DCCCCXCI

DCCCCXCIAnno diCristoDCCCCXCI. IndizioneIV.GiovanniXV papa 7.OttoneIII re di Germania e d'Italia 9.Abbiamo dall'Annalista sassone[Annalista Saxo.], che Ottone III coll'Augusta Teofania sua madre celebrò con solennità ed allegria la santa Pasqua in Quidelingeburg in Sassonia. Intervennero a tal festaMarchio Tuscanorum Hugo, et dux Polonorum Miseco cum pluribus regni princibus, diversa munera ad obsequium imperatoris(non era per anche imperadore)deferentes.Ugo marchesee duca di Toscana con grandi ricchezze e potenza accoppiava una non minore accortezza; e volendosi ben mettere in grazia di Ottone III e di sua madre, non tornò sì tosto in Italia, ma continuò a far la sua corte a que' regnanti, finchè giunsero a Nimega. Quivi infermatasi l'imperadriceTeofania, da morte immatura fu rapita nel dì 16 di giugno dell'anno presente Presso Ditmaro[Ditmarus, in Chron., lib. 4.]la sua morte è posta sotto il precedente anno, ma per errore dei copisti. L'Annalista sassone, Ermanno Contratto, Lamberto da Scafnaburgo, che copiavano la Cronica di Ditmaro, dovettero ben vedere che anch'egli sotto il presente anno notò la morte della suddetta imperadrice. Era questa greca principessa donna di spiriti virili, di bella ed onesta conversazione, molto caritativa verso de' poveri e delle chiese; sapeva cattivarsi l'affetto di chi ella voleva, ed insieme tener basso chi alzava la cresta; utilissima perciò nel governo degli stati al figliuolo. Un solo difetto viene in lei riprovato da sant'Odilone[Odilo, in Vit. Sanct. Adelheidis.]: cioè, che quantunque ella fosse utile ed ottima per gli altri,socrui tamen(cioè a sant'Adelaide)fuit ex parte contraria. Ad postremum vero cujusdam Graeci(probabilmente vuol intendere di Giovanni arcivescovo di Piacenza)aliorumque adulantium consilio fruens, minabatur ei, quasi manu designando, dicens: Si integrum annum supervixero, non dominabitur Adhelhaida in toto mundo, quod non possit circumdari palmo uno. Quam sententiam inconsulte prolatam, divina censura fecit esse veracem. Ante quatuor hebdomadas graeca imperatrix ab hac luce discessit. Augusta Adalhaida superstes, felixque remansit.All'avviso della defunta nuora la piissima imperadriceAdelaidesi portò dall'Italia in Germania per consolare l'afflitto nipoteOttone III, e per dare assistenza alla di lui età bisognosa tuttavia di consiglio nel governo del regno. E quiviille eam matris instar secum tamdiu habuit, quoad usque ipse protervorum consilio juvenum depravatus, tristem illam dimisit. Sicchè ella malcontenta si restituì all'Italia (non so in qual tempo), lasciando il re nipote in balìa ai trasporti della sua gioventù. Fin qui aveaTribuno Memmodoge di Veneziagovernato il suo popolo senza operar cose che gliene guadagnassero l'affetto[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]. Gli stava non poco a cuore che Maurizio suo figliuolo succedesse a lui nel governo, e perciò lo spedì a Costantinopoli con isperanza, che ritornando condecorato da quegli Augusti di qualche illustre dignità, più facilmente otterrebbe il suo intento. Ma cadde intanto malato esso doge, e sentendo accostarsi il suo fine, si fece portare al monistero di san Zacheria, e quivi preso l'abito monastico, dopo sei giorni terminò di vivere. Non già il di lui figliuolo, ma bensìPietro Orseolo IIfu creato in suo luogo doge di Venezia. Egli era figliuolo di quelPietro Orseoloche già vedemmo doge, e poi passato alla vita monastica in Francia, dove per le sue virtù si guadagnò il titolo di beato e di santo. Questi fu principe di gran senno, e talmente attento ai vantaggi della sua patria, che