. Ora de' mali trattamenti fatti ad Adelaide non meno da lui che daWillaossiaGuillasua moglie, donna che anche da Liutprando ci viene dipinta per un vaso di tutti i vizii, ne abbiamo un buon testimonio, cioè sant'Odilone[Odilo, in Vita S. Adelheidis apud Canis.]abbatedi Clugnì, e personaggio confidente di questa medesima santa principessa.Postquam, dice egli,mortuus esset Lotharius vir ejus, honorem italici regni adeptus est quidam vir nomine Berengarius, qui habebat uxorem nomine Willam. A quibus innocens capta,diversis angustiata cruciatibus, capillis caesariei distractis, frequenter pugnis exagitata et calcibus; una tantum comite famula, ad ultimum tetris inclusa carceribus, divinitus postmodum, ordinante Deo, imperialibus est sublimata culminibus.E la monaca Rosvida[Hrosvitha, de Gest. Oddon.], poetessa di quel secolo, che narra a lungo questa scena, attesta che Adelaide fu anche spogliata di tutte quante le sue gioie, vesti ed altre suppellettili.Secondochè s'ha dal suddetto Donizone, per molto tempo stette confinata Adelaide con una sola damigella in fondo di una torre. Ma essendo riuscito ad un prete appellato Martino di fare una apertura nel muro di quella prigione, oppure, come altri vogliono, con una cava fatta sotterra, una notte la cavò fuori, e dopo aver vestita lei e la sua damigella da uomo, trovò un pescatore che in una barchetta li condusse tutti e tre ad una selva contigua al lago di Garda, a cui Odilone dà il nome di palude; dove fra quegli alberi o fra quelle canne si appiattarono, ma con pericolo di morir di fame, se un pescatore non avesse loro somministrato del pesce. Fu spedito il prete dalla regina adAdelardo vescovodi Reggio, in cui essa confidava non poco, per ottener soccorso; il vescovo raccomandò questo affare adAttone(lo stesso è che direAzzo), il quale riconosceva in feudo dalla chiesa di Reggio la fortezza di Canossa. Convien ora sapere che questoAzzo, bisavolo della rinomata contessa Matilde, di cui avremo assai da parlare, era figliuolo diSigifredoappellato da DonizonePrinceps praeclarus lucensi de comitatu;il quale co' suoi figliuoli si protesta dinazionelongobarda. Venuto Sigifredo in Lombardia, crebbe in potenza e ricchezze, ed oltre a due altri figliuoli che stabilirono due doviziose case in Parma, ebbe il suddettoAzzo, chiamato anchenelle vecchie carteAdalbertus, qui et Atto, che più de' fratelli s'ingrandì, e fra gli altri beni acquistò dal suddetto Adelardo vescovo di Reggio in feudoCanossa, dove fabbricò una inespugnabil fortezza. È situato questo celebre luogo nelle prime montagne del distretto di Reggio, verso il fiume Enza. Ivi s'alza ben in alto un sasso, tutto isolato, la cui sommità con buone mura e torri fortificata non avea paura nè di assalti, nè di macchine militari; e però, purchè la vettovaglia non mancasse, si rideva la guarnigion di Canossa anche delle più grandi armate. PreseAlberto Azzol'impegno di soccorrere la perseguitata regina; e messa a cavallo una mano de' suoi armati, andò con essi in persona a levar Adelaide, e condussela a Canossa. Lo attesta anche il suddetto santo Odilone con dire chesupervenit quidam clericus, qui ejus fuerat captivitatis et fugae socius, nuncians adesse exercitum militum armatorum, qui eam cum gaudio accipientes, deduxerunt secum in quoddam inexpugnabile castrum. Scrive Donizone[Donizo, lib. 1, cap. 1.]che Alberto Azzo diede avviso di questa sua risoluzione a papaGiovanni, il quale la lodò. Aggiugne aver esso Alberto Azzo trattato conOttone redi Germania per dargli in moglie Adelaide; ed essendo segretamente venuto Ottone a Verona, gliela condusse colà; ed egli, sposatala, seco la menò in Germania: il che non sussiste, siccome vedremo. Seguita poi a dire Donizone, che scoperto l'affare da Berengario, spedì l'esercito all'assedio di Canossa. E questo assedio, se vogliam credere a Leone Ostiense, durò ben tre anni[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 61.]