DCCCCLXXVIIIAnno diCristoDCCCCLXXVIII. Indiz.VI.BenedettoVII papa 4.OttoneII imperadore 12 e 6.Agli anni precedenti e a parte ancora di questo appartiene un racconto di Andrea Dandolo[Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]. Scrive egli cheVitale patriarcadi Grado, figliuolo dell'ucciso dogePietro Candiano IV, per consiglio di alcuni Veneziani,Saxoniam ad Imperatorem properans, de occisione sui genitoris quaerelam exposuit, et remedium imploravit. Quem imperator devote suscipiens sibi condoluit, et eum secum manere rogavit.Aggiugne appresso che ancheGualdradagià moglie d'esso doge ucciso, e sorella diUgo ducae marchese di Toscana,lege salica desponsata, perchè veramente discendente da padre ed avolo franzesi, fece anch'ella ricorso con buone raccomandazioni alla imperadriceAdelaide, per inquietare il doge novello e i Veneziani. MaPietro Orseolodoge destramente trattò con essa imperadrice, e per via d'una composizionequietationem obtinuit subsequenter, per imperatricem approbatam Placentiae, Dominico Carimano Venetorum nuntio procurante. Abbiamo dall'Annalistasassone[Annalista Saxo, apud Eccardum.]che in quest'annoAdelheidis imperatrix cum filia Athelheide abbatissa in Italiam profecta est propter quasdam discordias inter se et filium factas. Però si può credere che in questi tempi seguisse l'accordo suddetto approvato in Piacenza dalla suddetta Augusta. Noi abbiamo da Siro monaco[Syrus, in Vit. S. Majoli apud Mabill.]cheOttone IIAugusto concepì tanta alterazion d'animo contra della piissima imperadrice sua madre,quasi in rei publicae dilapidatricem, forse perch'ella spendeva molto in limosine, e in ornare o dotar le chiese. MaOdilone abbatedi Clugnì[Odilo, in Vit. S. Adelheidis.]nella vita di questa santa imperadrice scrive, che non mancando alla corte chi la metteva in disgrazia del figliuolo Augusto (e fra queste si può sospettare, per quanto dirò altrove, che vi entrasse la nuora Teofania), essa Adelaide non in Italia si ritirò, ma bensì nel paterno regno della Borgogna,ubi a fratre scilicet Chuonrado(re di quella contrada),et nobilissima Mathilde ejus conjuge, fu ben ricevuta. E perciòtristabatur de absentia ejus Germania; laetabatur in adventu ejus tota Burgundia; exultabat Lugdunum, quondam philosophiae mater et nutrix: necnon et Vienna nobilis sedes regis. Da ciò inferisce il padre Mabillone che s'ingannasse l'Annalista suddetto sì nel raccontar la venuta in Italia di santa Adelaide, come ancora nell'anno, pretendendo egli che ciò seguisse solamente nell'anno 980, in cui sanMaiolo abbatericonciliò l'Augusta madre col figlio. Ma avendo noi qui l'asserzione dello storico sassone, e inoltre quella del Dandolo, che dovette prendere la notizia dell'accordo seguito fra Gualdrada e Pietro Orseolo doge dallo strumento fatto in Piacenza coll'interposizione dell'imperadrice, abbiamo assai fondamento di credere quell'Augusta venuta di Germania in Italia, da dove poi dovette passare a Vienna di Francia.Dal Dandolo suddetto vien susseguentemente scritto, e più diffusamente esposto da san Pier Damiano[Petrus Damian., in Vit. S. Romualdi.]e da altri che hanno scritta la vita di sanPietro Orseolo, cioè del soprallodato doge, attendendo egli alle opere di pietà, siccome uomo di santa vita, ma conoscendo d'aver dei nemici che macchinavano contro di lui, e provando anche i rimorsi per l'uccisione del suo antecessore: capitò a VeneziaGuarino abbatedi san Michele di Cusano in Guascogna, che non difficilmente persuase al buon doge di dare un calcio al mondo, e di abbracciar la vita monastica. In fatti nella notte del dì primo di settembre dell'anno presentePietro Orseolo, senza far parola di ciò nè colla moglie Felicita, nè con Pietro suo figliuolo, nè con alcuno de' suoi domestici, uscì segretamente di Venezia, accompagnato da Giovanni Gradenigo e da Giovanni Morosino suo genero, personaggi anch'essi di rara pietà, e daRomoaldocelebre monaco di Ravenna, e poi santo institutore dell'ordine camaldolense, e da Marino insigne anacoreta, s'inviò in Francia, e