DCCCCLXIIIAnno diCristoDCCCCLXIII. Indiz.VI.GiovanniXII papa 8.OttoneI imperadore 2.OttoneII re d'Italia 2.Subito che la stagione addolcita lo permise, e dopo aver solennizzata la santa Pasqua in Pavia, si portò l'imperadorOttone Iall'assedio della rocca altissima di san Leo nel monte Feltro, dove s'era chiuso Berengario colla moglie, e probabilmente si trovava bloccato da molto tempo. Non si potea quell'inespugnabil fortezza prendere se non col mezzo di un blocco[Contin. Regin., in Chron. Annal. Saxo, in Chron.]; e però questo, se non prima, certo in questi tempi fu formato assai stretto, con prendere tutti i passi, per i quali si potesse andare o uscir di quella rocca. Spese ivi tutta la state Ottone, e ne abbiamo anche le pruove in varii diplomi conceduti da lui in quel sito. Uno ne ho io dato alla luce[Antiq. Ital., Dissert. LXX.]in favore de' canonici di Reggio, scrittoV kalend. julii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIII, Indictione VI, anno vero imperii magni Othonis imperatoris Augusti II. Actum in Monte Feretri ad Petram sancti Leonis.Un altro parimente ne ho dato altrove[Ibidem, Dissert. XLII.].Guidovescovo di Modena, ed arcicancelliere dell'imperadore, non dimenticò in tal congiuntura i vantaggi, ed impetrò da esso Augusto, per interposizione diAdelaideimperadrice, tutti i beni che in qualsivoglia maniera erano stati appartenentiWidoni quondammarchioni, seu Conrado, qui et Cono dicitur, filiis Berengarii, seu Willae ipsius Berengarii uxoris, eorumque matris, tam in comitatu motinense, seu bononiense. Il diploma[Sillingardus, in Catalogo Episcopor. Mutinens. Ughell., Ital. Sacr., tom. 2, in Episcop. Mutinens.], tuttavia esistente col suo sigillo di cera nell'archivio de' canonici di Modena, fu datoII idus septembris collealtre note suddette:Actum in Monte Feretri ad Petram sancti Leonis. Molto prima ancora i canonici d'Arezzo riportarono da esso Augusto la conferma dei lor beni e privilegii con un altro diploma datoVI idus mai. Actum in Monte Feretrano ad sanctum Leonem.Rapporta il Guichenon[Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI.]una donazione fatta da esso AugustoAymoni comiti, creduto da lui marchese di Susa, con queste note:Data III idus augusti, anno dominicae Incarnationis nongentesimo sexagesimo tertio, Indictione sexta, imperii serenissimi Ottonis imperatoris XXVII. Actum Papiae.Non era allora inPaviaOttone, nè correva l'anno XXVIIdell'imperio. Che dunque s'ha da dire di quel diploma?Ma mentre si trovava impegnato Ottone in questo assedio, gli venne avviso di una improvvisa mutazione seguita in Roma. Neppur io so dire se sia di Liutprando, oppure d'altro autore, una giunta che si legge alle di lui storie, dove si tratta a lungo di questo strepitoso affare. Ora questo autore[Continuator Liutprandi, lib. 6, cap. 6.]racconta, che trovandosi sul principio di quest'anno in Pavia Ottone Augusto, molti, che prima per timore aveano taciuto i difetti e vizii di papaGiovanni XII, ricorsero a lui mettendogli in considerazione che a lui toccava di provvedere al decoro della Chiesa romana, oscurato dalle dissolutezze e dagli scandali di questo giovane papa, che senza freno alcuno attendeva a sfogarsi negli adulterii, con far divenire un postribolo il palazzo lateranese. Aggiugnevano ancora ch'egli teneva corrispondenzeconAdalbertofigliuolo di Berengario, benchè da lui prima odiato, perchè gli recava suggezione e timore il conoscere Ottone per principe dabbene e rigoroso, e al contrario sperava maggior libertà, se risorgessero Berengario e Adalberto. Non fidandosi l'imperador Ottone di queste relazioni, mandò alcuni suoi confidenti a Roma per sapere il netto di tali accuse. Trovarono essi più di quel ch'era stato rapportato; e tornati alla corte dell'imperadore, nulla