. Lo stesso si legge nella Cronica della Novalesa[Chronic. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Di qui poi han preso motivo alcuni moderni scrittori, e fra gli altri il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], di credere assediata in quest'anno Adelaide entro Canossa, e di dire che si sono ingannatii suddetti storici parlanti di un assedio di sì lunga durata. Ma non hanno avvertito (l'avvertì bensì il Sigonio) che l'assedio di Canossa vien raccontato da Donizone come impresa fatta dappoichè il re Ottone ebbe sposata e condotta in Germania Adelaide. Però fu così ben condotta la fuga di questa regina e il suo passaggio a Canossa, che non ne ebbe sentore il re Berengario, se non dappoichè fu calato in Italia Ottone il grande. Per altro Leone Ostiense e Donizone hanno disavvedutamente confuse le circostanze dell'affare. Viveva allora papaAgapito II, e non già papaGiovanni. Le nozze di Adelaide furono celebrate in Pavia, e non già inVerona. Rosvida, più antica che Donizone di un secolo, neppur ella racconta che Adelaide fosse assediata in Canossa, e solamente dice che fu ricoverata da Adelardo vescovo di Reggio in una sua forte città, volendo significare Canossa, dove essa fu servita con tutto onore, finchè Ottone calò in Italia, e la fece andare a Pavia. Ora, tornando indietro, si dee mettere per cosa certa che fece gran rumore anche nella corte di Ottone il grande re di Germania la crudeltà di Berengario, e la sventura e prigionia dell'innocente regina. Bisogna eziandio supporre, come troppo verisimile, che Ottone fosse informato del luogo ove ella era celata, per avergliene scritto o ella, o il vescovo Adelardo, oppure Azzo signore di Canossa. Nè mancarono alcuni di lui cortigiani, che conoscendo di vista le rare doti di questa principessa, il consigliarono a prenderla per moglie, giacchè la reginaEdittasua consorte era mancata di vita cinque o sei anni prima, con aggiugnere ancora che, così facendo, egli poteva aprirsi la strada a conquistare il regno d'Italia.Preparossi dunque per tale spedizione il re germanico. Mandò innanziLodolfosuo figliuolo, il quale, se vogliam credere al continuatore di Reginone[Continuator Rheginonis, ad ann. 951.]e all'Annalistasassone[Annalista Saxo, in Chronico.], trovò dappertutto degli ostacoli e degl'incomodi, perchè niuna città o castello il volle ricevere; e tutto ciò per colpa diArrigo ducadi Baviera suo zio paterno, che portando invidia agli avanzamenti del nipote, per tre anni andò facendo sapere agl'Italiani quanto si macchinava in Germania, ed alienava quanti poteva in Italia dall'amore di lui. Ma temo che si sieno ingannati questi autori in riferir tali circostanze. Certamente Rosvida[Hrosvitha, de Gestis Oddoni.], istorica di questo secolo, scrive tutto il contrario, dicendo di Lodolfo:Perpaucis secum sociis secreto resumptisItaliam petiit, fortique manu penetravit.Exhortans patris imperio populum dare collum;Moxque redit, clarum referens sine Marte triumphum.Calò poscia il re Ottone, fingendo (come vuole Ditmaro[Ditmarus, in Chron., lib. 2.], e dopo lui l'abbate urspergense[Urspergensis, in Chronico.]), di fare un viaggio di divozione a Roma, e all'improvviso s'incamminò verso Pavia, che gli aprì le porte. Niuna opposizione fu fatta dal re Berengario, perchè egli solamente attese a salvarsi in un suo forte castello. Ma è ben da maravigliarsi come così accorto principe, quale era Berengario, si lasciasse cogliere sì all'impensata, e pare piuttosto da credere che il re Ottone conducesse seco un gagliardo esercito, o che tenesse di grandi intelligenze in Italia. Arrivato egli a Pavia, ed impadronitosi di quella città, fece tosto sapere alla regina Adelaide il suo desiderio