Venezia a' suoi di crebbe sommamente di potenza e decoro. All'anno precedente 990 racconta il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.]le rivoluzioni seguite in Milano fraLandolfo arcivescovoe il popolo di quella città. Il signor Sassi nelle annotazioni[Saxius, in Adnotation. ad eumdem.]fu di parere ch'esso Landolfo venisse promosso a quell'arcivescovato nell'anno 980, come in fatti è notato nel Codice estense della Storia di Arnolfo milanese[Arnulf., Hist. Mediol., tom. 4 Rer. Ital.]; e che nel 982 succedessero quelle dissensioni, per le quali Ottone II imperadore, secondo lui assediò Milano nell'anno 983. Io non m'arrischio a proporre alcuno di tali fatti, perchè circa il tempo la storia ci lascia nelle tenebre, e mi prendo la libertà di narrar qui le sollevazioni suddette con qualche barlume di verisimiglianza, che trovandosi troppo giovane il re Ottone III, e morta la madre sua, e passata in Germania l'avola sua Adelaide, potesse allora il popolo di Milano prendere l'armi contra del suoarcivescovo. Ora il fatto è in questa maniera narrato da Landolfo seniore[Landulf. Senior, Hist. Mediol., tom. 4 Rer. Ital.]storico milanese.A' tempi di Ottone I era potentissimo in Milano Bonizone da Carcano. Essendo vacata la chiesa di Milano per la morte diGotifredo arcivescovonell'anno 980, costui a forza d'oro procurò quell'arcivescovato dall'imperadore per suo figliuoloLandolfocontro la volontà di tutto il clero e popolo milanese, al quale apparteneva l'elezione. Crebbe perciò di giorno in giorno sempre più l'odio universale contra di lui.Interea Landulphus paucis commoratus annis, patre ejus male mortuo a quodam Tazonis vernula suo in lecto, ad Ottonem imperatorem cursu veloci fugiens tetendit.Istigato l'imperadore (questi era Ottone II) venne all'assedio di Milano. Per una visione ritornò in sè stesso Landolfo, e chiamati dalla città molti nobili, stabilì un infame accordo con essi, concedendo loro in feudo o a livello le dignità della chiesa e le pievi della sua diocesi: con che egli ritornò quieto alla sua cattedra, e l'Augusto Ottone se ne andò in Liguria. Ma nulla parlando Arnolfo milanese, scrittore più esatto e contemporaneo d'esso Landolfo nel secolo susseguente, di un tale assedio, e nulla dicendone gli scrittori tedeschi, che pure van registrando tutte le più riguardevoli azioni di Ottone II, io non so che s'abbia a creder a Landolfo storico per conto d'esso assedio. Però meglio fia l'attenersi qui al racconto d'esso Arnolfo[Arnulf., Hist. Mediol., lib. 1, cap. 10.], che con altre circostanze ci rappresenta quegli avvenimenti. Dice adunque, che succeduto Landolfo, nativo del castello di Carcano, a Gotofredo arcivescovo, per la troppa insolenza del padre e del fratello cominciò a tirarsi addosso l'odio del popolo, coll'abusarsi del dominio della città, di cui forse era conte, o vogliam dire governatore. Congiurò contradi lui la plebe, ma i nobili erano in favore di lui.Quibus assidue rixantibus grande commissum est in urbe certamen.Vedendo Landolfo di non potere reggere alla forza del popolo, lasciato nella città il padre suo decrepito, si ritirò fuori coi nobili, ai quali, per tenerli saldi nel suo partito con farli suoi vassalli, distribuì molti benefizii dei cherici e beni della sua Chiesa,Iterum autem collecto ex diversis partibus agmine, conflixit eisdem cum civibus in campo Carbonariae, ubi facta est plurima caedes utrinque: a quo bello aegre divertit hac etiam vice. In civitate autem quaedam(scriviquidam,)vernula, audita domini sui nece, accurrens, patrem praesulis lecto jacentem cultro transfixit.Ma non andò molto, che