DCCCCLIIAnno diCristoDCCCCLII. IndizioneX.AgapitoII papa 7.BerengarioII re d'Italia 3.Adalbertore d'Italia 3.Ci ha conservata il suddetto Frodoardo una particolarità dei disegni delre Ottone: cioè ch'eglilegationem pro susceptione sui Romam dirigit. Qua nonobtenta, cum uxore in sua regreditur.Dovette il re Ottone tentare sepapa Agapitovolesse concedergli la corona imperiale, giacchè al vasto regno della Germania pareva ormai aggiunto quello ancora dell'Italia. Ma fece male i suoi conti. Alberico patrizio era tuttavia padrone di Roma, nè voglia si sentiva di deporre quel manto sì luminoso. Si può credere che le risposte date colla negativa dal pontefice ad Ottone, fossero dettate dal medesimo Alberico. Truovo io il re Ottone sul principio del febbraio di quest'anno tuttavia dimorante in Pavia, dove confermò tutti i beni al monistero delle monache di san Sisto di Piacenza con un diploma[Antiq. Ital., Dissert. LXV.]datoVIII idus februarii, anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi DCCCCLII, Indictione decima, anno vero domni Ottonis in Italia primo, in Francia XVI. Actum Papiae.Ma insorsero liti in essa città di Pavia fraLodolfofigliuolo del re Ottone edArrigoduca di Baviera fratello del medesimo Ottone, che misero di mal umore quel giovane principe. S'aggiunse ancora che egli s'indispettì non poco per le nozze del re Ottone suo padre[Ditmarus, Chronic., lib. 2. Uspergensis, in Chron.]. Era Ottone in età alquanto avanzata, nè di maschi avea se non quel figliuolo, a lui nato dalla moglieEditta, prima d'essere re. Concepì Lodolfo un timore, e timore anche non mal fondato, che se dal secondo matrimonio nascessero figliuoli, questi potessero disputare la successione al regno, perchè nati dal padre re. Perciò in collera partitosi da Pavia prese il cammino verso la Sassonia, dove cominciò a macchinar delle novità contra del padre. Questo accidente foce risolvere il re Ottone a tornarsene in Germania. Lasciò in PaviaCorrado duca di Lorenasuo genero (maritato conLiutgardasua figliuola) con sufficienti milizie per guardia di quella capitale contro i tentativi di Berengario. E, giunto in Sassonia, quivicelebrò la santa Pasqua. Ma Berengario che la sapeva lunga, non volle già impugnar l'armi contra di un re di tanta possanza, e a cui mostrava egli molte obbligazioni, per le finezze usategli in tempo del suo esilio. Mise egli il suo studio in guadagnarsi, come si può sospettare, con de' segreti regali il cuore del ducaCorrado, governator di Pavia. Il consiglio ch'esso Corrado gli diede, fu di gittarsi alla misericordia del re Ottone. Da un principe sì magnanimo si poteva sperar tutto. Abbracciato questo parere, e preventivamente, come si può conietturare, avvertito di tal risoluzione il re Ottone, Corrado stesso condusse in Germania Berengario. Stette Berengario tre giorni senza poter ottenere udienza da Ottone: del che si offese non poco il duca Corrado, dappoichè egli con buona fede l'aveva imbarcato in questo affare. Se l'ebbe anche a male il principe Lodolfo, siccome quegli che sposava tutti gl'interessi di Corrado suo cognato. Finalmente Berengario giunse alla presenza del re Ottone; si esibì pronto a far tutto quanto piacesse alla maestà sua; e restò conchiuso che nella dieta, la qual si dovea tenere nella città d'Augusta, si terminerebbono i suoi affari, siccome in fatti avvenne. Scrive il Continuatore di Reginone[Continuator Rheginonis, in Chronico.], seguitato dall'Annalista sassone[Annalista Saxo, in Chron.], che Berengario sulle primenihil de his, quae