DCCCCLXIIAnno diCristoDCCCCLXII. IndizioneV.GiovanniXII papa 7.OttoneI imperatore 1.OttoneII re d'Italia 1.Celebrò ilre Ottonela festa del santo Natale dell'anno precedente in Pavia: e poscia si accinse al viaggio di Roma. Leggesi presso Graziano[Gratian., Dist. LXIII, cap. 33.], negli Annali baroniani[Baron., in Annal. Eccles.]e in altri libri il giuramento fatto da lui in favore dipapa Giovanniprima di passare colà.Si permittente domino, dice egli,Romam venero, sanctam romanam Ecclesiam, et te rectorem ipsius exaltabo secundum posse meum; et numquam vitam, aut membra, et ipsum honorem, quem habes, mea voluntate, aut meo consilio, aut meo consensu, aut mea exhortatione perdes. Et inromana urbe nullum placitum, aut ordinationem faciam de omnibus, quae ad te, aut ad Romanos pertinent, sine tuo consilio. Et quidquid in nostram potestatem de terra sancti Petri pervenerit, tibi reddam. Et cuicumque regnum italicum commisero, jurare faciam illum, ut adjutor tibi sit ad defendendam terram sancti Petri secundum suum posse.Ha il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]provato non essere stato Ottone il grande, divenuto che fu Augusto, da meno de' suoi predecessori, con avere acquistata la sovranità di Roma, e lasciatone l'utile dominio al romano pontefice. Anche di ciò è una pruova il dirsi ch'egli in Roma non terrà alcun placito e giudizio, nè pubblicherà editto alcuno intorno a cose spettanti al papa e al popolo romano, senza ascoltare il consiglio del medesimo papa. Accompagnato dunque dall'esercito e da gran folla di vescovi e baroni, precedendolo per tre giornate l'arcivescovo di MilanoGualberto, s'inviò alla volta di Roma Ottone[Liutprandus, Hist., lib. 6, cap. 6. Continuator Reginonis, in Chronico.]. Giunto colà, fra le acclamazioni d'immenso popolo fu con tutto onore ed amore accolto da papa Giovanni XII. Ci è stato conservato da Epidanno[Epidamus, in Annalibus.]il giorno in cui con incomparabil magnificenza seguì la di lui coronazione per mano del papa, e gli fu conferito il titolo e l'autorità d'imperadore Augusto.Ipse, dice egli,a papa Octaviano benedicitur in purificatione sanctae Mariae, die dominico.Così l'imperio romano, ch'era stato vacante fin qui dopo la morte diBerengario Augusto, passò nei re di Germania, oppure, come alcuni vogliono, tornò ai re franchi, essendochè la Germania tuttavia portava il nome di Francia, e lo stesso Ottone si intitolava re della Francia, cioè dell'orientale, venendo la Gallia sotto nome di Francia occidentale. In tal occasione papa Giovanni e tutto il popolo romano, per attestato di Liutprando, giurò soprail corpo di san Pietro di non mai tenere aderenza alcuna coi deposti reBerengarioeAdalberto. All'incontro, per asserzione del suddetto Liutprando, o, per dir meglio, del suo continuatore, Ottone a papa Giovanni XII,non solum propria restituit, cioè l'occupatogli dai re precedenti d'Italia,verum etiam ingentibus gemmarum, auri, et argenti muneribus ipsum honoravit. La Cronica reicherspergense, Teoderico da Niem, il Goldasto ed altri rapportano alcuni decreti che si dicono fatti in tal occasione, e dipoi, intorno all'elezione de' papi, alle investiture de' vescovi, e alla restituzione di beni e diritti fatta all'imperadore. Sono manifeste imposture de' secoli posteriori, che non meritano d'essere confutate. Leggesi parimente presso al cardinal Baronio, e in altri libri, il diploma di Ottone, confermatorio di tutti gli stati e beni della Chiesa romana: documento nondimeno che non va esente da varie difficoltà, siccome ho altrove accennato[Piena Esposizione per la Controversia di Comacchio.]