DCCCCLXXIII

DCCCCLXXIIIAnno diCristoDCCCCLXXIII. Indiz.I.BenedettoVI papa 2.OttoneII imperadore 7 e 1.Fu questo l'ultimo anno della vita del vecchioOttone imperadore. Trovavasi egli in Germania; avea celebrato il santo Natale dell'anno addietro in Francfort, la Pasqua del presente in Quintileburg[Witichindus, Ditmarus, Annalista Saxo et alii.], dove ricevette le ambascerie dei Boemi, Greci, Beneventani, Ungheri, Bulgari, Danesi e Slavi. Quivi ancora dimorando confermò i privilegii alla chiesa di Cremona con diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXXI.]datoV kalendas aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXIII, Indictione I, Imperii domni Ottonis XII, item Ottonis VI. Actum Quintileburg.La morte diErimannoinsigne duca di Sassonia l'attristò non poco. Passò a Merseburg, lasciando dappertutto segni della rara pietà. Giunto a Miminleve, quivi sorpreso o da accidente apopletico, o da altro frettoloso malore, dopo aver ricreata l'anima coi santi sacramenti, la rendè al suo Creatore nel dì 7 di maggio. Principe terror dei Barbari, che per le sue grandi imprese in guerra, per l'amore e propagazion della religione, per lo zelo della giustizia, e per altre luminose virtù, giustamente dopo Carlo Magno si acquistòil titolo di Grande. Fu portato il suo corpo alla sepoltura in Maddeburgo. AncorchèOttone IIsuo figliuolo già fosse coronato re di Germania e d'Italia, e solennemente creato imperadore de' Romani dal papa; contuttociò i principi della Germania confermarono di nuovo l'elezione sua. Questi, soprannominato ilRosso, nei primi suoi anni lasciossi alquanto trasportare alla via lubrica de' vizii, ma non tardò a rimettersi sul buon cammino. Abbondava allora la Germania di vescovi e di abbati santi che coll'esempio loro ispiravano l'amore delle virtù. Era anche una scuola di santità la stessa sua casa paterna, in cui l'avolaMatilde, e la madreAdelaidemeritarono d'essere riposte nel catalogo delle principesse sante, per nulla dire del piissimo suo genitore, diBrunone arcivescovodi Colonia suo zio paterno, diGuglielmo arcivescovodi Magonza suo fratello, e d'altri di quella regal famiglia, tutti per la singolare lor pietà e per molte altre virtù commendati nella storia di questi tempi. Godeva nell'anno presente l'Italia un'invidiabil pace. Rapporta Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.]gli atti assai logori di un concilio tenuto nel dì 7 di settembre dell'anno presente daOnesto arcivescovodi Ravenna con alcuni vescovi suoi suffraganei e molti nobili nella terra di Marzaglia del contado di Modena vicino al fiume Secchia. Anche il Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae, lib. 7.]ne fa menzione sotto questo anno, citandone gli atti esistenti nell'archivio de' canonici di Modena, i quali diversi da quei del Rossi furono poi dati alla luce dal vescovo Sillingardi[Sillingardus, Catalog. Episc. Mutinens.]. Tali sono le note cronologiche presso il Rossi:Temporibus domni Benedicti apostolici..... ejus in Dei nomine anno primo, imperante domno Othone piissimo anno VI, die nono septembris, Indictione II. Actum in loco, ubi dicitur Martialia, territorio mutinensi.Di qui e da altri atti apparisce che gli anni de' papi, anche fuor degli Stati dellaChiesa, si contavano per venerazione al sommo pontificato. Presso al Sillingardi si leggono queste altre note:Anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXIII, apostolatus domni Benedicti primo, imperii vero domni Othonis octavo, pontificatus domni Honesti ravennatis metropolitani tertio. In loco Marsaglia.Ma qui v'ha qualche sbaglio. In uno strumento del monistero di Subiaco s'incontrano queste note:Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontificis et universalis papae primo, imperantibus imperatoribus Ottone majori anno XII, et Othone minori ejus filio anno sexto, Indictione I, mense februario, die nona. Camminano ben queste note, perchè non era per anche mancato di Vita Ottone il Grande. Negli atti del Sillingardi litigavaAdalberto vescovodi