DCCCCXC

DCCCCXCAnno diCristoDCCCCXC. IndizioneIII.GiovanniXV papa 6.OttoneIII re di Germania e d'Italia 8.Abbiamo detto che l'imperadriceTeofaniacolla sua venuta in Italia mise o rimise alla divozione del reOttone IIIsuo figliuolo que' popoli che voleano vivere senza briglia. La Cronica del monistero del Volturno[Chronic. Vulturnense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]ci somministra una pruovadell'autorità da lei esercitata in Italia per un diploma suo spedito in protezione d'esso monistero,quarto nonas januarias anno dominicae Incarnationis DCCCCXC, Indictione II, anno vero tertii Ottonis regnantis III. Actum Romae, dove ella avea celebrato il santo Natale. Ma si dee scrivereIndictione III, e per conto degli anni delregnosi ha da scrivereanno VII. Tuttavia, siccome fu osservato in alcuni atti accennati di sopra, non si contavano per anche gli anni del regno di Ottone III in Italia. Un altro più importante documento[Antiq. Ital., Dissertat. XXXI, pag. 959.]ho io dato alla luce, cioè un placito tenuto,anno, Deo propitio, pontificatus domni Johannis summi pontificis V, die XIII mense martii, Indictione III, foris civitate Ravenne, in vico, qui dicitur Sablonaria, post tribunal palatii, quod olim construere jussit domnus Hotto imperator. Notabili son queste parole, ma più ancora le seguenti:Dum resideret, Deo annuente, Johannes archiepiscopus sanctae placentine ecclesie in generali placito, simul cum eo Hugo gratia Dei episcopus sancte hansdeburgensis ecclesie jussione domne Theofana imperatris, ec. Un tale atto finisce di chiarire che l'esarcato di Ravenna, non so se per qualche accordo seguito coi romani pontefici, o per altre ragioni, era divenuto parte del regno d'Italia; e che da gran tempo non ne erano più in possesso i romani pontefici. Ottone III non per anche avea conseguito la corona e il diritto degl'imperadori; e pure Teofania sua madre fa da padrona in Ravenna, mandandovi i suoi ministri a tenere pubblicamente giustizia, senza che si sappia che ne facessero doglianza i papi. Ed ora s'intende perchè Ottone il Grande avesse quivi fabbricato di pianta un palazzo regale per sè e per gli suoi successori. Dobbiamo anche al padre Mabillone[Mabill., in Annal. Benedict. ad hunc annum.]la memoria di un diploma d'essa imperadrice, dato in favore del monistero di Farfa, affinchè gli fosse restituita la cella di santa Vittoria, posta nel territoriodi Camerino. Fu ottenuto questo diplomainterventu Johannis archiepiscopi ravennatis, et Hugonis principis, cioè diUgo ducae marchese di Toscana e di Spoleti, che faceva la sua corte alla vedova imperadrice. Le note di quel documento, come cosa rara, meritano d'essere qui rammentate.Datum kal. aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCXC, imperii domnae Theophanu imperatris XVIII, Indictione III, Ravennae.L'epoca di Teofania non è giù presa, come pensò il suddetto padre Mabillone, dall'anno della morte di Ottone II suo consorte, ma bensì, come avverti il dottissimo padre Gotifredo abbate gotwicense[Chron. Gotwicense, tom. 1, pag. 224.], dall'anno delle sue nozze, cioè dal 972. Intanto osserviamo che questa principessa la faceva non da imperadrice, ma da imperadore. Tornossene ella in quest'anno in Germania per assistere al re Ottone III suo figliuolo nel governo degli stati. Secondochè racconta Romoaldo salernitano[Romualdus Salernit., Chron. tom. 7 Rer. Ital.],anno DCCCCXC stella a parte Septemtrionis apparuit, habens splendorem, qui tenebat contra Meridiem, quasi passum unum. Et post paucos dies iterum apparuit eadem stella a parte Occidentis, et splendor ejus ad Orientem tendebat. Et non post multos dies fuit terraemotus magnus, qui plures evertit domos in Benevento et Capua, multosque homines occidit, et in civitate Ariano multas ecclesias subvertit. Civitas quoque Frequentus paene media cecidit. Civitatem vero Consanam prope mediam cum episcopo subvertit, multosque homines oppressit. Ronsem totam cum ejus hominibus submersit.Viene anche da Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 11.]narrata questa disavventura con aggiugnere:In Benevento Viperam dejecit, et subvertit quindecim turres, in quibus centum quinquaginta homines mortui sunt. Angelo della Noce fu di parere che col nome diViperasia indicato un castello di questo nome nel territoriodi Benevento. Credo io piuttosto che Leone significhi una figura di vipera che tuttavia i Beneventani nella stessa loro città tenessero alzata sopra qualche colonna, o fabbrica alta: superstizione ereditata dagli antichi Longobardi.Simulacrum, quod vulgo Vipera nominatur, cui Langobardi flectebant colla[Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in episcop. Benevent.], si legge nella vita di san Barbato vescovo di Benevento. Pare che sino a questi tempi durasse quella superstiziosa statua o figura in essa città. Ma avendo noi veduto all'anno 663 che per opera di quel santo prelato fu atterrata, si può sospettare che almeno il luogo dove essa fu ritenesse quel nome, e in alcuni non fosse ben estinta quella ridicola persuasione che dal mantenimento di quel luogo dipendesse la felicità e salvezza della città, in quella guisa che gli antichi Romani pensarono dell'altare della Vittoria, i Troiani del Palladio, i Fiorentini della statua di Marte, ed altri simili.