. Fra l'altre cose si veggono ivi confermate a san Pietrole provincie della Venezia e dell'Istria, e tutto il ducato spoletano e beneventano, e la città di Napoli, per tacere d'altri paesi, che per l'addietro non mai furono dipendenti nel temporale dal romano pontefice; ed erano governati da principi, vassalli degl'imperadori d'Occidente o dei re d'Italia, oppure degli Augusti greci, e seguitarono ad esser tali.Dopo il soggiorno di pochi dì in Roma, passati in feste col romano pontefice, e in dar buon sesto a quegli affari, se ne tornò indietro il novello imperadore Ottone, ed arrivato a Lucca, quivi concedette adUberto vescovodi Parma il comitato ossia il governo di quella città[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episc. Parmens.], con un diploma datoIII idus martii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno vero imperii domniOttonis serenissimi Augusti primo. Indictione V. Actum Liviae.Il nome diLiviadovrebbe significarForlì; ma sì abbondanti di spropositi sono o per negligenza dell'Ughelli, o per colpa de' copisti, o per isbagli degli stampatori, i documenti da lui inseriti nell'Italia sacra, che in vece diLiviaecredo io scritto iviLucae. Leggesi in fatti nelle mie Antichità italiane[Antiq. Ital., Dissert. LXII.]un diploma d'esso Augusto, dato in favore de' canoni di Lucca nello stesso giorno, cioèIII idus martii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno vero imperii domni Ottonis primo, Indictione V. Actum Lucae.Però per la Toscana e per Lucca, e non già per la Romagna, se ne tornò l'Augusto Ottone a Pavia, dove celebrò la santa Pasqua. Ho io prodotto un altro suo diploma[Ibidem, Dissert. LXXI.]in favore diNorberto abbatedi san Pietro incoelo aureodi Pavia, dato, a mio credere, in quella cittàV idus aprilis anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, imperii vero domni imperatoris Hottonis Augusti piissimi I, Indictione V. Actum.... ie.Quivi stando, esercitò la sua liberalità verso altre chiese del regno, e verso i conti, marchesi ed altri baroni che s'erano mostrati più fedeli alla sua corona, ed attaccati al suo servigio. Gli scrittori milanesi riferiscono dei gran beni e stati da lui conferiti aGualberto arcivescovodi Milano e alla sua chiesa. Si può certamente credere che molto più sfavillasse la sua gratitudine verso chi era stato il principal promotore dei di lui avanzamenti in Italia. Conseguì in tal congiunturaLiutprando, le cui storie ho tante volte allegato, il vescovato di Cremona, dopo essere stato varii anni alla corte di Ottone in Germania, perchè o esiliato, o perseguitato dal re Berengario. Anche Donizone[Donizo, in vita Mathild. lib. 1, cap. 1, tom. 5 Rer. Ital.]attesta cheAlberto Azzosignore di Canossa, a cui tante obbligazioni avea la divenutaimperadrice Adelaide,fu ben rimunerato dall'Augusto Ottone. Ecco le sue parole:Muneribus magnis Attonem ditat, et altisCui nonnullos comitatus contulit ultro.Per quem regnabat, nil mirum, si peramabat.Ho io nelle annotazioni a questi versi, e nelle Antichità italiane[Antiq. Ital., Dissert. VIII.], dimostrato, come egli fu creatoconte, cioè governatore perpetuo di Reggio e di Modena nello stesso tempo. Truovansi inoltre memorie d'esser egli stato promosso a maggior dignità, perchè ci comparisce ornato col titolo ancora dimarchese. E qui specialmente ebbe principio lo straordinario ingrandimento dei maggiori della famosacontessa Matilda, di cui fu bisavolo lo stessoAdalbertus qui et Atto comes. Medesimamente fra gli altri, sui quali sparse generosamente le grazie sue l'Augusto Ottone, ci fuObertoillustremarchese, progenitor degli Estensi, cioè quel medesimo principe che noi vedemmo all'anno 960 maltrattato dal re Berengario, e passato in Germania ad invitare Ottone alla conquista del regno d'Italia. Cioè fu egli assunto all'insigne carica diconte del sacro palazzo, la cui autorità non solo era eminente nella corte dell'imperadore, ma si stendeva anche per tutto il regno, essendo al di lui tribunale sottoposti anche i conti, i marchesi e duchi, cioè i principi di quei tempi. Ne accennerò le pruove andando innanzi.Abbiamo poi dal Continuatore di Reginone[Continuator Reginonis, in Chron.], le cui parole paiono copiate dall'Annalista sassone, che mentre l'imperador Ottone tornava da Roma a Pavia,Berengarius in quodam monte, qui dicitur ad sanctum Leonem, plurimis undique secum copiis attractis, se munivit. La fortezza di san Leone era ed è situata nell'Umbria, ducato allora di Spoleti, nel contado di monte Feltro, oggidì san Leo. E però altri scrivono che Berengario fu assediato in Montefeltro.Et Willa in lacu Majori, in quadam insula, quae diciturad sanctum Julium, se inclusit. Ma s'inganna questo