di vederla, insinuandole ancora, colla giunta di molti regali, l'intenzion sua di averla per moglie. Colà portossi Adelaide, incontrata fuor della città dal suddetto duca di Baviera Arrigo, e poi ricevuta con tutto onore dal re Ottone. Sì Frodoardo[Frodoardus, in Chronico.]come Rosvida, e gli altri antichistoriografi ci assicurano che le nozze di esso re vedovo colla giovane vedova Adelaide solennemente si celebrarono nella stessa città di Pavia. Il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], fidatosi dell'iscrizione sopraccitata di Treveri, vuol sostenere che circa il mese d'agosto seguì il loro matrimonio. Ma egli s'appoggiò ad una memoria dubbiosa, e quando pur questa contenga verità, altro non se ne può dedurre, se non che Adelaide ebbe nel dì 20 d'agosto la fortuna di salvarsi dalla prigione di Garda, e non già che in quel mese ella arrivasse al talamo del re Ottone. Che tuttavia nel dì 22 di settembre di quest'anno Berengario e Adalberto signoreggiassero in Pavia, ne fa fede un loro diploma, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. LXX.], con queste note:Data X kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLI, regni vero dominorum Berengarii atque Adalberti piissimorum regum primo, Indictione X. Actum Papiae.Così nella Cronica di Volturno[Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.]si ha un altro loro diploma datoVI kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLI, regni vero dominorum Berengarii atque Adalberti piissimorum regum primo, Indictione X. Actum in plebe sancti Marini.Che stesse pochi dì appresso ad entrare in Pavia il re Ottone, ne abbiamo il riscontro in un diploma[Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 2.]d'esso re, datoVI idus octobris, anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi nongentesimo quinquagesimo primo, Indictione decima, anno regni Otthonis regis in Francia decimosexto, in Italia primo. Actum Papiae.Un altro simile ne esibisce il Puricelli[Puricellius, Monument. Eccles. Ambrosian., num. 172.], dato nel medesimo giorno. E qui si vuol osservare che Ottone cominciò ad intitolarsi re d'Italia, quasichè Berengario e Adalberto fossero affatto decaduti dal loro diritto. Celebrò egli dipoi il santo Natale in Pavia; ed allora fu, secondo l'Annalistasassone[Annalista Saxo, tom. 1 Eccard.], ch'eglicum suis fidelibus in Italia Papiae natale Domini celebravit, et celebratis juxta magnificentiam regalem nuptiis, sicque dispositis negotiis proficiscitur inde, ec. Abbiamo dalla Cronica arabica[Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.]che nel dì 2 di luglio dell'anno presente venne dall'Africa a Palermo un nuovo generale d'armi moro, appellato Saclabio, forse quello stesso che era stato nell'anno 950, oppure un suo figlio, menando seco una buona armata da valersene per terra e per mare, ed assai cammelli. Assano padron dell'isola, uniti i Siciliani con questi Africani, passò al castello di Riva, che si trovò abbandonato dagli abitanti. Assediò Geragia ma essendo osso duro, accordò pace a quel popolo, con ricevere gli ostaggi della lor fede; e fece poi lo stesso con quei di Cassana. In questi tempi, per testimonianza di Frodoardo[Frodoardus, in Chronic.], i Saraceni, che già furono cacciati da Frassineto, tenevano occupati i passaggi dell'Alpi, di manierachè chiunque volea venire dalla Francia, o dagli Svizzeri e Grigioni, in Italia, era costretto a pagar loro una somma tassata di danaro. Aggiugne che gliUngheriin quest'anno, passando per l'Italia, arrivarono in Aquitania, dove per tutta la state commisero grandi ruberie e ammazzamenti di persone; e che poi, ripassando per l'Italia, se ne tornarono alle case loro. Non dovea già succedere passaggio alcuno di questi masnadieri, che non lasciassero dappertutto segni della loro avidità e barbarie.

