DCCCCXIV

DCCCCXIVAnno diCristoDCCCCXIV. IndizioneII.GiovanniX papa 1.LodovicoIII imperadore 14.Berengariore d'Italia 27.Ci assicura Girolamo Rossi di aver veduto uno strumento scritto in Ravenna a' tempi di papaLandone[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.]nonis februarii, Indictione secunda. Perciò egli era vivo nel febbraio dell'anno presente. Di lui così scrive Frodoardo[Frodoardus, de Roman. Pontific.]:Lando dein summam Petri tenet ordine sedem.Mensibus hanc coluit sex, ut denisque diebus,Emeritus patrum sequitur quoque fata priorum.Venne egli perciò a morte in questo anno, ed ebbe per successoreGiovanni Xpapa, dianzi arcivescovo di Ravenna, il quale, siccome apparirà da una sua bolla che accennerò all'anno 917, prima del dì 19 di maggio dell'anno presente fu eletto e consecrato papa, e non già nell'anno 912, come fu d'avviso il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccl. ad ann. 912.]. La penna satirica di Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.]ha sommamente screditata la memoria ancora di questo Giovanni romano pontefice. Racconta egli cheTeodora, scortum impudens, madre diMaroziasoprammentovata, ed avola materna diAlberico, che vedremo a suo tempo signore o tiranno di Roma, era la padrona assoluta di Roma,romanae civitatis non inviriliter monarchiam obtinebat. Se è vero quanto con tali parole vuol dire Liutprando, un gran processo è questo contra della nobiltà e del popolo di Roma, che tanta possanza lasciava ad un'impudica femmina. Capitò a RomaGiovanni, speditovi da Pietro arcivescovo di Ravenna. Se ne invaghì Teodora. Venne in quel tempo a morte il vescovo di Bologna, e Giovanni fu eletto per successore in quella chiesa. Mapaulo post ante hujus diem consecrationisvenne a morte il suddetto arcivescovo di Ravenna, e l'ambizioso Giovanni, per esortazione e mezzo di Teodora, lasciata andare la chiesa di Bologna,locum ejus contra sanctorum patrum instituta sibi usurpavit. Aggiunge Liutprando, chemodica temporis intercapedine, Deo vocante, qui eum injuste ordinaverat papa, defunctus est. Theodorae autem Glycerii mens perversa, ne amasii ducentorum milliarium intercapedine, quibus Ravenna sequestratur a Roma, rarissimo concubitu potiretur, ravennatis hunc sedem archiepiscopatus coegit deserere, romanumque (proh nefas) summum pontificium usurpare. Che Giovanni per gli forti maneggi di questa femmina fosse trasportato sul trono di san Pietro, non ho difficoltà a crederlo. Che fosse anche universalmente biasimato questo suo passaggio dalla chiesa di Ravenna a quella di Roma, ne son più che persuaso. Era contro la disciplina ecclesiastica de' vecchi tempi. I canoni, ed anche l'ultimo concilio romano dell'anno 898 riprovavano tali traslazioni, per frenare in tal guisa la cupidità ed ambizione de' vescovi. Ma non si può già senza ribrezzo ascoltare il cardinal Baronio, allorchè chiama Giovanni Xpseudopapam, nefarium invasorem, meretricis viribus Romae pollentem. Non è già simile l'entrare in una chiesa per via della simonia, e il farvi passaggio da un'altra chiesa. Roma aveva allora bisogno di un papa di gran senno e coraggio. Tale fu creduto l'arcivescovo di Ravenna, e in casi di bisogno cedono le leggi della disciplina ecclesiastica. Ed essendo stato Giovanni eletto senza scisma, e riconosciuto dalla Chiesa universale per legittimo e vero papa, il mettere oggidì in dubbio il suo pontificato, non dovrebbe essere permesso, siccome punto che potrebbe tirarsi dietro delle brutte conseguenze. Poichè, quanto al dirsi da Liutprando, che per motivo d'impudiciziaGiovannifu da Ravenna condotto alla cattedra di san Pietro, so che chi è avvezzo a credere piuttosto il male che il bene,anzi truova agevolmente anche nelle azioni più buone il male, immantenente lo crederà. Ma non così, chi sa a quante dicerie del volgo è sottoposta la vita dei grandi. Attesta lo stesso Liutprando di aver ricavata questa notizia dalla vita della suddetta Teodora,ut testatur ejus vita. Buon testo sicuramente per ispacciar somiglianti iniquità senza pericolo di ingannarsi. Da quella vita, ossia da quell'infame romanzo, avrà anche imparato Liutprando chepoco dopoessere stato promosso Giovanni all'arcivescovato di Ravenna, passò al sommo pontificato.Modica temporis intercapedine, dice egli. Ora sappia il lettore averci dato Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.]degl'indubitati riscontri che fin dall'anno 905 Giovanni cominciò a governar la chiesa di Ravenna.Id, scrive egli,monumenta Ursiani tabularii complura testantur. Venne egli al romano pontificato nell'anno presente 914. E pure l'autor di quella satirica vita, ovvero Liutprando, ci dice, che non potendo sofferire l'impudica Teodora la troppa lontananza del drudo,modica temporis intercapedine, il fece passare al soglio pontificio. Come prestar fede ad autori sì mal informati e sì inclinati alla maldicenza? Uno strumento e un diploma abbiamo nella Cronica del monistero di Volturno[Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], spettanti a Landolfo ed Atenolfo principi di Benevento e di Capoa. Il primo fu scrittoanno imperii domni nostri Constantini septimo, et quinto anno patriciatus domni nostri Landulfi, necnon et quinto anno domni nostri Athenulfi principis, mense novembri, tertia Indictione. Actum Capuae. Se l'indizione comincia, come io credo, nel settembre, sono spettanti all'anno presente, e ci conducono a conoscere cheLandolfoera stato creatopatriziodal greco imperadore prima della metà di novembre dell'anno 911, e similmenteAtenolfosuo fratello creato collega nel principato. Veggendo noi parimente mentovati glianni diCostantino VIIIimperatore d'Oriente in Capoa, viene a confermarsi la sovranità rimessa in Benevento e Capoa dall'Augusto greco. Si scorge ancora che dall'anno 911, e non già dal 912, come volle il padre Pagi, si cominciarono a contare gli anni del di lui imperio.