autore, mettendo l'isola di san Giulio nel Verbano, ossia nel lago Maggiore. Essa è nel lago d'Orta nella diocesi di Novara.Filii vero ejus Adelbertus et Guido huc illucque vagabantur. Quasdam tamen munitiones cum suis sequacibus adhuc possidebant, hoc est Grad(si dee scrivereGardamnel lago Benaco, chiamato oggidì di Garda fra Brescia e Verona)et Travallium(forse valle Travaglia nelle montagne verso il lago Maggiore)et insulam in lacu Cumano: luogo già da noi veduto per la sua fortificazione famoso ne' tempi precedenti. La prima applicazione del novello Augusto fu di assediarWillanell'isola di san Giulio. Ben s'immaginava egli di trovar con esso lei i tesori ammassati con tante estorsioni negli anni addietro, e verisimilmente non s'ingannò. Quasi due mesi durò quell'assedio, e vi faticarono non poco gli arcieri e frombolatori dell'armata. Fu obbligata in fine Willa a rendersi. Ebbe compassione e rispetto al di lei sesso l'imperadore; e dopo averla, come si può conghietturare, ben pelata, le donò la libertà. Essa con quanta fretta potè, andò a trovare il marito Berengario a monte Feltro, con adoperar poi tutta per quanto potè la feminina eloquenza, affinchè egli non si rendesse ad Ottone. Rapporta il cardinal Baronio[Pagius, in Annal. Eccles.]una donazione fatta da esso Augusto ai canonici di quell'isola in rendimento di grazie a Dio, perchèquoddam castellum, videlicet insulam sancii Julii per Berengarium regem ab episcopatu novariensi sublatam, nastrae subdiderit ditioni. Il diploma è datoIV kalendas augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno imperii primo, Indictione V. Actum in Villa, quae dicitur Horta prope lacum ejusdem S. Julii.Però quell'isola non era nel lago Maggiore. Sul fine di settembre si truova l'imperadore in Pavia, doveintuitu amatissimae nostrae conjugis Aleyde(si dee scrivereAdelheidae)imperatricis,conferma aBrunengo vescovod'Asti i privilegii della sua chiesa[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Astens.]. Il diploma è datoVIII kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, Indictione VI, anno imperii serenissimi imperatoris Othonis primo. Actum Papia civitate.Fuor dell'uso di simili documenti quivi si veggono sottoscrittiObsertus(si dee scrivereOtbertus)sacri palatii comes, cioèObertomarchese, progenitor degli Estensi, come abbiam detto di sopra, eWido mutinensis episcopuscon altri vescovi. QuestoGuidovescovo di Modena è quello stesso che sotto i re Berengario e Adalberto aveva esercitata l'eminente carica di arcicancelliere. Conviene ben credere ch'egli fosse uomo di gran destrezza e maneggi, e che sapesse far giocare i regali, e voltare mantello a tempo, perchè seppe ottener il medesimo riguardevolissimo posto sotto l'Augusto Ottone. Ne fa fede lo stesso diploma, a cui si sottoscriveAutherus cancellarius ad vicem Widonis episcopi, et archicancellarii. Godeva già questo prelato, cioè divorava la ricchissima badia di Nonantola, posta nel contado di Modena sotto il re Berengario, siccome costa dalle memorie di quel monistero, da me pubblicate altrove[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]. Da che fu venuto un nuovo padrone a comandare in Italia, non trascurò egli, secondo gli abusi d'allora, di farsi donare e confermare da esso la medesima badia. Ne ho io pubblicato il diploma[Ibidem, Dissert. LXXIII.], dato a contemplazione dell'imperadriceAdelaide Widoni sanctae mutinensis ecclesiae venerabili episcopo, dilectoque nostro fideli archicancellario, II nonas octobris, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, Indictione VI, anno imperii serenissimi Ottonis imperatoris primo. Actum Papia civitate.In essa città di Pavia celebrò Ottone la festa del santo Natale; e, per quanto ho io osservato altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 16.],abbiamo fondamento di credere ch'egli facesse in quest'anno eleggere re d'ItaliaOttone IIsuo figliuolo, già eletto re di Germania. Veggansi ancora nella storia del monistero di Polirone alcuni documenti[Bacchini, Istoria del Monistero di Polirone, Append.], ne' quali vanno concordi gli anni dell'imperio diOttone I, con quei del regno diOttone II.