tacquero de' disordini che correano in Roma. Allora l'imperadore, siccome principe savio e ricordevole del benefizio ricevuto di fresco, solamente rispose:Puer est, facile bonorum immutabitur exemplo virorum. Spero, eum objurgatione honesta, suasione liberali, facile ex illis sese emersurum malis.Gli spedì dunque alcuni dei suoi, che amorevolmente l'ammonirono e il pregarono di rimettersi nel buon cammino; ed intantoPapiae navem conscendit, ac per Eridani alveum Ravennam usque pervenit. Indeque progrediens, montem Feretranum, quod oppidum sancti Leonis dicitur, in quo Berengarius et Willa erat, obsedit.Colà mandò papa Giovanni due suoi nunzii, cioèLeone, che fu poi papa, eDemetrionobile romano, i quali fatta scusa degli eccessi da lui commessi, ne promisero la correzione. Ma che gli fosse venuta in fastidio l'ammonizione imperiale, lo fece tosto conoscere, perchè cominciò ad attaccar lite, quasichè Ottone coll'assedio di Montefeltro gli volesse occupare uno degli stati della Chiesa romana. Al che rispondeva l'imperadore:Omnem terram sancti Petri, quae nostrae potestati subjecta est, promisimus reddere; atque id rei est, quod ex hac munitione Berengarium cum omni familia pellere nitimur. Quo enim pacto terram hanc ei reddere possumus, si non prius eam ex violentorum manibus erectam potestati nostrae subdimus?Così andava prendendo piede l'incendio, quando eccoti giugnere sicuro avviso all'imperadore cheAdalberto, invitatodal papa, era giunto a Cività Vecchia, e di là era passato a Roma, ricevuto con grande onore da esso pontefice Giovanni. Allora Ottone s'avvide che era disperato il negozio; e lasciata parte delle sue genti al blocco di san Leo, col resto dell'armata s'incamminò alla volta di Roma, chiamatovi dai Romani stessi. Il papa, al vedere avvicinarsi questa visita, comparve armato come un san Giorgio; ma poi stimò meglio di fuggirsene fuor di Roma insieme con Adalberto. Colà poi entrato l'imperadore senza opposizione, anzi con allegrezza dei Romani, che uscirono ad incontrarlo, si fece prestar giuramento da tutti gli ordini di non eleggere, nè consecrare da lì innanzi papa alcuno senza il consentimento di esso Augusto e del re Ottone suo figliuolo. Dopo di che, per soddisfare alle preghiere dei vescovi e del popolo, fu raunato sul principio di novembre un concilio nella basilica di san Pietro, dove intervennero moltissimi vescovi d'Italia e di Germania, molti cardinali e uffiziali della Chiesa e del popolo romano, e furono prodotte le accuse contra di papa Giovanni XII. Due volte fu citato il papa a comparire e a giustificarsi. Altra risposta non diede egli, se non che aveva inteso come si erano dietro a fare un altro papa; e che quando mai ciò osassero, li scomunicava tutti. Giunse il concilio a deporre Giovanni, e in suo luogo sostituìLeoneprotoscriniario, personaggio di conosciuta probità, laico nondimeno: il che era contro i canoni. Può, se vuole, il lettore ricorrere al cardinal Baronio e a Pietro de Marca, che con assai ragioni ripruovano l'operato da quei vescovi, e tengono per un conciliabolo quell'adunanza, e per illegittimo papaLeone VIII, che così si fece egli chiamare. Ma sarebbe forse da desiderare che lo stesso porporato Annalista non avesse, peggio ancora che que' vescovi, screditato l'ingresso di papa Giovanni XII nel pontificato, fino a tenerlo per illegittimo successore di san Pietro, condire[Baron., Annal. Eccles., ad ann. 955 et 960.]che egli usurpò il pontificato, e cheabortivum istum tunc parturiit Romae tyrannis vi pollens, armis omnia audens atque subvertens, ut nullo pacto dicendus tunc fuerit legitimus iste pontifex, in cujus electione lex nulla sit suffragatura, sed omnia vis et metus impleverint, ec. Più sotto ancora vien chiamato da luiJohannes assertus