DCCCCXI

DCCCCXIAnno diCristoDCCCCXI. IndizioneXIV.AnastasioIII papa 1.LodovicoIII imperadore 11.Berengariore d'Italia 24.Mancò di vita in quest'anno nel mese di maggioLeone il Saggioimperadore dei Greci[Cedrenus, Leo Grammaticus et alii.], e gli succederono nell'imperioAlessandrosuo fratello eCostantinoPorfirogenito, suo figliuolo di età puerile. Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib 5.]cita uno strumento scritto in Ravennaanno octavo Sergii pontificis, Indictione quartadecima. Perciò il padre Pagi[Pagius, ad Annales Baron.]fondatamente scrisse cheSergio IIIpapa condusse sua vita fino a qualche mese dell'anno presente. Frodoardo anch'egli, siccome è detto di sopra, attesta[Frodoardus, de Roman. Pont., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]che questo pontefice tenne la sedia di san Pietroannis septem amplius. Finalmente il Lambecio[Lambecius, Rer. Hamburg., lib. 1.]pubblicò un'altra bolla del medesimo papa scritta inkalendis junii, anno pontificatus domni Sergii summi pontificis et universalis papae VIII, Indictione XIV. Perciò resta assai accertato il tempo di sua morte. Era in sì mal concetto questo papa presso il cardinal Baronio, che, riferendo esso porporato[Baron., in Annal. Eccles.]il di lui epitaffio, conservato a noi da Pietro Mallio[Petrus Mallius, de Basil. Vatic., in Actis Sanctor., tom. 7.], non vi seppe trovare, benchè scrittore di tanto discernimento, se nonSergio Ipapa morto nell'anno 701. Ma indubitata cosa è che esso appartiene a questo pontefice, sì per le notizie che contiene, come ancora perchè uniforme a quanto scrisse di lui Frodoardo, siccome abbiam veduto di sopra. L'epitaffio è questo, che a' tempi di Pietro Mallio, cioè nel secolo duodecimo, tuttavia si conservava nella basilica vaticana:LIMINA QVISQVIS ADIS PETRI METVENDA BEATI,CERNE PII SERGII EXCVBIASQVE PETRI.CVLMEN APOSTOLICAE SEDIS IS IVRE PATERNOELECTVS TENVIT, VT THEODORVS OBIT.PELLITVR VRBE PATER. PERVADIT SACRA IOHANNES,ROMVLEOSQVE GREGES DISSIPAT ISTE LVPVS.EXVL ERAT PATRIA SEPTEM VOLVENTIBVS ANNISPOST MVLTIS POPVLI VRBE REDIT PRECIBVS.SVSCIPITVR PAPA. SACRATA SEDE RECEPTAGAVDET. AMAT PASTOR AGMINA CVNCTA SIMVL.HIC INVASORES SANCTORUM FALCE SVBEGITROMANAE ECCLESIAE IVDICIISQVE PATRVM.Nel primo pentametro in vece diEXCVBIASs'ha da leggereEXVVIAS. Nel secondo si accennaTeodoro IIpapa morto nell'anno 898. Nel terzo esametro l'autore dell'epitaffio parla diGiovanni IXpapa. Ma ciò che rendè sì esosoSergio IIIal piissimo cardinal Baronio, fu l'essere noto che egli fu scomunicato dal ponteficeGiovanni VIII; ma fu poi anche assoluto dai papi successori. Sigeberto[Sigebertus, in Chronico.]ed altri suoi copiatori il tacciano, perchè infierì contra il cadavero e le ordinazioni di papa Formoso. Abbiam detto ciò essere falsissimo. Nè entrò egli come ladro, ma come pastore a reggere la greggia di Cristo. Quel solo che può giustamente fargli discredito, si è, cheMariasoprannominataMarozia, nobilissima patrizia romana, ma anche donna di vita disonesta in questi tempi, se vogliam prestar fede alla mala lingua di Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.],ex papa Sergio Johannem, qui post Johannis ravennatis obitum sanctae romanae Ecclesiae obtinuit dignitatem, nefario genuit adulterio. Così lasciò scritto quello storico, ma solo garante di questa indignità, e copiato poi alla cieca dai susseguenti scrittori. Può essere che egli dica il vero. Contuttociò, si potrebbe dimandare se s'abbiano a prendere come verità contanti tutte le laidezze e maldicenze, delle quali è sì vago nella sua storia Liutprando. Prestava egli fede a tutte le pasquinate e a tutti i libelli infamatorii di quei tempi, che neppure allora mancavano.Durava in Roma una fazione contraria a papa Sergio III, e si può lecitamente sospettare che questa spargesse delle velenose dicerie in aggravio della di lui persona e fama. Son ben persuaso che Marozia desse non poche occasioni di scandalo a Roma, e ne vedremo a suo tempo le pruove; ma a poter asserire con franchezza ch'essa da Sergio procreasse Giovanni, che poi tenne la cattedra di san Pietro, di gran pruove ci vogliono.A buon conto di questoGiovanni XIpapa così scrive Leone Marsicano, ossia l'Ostiense, storico del secolo susseguente[Leo Ostiensis, in Chron., lib. I, cap. 61.]:Defuncto Agapito papa secundo, Johannes undecimus natione romanus, Alberici Romanorum consulis filius, illi in pontificatum succedit. Falla l'Ostiense in dire che Giovanni XI succedesse ad Agapito; siccome anche poco accuratamente scrisse Liutprando cheGiovanni XIsuccedette aGiovanni X. Ma in fine Leone Ostiense può a noi servire di testimonio, essere stata la tradizione di Roma che Giovanni XI fosse figliuolo di Alberico console de' Romani e marchese, e non già di Sergio III papa. E Marozia è da credere che fosse moglie del medesimo marchese Alberico. Veggasi anche l'Anonimo salernitano[Anonymus Salernit., Paralipom., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], scrittore di questo medesimo secolo, il quale notò che papaGiovanni XIfu figliuolocujusdam Alberici patricii. E se fosse certo, come vuole il padre Pagi all'anno 908, che nella vita di santoUlderico vescovodi Augusta, in vece diMarinosi avesse da leggereSergiopapa, avrebbe esso Sergio avuto il dono della profezia. Ora aSergio IIIsuccedette nel pontificatoAnastasio III. Fece in quest'anno[Antiquit. Ital., Dissert. XXII.]Anselmus gratia Dei comes comitatu veronense, et filius bonae memoriae Waldoriensis Francorum genere, nel suo ultimo testamento una donazione di varii benimonasterio sancti Silvestri sito in comitatu motinense, ubi vocabulum est Nonantulas. La carta è scrittaregnante domno nostro Berengario rege hic in Italia, anno vicesimo quarto sub die de mense septembris, Indictione XV. Ebbero poco dappoi cura i monaci di far confermar questa sua disposizione dallo stesso re Berengario, che ci scuopre dov'egli allora dimorasse. Fu dato il diplomaV kalendas novembris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXI, domni vero Berengarii serenissimi regis XXIV, Indictione quintadecima.Actum Papiae. Tornò probabilmente di quest'anno in ItaliaLandolfoprincipe di Benevento e di Capoa, e si diede col minor fratello, cioè conAtenolfo II, a governar saggiamente i suoi popoli. Portò seco da Costantinopoli l'illustre titolo dipatrizio: del che si vede che egli si gloriava ne' suoi diplomi. Questo nondimeno dà abbastanza a conoscere aver egli suggettati gli Stati suoi alla sovranità degli imperadori greci, i quali, con compartire lo stesso onore e titolo aGregorioduca di Napoli e aGiovanniduca di Gaeta, andarono slargando la loro autorità e dominio in quelle parti d'Italia. L'ultimo anno fu questo della vita diLodovicore di Germania[Marian. Scotus, Hepidannus, Hermannus Contractus et alii.]. Morì in età giovanile, senza aver presa moglie, senza lasciar figliuoli. Concorrevano i voti dei baroni inOttone ducadi Sassonia, che fu avolo diOttone IAugusto, ma egli, colle scuse della vecchiaia, ricusò questo peso, e consigliò di appoggiarlo aConradoossiaCorradoduca della Francia orientale, che in fatti fu eletto re. Che questi nudrisse delle pretensioni sopra l'Italia, si può dedurre da quanto lasciò scritto Eccardo con dire[Echeardus, de Cas. Monast. S. Galli, cap. I.]:Hattonem moguntinum(archiepiscopum)in Italiam, jus regium exacturum, tendentem Constantiam devenisse, et rediisse divitem ab Italia ditissimum. Verisimilmente il re Berengario smorzò con dei regali fatti a questo arcivescovo un principio di nuovo incendio. E dipoi Corrado ebbe di pensare alla casa propria per cagion degli Ungheri, che di tanto in tanto portavano le stragi e i saccheggi ora ad una provincia ed ora ad un'altra del regno germanico.