quivi nel monistero suddetto di san Michele prese l'abito monastico, e passò quivi diciannove anni, crescendo di virtù in virtù; di modo che dopo morte, risplendendo anche per varii miracoli, fu in quel monistero ed in Venezia onorato qual santo. APietro Orseolosuccedette in quest'anno nel ducato di VeneziaVitale Candiano, fratello dell'uccisoPietro IVdoge. A questo avviso tornò a VeneziaVitale patriarcadi Grado suo nipote, che dianzi dimorava nella marca di Verona. E perciocchè questo prelato avea sommamente screditato i Veneziani presso l'imperadoreOttone II, fu spedito dallo stesso suo zio doge in Germania per rimetterli in grazia: il che egli felicemente eseguì. Mancò di vita nell'anno presenteGisolfo Iprincipe di Salerno[Camill. Peregr., Hist. Princip. Langob., P. I, tom. 2 Rer. Ital.], e succedette a lui inquel principatoPandolfo, secondogenito diPandolfo Capodiferro principedi Benevento e Capua, adottato per figliuolo da esso Gisolfo nell'anno 974. Ma Pandolfo assunse anch'egli il titolo di principe di Salerno, e volle governar quegli stati insieme col figliuolo; in guisa che possedendo i principati di Benevento, Capoa e Salerno, e reggendo inoltre il vasto allora ducato di Spoleti e la marca di Camerino, quasi la metà dell'Italia stava sotto il dominio suo, ed egli era senza comparazione il più potente principe d'Italia. Nè si dee tralasciare che tutti quei principi erano dinazion longobarda, e s'intitolavanoLangobardorum gentis principes.Tali ancora furono i duemarchesi Obertiprogenitori della casa d'Este, e i lor successori si gloriavano d'essa nazione. Tali parimente furono gli antenati della celebrecontessa Matilda. Fioriva tuttavia in questi tempiAdalbertoossiaAlberto Azzo, conte di Modena e di Reggio, e bisavolo della stessa contessa. Si truova egli vivente anche nell'anno 981, come si ha da un suo contratto riferito nel Bollario casinense[Bullarium Casinens., tom. 2, Constit. LXI.]. Aveva egli due figliuoli, cioèTedaldo, che fu successore ne' suoi beni e stati, eGotifredoche fu vescovo di Brescia, vivente anche il padre. Moglie d'essoAlberto AzzoeraIldegarde, donna piissima, la quale, per attestato di Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 1.], fabbricò il monistero di san Genesio di Brescello, oggidì ridotto in commenda. Fortificò egli maggiormente la Rocca di Canossa, vi fondò ed arricchì la chiesa di santo Apollonio, in cui stabilì una collegiata di canonici, mutata dipoi in un monistero di Benedettini, anch'esso passato dipoi in commenda. In alcuni strumenti diTedaldo marchesesuo figliuolo si truova anche lo stesso Alberto intitolatomarchese. Leggesi ivi[Bacchini, Istoria del Monistero di Polirone, Append.]Theudaldus marchio, filio quondamAdelberti itemque marchio, qui professo sum ex natione mea lege vivere Longobardorum. Ma ci è ignoto di qual marca sì l'uno che l'altro fossero investiti. Al presente anno Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chronico, edition. Canis.], Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]ed altri rapportano la guerra seguita fraOttone IIAugusto, eLottario redi Francia, siccome ancora la depressione diArrigo II ducadi Baviera. Sono di esso Ermanno queste parole:Heinricus dux Bajoariae, et alius dux, augustensis quoque episcopus Heinricus, rebellantes imperatori, capti et exsilio mancipati sunt. Ducatumque Bajoariae Otto dux Suevorum cepit. Era questoOttonefigliuolo diLitolfo, da noi già veduto primogenito di Ottone il Grande imperadore. Confermò l'Augusto Ottone in quest'anno i beni e privilegii della chiesa di Cremona con un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XVIII.]datoXIV kalendas majas, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXVIII, regni vero domni Ottonis imperatoris Augusti XVIII, imperii vero XI, Indictione VII. Actum corte, quae Altestet dicitur.L'indizione ha da esseresesta.Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.]sotto l'anno presente, come egli crede, rapporta così imbrogliate e scure alcune notizie spettanti a Ravenna, che non se ne può ben comprendere il senso. Cita egli uno strumento, in cuiUberto vescovodi Forlì ed alcuni arcipreti concedono adOnesto arcivescovodi Ravennaviginti manentes(erano contadini obbligati con una specie di servitù al servigio de' lor padroni) con tutte lor le vigne e beni,eo ordine, condicioneque, ut si per apostolicos sanctae romanae Ecclesiae, aut per Othonem imperatorem, media pars de districtione urbis Ravennae, et comitatus decimani, quem ipse(Hubertus)cum Lamberto fratre, Honesto(archiepiscopo)dederat, subtracta fuisset, nec restituere intra sexmenses ipse, neque Lambertus posset, Honesto fas esset manentes, qui supra scripti sunt, bonaque, quae ad Hubertum et Lambertum ibidem pertinerent, omnia tenere, possidereque. Lo strumento fu scrittoanno pontificatus domni Benedicti summi pontificis sexto, sicque imperante domno Othone, a Deo coronato in Italia anno XI, die II mensis octobris, Indictione VI, in loco, qui dicitur Conversito, territorio ariminensi. Non si sa intendere come nel dì 2 di ottobre dell'anno presente potesse correre l'anno sestodiBenedetto VIIpapa. Altre memorie abbiamo che indicano lui creato papa nell'anno 975; e però come mai può convenire all'anno presente l'anno VIdel suo pontificato? Nell'archivio del monistero di Subiaco si legge uno strumento, scrittoanno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontifici, et universali VII, papae IV, imperante domno Ottone a Deo coronato pacificus imperator anno XI, Indictione VI mensis martii die sexta, cioè nell'anno presente. Un altro fu scrittoanno pontificatus domni Benedicti summi pontifici et universali VII papae in sacratissima Sede beati Petri II, imperatoriis domni Ottoni pissimi et perpetuo Augusto a Deo coronati, anno nono, Indictione IV, mensis januarii die X, cioè nell'anno 976. Ritornando ora alle parole dello strumento accennato dal Rossi, è considerabile il dirsi, che se dal papa o dall'imperadore fosse tolta all'arcivescovo Onestomedia pars de districtione Ravennae, et comitatus decimani(ceduto all'arcivescovo Onestodalvescovo Uberto, e da Lamberto suo fratello), in tal caso esso arcivescovo resti padrone degli uomini e beni soprannotati. Può essere che fosse in disputa la signoria di Ravenna fra il romano pontefice e l'imperadore. Ma giacchè abbiam rapportato dei documenti spettanti alla cronologia pontifizia, non vo' finirla senza avvertire, che nell'archivio poco fa menzionato del monistero insigne di Subiaco si trova un'altra bolla con queste note:Anno, Deo propitio, pontificatus domniBenedicti summi pontifici, et universali septimi papae in sacratissima Sede beati Petri Apostoli tertio, imperii domni Ottonis magni imperatori anno decimo, Indictione V, mense aprilis die XXVIII, cioè nell'anno 977. Ora, dai suddetti documenti risulta cheBenedetto VIIfu assunto al pontificato o sul fine dell'anno 974, o sul principio del 975. All'incontro in Ravenna si truova esso papa promosso al pontificato un anno o due prima. Il padre don Pier Paolo Ginanni abbate benedettino, diligentissimo raccoglitore delle memorie antiche di Ravenna, ha scoperto due strumenti, l'uno scrittoanno pontificatus domni Benedicti decimo, imperante Ottone in Italia anno XV, die XXIV decembris, Indictione X. Ravennae, che indica l'anno 982, regnante Ottone II Augusto. L'altro fu scrittoanno pontificatus domni Benedicti octavo, die XI aprilis, per Indictionem VIII, cioè nell'anno 980, da' quali strumenti veggiamo anticipato d'uno o di due anni il principio del di lui pontificato. Che è qui da dire? Altro io non so immaginare, se non un ripiego, che io nondimeno sono il primo a confessar poco verisimile. Cioè che i Ravegnani confondessero insieme i due Benedetti, cioè il sesto e il settimo, con credere che il primo uscito di carcere avesse continuato a sedere nella cattedra di san Pietro, e che perciò attribuissero all'uno anche gli anni dell'altro, mentre succedettero sì da vicino l'uno all'altro. Fors'anche tali carte potrebbono far dubitare che Benedetto, da noi chiamato sesto, non fosse strangolato, ma risorgesse.