papa. Fermossi qualche tempo dipoi l'imperador Ottone in Roma, e per non essere d'aggravio alla città, mandò sotto san Leo buona parte delle sue truppe, alquante solamente ritenendone per guardia sua. Celebrò in essa città il santo Natale, ed ebbe la consolazion d'intendere che il forte castello di Garda sul lago Benaco, ossia di Garda, era venuto in potere de' suoi. Nè si dee tacere che esso imperadore nell'anno presente, prima di portarsi coll'esercito a Roma, verso il fine di agosto andò a Capua, dove con grande onore e magnificenza dovette essere accolto daPandolfo Capodiferro, chiamatoPandolfonei suoi diplomi, e daLandolfo IIIfratelli, principi di quella città e di Benevento. Solevano da gran tempo questi principi anteporre il loro soggiorno in Capua a quello di Benevento: il che fu cagione che Capua si andò a poco a poco ingrandendo, e Benevento venne calando. Dell'andata colà dell'imperadore ne abbiamo le pruove in un suo diploma, con cui conferma al monistero di san Vincenzo di Volturno tutti i suoi beni e privilegii[Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Italic.], datoXI kalendarum septembrium anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIII, imperii vero domni Ottonis piissimi imperatoris I(si de scrivereII),Indictione VI. Actum Capua Civitate.Un altro si legge ivi dato nel medesimo giorno e mese, ma coll'Actum civitate Cumis, forse scritto invece diCapua, se pure in quello stesso dì Ottone non potè giugnere aCuma. Talvolta nondimeno l'actums'è veduto diverso di tempo e di luogodaldatum. Ricavasi dalla Cronica arabica[Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]che nel mese di maggio del presente anno Acmed, figliuolo di Assano signore della Sicilia, raunati i suoi Mori coi Siciliani, andò all'assedio della città di Taormina, e talmente la strinse e bersagliò, che nel dicembre la costrinse alla resa, togliendola non so dire se ai Greci, oppure ai Siciliani ribelli.
Subito che la stagione addolcita lo permise, e dopo aver solennizzata la santa Pasqua in Pavia, si portò l'imperadorOttone Iall'assedio della rocca altissima di san Leo nel monte Feltro, dove s'era chiuso Berengario colla moglie, e probabilmente si trovava bloccato da molto tempo. Non si potea quell'inespugnabil fortezza prendere se non col mezzo di un blocco[Contin. Regin., in Chron. Annal. Saxo, in Chron.]; e però questo, se non prima, certo in questi tempi fu formato assai stretto, con prendere tutti i passi, per i quali si potesse andare o uscir di quella rocca. Spese ivi tutta la state Ottone, e ne abbiamo anche le pruove in varii diplomi conceduti da lui in quel sito. Uno ne ho io dato alla luce[Antiq. Ital., Dissert. LXX.]in favore de' canonici di Reggio, scrittoV kalend. julii anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIII, Indictione VI, anno vero imperii magni Othonis imperatoris Augusti II. Actum in Monte Feretri ad Petram sancti Leonis.Un altro parimente ne ho dato altrove[Ibidem, Dissert. XLII.].Guidovescovo di Modena, ed arcicancelliere dell'imperadore, non dimenticò in tal congiuntura i vantaggi, ed impetrò da esso Augusto, per interposizione diAdelaideimperadrice, tutti i beni che in qualsivoglia maniera erano stati appartenentiWidoni quondammarchioni, seu Conrado, qui et Cono dicitur, filiis Berengarii, seu Willae ipsius Berengarii uxoris, eorumque matris, tam in comitatu motinense, seu bononiense. Il diploma[Sillingardus, in Catalogo Episcopor. Mutinens. Ughell., Ital. Sacr., tom. 2, in Episcop. Mutinens.], tuttavia esistente col suo sigillo di cera nell'archivio de' canonici di Modena, fu datoII idus septembris collealtre note suddette:Actum in Monte Feretri ad Petram sancti Leonis. Molto prima ancora i canonici d'Arezzo riportarono da esso Augusto la conferma dei lor beni e privilegii con un altro diploma datoVI idus mai. Actum in Monte Feretrano ad sanctum Leonem.Rapporta il Guichenon[Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI.]una donazione fatta da esso AugustoAymoni comiti, creduto da lui marchese di Susa, con queste note:Data III idus augusti, anno dominicae Incarnationis nongentesimo sexagesimo tertio, Indictione sexta, imperii serenissimi Ottonis imperatoris XXVII. Actum Papiae.Non era allora inPaviaOttone, nè correva l'anno XXVIIdell'imperio. Che dunque s'ha da dire di quel diploma?