Il Sillingardi[Sillingardus, in Catalogo Episcopor. Mutinens. edito anno 1606.]diede già alla luce un diploma dei re Berengario e Adalberto, che si legge anco appresso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., in Episcop. Mutinens.]. Le note di quel documento son queste:Datum decima die kalend. februar. anno dominicae Incarnationis DCCCCL, regni vero piissimorum Berengarii et Adalberti regum primo, Indictione nona. Actum Papiae.L'indizionenonacorrente nel febbraio di quest'anno, e distesamente scritta, fa conoscere che qui si parla dell'anno 951, e che vi è adoperato l'anno fiorentino e veneto, il quale corre sino al dì 25 di marzo dell'anno nostro volgare. Dicesi ivi fatta la donazione di quattro castella aGuidovescovo di Modena, che aveva molto cooperato all'esaltazione di Berengario,interventu ac petitione Odeberti marchionis, atque Magnifredi comitis. M'è incresciuto forte di non poter coi miei occhi vedere questo diploma, esistente allora nel dovizioso archivio del capitolo de' canonici di Modena, ma oggidì smarrito o perduto. Perciocchè, siccome ho provato nelle Antichità estensi[Antichità Estensi, P. I, cap. 15 et seq.], questoOdebertoossiaOtberto, illustre marchese e principe di questi tempi, è uno de' progenitori della nobilissima casa di Este. Ne fo ora solamente menzione, per parlarne poi ex professo, andando innanzi. Anche il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.]cita un diploma dei suddetti re in favore del monistero delle monache di san Sisto di Piacenza, datoanno DCCCCL, regni vero domni Berengarii, et domni Adalberti piissimorum regum primo, Indictione nona. Non cita il mese, ma sarà il gennaio o febbraio diquest'anno, riconoscendosi anche ivi adoperato l'anno fiorentino, giacchèIndictione nonaindica infallibilmente l'anno volgare DCCCCLI. Nell'anno presente ancora, per testimonianza del Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.], il re Berengario stando nella Corte Olonna,renovavit foedus inter Venetos et subjectos suos; et eorum civitatum fines, ab urbibus italici regni distinxit, et a Venetis quadragesimam solummodo debere declaravit. Diede poi principio al suo governo il re Berengario con una iniquità che fece incredibile strepito per tutta l'Italia e Germania. Era, come dissi, rimasta in ItaliaAdelaidevedova del reLottario, giovanetta di diciannove in venti anni, in cui non si sa se maggior fosse la bellezza, o la pietà e saviezza. Ossia che Berengario temesse che ella, passando alle seconde nozze con qualche principe, potesse turbargli il dominio di questo regno, o ch'egli, bramando di maritarla col figliuolo Adalberto, la trovasse troppo renitente a questa alleanza, stante l'avversione da lei conceputa contra chi comunemente si credea che avesse tolto di vita il re suo consorte: la verità si è che Berengario, passando dalle dolci alle brusche, rinserrò la misera ed innocente principessa in una prigione.

