DCCCCXV

DCCCCXVAnno diCristoDCCCCXV. Indiz.III.GiovanniX papa 2.LodovicoIII imperadore 15.Berengarioimperadore 1.Lasciò scritto il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]chequarto Conradi(re di Germania)annoSaraceni Italiam graviter premunt. L'anno quarto d'esso Corrado correva nel presente; e però ci si porge fondamento di credere che in quest'anno i Saraceni, abitanti presso il Garigliano, facessero qualche funestissima scorreria nella Campania e nel ducato romano, e desolassero le chiese e famiglie degl'infelici Cristiani. Assai verisimile inoltre è cheGiovanni Xpapa, uomo di gran mente e cuore, siccome fra poco il vedremo appellato dal panegirista di Berengario, prendesse di qui la risoluzione di crear imperadore ilre Berengario. Da questo passo, quanto io vo conghietturando, s'era guardata finora la corte di Roma, perchè viveva tuttavia l'orboimperadore Lodovico, che quantunque nulla s'impacciasse degli affari d'Italia, e niun conto di lui facesse Roma e l'Italia, ciò non ostante, conservava il titolo d'imperadore, nè i papi amavano di levargli questa ombra di diritto e di dignità. Ma vinse il bisogno, e fece mutar sistema. Non si potea più tollerare l'insolenza e crudeltà dei Mori del Garigliano, che si divoravano tutte le rendite delle terre pontificie, e facevano languire nella povertà i papi d'allora. Nè Berengario dovea sentirsi voglia di far delle spese in condurre una armata allo esterminio di quegl'infedeli, dando probabilmente per risposta ai pontefici, che ricorressero per aiuto alloro imperadore in Provenza. Ora Giovanni papa inviò al re Berengario una ambasciata con molti regali, pregandolo di venir a liberar da que' cani gli spolpati stati della Chiesa, e i circonvicini ancora. Gli esibì eziandio la corona imperiale, per maggiormente animarlo all'impresa. Finora Berengario era stato solamente re d'Italia, nè avea voluto adoperar la forza per ottener l'altra corona, come attesta il suo panegirista, con dire[Anonymus, in Panegyr. Berengarii, lib. 4.]:Summus erat pastor tunc temporis urbe Johannes,Officio affatim clarus, sophiaque repletus,Atque diu talem meritis servatus ad usum.Ebbe ben più conoscenza di questo papa, Giovanni esso panegirista che non l'ebbero Liutprando e il cardinal Baronio, ed ecco come diversamente egli ne parla, aggiugnendo:Quatenus huic prohibebat opes vicina Charybdis,Purpura quas dederat majorum sponte beato,Limina qui reserat castis rutilantia, Petro.Cioè i vicini Mori il privano delle terre che la pietà degli antichi imperadori aveva donato alla Chiesa romana. Seguita a dire:Dona duci[Cioè a Berengario.]mittit, sacris advecta ministris.Quo memor extremi tribuat sua jura dieiRomanis, fovet Ausonias quo numine terras,Imperii sumturus eo pro munere sertum;Solus et occiduo Caesar vocitandus in orbe.Cioè gli manda dei donativi, scongiurandolo colla memoria del dì del giudizio di liberar le terre dei Romani, e di rimettere in essi quella pace ch'egli facea col suo buon governo godere al resto dell'Italia, promettendogli la corona imperiale per questo. Truovo io nell'aprile di questo anno il re Berengario in Pavia, ciò apparendo da un bellissimo placito[Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.]quivi tenuto,anno regni domni Berengariiregis, Deo propitio, vigesimo octavo, mense aprilis, Indictione tertia.Che v'intervenisse lo stesso re, l'abbiamo dalle prime parole, che son queste:Dum in Dei nomine in Viridario juxta palacio domni regis hujus ticinensis, ubi domnus Berengarius gloriosissimus rex praeerat, et suum generalem tenebat placitum, ec. È per altro riguardevole quel placito per la notizia ch'esso ci porge, comeRadaldo illustre conte e marchese(non so di qual marca) godeva in benefizio una parte dei beni del monistero di san Colombano di Bobbio, per concessione dei re, i quali pagavano e ricompensavano allora con iscandalo i servigi dei loro uffiziali colla roba delle chiese: il che si praticava in molti paesi cristiani. Non contento di ciò, aveva anche occupata una corte appellata Barbada, benchè spettante alla parte riserbata all'abbate e ai monaci per loro sostentamento. Ne fece querelaTeodelassio abbate, e fu sentenziato che gli fosse restituita la sua corte. Leggesi medesimamente presso il Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1. Apped.]un diploma dato dal re Berengario in questo stesso anno,VII kalendas augusti.Actum in Sinna.Che luogo sia questo, nol so. Un altro ancora vien rapportato dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Bergomens.], datokalendis septembrisdel medesimo anno.Actum cucte Curciano.Neppur questa so io dir dove fosse. Seguita poi a dire il panegirista che Berengario, intesa ch'ebbe l'ambasciata e volontà del papa, si diede a raunar l'armata per portarsi a prendere l'imperial corona, ed impiegarsi in servigio di lui:Talibus evictus precibus, jubet agmina regni,Queis cum bella tulit, queis cum sacra munera pacisAffore, quae tanti gressum comitentur honoris.Disposte le cose, Berengario si mise in viaggio alla volta di Roma. Un rozzoplacito, già accennato dal Fiorentini e da me poi dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. X.], ci fa vedere fin dove egli fosse giunto nel dì 10 di novembre, cioè fuori di Lucca. Fu scritta quella carta originale, da me avuta sotto gli occhi,anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio, vigesimo octavo, decimo die mensis novembris, Indictione quarta, cioè nell'anno presente, essendo cominciata nel settembrel'indizione quarta. Le prime parole del placito son queste, concepute con istile del secolo d'oro della latinità:Dum domnus Berengarius serenissimus rex pro timore Dei et statum omniumque sanctarum Dei ecclesiarum electorum populo hic italicis abitantibus, animaeque suae mercedem justitiam adimplendam partibus Romam iret, cumque pervenisset infra Tuscia foris hanc urbem Luca, ec. Sicchè per tempo scorgiamo non sussistere l'opinione del Sigonio e del Baronio, che tennero conferita la corona dell'imperio ad esso Berengario nel settembre dell'anno presente. E che egli fosse coronato imperadore nel dì del santo Natale dell'anno presente, ne son io persuaso per le ragioni che addurrò qui sotto. Tuttavia perchè il panegirista di Berengario differisce la coronazione romana di Berengario sino alla ventura Pasqua, anch'io mi riserbo di parlarne all'anno seguente. Abbiamo poi dalla Cronica arabica cantabrigense[Chron. Arab. P. II, tom. 1, Rer. Ital.]che in Sicilia nell'anno presente, oppure nel seguente,primo die mensis januarii egressa classis Benkorhab(probabilmente ribello del re dei Saraceni africani)adversus Romaeos(cioè contra de' Greci)in loco, Halayanah dictum, periit in mari. Sicchè una fiera tempesta mandò a male con quella flotta tutti i disegni di quegl'infedeli.