Celebrò ilre Ottonela festa del santo Natale dell'anno precedente in Pavia: e poscia si accinse al viaggio di Roma. Leggesi presso Graziano[Gratian., Dist. LXIII, cap. 33.], negli Annali baroniani[Baron., in Annal. Eccles.]e in altri libri il giuramento fatto da lui in favore dipapa Giovanniprima di passare colà.Si permittente domino, dice egli,Romam venero, sanctam romanam Ecclesiam, et te rectorem ipsius exaltabo secundum posse meum; et numquam vitam, aut membra, et ipsum honorem, quem habes, mea voluntate, aut meo consilio, aut meo consensu, aut mea exhortatione perdes. Et inromana urbe nullum placitum, aut ordinationem faciam de omnibus, quae ad te, aut ad Romanos pertinent, sine tuo consilio. Et quidquid in nostram potestatem de terra sancti Petri pervenerit, tibi reddam. Et cuicumque regnum italicum commisero, jurare faciam illum, ut adjutor tibi sit ad defendendam terram sancti Petri secundum suum posse.Ha il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]provato non essere stato Ottone il grande, divenuto che fu Augusto, da meno de' suoi predecessori, con avere acquistata la sovranità di Roma, e lasciatone l'utile dominio al romano pontefice. Anche di ciò è una pruova il dirsi ch'egli in Roma non terrà alcun placito e giudizio, nè pubblicherà editto alcuno intorno a cose spettanti al papa e al popolo romano, senza ascoltare il consiglio del medesimo papa. Accompagnato dunque dall'esercito e da gran folla di vescovi e baroni, precedendolo per tre giornate l'arcivescovo di MilanoGualberto, s'inviò alla volta di Roma Ottone[Liutprandus, Hist., lib. 6, cap. 6. Continuator Reginonis, in Chronico.]. Giunto colà, fra le acclamazioni d'immenso popolo fu con tutto onore ed amore accolto da papa Giovanni XII. Ci è stato conservato da Epidanno[Epidamus, in Annalibus.]il giorno in cui con incomparabil magnificenza seguì la di lui coronazione per mano del papa, e gli fu conferito il titolo e l'autorità d'imperadore Augusto.Ipse, dice egli,a papa Octaviano benedicitur in purificatione sanctae Mariae, die dominico.Così l'imperio romano, ch'era stato vacante fin qui dopo la morte diBerengario Augusto, passò nei re di Germania, oppure, come alcuni vogliono, tornò ai re franchi, essendochè la Germania tuttavia portava il nome di Francia, e lo stesso Ottone si intitolava re della Francia, cioè dell'orientale, venendo la Gallia sotto nome di Francia occidentale. In tal occasione papa Giovanni e tutto il popolo romano, per attestato di Liutprando, giurò soprail corpo di san Pietro di non mai tenere aderenza alcuna coi deposti reBerengarioeAdalberto. All'incontro, per asserzione del suddetto Liutprando, o, per dir meglio, del suo continuatore, Ottone a papa Giovanni XII,non solum propria restituit, cioè l'occupatogli dai re precedenti d'Italia,verum etiam ingentibus gemmarum, auri, et argenti muneribus ipsum honoravit. La Cronica reicherspergense, Teoderico da Niem, il Goldasto ed altri rapportano alcuni decreti che si dicono fatti in tal occasione, e dipoi, intorno all'elezione de' papi, alle investiture de' vescovi, e alla restituzione di beni e diritti fatta all'imperadore. Sono manifeste imposture de' secoli posteriori, che non meritano d'essere confutate. Leggesi parimente presso al cardinal Baronio, e in altri libri, il diploma di Ottone, confermatorio di tutti gli stati e beni della Chiesa romana: documento nondimeno che non va esente da varie difficoltà, siccome ho altrove accennato[Piena Esposizione per la Controversia di Comacchio.]. Fra l'altre cose si veggono ivi confermate a san Pietrole provincie della Venezia e dell'Istria, e tutto il ducato spoletano e beneventano, e la città di Napoli, per tacere d'altri paesi, che per l'addietro non mai furono dipendenti nel temporale dal romano pontefice; ed erano governati da principi, vassalli degl'imperadori d'Occidente o dei re d'Italia, oppure degli Augusti greci, e seguitarono ad esser tali.