frappostesi varie persone sagge, seguì concordia e pace fra Landolfo e il popolo. L'arcivescovo in emenda de' suoi peccati fece fabbricare in Milano il monistero di san Celso, dove poi venendo a morte, volle essere seppellito. Qui non c'è parola nè di Ottone II, nè di assedio da lui fatto di Milano; e però potrebbono essere succeduti cotali sconcerti durante la lontananza e minorità di Ottone III. Circa questi medesimi tempi anche il popolo di Cremona recò non pochi affanni adOdelrico vescovodi quella città; perciocchèecclesiae suae terram potestative invaserunt, ac illam(forse illum)devestierunt; atque sub obtentu, seu occasione commendationis atque facticii, clericos illius, ac laicos suo regimini juste et legaliter deditos, ec. injuste depraedantes, eamdem ecclesiam coarctando ac depraedando, multis calamitatibus opprimebant. Tutto ciò si legge in un diploma di Ottone III[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Cremonens.]dell'anno 996. Fatti tutti che son degni d'attenzione, poichè di qui si scorge il principio della libertà e indipendenza che a poco a poco andarono poi procacciando a sè stessi i popoli d'Italia con una strepitosa mutazion di cose, di cui andremo di mano in mano ravvisandoil progresso. Rapporta il Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]un placito tenutoin civitate Placentia in solario proprio donni archiepiscopi sanctae placentinae ecclesiae,dovein judicio residebat domnus Joannes vir venerabilis archiepiscopus sanctae placentinae ecclesiae, missus donni Ottonis regis. Dal notaio fu scrittoanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCXCI, decimotertio kalendas februarii, Indictione quarta. Noi ancor qui troviamo in uso l'autorità regale di Ottone III in Italia, ma non giù notati negli atti pubblici gli anni del suo regno. Abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]chefecit bellum Asto comes cum Saracenis in Tarento, et ibi cecidit ille cum multis Barensibus. In vece diAsto, un altro codice e l'Anonimo barense hannoOtto comes; ma si dee scrivereAtto comes. Medesimamente in quest'annoUgo Capetore di Francia, sdegnato contra diArnolfo arcivescovodi Rems, il fece deporre dai vescovi in un concilio tenuto in quella città, ma senza che fosse approvata una tal risoluzione dalla santa Sede. In suo luogo fece egli ordinareGerberto, che noi già vedemmo abbate di Bobbio, in ricompensa di essere stato maestro delre Robertosuo figliuolo, e per la stima della di lui rara letteratura. Vedremo poi fin dove arrivò la fortuna di questo personaggio.

Abbiamo dall'Annalista sassone[Annalista Saxo.], che Ottone III coll'Augusta Teofania sua madre celebrò con solennità ed allegria la santa Pasqua in Quidelingeburg in Sassonia. Intervennero a tal festaMarchio Tuscanorum Hugo, et dux Polonorum Miseco cum pluribus regni princibus, diversa munera ad obsequium imperatoris(non era per anche imperadore)deferentes.Ugo marchesee duca di Toscana con grandi ricchezze e potenza accoppiava una non minore accortezza; e volendosi ben mettere in grazia di Ottone III e di sua madre, non tornò sì tosto in Italia, ma continuò a far la sua corte a que' regnanti, finchè giunsero a Nimega. Quivi infermatasi l'imperadriceTeofania, da morte immatura fu rapita nel dì 16 di giugno dell'anno presente Presso Ditmaro[Ditmarus, in Chron., lib. 4.]la sua morte è posta sotto il precedente anno, ma per errore dei copisti. L'Annalista sassone, Ermanno Contratto, Lamberto da Scafnaburgo, che copiavano la Cronica di Ditmaro, dovettero ben vedere che anch'egli sotto il presente anno notò la morte della suddetta imperadrice. Era