Agli anni precedenti e a parte ancora di questo appartiene un racconto di Andrea Dandolo[Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.]. Scrive egli cheVitale patriarcadi Grado, figliuolo dell'ucciso dogePietro Candiano IV, per consiglio di alcuni Veneziani,Saxoniam ad Imperatorem properans, de occisione sui genitoris quaerelam exposuit, et remedium imploravit. Quem imperator devote suscipiens sibi condoluit, et eum secum manere rogavit.Aggiugne appresso che ancheGualdradagià moglie d'esso doge ucciso, e sorella diUgo ducae marchese di Toscana,lege salica desponsata, perchè veramente discendente da padre ed avolo franzesi, fece anch'ella ricorso con buone raccomandazioni alla imperadriceAdelaide, per inquietare il doge novello e i Veneziani. MaPietro Orseolodoge destramente trattò con essa imperadrice, e per via d'una composizionequietationem obtinuit subsequenter, per imperatricem approbatam Placentiae, Dominico Carimano Venetorum nuntio procurante. Abbiamo dall'Annalistasassone[Annalista Saxo, apud Eccardum.]che in quest'annoAdelheidis imperatrix cum filia Athelheide abbatissa in Italiam profecta est propter quasdam discordias inter se et filium factas. Però si può credere che in questi tempi seguisse l'accordo suddetto approvato in Piacenza dalla suddetta Augusta. Noi abbiamo da Siro monaco[Syrus, in Vit. S. Majoli apud Mabill.]cheOttone IIAugusto concepì tanta alterazion d'animo contra della piissima imperadrice sua madre,quasi in rei publicae dilapidatricem, forse perch'ella spendeva molto in limosine, e in ornare o dotar le chiese. MaOdilone abbatedi Clugnì[Odilo, in Vit. S. Adelheidis.]nella vita di questa santa imperadrice scrive, che non mancando alla corte chi la metteva in disgrazia del figliuolo Augusto (e fra queste si può sospettare, per quanto dirò altrove, che vi entrasse la nuora Teofania), essa Adelaide non in Italia si ritirò, ma bensì nel paterno regno della Borgogna,ubi a fratre scilicet Chuonrado(re di quella contrada),et nobilissima Mathilde ejus conjuge, fu ben ricevuta. E perciòtristabatur de absentia ejus Germania; laetabatur in adventu ejus tota Burgundia; exultabat Lugdunum, quondam philosophiae mater et nutrix: necnon et Vienna nobilis sedes regis. Da ciò inferisce il padre Mabillone che s'ingannasse l'Annalista suddetto sì nel raccontar la venuta in Italia di santa Adelaide, come ancora nell'anno, pretendendo egli che ciò seguisse solamente nell'anno 980, in cui sanMaiolo abbatericonciliò l'Augusta madre col figlio. Ma avendo noi qui l'asserzione dello storico sassone, e inoltre quella del Dandolo, che dovette prendere la notizia dell'accordo seguito fra Gualdrada e Pietro Orseolo doge dallo strumento fatto in Piacenza coll'interposizione dell'imperadrice, abbiamo assai fondamento di credere quell'Augusta venuta di Germania in Italia, da dove poi dovette passare a Vienna di Francia.
Dal Dandolo suddetto vien susseguentemente scritto, e più diffusamente esposto da san Pier Damiano[Petrus Damian., in Vit. S. Romualdi.]e da altri che hanno scritta la vita di sanPietro Orseolo, cioè del soprallodato doge, attendendo egli alle opere di pietà, siccome uomo di santa vita, ma conoscendo d'aver dei nemici che macchinavano contro di lui, e provando anche i rimorsi per l'uccisione del suo antecessore: capitò a VeneziaGuarino abbatedi san Michele di Cusano in Guascogna, che non difficilmente persuase al buon doge di dare un calcio al mondo, e di abbracciar la vita monastica. In fatti nella notte del dì primo di settembre dell'anno presentePietro Orseolo, senza far parola di ciò nè colla moglie Felicita, nè con Pietro suo figliuolo, nè con alcuno de' suoi domestici, uscì segretamente di Venezia, accompagnato da Giovanni Gradenigo e da Giovanni Morosino suo genero, personaggi anch'essi di rara pietà, e daRomoaldocelebre monaco di Ravenna, e poi santo institutore dell'ordine camaldolense, e da Marino insigne anacoreta, s'inviò in Francia, e quivi nel monistero suddetto di san Michele prese