Mancò di vita in quest'anno nel mese di maggioLeone il Saggioimperadore dei Greci[Cedrenus, Leo Grammaticus et alii.], e gli succederono nell'imperioAlessandrosuo fratello eCostantinoPorfirogenito, suo figliuolo di età puerile. Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib 5.]cita uno strumento scritto in Ravennaanno octavo Sergii pontificis, Indictione quartadecima. Perciò il padre Pagi[Pagius, ad Annales Baron.]fondatamente scrisse cheSergio IIIpapa condusse sua vita fino a qualche mese dell'anno presente. Frodoardo anch'egli, siccome è detto di sopra, attesta[Frodoardus, de Roman. Pont., P. II, tom. 3 Rer. Ital.]che questo pontefice tenne la sedia di san Pietroannis septem amplius. Finalmente il Lambecio[Lambecius, Rer. Hamburg., lib. 1.]pubblicò un'altra bolla del medesimo papa scritta inkalendis junii, anno pontificatus domni Sergii summi pontificis et universalis papae VIII, Indictione XIV. Perciò resta assai accertato il tempo di sua morte. Era in sì mal concetto questo papa presso il cardinal Baronio, che, riferendo esso porporato[Baron., in Annal. Eccles.]il di lui epitaffio, conservato a noi da Pietro Mallio[Petrus Mallius, de Basil. Vatic., in Actis Sanctor., tom. 7.], non vi seppe trovare, benchè scrittore di tanto discernimento, se nonSergio Ipapa morto nell'anno 701. Ma indubitata cosa è che esso appartiene a questo pontefice, sì per le notizie che contiene, come ancora perchè uniforme a quanto scrisse di lui Frodoardo, siccome abbiam veduto di sopra. L'epitaffio è questo, che a' tempi di Pietro Mallio, cioè nel secolo duodecimo, tuttavia si conservava nella basilica vaticana:

LIMINA QVISQVIS ADIS PETRI METVENDA BEATI,CERNE PII SERGII EXCVBIASQVE PETRI.CVLMEN APOSTOLICAE SEDIS IS IVRE PATERNOELECTVS TENVIT, VT THEODORVS OBIT.PELLITVR VRBE PATER. PERVADIT SACRA IOHANNES,ROMVLEOSQVE GREGES DISSIPAT ISTE LVPVS.EXVL ERAT PATRIA SEPTEM VOLVENTIBVS ANNISPOST MVLTIS POPVLI VRBE REDIT PRECIBVS.SVSCIPITVR PAPA. SACRATA SEDE RECEPTAGAVDET. AMAT PASTOR AGMINA CVNCTA SIMVL.HIC INVASORES SANCTORUM FALCE SVBEGITROMANAE ECCLESIAE IVDICIISQVE PATRVM.

LIMINA QVISQVIS ADIS PETRI METVENDA BEATI,

CERNE PII SERGII EXCVBIASQVE PETRI.

CVLMEN APOSTOLICAE SEDIS IS IVRE PATERNO

ELECTVS TENVIT, VT THEODORVS OBIT.

PELLITVR VRBE PATER. PERVADIT SACRA IOHANNES,

ROMVLEOSQVE GREGES DISSIPAT ISTE LVPVS.

EXVL ERAT PATRIA SEPTEM VOLVENTIBVS ANNIS

POST MVLTIS POPVLI VRBE REDIT PRECIBVS.

SVSCIPITVR PAPA. SACRATA SEDE RECEPTA

GAVDET. AMAT PASTOR AGMINA CVNCTA SIMVL.

HIC INVASORES SANCTORUM FALCE SVBEGIT

ROMANAE ECCLESIAE IVDICIISQVE PATRVM.

Nel primo pentametro in vece diEXCVBIASs'ha da leggereEXVVIAS. Nel secondo si accennaTeodoro IIpapa morto nell'anno 898. Nel terzo esametro l'autore dell'epitaffio parla diGiovanni IXpapa. Ma ciò che rendè sì esosoSergio IIIal piissimo cardinal Baronio, fu l'essere noto che egli fu scomunicato dal ponteficeGiovanni VIII; ma fu poi anche assoluto dai papi successori. Sigeberto[Sigebertus, in Chronico.]ed altri suoi copiatori il tacciano, perchè infierì contra il cadavero e le ordinazioni di papa Formoso. Abbiam detto ciò essere falsissimo. Nè entrò egli come ladro, ma come pastore a reggere la greggia di Cristo. Quel solo che può giustamente fargli discredito, si è, cheMariasoprannominataMarozia, nobilissima patrizia romana, ma anche donna di vita disonesta in questi tempi, se vogliam prestar fede alla mala lingua di Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.],ex papa Sergio Johannem, qui post Johannis ravennatis obitum sanctae romanae Ecclesiae obtinuit dignitatem, nefario genuit adulterio. Così lasciò scritto quello storico, ma solo garante di questa indignità, e copiato poi alla cieca dai susseguenti scrittori. Può essere che egli dica il vero. Contuttociò, si potrebbe dimandare se s'abbiano a prendere come verità contanti tutte le laidezze e maldicenze, delle quali è sì vago nella sua storia Liutprando. Prestava egli fede a tutte le pasquinate e a tutti i libelli infamatorii di quei tempi, che neppure allora mancavano.

