DCCCCVII

DCCCCVIIAnno diCristoDCCCCVII. IndizioneX.SergioIII papa 4.LodovicoIII imperadore 7.Berengariore d'Italia 20.Seguito io a notar gli anni diLodovico III imperadore, quasichè quell'orbo principe continuasse a tener qualche dominio in questi parti. Ma dappoichè la mala fortuna il colse in Verona, la verità è, che di lui non si fece più conto alcuno in Italia, e cessò di comparire il suo nome negli atti pubblici. Ritenne egli nondimeno il titolo d'imperadore nella sua Provenza, finchè visse, ma senza giurisdizione alcuna in Roma, e molto meno nel regno d'Italia. Probabil cosa è che in quest'anno a papaSergio IIIruscisse di ridurre a perfezione la fabbrica della già caduta patriarcal basilica lateranense. È da stupire come il cardinal Baronio niuna menzione abbia fatto di questa impresa, gloriosa alla memoria d'esso pontefice. Forse il mal animo ch'egli portava contra di Sergio, non glielo lasciò avvertire, ancorchè il Sigonio diligentementel'avesse notato prima[Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.]. Onde poi avesse egli tratta questa notizia, non appariva. Ma avendo il padre Mabillone[Mabill., Append. ad Ord. Rom.]dato alla luce un opuscolo di Giovanni Diacono juniore, ora abbiamo il fonte di una tal verità. Già vedemmo nel concilio di Ravenna, tenuto nell'anno 898, rammemorata la caduta di quell'insigne basilica, per la fabbrica della quale si affaticava papaGiovanni IX. Scrive esso Giovanni Diacono che la medesima andò in rovina a' tempi diStefano sestopapa,et fuit in ruinis dissipata et comminuta usque ad tempus, quo revocatus est domnus Sergius presbyter et electus de exsilio, et consecratus est Romanorum, tertius praesul. Parole, dalle quali sempre più vegniamo ad intendere, che Sergio non fu un usurpatore del soglio pontificio, come suppone esso cardinal Baronio, i cui Annali, non si può negare, si trovano circa questi tempi confusi e difettosi non men per la cronologia de' papi e degl'imperadori, che per gli falli dall'ora. Seguita a dir quello scrittore:Post ordinationem igitur suam domnus Sergius III papa tristabatur nimium super desolationem, nobilissimi hujus templi. Non enim erat spes neque solatium de restauratione illius. Quumque omnibus esset desperatio de ejus desolatione, et humanum deesset auxilium: ad divinae pietatis conversus juvamen, in qua semper habuit fiduciam, incipiens ab antiquis laborare fundamentis, fine tenus opus hoc consummavt, et decoravit ornamentis aureis et argenteis. Va poi quello storico annoverando ad uno ad uno quegli ornamenti, conchiudendo con queste parole il suo ragionamento:Haec omnia devotus tibi praeparavit, et non cessabit, dum spiritus ejus rexerit artus, praeparare et offerre tibi domnus Sergius papa tertius: il che ci fa conoscere che il suddetto autore vivea e scriveva in questi tempi. Se fosse stata composta e fosse arrivata fino a' dì nostri la vita di papa Sergio, tengo io per fermo che il troveremmoben diverso da quello che troppo facilmente suppose e pretese il padre degli Annali ecclesiastici.In questi tempi, secondo le storie germaniche[Continuator Rheginonis et alii.]portarono gli Ungheri la desolazione alla Baviera. Vennero con loro alle mani i Cristiani di quella contrada, ma ne restarono sconfitti, e di loro fu fatta una terribile strage. Dilettavasi non poco circa questi tempiAtenolfo principebeneventano di soggiornare in Capoa, antica patria e dominio suo[Anonymus Salernit., Paralipom., P. I tom. 2 Rer. Ital., p. 296.]. Lasciava egli per governatore di BeneventoPietro vescovodi quella città, come persona, di cui si fidava assaissimo. Una fazion di Beneventani poco contenta del governo di Atenolfo, si servì di questa occasione per tentar l'animo del vescovo, offrendogli il dominio della città e del principato. Non accettò egli l'offerta, ma neppur la sprezzò, e tutto tenne nascosto ad Atenolfo. Ma questi ne fu avvertito dalla fazion d'altri che gli era fedele; e perchè non cessava questa mena, all'improvviso Atenolfo cavalcò a Benevento, imprigionò alcuni de' congiurati, e cacciò in esilio il vescovo che si ritirò a Salerno, doveGuaimario II, principe nemico d'Atenolfo, con onore l'accolse, e da lì innanzi, finchè visse, generosamente il mantenne a tutte sue spese. Rapporta l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr. tom. 5 in Episcop. Astens.]una bolla di Sergio papa in favore del capitolo de' canonici d'Asti, fondato in questi tempi daAudace vescovo, datain mense majo, Indictione decima, anno, Deo propitio, pontificatus domni Sergii summi pontificis IV, che appunto cade nell'anno presente; il che fa conoscere quanto sbagliasse il cardinal Baronio negli anni di Sergio III. Ma certo dovea dormire l'Ughelli, quando, dopo aver confessato che Audace vescovo d'Asti fu posto in quella cattedra nell'anno 904, vuole con questa bolla correggere Anastasio bibliotecario e il Baronio, iquali mettono la morte diSergio IIpapa nell'aprile dell'anno 847,quum ex hoc diplomate constet Sergium II mense majo decimae Indictionis adhuc in vivis fuisse, quasichèSergio IIIfosseSergio II. Abbiam di grandi obbligazioni all'Ughelli, ma sarebbe da desiderare che la sua Italia sacra fosse interamente rifatta da capo a piedi, come in Francia si fa della Gallia sacra de' Sammartani, essendo ben da lodare la ristampa e correzione fattane dal signor Coleti, ma non bastando questa al bisogno.