Dopo il soggiorno di pochi dì in Roma, passati in feste col romano pontefice, e in dar buon sesto a quegli affari, se ne tornò indietro il novello imperadore Ottone, ed arrivato a Lucca, quivi concedette adUberto vescovodi Parma il comitato ossia il governo di quella città[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episc. Parmens.], con un diploma datoIII idus martii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno vero imperii domniOttonis serenissimi Augusti primo. Indictione V. Actum Liviae.Il nome diLiviadovrebbe significarForlì; ma sì abbondanti di spropositi sono o per negligenza dell'Ughelli, o per colpa de' copisti, o per isbagli degli stampatori, i documenti da lui inseriti nell'Italia sacra, che in vece diLiviaecredo io scritto iviLucae. Leggesi in fatti nelle mie Antichità italiane[Antiq. Ital., Dissert. LXII.]un diploma d'esso Augusto, dato in favore de' canoni di Lucca nello stesso giorno, cioèIII idus martii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno vero imperii domni Ottonis primo, Indictione V. Actum Lucae.Però per la Toscana e per Lucca, e non già per la Romagna, se ne tornò l'Augusto Ottone a Pavia, dove celebrò la santa Pasqua. Ho io prodotto un altro suo diploma[Ibidem, Dissert. LXXI.]in favore diNorberto abbatedi san Pietro incoelo aureodi Pavia, dato, a mio credere, in quella cittàV idus aprilis anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, imperii vero domni imperatoris Hottonis Augusti piissimi I, Indictione V. Actum.... ie.Quivi stando, esercitò la sua liberalità verso altre chiese del regno, e verso i conti, marchesi ed altri baroni che s'erano mostrati più fedeli alla sua corona, ed attaccati al suo servigio. Gli scrittori milanesi riferiscono dei gran beni e stati da lui conferiti aGualberto arcivescovodi Milano e alla sua chiesa. Si può certamente credere che molto più sfavillasse la sua gratitudine verso chi era stato il principal promotore dei di lui avanzamenti in Italia. Conseguì in tal congiunturaLiutprando, le cui storie ho tante volte allegato, il vescovato di Cremona, dopo essere stato varii anni alla corte di Ottone in Germania, perchè o esiliato, o perseguitato dal re Berengario. Anche Donizone[Donizo, in vita Mathild. lib. 1, cap. 1, tom. 5 Rer. Ital.]attesta cheAlberto Azzosignore di Canossa, a cui tante obbligazioni avea la divenutaimperadrice Adelaide,fu ben rimunerato dall'Augusto Ottone. Ecco le sue parole:
Muneribus magnis Attonem ditat, et altisCui nonnullos comitatus contulit ultro.Per quem regnabat, nil mirum, si peramabat.
Muneribus magnis Attonem ditat, et altis
Cui nonnullos comitatus contulit ultro.
Per quem regnabat, nil mirum, si peramabat.
Ho io nelle annotazioni a questi versi, e nelle Antichità italiane[Antiq. Ital., Dissert. VIII.], dimostrato, come egli fu creatoconte, cioè governatore perpetuo di Reggio e di Modena nello stesso tempo. Truovansi inoltre memorie d'esser egli stato promosso a maggior dignità, perchè ci comparisce ornato col titolo ancora dimarchese. E qui specialmente ebbe principio lo straordinario ingrandimento dei maggiori della famosacontessa Matilda, di cui fu bisavolo lo stessoAdalbertus qui et Atto comes. Medesimamente fra gli altri, sui quali sparse generosamente le grazie sue l'Augusto Ottone, ci fuObertoillustremarchese, progenitor degli Estensi, cioè quel medesimo principe che noi vedemmo all'anno 960 maltrattato dal re Berengario, e passato in Germania ad invitare Ottone alla conquista del regno d'Italia. Cioè fu egli assunto all'insigne carica diconte del sacro palazzo, la cui autorità non solo era eminente nella corte dell'imperadore, ma si stendeva anche per tutto il regno, essendo al di lui tribunale sottoposti anche i conti, i marchesi e duchi, cioè i principi di quei tempi. Ne accennerò le pruove andando innanzi.