Abbiamo detto che l'imperadriceTeofaniacolla sua venuta in Italia mise o rimise alla divozione del reOttone IIIsuo figliuolo que' popoli che voleano vivere senza briglia. La Cronica del monistero del Volturno[Chronic. Vulturnense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]ci somministra una pruovadell'autorità da lei esercitata in Italia per un diploma suo spedito in protezione d'esso monistero,quarto nonas januarias anno dominicae Incarnationis DCCCCXC, Indictione II, anno vero tertii Ottonis regnantis III. Actum Romae, dove ella avea celebrato il santo Natale. Ma si dee scrivereIndictione III, e per conto degli anni delregnosi ha da scrivereanno VII. Tuttavia, siccome fu osservato in alcuni atti accennati di sopra, non si contavano per anche gli anni del regno di Ottone III in Italia. Un altro più importante documento[Antiq. Ital., Dissertat. XXXI, pag. 959.]ho io dato alla luce, cioè un placito tenuto,anno, Deo propitio, pontificatus domni Johannis summi pontificis V, die XIII mense martii, Indictione III, foris civitate Ravenne, in vico, qui dicitur Sablonaria, post tribunal palatii, quod olim construere jussit domnus Hotto imperator. Notabili son queste parole, ma più ancora le seguenti:Dum resideret, Deo annuente, Johannes archiepiscopus sanctae placentine ecclesie in generali placito, simul cum eo Hugo gratia Dei episcopus sancte hansdeburgensis ecclesie jussione domne Theofana imperatris, ec. Un tale atto finisce di chiarire che l'esarcato di Ravenna, non so se per qualche accordo seguito coi romani pontefici, o per altre ragioni, era divenuto parte del regno d'Italia; e che da gran tempo non ne erano più in possesso i romani pontefici. Ottone III non per anche avea conseguito la corona e il diritto degl'imperadori; e pure Teofania sua madre fa da padrona in Ravenna, mandandovi i suoi ministri a tenere pubblicamente giustizia, senza che si sappia che ne facessero doglianza i papi. Ed ora s'intende perchè Ottone il Grande avesse quivi fabbricato di pianta un palazzo regale per sè e per gli suoi successori. Dobbiamo anche al padre Mabillone[Mabill., in Annal. Benedict. ad hunc annum.]la memoria di un diploma d'essa imperadrice, dato in favore del monistero di Farfa, affinchè gli fosse restituita la cella di santa Vittoria, posta nel territoriodi Camerino. Fu ottenuto questo diplomainterventu Johannis archiepiscopi ravennatis, et Hugonis principis, cioè diUgo ducae marchese di Toscana e di Spoleti, che faceva la sua corte alla vedova imperadrice. Le note di quel documento, come cosa rara, meritano d'essere qui rammentate.Datum kal. aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCXC, imperii domnae Theophanu imperatris XVIII, Indictione III, Ravennae.L'epoca di Teofania non è giù presa, come pensò il suddetto padre Mabillone, dall'anno della morte di Ottone II suo consorte, ma bensì, come avverti il dottissimo padre Gotifredo abbate gotwicense[Chron. Gotwicense, tom. 1, pag. 224.], dall'anno delle sue nozze, cioè dal 972. Intanto osserviamo che questa principessa la faceva non da imperadrice, ma da imperadore. Tornossene ella in quest'anno in Germania per assistere al re Ottone III suo figliuolo nel governo degli stati. Secondochè racconta Romoaldo salernitano[Romualdus Salernit., Chron. tom. 7 Rer. Ital.],anno DCCCCXC stella a parte Septemtrionis apparuit, habens splendorem, qui tenebat contra Meridiem, quasi passum unum. Et post paucos dies iterum apparuit eadem stella a parte Occidentis, et splendor ejus ad Orientem tendebat. Et non post multos dies fuit terraemotus magnus, qui plures evertit domos in Benevento et Capua, multosque homines occidit, et in civitate Ariano multas ecclesias subvertit. Civitas quoque Frequentus paene media cecidit. Civitatem vero Consanam prope mediam cum episcopo subvertit, multosque homines oppressit. Ronsem totam cum ejus hominibus submersit.Viene anche da Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 11.]narrata questa disavventura con aggiugnere:In Benevento Viperam dejecit, et subvertit quindecim turres, in quibus centum quinquaginta homines mortui sunt. Angelo della Noce fu di parere che col nome diViperasia indicato un castello di questo nome nel territoriodi Benevento. Credo io piuttosto che Leone significhi una figura di vipera che tuttavia i Beneventani nella stessa loro città tenessero alzata sopra qualche colonna, o fabbrica alta: superstizione ereditata dagli antichi Longobardi.Simulacrum, quod vulgo Vipera nominatur, cui Langobardi flectebant colla[Ughell., Ital. Sacr., tom. 8 in episcop. Benevent.], si legge nella vita di san Barbato vescovo di Benevento. Pare che sino a questi tempi durasse quella superstiziosa statua o figura in essa città. Ma avendo noi veduto all'anno 663 che per opera di quel santo prelato fu atterrata, si può sospettare che almeno il luogo dove essa fu ritenesse quel nome, e in alcuni non fosse ben estinta quella ridicola persuasione che dal mantenimento di quel luogo dipendesse la felicità e salvezza della città, in quella guisa che gli antichi Romani pensarono dell'altare della Vittoria, i Troiani del Palladio, i Fiorentini della statua di Marte, ed altri simili.


Back to IndexNext