Non sussiste ciò che il Sigonio scrive, che essendo Adelaide in possesso di Pavia, Berengario fu necessitato ad espugnar quella città. Fu quivi egli eletto re, siccome vedemmo, e ne prese allora la signoria, e quivi diede anche i diplomi suddetti. Nè Pavia, come vuol Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.], era città dotale di essa Adelaide. Vien riferita dal Browero[Browerus, Annal. Trevir., lib. 9.]una memoria posta nella cattedrale di Treviri con queste parole:

XII. KALENDAS MAIICAPTA EST ADELHEIDIS IMPERATRIXCVMIS A BERENGARIO REGEXIII. KALENDAS SEPTEMBRISLIBERAVIT, DOMINVSADELHEIDAM REGINAM A VINCVLIS.

La credo fattura de' secoli posteriori; potrebbe nondimeno essere che contenesse qualche verità. Che questa regina fosse imprigionata, non già nel lago di Como, ma bensì nella rocca di Garda sul lago Benaco, oggidì lago di Garda, l'abbiamo da Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, tom. 5 Rer. Ital.]; e pare che così porti il contesto delle sue avventure. Parimente l'Annalista sassone[Annalista Saxo, tom. 1 Corp. Hist. Eccard.], pubblicato dall'Eccardo, scrive che BerengarioAdeleidem XII kalendas maii captam Cumis depraedavit, et in custodia media(scriviet inedia)lacrymabiliter afflixit. E leggonsi tali parole anche in Ditmaro[Ditmarus, Chronic., lib. 2.]autore più antico. Forse qui fu ricavata l'iscrizione di Treviri. Per altro falla l'Annalista sassone rapportando la prigionia di Adelaide all'anno 949, quando essa non può essere seguita se non nell'anno presente 951; perchè Berengario fu eletto re solamente nel dì 15 decembre dell'anno precedente 950, nè sì subito dovette egli mettere le mani addosso alla sfortunata regina. Ora de' mali trattamenti fatti ad Adelaide non meno da lui che daWillaossiaGuillasua moglie, donna che anche da Liutprando ci viene dipinta per un vaso di tutti i vizii, ne abbiamo un buon testimonio, cioè sant'Odilone[Odilo, in Vita S. Adelheidis apud Canis.]abbatedi Clugnì, e personaggio confidente di questa medesima santa principessa.Postquam, dice egli,mortuus esset Lotharius vir ejus, honorem italici regni adeptus est quidam vir nomine Berengarius, qui habebat uxorem nomine Willam. A quibus innocens capta,diversis angustiata cruciatibus, capillis caesariei distractis, frequenter pugnis exagitata et calcibus; una tantum comite famula, ad ultimum tetris inclusa carceribus, divinitus postmodum, ordinante Deo, imperialibus est sublimata culminibus.E la monaca Rosvida[Hrosvitha, de Gest. Oddon.], poetessa di quel secolo, che narra a lungo questa scena, attesta che Adelaide fu anche spogliata di tutte quante le sue gioie, vesti ed altre suppellettili.

Secondochè s'ha dal suddetto Donizone, per molto tempo stette confinata Adelaide con una sola damigella in fondo di una torre. Ma essendo riuscito ad un prete appellato Martino di fare una apertura nel muro di quella prigione, oppure, come altri vogliono, con una cava fatta sotterra, una notte la cavò fuori, e dopo aver vestita lei e la sua damigella da uomo, trovò un pescatore che in una barchetta li condusse tutti e tre ad una selva contigua al lago di Garda, a cui Odilone dà il nome di palude; dove fra quegli alberi o fra quelle canne si appiattarono, ma con pericolo di morir di fame, se un pescatore non avesse loro somministrato del pesce. Fu spedito il prete dalla regina adAdelardo vescovodi Reggio, in cui essa confidava non poco, per ottener soccorso; il vescovo raccomandò questo affare adAttone(lo stesso è che direAzzo), il quale riconosceva in feudo dalla chiesa di Reggio la fortezza di Canossa. Convien ora sapere che questoAzzo, bisavolo della rinomata contessa Matilde, di cui avremo assai da parlare, era figliuolo diSigifredoappellato da Donizone

Princeps praeclarus lucensi de comitatu;

Princeps praeclarus lucensi de comitatu;