voluit, obtinuit; sed machinatione Henrici ducis fratris, vix vita et patria indulta, in Italiam rediit: unde Chunradus dux multum offensus a debita regis fidelitate defecit. Potrebbe essere che Berengario in vigore del salvocondotto se ne tornasse in Italia colle mani vote per allora. Scrivendo poi Frodoardo[Frodoardus, in Chronico.]cheipse quoque Otho post celebrationem Papiam regreditur, io non so credere questo ritorno di Ottone in Italia. Forse in vece di Otho si ha ivi da scrivereBerengarius.Comunque sia, Berengario e Adalberto, coll'intervenire dipoi alla dieta di Augusta, acconciarono i fatti loro col re Ottone.Abbiamo da Vitichindo[Witichindus, Histor., lib. 3.]scrittore contemporaneo, e dall'Abbate Urspergense[Urspergensis, in Chron.]in che consistessero le cose accordate da Ottone a Berengario: cioè contentossi il re che Berengario col figliuolo seguitasse ad essere re d'Italia, ma con riconoscere da lui questo regno in feudo, e con giurargli fedeltà e suggezione. Il giuramento fu prestato solennemente in faccia di tutta la corte e di tutta l'armata: dopo di che Berengariodimissus cum gratia et pace in Italiam remeavit. Ditmaro[Ditmarus, in Chron., lib. 2.]aggiugne, ch'eglireginae(cioè di Adelaide)iram supplici venia placavit, bonaque cum pace patriam revisit. E la monaca Rosvida[Hrosvitha, de Gest. Oddonis.]conferma la stessa verità con iscrivere di Berengario:Hunc regem certe digno suscepit honore,Restituens illi sublati culmina regni,Ista per certe tantum sub conditione,Ut post haec causis non contradiceret ullisIpsius imperio, multis (sotto pene) longe metuendis,Sed seu subjectus jussis esset studiosus.Hoc quoque sollicitis decrevit maxime dictis,Ut post haec populum regeret clementius ipsum,Quem prius imperio nimium contrivit amaro.Qui se complendis simulans promptum fore jussis,Ocyus abscessit, patriam laetusque petivit.Finalmente Liutprando[Liutprandus, in Legationib.]nell'anno 968 diceva al greco imperadore:Berengarius et Adalbertus sui milites(vassalli)effecti, regnum italicum sceptro aureo ex ejus manu susceperunt, et jurejurando fidem promiserunt. E di qui ebbe principio il diritto preteso dai re di Germania sopra l'Italia. E fin allora succedette una mutazione degna di molto riguardo, cioè che il re Ottone riservò per sè le marche di Verona e di Aquileia, le quali immediatamente diede in governo adArrigo duca di Baviera suo fratello. Lo attesta dipoi il suddetto Continuatore di Reginone[Continuat. Rheginonis, in Chronic.], con tornare sul buon sentiero, e scrivere che Berengario col figliuolo Adalbertoregiae se per omnia in vassallitium dedit dominationi, et Italiam iterum cum gratia et dono regis accepit regendam. Marca tantum veronensis et aquilejensis excipitur, quae Heinricho fratri regis committitur.Lo stesso viene asserito dall'Annalista sassone[Annalista Saxo, in Chronico.], e da Ottone vescovo di Frisinga[Otto Frisingensis, lib. 6, cap. 19.]nella sua Cronica. Un gran capezzone in questa maniera fu posto al re Berengario; ma egli, ciò non ostante, di cattivo che era, diventò peggiore. Noi il troviamo insieme col figliuolo Adelberto nel dì 9 di settembre dell'anno presente in Pavia, ove diede un suo diploma[Antiquit. Italic., Dissert. XVI, pag. 909.]in favore diRamberto abated'Asti. Come se la passasseUberto ducadi Toscana, figliuolo bastardo del già re Ugo, dacchè Berengario si fece arbitro, e poi anche divenne re d'Italia, niuna memoria ce lo addita. Perchè appunto in questi tempi non s'incontra il di lui nome nelle carte della Toscana, può