Durava in Roma una fazione contraria a papa Sergio III, e si può lecitamente sospettare che questa spargesse delle velenose dicerie in aggravio della di lui persona e fama. Son ben persuaso che Marozia desse non poche occasioni di scandalo a Roma, e ne vedremo a suo tempo le pruove; ma a poter asserire con franchezza ch'essa da Sergio procreasse Giovanni, che poi tenne la cattedra di san Pietro, di gran pruove ci vogliono.A buon conto di questoGiovanni XIpapa così scrive Leone Marsicano, ossia l'Ostiense, storico del secolo susseguente[Leo Ostiensis, in Chron., lib. I, cap. 61.]:Defuncto Agapito papa secundo, Johannes undecimus natione romanus, Alberici Romanorum consulis filius, illi in pontificatum succedit. Falla l'Ostiense in dire che Giovanni XI succedesse ad Agapito; siccome anche poco accuratamente scrisse Liutprando cheGiovanni XIsuccedette aGiovanni X. Ma in fine Leone Ostiense può a noi servire di testimonio, essere stata la tradizione di Roma che Giovanni XI fosse figliuolo di Alberico console de' Romani e marchese, e non già di Sergio III papa. E Marozia è da credere che fosse moglie del medesimo marchese Alberico. Veggasi anche l'Anonimo salernitano[Anonymus Salernit., Paralipom., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], scrittore di questo medesimo secolo, il quale notò che papaGiovanni XIfu figliuolocujusdam Alberici patricii. E se fosse certo, come vuole il padre Pagi all'anno 908, che nella vita di santoUlderico vescovodi Augusta, in vece diMarinosi avesse da leggereSergiopapa, avrebbe esso Sergio avuto il dono della profezia. Ora aSergio IIIsuccedette nel pontificatoAnastasio III. Fece in quest'anno[Antiquit. Ital., Dissert. XXII.]Anselmus gratia Dei comes comitatu veronense, et filius bonae memoriae Waldoriensis Francorum genere, nel suo ultimo testamento una donazione di varii benimonasterio sancti Silvestri sito in comitatu motinense, ubi vocabulum est Nonantulas. La carta è scrittaregnante domno nostro Berengario rege hic in Italia, anno vicesimo quarto sub die de mense septembris, Indictione XV. Ebbero poco dappoi cura i monaci di far confermar questa sua disposizione dallo stesso re Berengario, che ci scuopre dov'egli allora dimorasse. Fu dato il diplomaV kalendas novembris, anno dominicae Incarnationis DCCCCXI, domni vero Berengarii serenissimi regis XXIV, Indictione quintadecima.Actum Papiae. Tornò probabilmente di quest'anno in ItaliaLandolfoprincipe di Benevento e di Capoa, e si diede col minor fratello, cioè conAtenolfo II, a governar saggiamente i suoi popoli. Portò seco da Costantinopoli l'illustre titolo dipatrizio: del che si vede che egli si gloriava ne' suoi diplomi. Questo nondimeno dà abbastanza a conoscere aver egli suggettati gli Stati suoi alla sovranità degli imperadori greci, i quali, con compartire lo stesso onore e titolo aGregorioduca di Napoli e aGiovanniduca di Gaeta, andarono slargando la loro autorità e dominio in quelle parti d'Italia. L'ultimo anno fu questo della vita diLodovicore di Germania[Marian. Scotus, Hepidannus, Hermannus Contractus et alii.]. Morì in età giovanile, senza aver presa moglie, senza lasciar figliuoli. Concorrevano i voti dei baroni inOttone ducadi Sassonia, che fu avolo diOttone IAugusto, ma egli, colle scuse della vecchiaia, ricusò questo peso, e consigliò di appoggiarlo aConradoossiaCorradoduca della Francia orientale, che in fatti fu eletto re. Che questi nudrisse delle pretensioni sopra l'Italia, si può dedurre da quanto lasciò scritto Eccardo con dire[Echeardus, de Cas. Monast. S. Galli, cap. I.]:Hattonem moguntinum(archiepiscopum)in Italiam, jus regium exacturum, tendentem Constantiam devenisse, et rediisse divitem ab Italia ditissimum. Verisimilmente il re Berengario smorzò con dei regali fatti a questo arcivescovo un principio di nuovo incendio. E dipoi Corrado ebbe di pensare alla casa propria per cagion degli Ungheri, che di tanto in tanto portavano le stragi e i saccheggi ora ad una provincia ed ora ad un'altra del regno germanico.


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