Seguito io a notar gli anni diLodovico III imperadore, quasichè quell'orbo principe continuasse a tener qualche dominio in questi parti. Ma dappoichè la mala fortuna il colse in Verona, la verità è, che di lui non si fece più conto alcuno in Italia, e cessò di comparire il suo nome negli atti pubblici. Ritenne egli nondimeno il titolo d'imperadore nella sua Provenza, finchè visse, ma senza giurisdizione alcuna in Roma, e molto meno nel regno d'Italia. Probabil cosa è che in quest'anno a papaSergio IIIruscisse di ridurre a perfezione la fabbrica della già caduta patriarcal basilica lateranense. È da stupire come il cardinal Baronio niuna menzione abbia fatto di questa impresa, gloriosa alla memoria d'esso pontefice. Forse il mal animo ch'egli portava contra di Sergio, non glielo lasciò avvertire, ancorchè il Sigonio diligentementel'avesse notato prima[Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.]. Onde poi avesse egli tratta questa notizia, non appariva. Ma avendo il padre Mabillone[Mabill., Append. ad Ord. Rom.]dato alla luce un opuscolo di Giovanni Diacono juniore, ora abbiamo il fonte di una tal verità. Già vedemmo nel concilio di Ravenna, tenuto nell'anno 898, rammemorata la caduta di quell'insigne basilica, per la fabbrica della quale si affaticava papaGiovanni IX. Scrive esso Giovanni Diacono che la medesima andò in rovina a' tempi diStefano sestopapa,et fuit in ruinis dissipata et comminuta usque ad tempus, quo revocatus est domnus Sergius presbyter et electus de exsilio, et consecratus est Romanorum, tertius praesul. Parole, dalle quali sempre più vegniamo ad intendere, che Sergio non fu un usurpatore del soglio pontificio, come suppone esso cardinal Baronio, i cui Annali, non si può negare, si trovano circa questi tempi confusi e difettosi non men per la cronologia de' papi e degl'imperadori, che per gli falli dall'ora. Seguita a dir quello scrittore:Post ordinationem igitur suam domnus Sergius III papa tristabatur nimium super desolationem, nobilissimi hujus templi. Non enim erat spes neque solatium de restauratione illius. Quumque omnibus esset desperatio de ejus desolatione, et humanum deesset auxilium: ad divinae pietatis conversus juvamen, in qua semper habuit fiduciam, incipiens ab antiquis laborare fundamentis, fine tenus opus hoc consummavt, et decoravit ornamentis aureis et argenteis. Va poi quello storico annoverando ad uno ad uno quegli ornamenti, conchiudendo con queste parole il suo ragionamento:Haec omnia devotus tibi praeparavit, et non cessabit, dum spiritus ejus rexerit artus, praeparare et offerre tibi domnus Sergius papa tertius: il che ci fa conoscere che il suddetto autore vivea e scriveva in questi tempi. Se fosse stata composta e fosse arrivata fino a' dì nostri la vita di papa Sergio, tengo io per fermo che il troveremmoben diverso da quello che troppo facilmente suppose e pretese il padre degli Annali ecclesiastici.

In questi tempi, secondo le storie germaniche[Continuator Rheginonis et alii.]portarono gli Ungheri la desolazione alla Baviera. Vennero con loro alle mani i Cristiani di quella contrada, ma ne restarono sconfitti, e di loro fu fatta una terribile strage. Dilettavasi non poco circa questi tempiAtenolfo principebeneventano di soggiornare in Capoa, antica patria e dominio suo[Anonymus Salernit., Paralipom., P. I tom. 2 Rer. Ital., p. 296.]. Lasciava egli per governatore di BeneventoPietro vescovodi quella città, come persona, di cui si fidava assaissimo. Una fazion di Beneventani poco contenta del governo di Atenolfo, si servì di questa occasione per tentar l'animo del vescovo, offrendogli il dominio della città e del principato. Non accettò egli l'offerta, ma neppur la sprezzò, e tutto tenne nascosto ad Atenolfo. Ma questi ne fu avvertito dalla fazion d'altri che gli era fedele; e perchè non cessava questa mena, all'improvviso Atenolfo cavalcò a Benevento, imprigionò alcuni de' congiurati, e cacciò in esilio il vescovo che si ritirò a Salerno, doveGuaimario II, principe nemico d'Atenolfo, con onore l'accolse, e da lì innanzi, finchè visse, generosamente il mantenne a tutte sue spese. Rapporta l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr. tom. 5 in Episcop. Astens.]una bolla di Sergio papa in favore del capitolo de' canonici d'Asti, fondato in questi tempi daAudace vescovo, datain mense majo, Indictione decima, anno, Deo propitio, pontificatus domni Sergii summi pontificis IV, che appunto cade nell'anno presente; il che fa conoscere quanto sbagliasse il cardinal Baronio negli anni di Sergio III. Ma certo dovea dormire l'Ughelli, quando, dopo aver confessato che Audace vescovo d'Asti fu posto in quella cattedra nell'anno 904, vuole con questa bolla correggere Anastasio bibliotecario e il Baronio, iquali mettono la morte diSergio IIpapa nell'aprile dell'anno 847,quum ex hoc diplomate constet Sergium II mense majo decimae Indictionis adhuc in vivis fuisse, quasichèSergio IIIfosseSergio II. Abbiam di grandi obbligazioni all'Ughelli, ma sarebbe da desiderare che la sua Italia sacra fosse interamente rifatta da capo a piedi, come in Francia si fa della Gallia sacra de' Sammartani, essendo ben da lodare la ristampa e correzione fattane dal signor Coleti, ma non bastando questa al bisogno.


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