insorgere qualche sospetto che Berengario l'avesse abbattuto, come persona di cui poco si avesse a fidare. Ma o sia ch'egli pacificamente continuasse in quel dominio, o che vi fosse rimesso dopo la venuta in Italia del re Ottone: certo è, che s'incontra memoria di lui in quest'anno in uno strumento da me renduto pubblico[Ibid., Dissert. XXII.]e scritto in Luccaanno ab Incarnationis ejus nongentesimo quinquagesimo secundo, quinto nonas magii, Indictione decima. Non vi compariscono gli anni del re per gl'imbrogli che erano allora in Italia.Manifestus sum ego Uberto marchio, legem vivente saliga, bonae memoriae domni Ugoni regi.Segno può essere questo ch'egli governasse allora la Toscana col titolo di marchese,ma da lì innanzi se ne perde la memoria. Ho io parimente data alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. V.]una donazione fatta al monistero di Subiaco daBenedetto console e duca, anno, Deo propitio, pontificatus domni Agapiti summi pontificis et universalis junioris(cioè secondo)papae in sacratissima sede beati Petri apostoli VII, Indictione decima, mense madio, die XXIV. Dal che risulta che Agapito prima del dì 24 di maggio nell'anno 946 avea conseguito il pontificato romano. Da questo poi e da altri simili documenti dei papi d'allora scorgiamo cheAlbericolasciava ai romani pontefici l'onore d'essere nominati negli atti pubblici, come se fossero eglino i padroni di Roma e del suo ducato, quando si sa di certo ch'egli la faceva da principe assoluto nel temporale di quegli Stati.
Ci ha conservata il suddetto Frodoardo una particolarità dei disegni delre Ottone: cioè ch'eglilegationem pro susceptione sui Romam dirigit. Qua nonobtenta, cum uxore in sua regreditur.Dovette il re Ottone tentare sepapa Agapitovolesse concedergli la corona imperiale, giacchè al vasto regno della Germania pareva ormai aggiunto quello ancora dell'Italia. Ma fece male i suoi conti. Alberico patrizio era tuttavia padrone di Roma, nè voglia si sentiva di deporre quel manto sì luminoso. Si può credere che le risposte date colla negativa dal pontefice ad Ottone, fossero dettate dal medesimo Alberico. Truovo io il re Ottone sul principio del febbraio di quest'anno tuttavia dimorante in Pavia, dove confermò tutti i beni al monistero delle monache di san Sisto di Piacenza con un diploma[Antiq. Ital., Dissert. LXV.]datoVIII idus februarii, anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi DCCCCLII, Indictione decima, anno vero domni Ottonis in Italia primo, in Francia XVI. Actum Papiae.Ma insorsero liti in essa città di Pavia fraLodolfofigliuolo del re Ottone edArrigoduca di Baviera fratello del medesimo Ottone, che misero di mal umore quel giovane principe. S'aggiunse ancora che egli s'indispettì non poco per le nozze del re Ottone suo padre[Ditmarus, Chronic., lib. 2. Uspergensis, in Chron.]. Era Ottone in età alquanto avanzata, nè di maschi avea se non quel figliuolo, a lui nato dalla moglieEditta, prima d'essere re. Concepì Lodolfo un timore, e timore anche non mal fondato, che se dal secondo matrimonio nascessero figliuoli, questi potessero disputare la successione al regno, perchè nati dal padre re. Perciò in collera partitosi da Pavia prese il cammino verso la Sassonia, dove cominciò a macchinar delle novità contra del padre. Questo accidente foce risolvere il re Ottone a tornarsene in Germania. Lasciò in PaviaCorrado duca di Lorenasuo genero (maritato conLiutgardasua figliuola) con sufficienti milizie per guardia di quella capitale contro i tentativi di Berengario. E, giunto