Ma mentre si trovava impegnato Ottone in questo assedio, gli venne avviso di una improvvisa mutazione seguita in Roma. Neppur io so dire se sia di Liutprando, oppure d'altro autore, una giunta che si legge alle di lui storie, dove si tratta a lungo di questo strepitoso affare. Ora questo autore[Continuator Liutprandi, lib. 6, cap. 6.]racconta, che trovandosi sul principio di quest'anno in Pavia Ottone Augusto, molti, che prima per timore aveano taciuto i difetti e vizii di papaGiovanni XII, ricorsero a lui mettendogli in considerazione che a lui toccava di provvedere al decoro della Chiesa romana, oscurato dalle dissolutezze e dagli scandali di questo giovane papa, che senza freno alcuno attendeva a sfogarsi negli adulterii, con far divenire un postribolo il palazzo lateranese. Aggiugnevano ancora ch'egli teneva corrispondenzeconAdalbertofigliuolo di Berengario, benchè da lui prima odiato, perchè gli recava suggezione e timore il conoscere Ottone per principe dabbene e rigoroso, e al contrario sperava maggior libertà, se risorgessero Berengario e Adalberto. Non fidandosi l'imperador Ottone di queste relazioni, mandò alcuni suoi confidenti a Roma per sapere il netto di tali accuse. Trovarono essi più di quel ch'era stato rapportato; e tornati alla corte dell'imperadore, nulla tacquero de' disordini che correano in Roma. Allora l'imperadore, siccome principe savio e ricordevole del benefizio ricevuto di fresco, solamente rispose:Puer est, facile bonorum immutabitur exemplo virorum. Spero, eum objurgatione honesta, suasione liberali, facile ex illis sese emersurum malis.Gli spedì dunque alcuni dei suoi, che amorevolmente l'ammonirono e il pregarono di rimettersi nel buon cammino; ed intantoPapiae navem conscendit, ac per Eridani alveum Ravennam usque pervenit. Indeque progrediens, montem Feretranum, quod oppidum sancti Leonis dicitur, in quo Berengarius et Willa erat, obsedit.Colà mandò papa Giovanni due suoi nunzii, cioèLeone, che fu poi papa, eDemetrionobile romano, i quali fatta scusa degli eccessi da lui commessi, ne promisero la correzione. Ma che gli fosse venuta in fastidio l'ammonizione imperiale, lo fece tosto conoscere, perchè cominciò ad attaccar lite, quasichè Ottone coll'assedio di Montefeltro gli volesse occupare uno degli stati della Chiesa romana. Al che rispondeva l'imperadore:Omnem terram sancti Petri, quae nostrae potestati subjecta est, promisimus reddere; atque id rei est, quod ex hac munitione Berengarium cum omni familia pellere nitimur. Quo enim pacto terram hanc ei reddere possumus, si non prius eam ex violentorum manibus erectam potestati nostrae subdimus?
Così andava prendendo piede l'incendio, quando eccoti giugnere sicuro avviso all'imperadore cheAdalberto, invitatodal papa, era giunto a Cività Vecchia, e di là era passato a Roma, ricevuto con grande onore da esso pontefice Giovanni. Allora Ottone s'avvide che era disperato il negozio; e lasciata parte delle sue genti al blocco di san Leo, col resto dell'armata s'incamminò alla volta di Roma, chiamatovi dai Romani stessi. Il papa, al vedere avvicinarsi questa visita, comparve armato come un san Giorgio; ma poi stimò meglio di fuggirsene fuor di Roma insieme con Adalberto. Colà poi entrato