Bologna per alcuni beni pretesi della sua chiesa, e goduti daUberto vescovodi Parma. In quei del Rossi alcuni nobili ravegnani pretendevano alcuni beni, come lor propri, esistenti nel Bolognese e in altri luoghi della Romagna; e il suddetto vescovo di Parma li sosteneva come a sè spettantiex investituris magni Othonis imperatoris: il che fa intendere il dominio di Ottone I imperadore nell'esarcato.Ubertoper essere stato arcicancelliere di esso Ottone ne dovea aver ben profittato. Morto che fu Ottone, chi si credea gravato gridò. Veggonsi ancora presenti a quel concilio alcunicontidell'esarcato. Tali soleano denominarsi i governatori delle città del regno d'Italia. Nel suddetto archivio di Subiaco si conserva un'altra bolla con queste note:Data VI kalendas december, per manum Johannis Deo amabilis primicerei summe apostolice sedis, anno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontifici et universali pape in sacratissima sede beati Petri apostoli primo, imperante domno nostro Ottone piissimo P. P. Augusto, a Deo coronato pacifico imperatore, Indictione II. Se questa indizione ha avuto principio nel settembre, abbiam qui l'anno presente 973, e da tale documento risulta cheBenedetto VIavea dato principio al suo pontificato o sul fine del precedente anno, o sul principio di questo. Può essere poi che a questo medesimo anno appartenga ciò che viene raccontato dall'Anonimo salernitano[Anonymus Salern., P. I. tom. 2 Rer. Italic.], cioè chePandolfo Capodiferro, principe di Benevento, a cui non uscivano di mente i danni recati dai Napoletani al distretto di Capoa, unito insieme un esercito di Beneventani e Spoletini, andò a devastare il territorio di Napoli. Pensava anche di fare il medesimo giuoco a quel di Salerno; ma eccoti venireGisolfo Iprincipe di quella contrada con una buona armata de' suoi, e postarsi ad un luogo appellato Fiumicello, dove erano delle buone fosse, anticamente fatte, aspettando a piè fermo i Beneventani. Ciò veduto, Pandolfo se ne tornò a casa, senza recar altra molestia ai Salernitani.

Fu questo l'ultimo anno della vita del vecchioOttone imperadore. Trovavasi egli in Germania; avea celebrato il santo Natale dell'anno addietro in Francfort, la Pasqua del presente in Quintileburg[Witichindus, Ditmarus, Annalista Saxo et alii.], dove ricevette le ambascerie dei Boemi, Greci, Beneventani, Ungheri, Bulgari, Danesi e Slavi. Quivi ancora dimorando confermò i privilegii alla chiesa di Cremona con diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXXI.]datoV kalendas aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXIII, Indictione I, Imperii domni Ottonis XII, item Ottonis VI. Actum Quintileburg.La morte diErimannoinsigne duca di Sassonia l'attristò non poco. Passò a Merseburg, lasciando dappertutto segni della rara pietà. Giunto a Miminleve, quivi sorpreso o da accidente apopletico, o da altro frettoloso malore, dopo aver ricreata l'anima coi santi sacramenti, la rendè al suo Creatore nel dì 7 di maggio. Principe terror dei Barbari, che per le sue grandi imprese in guerra, per l'amore e propagazion della religione, per lo zelo della giustizia, e per altre luminose virtù, giustamente dopo Carlo Magno si acquistòil titolo di Grande. Fu portato il suo corpo alla sepoltura in Maddeburgo. AncorchèOttone IIsuo figliuolo già fosse coronato re di Germania e d'Italia, e solennemente creato imperadore de' Romani dal papa; contuttociò i principi della Germania confermarono di nuovo l'elezione sua. Questi, soprannominato ilRosso, nei primi suoi anni lasciossi alquanto trasportare alla via lubrica de' vizii, ma non tardò a rimettersi sul buon cammino. Abbondava allora la Germania di vescovi e di abbati santi che coll'esempio loro ispiravano l'amore delle virtù. Era anche una scuola di santità la stessa sua casa paterna, in cui l'avolaMatilde, e la madreAdelaidemeritarono d'essere riposte nel catalogo delle principesse sante, per nulla dire del piissimo suo genitore, diBrunone arcivescovodi Colonia suo zio paterno, diGuglielmo arcivescovodi