questa greca principessa donna di spiriti virili, di bella ed onesta conversazione, molto caritativa verso de' poveri e delle chiese; sapeva cattivarsi l'affetto di chi ella voleva, ed insieme tener basso chi alzava la cresta; utilissima perciò nel governo degli stati al figliuolo. Un solo difetto viene in lei riprovato da sant'Odilone[Odilo, in Vit. Sanct. Adelheidis.]: cioè, che quantunque ella fosse utile ed ottima per gli altri,socrui tamen(cioè a sant'Adelaide)fuit ex parte contraria. Ad postremum vero cujusdam Graeci(probabilmente vuol intendere di Giovanni arcivescovo di Piacenza)aliorumque adulantium consilio fruens, minabatur ei, quasi manu designando, dicens: Si integrum annum supervixero, non dominabitur Adhelhaida in toto mundo, quod non possit circumdari palmo uno. Quam sententiam inconsulte prolatam, divina censura fecit esse veracem. Ante quatuor hebdomadas graeca imperatrix ab hac luce discessit. Augusta Adalhaida superstes, felixque remansit.All'avviso della defunta nuora la piissima imperadriceAdelaidesi portò dall'Italia in Germania per consolare l'afflitto nipoteOttone III, e per dare assistenza alla di lui età bisognosa tuttavia di consiglio nel governo del regno. E quiviille eam matris instar secum tamdiu habuit, quoad usque ipse protervorum consilio juvenum depravatus, tristem illam dimisit. Sicchè ella malcontenta si restituì all'Italia (non so in qual tempo), lasciando il re nipote in balìa ai trasporti della sua gioventù. Fin qui aveaTribuno Memmodoge di Veneziagovernato il suo popolo senza operar cose che gliene guadagnassero l'affetto[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]. Gli stava non poco a cuore che Maurizio suo figliuolo succedesse a lui nel governo, e perciò lo spedì a Costantinopoli con isperanza, che ritornando condecorato da quegli Augusti di qualche illustre dignità, più facilmente otterrebbe il suo intento. Ma cadde intanto malato esso doge, e sentendo accostarsi il suo fine, si fece portare al monistero di san Zacheria, e quivi preso l'abito monastico, dopo sei giorni terminò di vivere. Non già il di lui figliuolo, ma bensìPietro Orseolo IIfu creato in suo luogo doge di Venezia. Egli era figliuolo di quelPietro Orseoloche già vedemmo doge, e poi passato alla vita monastica in Francia, dove per le sue virtù si guadagnò il titolo di beato e di santo. Questi fu principe di gran senno, e talmente attento ai vantaggi della sua patria, che Venezia a' suoi di crebbe sommamente di potenza e decoro. All'anno precedente 990 racconta il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 7.]le rivoluzioni seguite in Milano fraLandolfo arcivescovoe il popolo di quella città. Il signor Sassi nelle annotazioni[Saxius, in Adnotation. ad eumdem.]fu di parere ch'esso Landolfo venisse promosso a quell'arcivescovato nell'anno 980, come in fatti è notato nel Codice estense della Storia di Arnolfo milanese[Arnulf., Hist. Mediol., tom. 4 Rer. Ital.]; e che nel 982 succedessero quelle dissensioni, per le quali Ottone II imperadore, secondo lui assediò Milano nell'anno 983. Io non m'arrischio a proporre alcuno di tali fatti, perchè circa il tempo la storia ci lascia nelle tenebre, e mi prendo la libertà di narrar qui le sollevazioni suddette con qualche barlume di verisimiglianza, che trovandosi troppo giovane il re Ottone III, e morta la madre sua, e passata in Germania l'avola sua Adelaide, potesse allora il popolo di Milano prendere l'armi contra del suoarcivescovo. Ora il fatto è in questa maniera narrato da Landolfo seniore[Landulf. Senior, Hist. Mediol., tom. 4 Rer. Ital.]storico milanese.