il quale co' suoi figliuoli si protesta dinazionelongobarda. Venuto Sigifredo in Lombardia, crebbe in potenza e ricchezze, ed oltre a due altri figliuoli che stabilirono due doviziose case in Parma, ebbe il suddettoAzzo, chiamato anchenelle vecchie carteAdalbertus, qui et Atto, che più de' fratelli s'ingrandì, e fra gli altri beni acquistò dal suddetto Adelardo vescovo di Reggio in feudoCanossa, dove fabbricò una inespugnabil fortezza. È situato questo celebre luogo nelle prime montagne del distretto di Reggio, verso il fiume Enza. Ivi s'alza ben in alto un sasso, tutto isolato, la cui sommità con buone mura e torri fortificata non avea paura nè di assalti, nè di macchine militari; e però, purchè la vettovaglia non mancasse, si rideva la guarnigion di Canossa anche delle più grandi armate. PreseAlberto Azzol'impegno di soccorrere la perseguitata regina; e messa a cavallo una mano de' suoi armati, andò con essi in persona a levar Adelaide, e condussela a Canossa. Lo attesta anche il suddetto santo Odilone con dire chesupervenit quidam clericus, qui ejus fuerat captivitatis et fugae socius, nuncians adesse exercitum militum armatorum, qui eam cum gaudio accipientes, deduxerunt secum in quoddam inexpugnabile castrum. Scrive Donizone[Donizo, lib. 1, cap. 1.]che Alberto Azzo diede avviso di questa sua risoluzione a papaGiovanni, il quale la lodò. Aggiugne aver esso Alberto Azzo trattato conOttone redi Germania per dargli in moglie Adelaide; ed essendo segretamente venuto Ottone a Verona, gliela condusse colà; ed egli, sposatala, seco la menò in Germania: il che non sussiste, siccome vedremo. Seguita poi a dire Donizone, che scoperto l'affare da Berengario, spedì l'esercito all'assedio di Canossa. E questo assedio, se vogliam credere a Leone Ostiense, durò ben tre anni[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 61.]. Lo stesso si legge nella Cronica della Novalesa[Chronic. Novaliciense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]. Di qui poi han preso motivo alcuni moderni scrittori, e fra gli altri il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], di credere assediata in quest'anno Adelaide entro Canossa, e di dire che si sono ingannatii suddetti storici parlanti di un assedio di sì lunga durata. Ma non hanno avvertito (l'avvertì bensì il Sigonio) che l'assedio di Canossa vien raccontato da Donizone come impresa fatta dappoichè il re Ottone ebbe sposata e condotta in Germania Adelaide. Però fu così ben condotta la fuga di questa regina e il suo passaggio a Canossa, che non ne ebbe sentore il re Berengario, se non dappoichè fu calato in Italia Ottone il grande. Per altro Leone Ostiense e Donizone hanno disavvedutamente confuse le circostanze dell'affare. Viveva allora papaAgapito II, e non già papaGiovanni. Le nozze di Adelaide furono celebrate in Pavia, e non già inVerona. Rosvida, più antica che Donizone di un secolo, neppur ella racconta che Adelaide fosse assediata in Canossa, e solamente dice che fu ricoverata da Adelardo vescovo di Reggio in una sua forte città, volendo significare Canossa, dove essa fu servita con tutto onore, finchè Ottone calò in Italia, e la fece andare a Pavia. Ora, tornando indietro, si dee mettere per cosa certa che fece gran rumore anche nella corte di Ottone il grande re di Germania la crudeltà di Berengario, e la sventura e prigionia dell'innocente regina. Bisogna eziandio supporre, come troppo verisimile, che Ottone fosse informato del luogo ove ella era celata, per avergliene scritto o ella, o il vescovo Adelardo, oppure Azzo signore di Canossa. Nè mancarono alcuni di lui cortigiani, che conoscendo di vista le rare doti di questa principessa, il consigliarono a prenderla per moglie, giacchè la reginaEdittasua consorte era mancata di vita cinque o sei anni prima, con aggiugnere ancora che, così facendo, egli poteva aprirsi la strada a conquistare il regno d'Italia.

Preparossi dunque per tale spedizione il re germanico. Mandò innanziLodolfosuo figliuolo, il quale, se vogliam credere al continuatore di Reginone[Continuator Rheginonis, ad ann. 951.]e all'Annalistasassone[Annalista Saxo, in Chronico.], trovò dappertutto degli ostacoli e degl'incomodi, perchè niuna città o castello il volle ricevere; e tutto ciò per colpa diArrigo ducadi Baviera suo zio paterno, che portando invidia agli avanzamenti del nipote, per tre anni andò facendo sapere agl'Italiani quanto si macchinava in Germania, ed alienava quanti poteva in Italia dall'amore di lui. Ma temo che si sieno ingannati questi autori in riferir tali circostanze. Certamente Rosvida[Hrosvitha, de Gestis Oddoni.], istorica di questo secolo, scrive tutto il contrario, dicendo di Lodolfo:

Perpaucis secum sociis secreto resumptisItaliam petiit, fortique manu penetravit.Exhortans patris imperio populum dare collum;Moxque redit, clarum referens sine Marte triumphum.

Perpaucis secum sociis secreto resumptis

Italiam petiit, fortique manu penetravit.

Exhortans patris imperio populum dare collum;

Moxque redit, clarum referens sine Marte triumphum.