in Sassonia, quivicelebrò la santa Pasqua. Ma Berengario che la sapeva lunga, non volle già impugnar l'armi contra di un re di tanta possanza, e a cui mostrava egli molte obbligazioni, per le finezze usategli in tempo del suo esilio. Mise egli il suo studio in guadagnarsi, come si può sospettare, con de' segreti regali il cuore del ducaCorrado, governator di Pavia. Il consiglio ch'esso Corrado gli diede, fu di gittarsi alla misericordia del re Ottone. Da un principe sì magnanimo si poteva sperar tutto. Abbracciato questo parere, e preventivamente, come si può conietturare, avvertito di tal risoluzione il re Ottone, Corrado stesso condusse in Germania Berengario. Stette Berengario tre giorni senza poter ottenere udienza da Ottone: del che si offese non poco il duca Corrado, dappoichè egli con buona fede l'aveva imbarcato in questo affare. Se l'ebbe anche a male il principe Lodolfo, siccome quegli che sposava tutti gl'interessi di Corrado suo cognato. Finalmente Berengario giunse alla presenza del re Ottone; si esibì pronto a far tutto quanto piacesse alla maestà sua; e restò conchiuso che nella dieta, la qual si dovea tenere nella città d'Augusta, si terminerebbono i suoi affari, siccome in fatti avvenne. Scrive il Continuatore di Reginone[Continuator Rheginonis, in Chronico.], seguitato dall'Annalista sassone[Annalista Saxo, in Chron.], che Berengario sulle primenihil de his, quae voluit, obtinuit; sed machinatione Henrici ducis fratris, vix vita et patria indulta, in Italiam rediit: unde Chunradus dux multum offensus a debita regis fidelitate defecit. Potrebbe essere che Berengario in vigore del salvocondotto se ne tornasse in Italia colle mani vote per allora. Scrivendo poi Frodoardo[Frodoardus, in Chronico.]cheipse quoque Otho post celebrationem Papiam regreditur, io non so credere questo ritorno di Ottone in Italia. Forse in vece di Otho si ha ivi da scrivereBerengarius.Comunque sia, Berengario e Adalberto, coll'intervenire dipoi alla dieta di Augusta, acconciarono i fatti loro col re Ottone.
Abbiamo da Vitichindo[Witichindus, Histor., lib. 3.]scrittore contemporaneo, e dall'Abbate Urspergense[Urspergensis, in Chron.]in che consistessero le cose accordate da Ottone a Berengario: cioè contentossi il re che Berengario col figliuolo seguitasse ad essere re d'Italia, ma con riconoscere da lui questo regno in feudo, e con giurargli fedeltà e suggezione. Il giuramento fu prestato solennemente in faccia di tutta la corte e di tutta l'armata: dopo di che Berengariodimissus cum gratia et pace in Italiam remeavit. Ditmaro[Ditmarus, in Chron., lib. 2.]aggiugne, ch'eglireginae(cioè di Adelaide)iram supplici venia placavit, bonaque cum pace patriam revisit. E la monaca Rosvida[Hrosvitha, de Gest. Oddonis.]conferma la stessa verità con iscrivere di Berengario:
Hunc regem certe digno suscepit honore,Restituens illi sublati culmina regni,Ista per certe tantum sub conditione,Ut post haec causis non contradiceret ullisIpsius imperio, multis (sotto pene) longe metuendis,Sed seu subjectus jussis esset studiosus.Hoc quoque sollicitis decrevit maxime dictis,Ut post haec populum regeret clementius ipsum,Quem prius imperio nimium contrivit amaro.Qui se complendis simulans promptum fore jussis,Ocyus abscessit, patriam laetusque petivit.
Hunc regem certe digno suscepit honore,
Restituens illi sublati culmina regni,
Ista per certe tantum sub conditione,
Ut post haec causis non contradiceret ullis
Ipsius imperio, multis (sotto pene) longe metuendis,
Sed seu subjectus jussis esset studiosus.