A' tempi di Ottone I era potentissimo in Milano Bonizone da Carcano. Essendo vacata la chiesa di Milano per la morte diGotifredo arcivescovonell'anno 980, costui a forza d'oro procurò quell'arcivescovato dall'imperadore per suo figliuoloLandolfocontro la volontà di tutto il clero e popolo milanese, al quale apparteneva l'elezione. Crebbe perciò di giorno in giorno sempre più l'odio universale contra di lui.Interea Landulphus paucis commoratus annis, patre ejus male mortuo a quodam Tazonis vernula suo in lecto, ad Ottonem imperatorem cursu veloci fugiens tetendit.Istigato l'imperadore (questi era Ottone II) venne all'assedio di Milano. Per una visione ritornò in sè stesso Landolfo, e chiamati dalla città molti nobili, stabilì un infame accordo con essi, concedendo loro in feudo o a livello le dignità della chiesa e le pievi della sua diocesi: con che egli ritornò quieto alla sua cattedra, e l'Augusto Ottone se ne andò in Liguria. Ma nulla parlando Arnolfo milanese, scrittore più esatto e contemporaneo d'esso Landolfo nel secolo susseguente, di un tale assedio, e nulla dicendone gli scrittori tedeschi, che pure van registrando tutte le più riguardevoli azioni di Ottone II, io non so che s'abbia a creder a Landolfo storico per conto d'esso assedio. Però meglio fia l'attenersi qui al racconto d'esso Arnolfo[Arnulf., Hist. Mediol., lib. 1, cap. 10.], che con altre circostanze ci rappresenta quegli avvenimenti. Dice adunque, che succeduto Landolfo, nativo del castello di Carcano, a Gotofredo arcivescovo, per la troppa insolenza del padre e del fratello cominciò a tirarsi addosso l'odio del popolo, coll'abusarsi del dominio della città, di cui forse era conte, o vogliam dire governatore. Congiurò contradi lui la plebe, ma i nobili erano in favore di lui.Quibus assidue rixantibus grande commissum est in urbe certamen.Vedendo Landolfo di non potere reggere alla forza del popolo, lasciato nella città il padre suo decrepito, si ritirò fuori coi nobili, ai quali, per tenerli saldi nel suo partito con farli suoi vassalli, distribuì molti benefizii dei cherici e beni della sua Chiesa,Iterum autem collecto ex diversis partibus agmine, conflixit eisdem cum civibus in campo Carbonariae, ubi facta est plurima caedes utrinque: a quo bello aegre divertit hac etiam vice. In civitate autem quaedam(scriviquidam,)vernula, audita domini sui nece, accurrens, patrem praesulis lecto jacentem cultro transfixit.Ma non andò molto, che frappostesi varie persone sagge, seguì concordia e pace fra Landolfo e il popolo. L'arcivescovo in emenda de' suoi peccati fece fabbricare in Milano il monistero di san Celso, dove poi venendo a morte, volle essere seppellito. Qui non c'è parola nè di Ottone II, nè di assedio da lui fatto di Milano; e però potrebbono essere succeduti cotali sconcerti durante la lontananza e minorità di Ottone III. Circa questi medesimi tempi anche il popolo di Cremona recò non pochi affanni adOdelrico vescovodi quella città; perciocchèecclesiae suae terram potestative invaserunt, ac illam(forse illum)devestierunt; atque sub obtentu, seu occasione commendationis atque facticii, clericos illius, ac laicos suo regimini juste et legaliter deditos, ec. injuste depraedantes, eamdem ecclesiam coarctando ac depraedando, multis calamitatibus opprimebant. Tutto ciò si legge in un diploma di Ottone III[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Episcop. Cremonens.]dell'anno 996. Fatti tutti che son degni d'attenzione, poichè di qui si scorge il principio della libertà e indipendenza che a poco a poco andarono poi procacciando a sè stessi i popoli d'Italia con una strepitosa mutazion di cose, di cui andremo di mano in mano ravvisandoil progresso. Rapporta il Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]un placito tenutoin civitate Placentia in solario proprio donni archiepiscopi sanctae placentinae ecclesiae,dovein judicio residebat domnus Joannes vir venerabilis archiepiscopus sanctae placentinae ecclesiae, missus donni Ottonis regis. Dal notaio fu scrittoanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi DCCCCXCI, decimotertio kalendas februarii, Indictione quarta. Noi ancor qui troviamo in uso l'autorità regale di Ottone III in Italia, ma non giù notati negli atti pubblici gli anni del suo regno. Abbiamo da Lupo Protospata[Lupus Protospata, in Chron.]chefecit bellum Asto comes cum Saracenis in Tarento, et ibi cecidit ille cum multis Barensibus. In vece diAsto, un altro codice e l'Anonimo barense hannoOtto comes; ma si dee scrivereAtto comes. Medesimamente in quest'annoUgo Capetore di Francia, sdegnato contra diArnolfo arcivescovodi Rems, il fece deporre dai vescovi in un concilio tenuto in quella città, ma senza che fosse approvata una tal risoluzione dalla santa Sede. In suo luogo fece egli ordinareGerberto, che noi già vedemmo abbate di Bobbio, in ricompensa di essere stato maestro delre Robertosuo figliuolo, e per la stima della di lui rara letteratura. Vedremo poi fin dove arrivò la fortuna di questo personaggio.


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