l'abito monastico, e passò quivi diciannove anni, crescendo di virtù in virtù; di modo che dopo morte, risplendendo anche per varii miracoli, fu in quel monistero ed in Venezia onorato qual santo. APietro Orseolosuccedette in quest'anno nel ducato di VeneziaVitale Candiano, fratello dell'uccisoPietro IVdoge. A questo avviso tornò a VeneziaVitale patriarcadi Grado suo nipote, che dianzi dimorava nella marca di Verona. E perciocchè questo prelato avea sommamente screditato i Veneziani presso l'imperadoreOttone II, fu spedito dallo stesso suo zio doge in Germania per rimetterli in grazia: il che egli felicemente eseguì. Mancò di vita nell'anno presenteGisolfo Iprincipe di Salerno[Camill. Peregr., Hist. Princip. Langob., P. I, tom. 2 Rer. Ital.], e succedette a lui inquel principatoPandolfo, secondogenito diPandolfo Capodiferro principedi Benevento e Capua, adottato per figliuolo da esso Gisolfo nell'anno 974. Ma Pandolfo assunse anch'egli il titolo di principe di Salerno, e volle governar quegli stati insieme col figliuolo; in guisa che possedendo i principati di Benevento, Capoa e Salerno, e reggendo inoltre il vasto allora ducato di Spoleti e la marca di Camerino, quasi la metà dell'Italia stava sotto il dominio suo, ed egli era senza comparazione il più potente principe d'Italia. Nè si dee tralasciare che tutti quei principi erano dinazion longobarda, e s'intitolavanoLangobardorum gentis principes.
Tali ancora furono i duemarchesi Obertiprogenitori della casa d'Este, e i lor successori si gloriavano d'essa nazione. Tali parimente furono gli antenati della celebrecontessa Matilda. Fioriva tuttavia in questi tempiAdalbertoossiaAlberto Azzo, conte di Modena e di Reggio, e bisavolo della stessa contessa. Si truova egli vivente anche nell'anno 981, come si ha da un suo contratto riferito nel Bollario casinense[Bullarium Casinens., tom. 2, Constit. LXI.]. Aveva egli due figliuoli, cioèTedaldo, che fu successore ne' suoi beni e stati, eGotifredoche fu vescovo di Brescia, vivente anche il padre. Moglie d'essoAlberto AzzoeraIldegarde, donna piissima, la quale, per attestato di Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 1.], fabbricò il monistero di san Genesio di Brescello, oggidì ridotto in commenda. Fortificò egli maggiormente la Rocca di Canossa, vi fondò ed arricchì la chiesa di santo Apollonio, in cui stabilì una collegiata di canonici, mutata dipoi in un monistero di Benedettini, anch'esso passato dipoi in commenda. In alcuni strumenti diTedaldo marchesesuo figliuolo si truova anche lo stesso Alberto intitolatomarchese. Leggesi ivi[Bacchini, Istoria del Monistero di Polirone, Append.]Theudaldus marchio, filio quondamAdelberti itemque marchio, qui professo sum ex natione mea lege vivere Longobardorum. Ma ci è ignoto di qual marca sì l'uno che l'altro fossero investiti. Al presente anno Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chronico, edition. Canis.], Lamberto da Scafnaburgo[Lambertus Schafnaburgensis, in Chron.]ed altri rapportano la guerra seguita fraOttone IIAugusto, eLottario redi Francia, siccome ancora la depressione diArrigo II ducadi Baviera. Sono di esso Ermanno queste parole:Heinricus dux Bajoariae, et alius dux, augustensis quoque episcopus Heinricus, rebellantes imperatori, capti et exsilio mancipati sunt. Ducatumque Bajoariae Otto dux Suevorum cepit. Era questoOttonefigliuolo diLitolfo, da noi già veduto primogenito di Ottone il Grande imperadore. Confermò l'Augusto Ottone in quest'anno i beni e privilegii della chiesa di Cremona con un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XVIII.]datoXIV kalendas majas, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXXVIII, regni vero domni Ottonis imperatoris Augusti XVIII, imperii vero XI, Indictione VII. Actum corte, quae Altestet dicitur.L'indizione ha da esseresesta.
Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.]sotto l'anno presente, come egli crede, rapporta così imbrogliate e scure alcune notizie spettanti a Ravenna, che non se ne può ben comprendere il senso. Cita egli uno strumento, in cuiUberto vescovodi Forlì ed alcuni arcipreti concedono adOnesto arcivescovodi Ravennaviginti manentes(erano contadini obbligati con una specie di servitù al servigio de' lor padroni) con tutte lor le vigne e beni,eo ordine, condicioneque, ut si per apostolicos sanctae romanae Ecclesiae, aut per Othonem imperatorem, media pars de districtione urbis Ravennae, et comitatus decimani, quem ipse(Hubertus)cum Lamberto fratre, Honesto(archiepiscopo)dederat, subtracta fuisset, nec restituere intra sexmenses ipse, neque Lambertus posset, Honesto fas esset manentes, qui supra scripti sunt, bonaque, quae ad Hubertum et Lambertum ibidem pertinerent, omnia tenere, possidereque. Lo strumento fu scrittoanno pontificatus domni Benedicti summi pontificis sexto, sicque imperante domno Othone, a Deo coronato in Italia anno XI, die II mensis octobris, Indictione VI, in loco, qui dicitur Conversito, territorio ariminensi. Non si sa intendere come nel dì 2 di ottobre dell'anno presente potesse correre l'anno sestodiBenedetto VIIpapa. Altre memorie abbiamo che indicano lui creato papa nell'anno 975; e però come mai può convenire all'anno presente l'anno VIdel suo pontificato? Nell'archivio del monistero di Subiaco si legge uno strumento, scrittoanno, Deo propitio, pontificatus domni Benedicti summi pontifici, et universali VII, papae IV, imperante domno Ottone a Deo coronato pacificus imperator anno XI, Indictione VI mensis martii die sexta, cioè nell'anno presente. Un altro fu scrittoanno pontificatus domni Benedicti summi pontifici et universali VII papae in sacratissima Sede beati Petri II, imperatoriis domni Ottoni pissimi et perpetuo Augusto a Deo coronati, anno nono, Indictione IV, mensis januarii die X, cioè nell'anno 976. Ritornando ora alle parole dello strumento accennato dal Rossi, è considerabile il dirsi, che se dal papa o dall'imperadore fosse tolta all'arcivescovo Onestomedia pars de districtione Ravennae, et comitatus decimani(ceduto all'arcivescovo Onestodalvescovo Uberto, e da Lamberto suo fratello), in tal caso esso arcivescovo resti padrone degli uomini e beni soprannotati. Può essere che fosse in disputa la signoria di Ravenna fra il romano pontefice e l'imperadore. Ma giacchè abbiam rapportato dei documenti spettanti alla cronologia pontifizia, non vo' finirla senza avvertire, che nell'archivio poco fa menzionato del monistero insigne di Subiaco si trova un'altra bolla con queste note:Anno, Deo propitio, pontificatus domniBenedicti summi pontifici, et universali septimi papae in sacratissima Sede beati Petri Apostoli tertio, imperii domni Ottonis magni imperatori anno decimo, Indictione V, mense aprilis die XXVIII, cioè nell'anno 977. Ora, dai suddetti documenti risulta cheBenedetto VIIfu assunto al pontificato o sul fine dell'anno 974, o sul principio del 975. All'incontro in Ravenna si truova esso papa promosso al pontificato un anno o due prima. Il padre don Pier Paolo Ginanni abbate benedettino, diligentissimo raccoglitore delle memorie antiche di Ravenna, ha scoperto due strumenti, l'uno scrittoanno pontificatus domni Benedicti decimo, imperante Ottone in Italia anno XV, die XXIV decembris, Indictione X. Ravennae, che indica l'anno 982, regnante Ottone II Augusto. L'altro fu scrittoanno pontificatus domni Benedicti octavo, die XI aprilis, per Indictionem VIII, cioè nell'anno 980, da' quali strumenti veggiamo anticipato d'uno o di due anni il principio del di lui pontificato. Che è qui da dire? Altro io non so immaginare, se non un ripiego, che io nondimeno sono il primo a confessar poco verisimile. Cioè che i Ravegnani confondessero insieme i due Benedetti, cioè il sesto e il settimo, con credere che il primo uscito di carcere avesse continuato a sedere nella cattedra di san Pietro, e che perciò attribuissero all'uno anche gli anni dell'altro, mentre succedettero sì da vicino l'uno all'altro. Fors'anche tali carte potrebbono far dubitare che Benedetto, da noi chiamato sesto, non fosse strangolato, ma risorgesse.