Ci assicura Girolamo Rossi di aver veduto uno strumento scritto in Ravenna a' tempi di papaLandone[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.]nonis februarii, Indictione secunda. Perciò egli era vivo nel febbraio dell'anno presente. Di lui così scrive Frodoardo[Frodoardus, de Roman. Pontific.]:

Lando dein summam Petri tenet ordine sedem.Mensibus hanc coluit sex, ut denisque diebus,Emeritus patrum sequitur quoque fata priorum.

Lando dein summam Petri tenet ordine sedem.

Mensibus hanc coluit sex, ut denisque diebus,

Emeritus patrum sequitur quoque fata priorum.

Venne egli perciò a morte in questo anno, ed ebbe per successoreGiovanni Xpapa, dianzi arcivescovo di Ravenna, il quale, siccome apparirà da una sua bolla che accennerò all'anno 917, prima del dì 19 di maggio dell'anno presente fu eletto e consecrato papa, e non già nell'anno 912, come fu d'avviso il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccl. ad ann. 912.]. La penna satirica di Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 13.]ha sommamente screditata la memoria ancora di questo Giovanni romano pontefice. Racconta egli cheTeodora, scortum impudens, madre diMaroziasoprammentovata, ed avola materna diAlberico, che vedremo a suo tempo signore o tiranno di Roma, era la padrona assoluta di Roma,romanae civitatis non inviriliter monarchiam obtinebat. Se è vero quanto con tali parole vuol dire Liutprando, un gran processo è questo contra della nobiltà e del popolo di Roma, che tanta possanza lasciava ad un'impudica femmina. Capitò a RomaGiovanni, speditovi da Pietro arcivescovo di Ravenna. Se ne invaghì Teodora. Venne in quel tempo a morte il vescovo di Bologna, e Giovanni fu eletto per successore in quella chiesa. Mapaulo post ante hujus diem consecrationisvenne a morte il suddetto arcivescovo di Ravenna, e l'ambizioso Giovanni, per esortazione e mezzo di Teodora, lasciata andare la chiesa di Bologna,locum ejus contra sanctorum patrum instituta sibi usurpavit. Aggiunge Liutprando, chemodica temporis intercapedine, Deo vocante, qui eum injuste ordinaverat papa, defunctus est. Theodorae autem Glycerii mens perversa, ne amasii ducentorum milliarium intercapedine, quibus Ravenna sequestratur a Roma, rarissimo concubitu potiretur, ravennatis hunc sedem archiepiscopatus coegit deserere, romanumque (proh nefas) summum pontificium usurpare. Che Giovanni per gli forti maneggi di questa femmina fosse trasportato sul trono di san Pietro, non ho difficoltà a crederlo. Che fosse anche universalmente biasimato questo suo passaggio dalla chiesa di Ravenna a quella di Roma, ne son più che persuaso. Era contro la disciplina ecclesiastica de' vecchi tempi. I canoni, ed anche l'ultimo concilio romano dell'anno 898 riprovavano tali traslazioni, per frenare in tal guisa la cupidità ed ambizione de' vescovi. Ma non si può già senza ribrezzo ascoltare il cardinal Baronio, allorchè chiama Giovanni Xpseudopapam, nefarium invasorem, meretricis viribus Romae pollentem. Non è