l'imperadore senza opposizione, anzi con allegrezza dei Romani, che uscirono ad incontrarlo, si fece prestar giuramento da tutti gli ordini di non eleggere, nè consecrare da lì innanzi papa alcuno senza il consentimento di esso Augusto e del re Ottone suo figliuolo. Dopo di che, per soddisfare alle preghiere dei vescovi e del popolo, fu raunato sul principio di novembre un concilio nella basilica di san Pietro, dove intervennero moltissimi vescovi d'Italia e di Germania, molti cardinali e uffiziali della Chiesa e del popolo romano, e furono prodotte le accuse contra di papa Giovanni XII. Due volte fu citato il papa a comparire e a giustificarsi. Altra risposta non diede egli, se non che aveva inteso come si erano dietro a fare un altro papa; e che quando mai ciò osassero, li scomunicava tutti. Giunse il concilio a deporre Giovanni, e in suo luogo sostituìLeoneprotoscriniario, personaggio di conosciuta probità, laico nondimeno: il che era contro i canoni. Può, se vuole, il lettore ricorrere al cardinal Baronio e a Pietro de Marca, che con assai ragioni ripruovano l'operato da quei vescovi, e tengono per un conciliabolo quell'adunanza, e per illegittimo papaLeone VIII, che così si fece egli chiamare. Ma sarebbe forse da desiderare che lo stesso porporato Annalista non avesse, peggio ancora che que' vescovi, screditato l'ingresso di papa Giovanni XII nel pontificato, fino a tenerlo per illegittimo successore di san Pietro, condire[Baron., Annal. Eccles., ad ann. 955 et 960.]che egli usurpò il pontificato, e cheabortivum istum tunc parturiit Romae tyrannis vi pollens, armis omnia audens atque subvertens, ut nullo pacto dicendus tunc fuerit legitimus iste pontifex, in cujus electione lex nulla sit suffragatura, sed omnia vis et metus impleverint, ec. Più sotto ancora vien chiamato da luiJohannes assertus papa. Fermossi qualche tempo dipoi l'imperador Ottone in Roma, e per non essere d'aggravio alla città, mandò sotto san Leo buona parte delle sue truppe, alquante solamente ritenendone per guardia sua. Celebrò in essa città il santo Natale, ed ebbe la consolazion d'intendere che il forte castello di Garda sul lago Benaco, ossia di Garda, era venuto in potere de' suoi. Nè si dee tacere che esso imperadore nell'anno presente, prima di portarsi coll'esercito a Roma, verso il fine di agosto andò a Capua, dove con grande onore e magnificenza dovette essere accolto daPandolfo Capodiferro, chiamatoPandolfonei suoi diplomi, e daLandolfo IIIfratelli, principi di quella città e di Benevento. Solevano da gran tempo questi principi anteporre il loro soggiorno in Capua a quello di Benevento: il che fu cagione che Capua si andò a poco a poco ingrandendo, e Benevento venne calando. Dell'andata colà dell'imperadore ne abbiamo le pruove in un suo diploma, con cui conferma al monistero di san Vincenzo di Volturno tutti i suoi beni e privilegii[Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Italic.], datoXI kalendarum septembrium anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIII, imperii vero domni Ottonis piissimi imperatoris I(si de scrivereII),Indictione VI. Actum Capua Civitate.Un altro si legge ivi dato nel medesimo giorno e mese, ma coll'Actum civitate Cumis, forse scritto invece diCapua, se pure in quello stesso dì Ottone non potè giugnere aCuma. Talvolta nondimeno l'actums'è veduto diverso di tempo e di luogodaldatum. Ricavasi dalla Cronica arabica[Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]che nel mese di maggio del presente anno Acmed, figliuolo di Assano signore della Sicilia, raunati i suoi Mori coi Siciliani, andò all'assedio della città di Taormina, e talmente la strinse e bersagliò, che nel dicembre la costrinse alla resa, togliendola non so dire se ai Greci, oppure ai Siciliani ribelli.