Abbiamo poi dal Continuatore di Reginone[Continuator Reginonis, in Chron.], le cui parole paiono copiate dall'Annalista sassone, che mentre l'imperador Ottone tornava da Roma a Pavia,Berengarius in quodam monte, qui dicitur ad sanctum Leonem, plurimis undique secum copiis attractis, se munivit. La fortezza di san Leone era ed è situata nell'Umbria, ducato allora di Spoleti, nel contado di monte Feltro, oggidì san Leo. E però altri scrivono che Berengario fu assediato in Montefeltro.Et Willa in lacu Majori, in quadam insula, quae diciturad sanctum Julium, se inclusit. Ma s'inganna questo autore, mettendo l'isola di san Giulio nel Verbano, ossia nel lago Maggiore. Essa è nel lago d'Orta nella diocesi di Novara.Filii vero ejus Adelbertus et Guido huc illucque vagabantur. Quasdam tamen munitiones cum suis sequacibus adhuc possidebant, hoc est Grad(si dee scrivereGardamnel lago Benaco, chiamato oggidì di Garda fra Brescia e Verona)et Travallium(forse valle Travaglia nelle montagne verso il lago Maggiore)et insulam in lacu Cumano: luogo già da noi veduto per la sua fortificazione famoso ne' tempi precedenti. La prima applicazione del novello Augusto fu di assediarWillanell'isola di san Giulio. Ben s'immaginava egli di trovar con esso lei i tesori ammassati con tante estorsioni negli anni addietro, e verisimilmente non s'ingannò. Quasi due mesi durò quell'assedio, e vi faticarono non poco gli arcieri e frombolatori dell'armata. Fu obbligata in fine Willa a rendersi. Ebbe compassione e rispetto al di lei sesso l'imperadore; e dopo averla, come si può conghietturare, ben pelata, le donò la libertà. Essa con quanta fretta potè, andò a trovare il marito Berengario a monte Feltro, con adoperar poi tutta per quanto potè la feminina eloquenza, affinchè egli non si rendesse ad Ottone. Rapporta il cardinal Baronio[Pagius, in Annal. Eccles.]una donazione fatta da esso Augusto ai canonici di quell'isola in rendimento di grazie a Dio, perchèquoddam castellum, videlicet insulam sancii Julii per Berengarium regem ab episcopatu novariensi sublatam, nastrae subdiderit ditioni. Il diploma è datoIV kalendas augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, anno imperii primo, Indictione V. Actum in Villa, quae dicitur Horta prope lacum ejusdem S. Julii.Però quell'isola non era nel lago Maggiore. Sul fine di settembre si truova l'imperadore in Pavia, doveintuitu amatissimae nostrae conjugis Aleyde(si dee scrivereAdelheidae)imperatricis,conferma aBrunengo vescovod'Asti i privilegii della sua chiesa[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Astens.]. Il diploma è datoVIII kalendas octobris anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, Indictione VI, anno imperii serenissimi imperatoris Othonis primo. Actum Papia civitate.Fuor dell'uso di simili documenti quivi si veggono sottoscrittiObsertus(si dee scrivereOtbertus)sacri palatii comes, cioèObertomarchese, progenitor degli Estensi, come abbiam detto di sopra, eWido mutinensis episcopuscon altri vescovi. QuestoGuidovescovo di Modena è quello stesso che sotto i re Berengario e Adalberto aveva esercitata l'eminente carica di arcicancelliere. Conviene ben credere ch'egli fosse uomo di gran destrezza e maneggi, e che sapesse far giocare i regali, e voltare mantello a tempo, perchè seppe ottener il medesimo riguardevolissimo posto sotto l'Augusto Ottone. Ne fa fede lo stesso diploma, a cui si sottoscriveAutherus cancellarius ad vicem Widonis episcopi, et archicancellarii. Godeva già questo prelato, cioè divorava la ricchissima badia di Nonantola, posta nel contado di Modena sotto il re Berengario, siccome costa dalle memorie di quel monistero, da me pubblicate altrove[Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.]. Da che fu venuto un nuovo padrone a comandare in Italia, non trascurò egli, secondo gli abusi d'allora, di farsi donare e confermare da esso la medesima badia. Ne ho io pubblicato il diploma[Ibidem, Dissert. LXXIII.], dato a contemplazione dell'imperadriceAdelaide Widoni sanctae mutinensis ecclesiae venerabili episcopo, dilectoque nostro fideli archicancellario, II nonas octobris, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXII, Indictione VI, anno imperii serenissimi Ottonis imperatoris primo. Actum Papia civitate.In essa città di Pavia celebrò Ottone la festa del santo Natale; e, per quanto ho io osservato altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 16.],abbiamo fondamento di credere ch'egli facesse in quest'anno eleggere re d'ItaliaOttone IIsuo figliuolo, già eletto re di Germania. Veggansi ancora nella storia del monistero di Polirone alcuni documenti[Bacchini, Istoria del Monistero di Polirone, Append.], ne' quali vanno concordi gli anni dell'imperio diOttone I, con quei del regno diOttone II.