Calò poscia il re Ottone, fingendo (come vuole Ditmaro[Ditmarus, in Chron., lib. 2.], e dopo lui l'abbate urspergense[Urspergensis, in Chronico.]), di fare un viaggio di divozione a Roma, e all'improvviso s'incamminò verso Pavia, che gli aprì le porte. Niuna opposizione fu fatta dal re Berengario, perchè egli solamente attese a salvarsi in un suo forte castello. Ma è ben da maravigliarsi come così accorto principe, quale era Berengario, si lasciasse cogliere sì all'impensata, e pare piuttosto da credere che il re Ottone conducesse seco un gagliardo esercito, o che tenesse di grandi intelligenze in Italia. Arrivato egli a Pavia, ed impadronitosi di quella città, fece tosto sapere alla regina Adelaide il suo desiderio di vederla, insinuandole ancora, colla giunta di molti regali, l'intenzion sua di averla per moglie. Colà portossi Adelaide, incontrata fuor della città dal suddetto duca di Baviera Arrigo, e poi ricevuta con tutto onore dal re Ottone. Sì Frodoardo[Frodoardus, in Chronico.]come Rosvida, e gli altri antichistoriografi ci assicurano che le nozze di esso re vedovo colla giovane vedova Adelaide solennemente si celebrarono nella stessa città di Pavia. Il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], fidatosi dell'iscrizione sopraccitata di Treveri, vuol sostenere che circa il mese d'agosto seguì il loro matrimonio. Ma egli s'appoggiò ad una memoria dubbiosa, e quando pur questa contenga verità, altro non se ne può dedurre, se non che Adelaide ebbe nel dì 20 d'agosto la fortuna di salvarsi dalla prigione di Garda, e non già che in quel mese ella arrivasse al talamo del re Ottone. Che tuttavia nel dì 22 di settembre di quest'anno Berengario e Adalberto signoreggiassero in Pavia, ne fa fede un loro diploma, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. LXX.], con queste note:Data X kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLI, regni vero dominorum Berengarii atque Adalberti piissimorum regum primo, Indictione X. Actum Papiae.Così nella Cronica di Volturno[Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.]si ha un altro loro diploma datoVI kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLI, regni vero dominorum Berengarii atque Adalberti piissimorum regum primo, Indictione X. Actum in plebe sancti Marini.Che stesse pochi dì appresso ad entrare in Pavia il re Ottone, ne abbiamo il riscontro in un diploma[Tatti, Annali Sacri di Como, tom. 2.]d'esso re, datoVI idus octobris, anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi nongentesimo quinquagesimo primo, Indictione decima, anno regni Otthonis regis in Francia decimosexto, in Italia primo. Actum Papiae.Un altro simile ne esibisce il Puricelli[Puricellius, Monument. Eccles. Ambrosian., num. 172.], dato nel medesimo giorno. E qui si vuol osservare che Ottone cominciò ad intitolarsi re d'Italia, quasichè Berengario e Adalberto fossero affatto decaduti dal loro diritto. Celebrò egli dipoi il santo Natale in Pavia; ed allora fu, secondo l'Annalistasassone[Annalista Saxo, tom. 1 Eccard.], ch'eglicum suis fidelibus in Italia Papiae natale Domini celebravit, et celebratis juxta magnificentiam regalem nuptiis, sicque dispositis negotiis proficiscitur inde, ec. Abbiamo dalla Cronica arabica[Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.]che nel dì 2 di luglio dell'anno presente venne dall'Africa a Palermo un nuovo generale d'armi moro, appellato Saclabio, forse quello stesso che era stato nell'anno 950, oppure un suo figlio, menando seco una buona armata da valersene per terra e per mare, ed assai cammelli. Assano padron dell'isola, uniti i Siciliani con questi Africani, passò al castello di Riva, che si trovò abbandonato dagli abitanti. Assediò Geragia ma essendo osso duro, accordò pace a quel popolo, con ricevere gli ostaggi della lor fede; e fece poi lo stesso con quei di Cassana. In questi tempi, per testimonianza di Frodoardo[Frodoardus, in Chronic.], i Saraceni, che già furono cacciati da Frassineto, tenevano occupati i passaggi dell'Alpi, di manierachè chiunque volea venire dalla Francia, o dagli Svizzeri e Grigioni, in Italia, era costretto a pagar loro una somma tassata di danaro. Aggiugne che gliUngheriin quest'anno, passando per l'Italia, arrivarono in Aquitania, dove per tutta la state commisero grandi ruberie e ammazzamenti di persone; e che poi, ripassando per l'Italia, se ne tornarono alle case loro. Non dovea già succedere passaggio alcuno di questi masnadieri, che non lasciassero dappertutto segni della loro avidità e barbarie.


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