già simile l'entrare in una chiesa per via della simonia, e il farvi passaggio da un'altra chiesa. Roma aveva allora bisogno di un papa di gran senno e coraggio. Tale fu creduto l'arcivescovo di Ravenna, e in casi di bisogno cedono le leggi della disciplina ecclesiastica. Ed essendo stato Giovanni eletto senza scisma, e riconosciuto dalla Chiesa universale per legittimo e vero papa, il mettere oggidì in dubbio il suo pontificato, non dovrebbe essere permesso, siccome punto che potrebbe tirarsi dietro delle brutte conseguenze. Poichè, quanto al dirsi da Liutprando, che per motivo d'impudiciziaGiovannifu da Ravenna condotto alla cattedra di san Pietro, so che chi è avvezzo a credere piuttosto il male che il bene,anzi truova agevolmente anche nelle azioni più buone il male, immantenente lo crederà. Ma non così, chi sa a quante dicerie del volgo è sottoposta la vita dei grandi. Attesta lo stesso Liutprando di aver ricavata questa notizia dalla vita della suddetta Teodora,ut testatur ejus vita. Buon testo sicuramente per ispacciar somiglianti iniquità senza pericolo di ingannarsi. Da quella vita, ossia da quell'infame romanzo, avrà anche imparato Liutprando chepoco dopoessere stato promosso Giovanni all'arcivescovato di Ravenna, passò al sommo pontificato.Modica temporis intercapedine, dice egli. Ora sappia il lettore averci dato Girolamo Rossi[Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 5.]degl'indubitati riscontri che fin dall'anno 905 Giovanni cominciò a governar la chiesa di Ravenna.Id, scrive egli,monumenta Ursiani tabularii complura testantur. Venne egli al romano pontificato nell'anno presente 914. E pure l'autor di quella satirica vita, ovvero Liutprando, ci dice, che non potendo sofferire l'impudica Teodora la troppa lontananza del drudo,modica temporis intercapedine, il fece passare al soglio pontificio. Come prestar fede ad autori sì mal informati e sì inclinati alla maldicenza? Uno strumento e un diploma abbiamo nella Cronica del monistero di Volturno[Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], spettanti a Landolfo ed Atenolfo principi di Benevento e di Capoa. Il primo fu scrittoanno imperii domni nostri Constantini septimo, et quinto anno patriciatus domni nostri Landulfi, necnon et quinto anno domni nostri Athenulfi principis, mense novembri, tertia Indictione. Actum Capuae. Se l'indizione comincia, come io credo, nel settembre, sono spettanti all'anno presente, e ci conducono a conoscere cheLandolfoera stato creatopatriziodal greco imperadore prima della metà di novembre dell'anno 911, e similmenteAtenolfosuo fratello creato collega nel principato. Veggendo noi parimente mentovati glianni diCostantino VIIIimperatore d'Oriente in Capoa, viene a confermarsi la sovranità rimessa in Benevento e Capoa dall'Augusto greco. Si scorge ancora che dall'anno 911, e non già dal 912, come volle il padre Pagi, si cominciarono a contare gli anni del di lui imperio.


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