Hoc quoque sollicitis decrevit maxime dictis,
Ut post haec populum regeret clementius ipsum,
Quem prius imperio nimium contrivit amaro.
Qui se complendis simulans promptum fore jussis,
Ocyus abscessit, patriam laetusque petivit.
Finalmente Liutprando[Liutprandus, in Legationib.]nell'anno 968 diceva al greco imperadore:Berengarius et Adalbertus sui milites(vassalli)effecti, regnum italicum sceptro aureo ex ejus manu susceperunt, et jurejurando fidem promiserunt. E di qui ebbe principio il diritto preteso dai re di Germania sopra l'Italia. E fin allora succedette una mutazione degna di molto riguardo, cioè che il re Ottone riservò per sè le marche di Verona e di Aquileia, le quali immediatamente diede in governo adArrigo duca di Baviera suo fratello. Lo attesta dipoi il suddetto Continuatore di Reginone[Continuat. Rheginonis, in Chronic.], con tornare sul buon sentiero, e scrivere che Berengario col figliuolo Adalbertoregiae se per omnia in vassallitium dedit dominationi, et Italiam iterum cum gratia et dono regis accepit regendam. Marca tantum veronensis et aquilejensis excipitur, quae Heinricho fratri regis committitur.Lo stesso viene asserito dall'Annalista sassone[Annalista Saxo, in Chronico.], e da Ottone vescovo di Frisinga[Otto Frisingensis, lib. 6, cap. 19.]nella sua Cronica. Un gran capezzone in questa maniera fu posto al re Berengario; ma egli, ciò non ostante, di cattivo che era, diventò peggiore. Noi il troviamo insieme col figliuolo Adelberto nel dì 9 di settembre dell'anno presente in Pavia, ove diede un suo diploma[Antiquit. Italic., Dissert. XVI, pag. 909.]in favore diRamberto abated'Asti. Come se la passasseUberto ducadi Toscana, figliuolo bastardo del già re Ugo, dacchè Berengario si fece arbitro, e poi anche divenne re d'Italia, niuna memoria ce lo addita. Perchè appunto in questi tempi non s'incontra il di lui nome nelle carte della Toscana, può insorgere qualche sospetto che Berengario l'avesse abbattuto, come persona di cui poco si avesse a fidare. Ma o sia ch'egli pacificamente continuasse in quel dominio, o che vi fosse rimesso dopo la venuta in Italia del re Ottone: certo è, che s'incontra memoria di lui in quest'anno in uno strumento da me renduto pubblico[Ibid., Dissert. XXII.]e scritto in Luccaanno ab Incarnationis ejus nongentesimo quinquagesimo secundo, quinto nonas magii, Indictione decima. Non vi compariscono gli anni del re per gl'imbrogli che erano allora in Italia.Manifestus sum ego Uberto marchio, legem vivente saliga, bonae memoriae domni Ugoni regi.Segno può essere questo ch'egli governasse allora la Toscana col titolo di marchese,ma da lì innanzi se ne perde la memoria. Ho io parimente data alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. V.]una donazione fatta al monistero di Subiaco daBenedetto console e duca, anno, Deo propitio, pontificatus domni Agapiti summi pontificis et universalis junioris(cioè secondo)papae in sacratissima sede beati Petri apostoli VII, Indictione decima, mense madio, die XXIV. Dal che risulta che Agapito prima del dì 24 di maggio nell'anno 946 avea conseguito il pontificato romano. Da questo poi e da altri simili documenti dei papi d'allora scorgiamo cheAlbericolasciava ai romani pontefici l'onore d'essere nominati negli atti pubblici, come se fossero eglino i padroni di Roma e del suo ducato, quando si sa di certo ch'egli la faceva da principe assoluto nel temporale di quegli Stati.