Magonza suo fratello, e d'altri di quella regal famiglia, tutti per la singolare lor pietà e per molte altre virtù commendati nella storia di questi tempi. Godeva nell'anno presente l'Italia un'invidiabil pace. Rapporta Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.]gli atti assai logori di un concilio tenuto nel dì 7 di settembre dell'anno presente daOnesto arcivescovodi Ravenna con alcuni vescovi suoi suffraganei e molti nobili nella terra di Marzaglia del contado di Modena vicino al fiume Secchia. Anche il Sigonio[Sigonius, de Regno Italiae, lib. 7.]ne fa menzione sotto questo anno, citandone gli atti esistenti nell'archivio de' canonici di Modena, i quali diversi da quei del Rossi furono poi dati alla luce dal vescovo Sillingardi[Sillingardus, Catalog. Episc. Mutinens.]. Tali sono le note cronologiche presso il Rossi:Temporibus domni Benedicti apostolici..... ejus in Dei nomine anno primo, imperante domno Othone piissimo anno VI, die nono septembris, Indictione II. Actum in loco, ubi dicitur Martialia, territorio mutinensi.Di qui e da altri atti apparisce che gli anni de' papi, anche fuor degli Stati dellaChiesa, si contavano per venerazione al sommo pontificato. Presso al Sillingardi si leggono queste altre note:Anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXIII, apostolatus domni Benedicti primo, imperii vero domni Othonis octavo, pontificatus domni Honesti ravennatis metropolitani tertio. In loco Marsaglia.Ma qui v'ha qualche sbaglio. In uno strumento del monistero di Subiaco s'incontrano queste note:Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontificis et universalis papae primo, imperantibus imperatoribus Ottone majori anno XII, et Othone minori ejus filio anno sexto, Indictione I, mense februario, die nona. Camminano ben queste note, perchè non era per anche mancato di Vita Ottone il Grande. Negli atti del Sillingardi litigavaAdalberto vescovodi Bologna per alcuni beni pretesi della sua chiesa, e goduti daUberto vescovodi Parma. In quei del Rossi alcuni nobili ravegnani pretendevano alcuni beni, come lor propri, esistenti nel Bolognese e in altri luoghi della Romagna; e il suddetto vescovo di Parma li sosteneva come a sè spettantiex investituris magni Othonis imperatoris: il che fa intendere il dominio di Ottone I imperadore nell'esarcato.Ubertoper essere stato arcicancelliere di esso Ottone ne dovea aver ben profittato. Morto che fu Ottone, chi si credea gravato gridò. Veggonsi ancora presenti a quel concilio alcunicontidell'esarcato. Tali soleano denominarsi i governatori delle città del regno d'Italia. Nel suddetto archivio di Subiaco si conserva un'altra bolla con queste note:Data VI kalendas december, per manum Johannis Deo amabilis primicerei summe apostolice sedis, anno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontifici et universali pape in sacratissima sede beati Petri apostoli primo, imperante domno nostro Ottone piissimo P. P. Augusto, a Deo coronato pacifico imperatore, Indictione II. Se questa indizione ha avuto principio nel settembre, abbiam qui l'anno presente 973, e da tale documento risulta cheBenedetto VIavea dato principio al suo pontificato o sul fine del precedente anno, o sul principio di questo. Può essere poi che a questo medesimo anno appartenga ciò che viene raccontato dall'Anonimo salernitano[Anonymus Salern., P. I. tom. 2 Rer. Italic.], cioè chePandolfo Capodiferro, principe di Benevento, a cui non uscivano di mente i danni recati dai Napoletani al distretto di Capoa, unito insieme un esercito di Beneventani e Spoletini, andò a devastare il territorio di Napoli. Pensava anche di fare il medesimo giuoco a quel di Salerno; ma eccoti venireGisolfo Iprincipe di quella contrada con una buona armata de' suoi, e postarsi ad un luogo appellato Fiumicello, dove erano delle buone fosse, anticamente fatte, aspettando a piè fermo i Beneventani. Ciò veduto, Pandolfo se ne tornò a casa, senza recar altra molestia ai Salernitani.


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