Lasciò scritto il Dandolo[Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]chequarto Conradi(re di Germania)annoSaraceni Italiam graviter premunt. L'anno quarto d'esso Corrado correva nel presente; e però ci si porge fondamento di credere che in quest'anno i Saraceni, abitanti presso il Garigliano, facessero qualche funestissima scorreria nella Campania e nel ducato romano, e desolassero le chiese e famiglie degl'infelici Cristiani. Assai verisimile inoltre è cheGiovanni Xpapa, uomo di gran mente e cuore, siccome fra poco il vedremo appellato dal panegirista di Berengario, prendesse di qui la risoluzione di crear imperadore ilre Berengario. Da questo passo, quanto io vo conghietturando, s'era guardata finora la corte di Roma, perchè viveva tuttavia l'orboimperadore Lodovico, che quantunque nulla s'impacciasse degli affari d'Italia, e niun conto di lui facesse Roma e l'Italia, ciò non ostante, conservava il titolo d'imperadore, nè i papi amavano di levargli questa ombra di diritto e di dignità. Ma vinse il bisogno, e fece mutar sistema. Non si potea più tollerare l'insolenza e crudeltà dei Mori del Garigliano, che si divoravano tutte le rendite delle terre pontificie, e facevano languire nella povertà i papi d'allora. Nè Berengario dovea sentirsi voglia di far delle spese in condurre una armata allo esterminio di quegl'infedeli, dando probabilmente per risposta ai pontefici, che ricorressero per aiuto alloro imperadore in Provenza. Ora Giovanni papa inviò al re Berengario una ambasciata con molti regali, pregandolo di venir a liberar da que' cani gli spolpati stati della Chiesa, e i circonvicini ancora. Gli esibì eziandio la corona imperiale, per maggiormente animarlo all'impresa. Finora Berengario era stato solamente re d'Italia, nè avea voluto adoperar la forza per ottener l'altra corona, come attesta il suo panegirista, con dire[Anonymus, in Panegyr. Berengarii, lib. 4.]:

Summus erat pastor tunc temporis urbe Johannes,Officio affatim clarus, sophiaque repletus,Atque diu talem meritis servatus ad usum.

Summus erat pastor tunc temporis urbe Johannes,

Officio affatim clarus, sophiaque repletus,

Atque diu talem meritis servatus ad usum.

Ebbe ben più conoscenza di questo papa, Giovanni esso panegirista che non l'ebbero Liutprando e il cardinal Baronio, ed ecco come diversamente egli ne parla, aggiugnendo:

Quatenus huic prohibebat opes vicina Charybdis,Purpura quas dederat majorum sponte beato,Limina qui reserat castis rutilantia, Petro.

Quatenus huic prohibebat opes vicina Charybdis,

Purpura quas dederat majorum sponte beato,

Limina qui reserat castis rutilantia, Petro.

Cioè i vicini Mori il privano delle terre che la pietà degli antichi imperadori aveva donato alla Chiesa romana. Seguita a dire:

Dona duci[Cioè a Berengario.]mittit, sacris advecta ministris.Quo memor extremi tribuat sua jura dieiRomanis, fovet Ausonias quo numine terras,Imperii sumturus eo pro munere sertum;Solus et occiduo Caesar vocitandus in orbe.

Dona duci[Cioè a Berengario.]mittit, sacris advecta ministris.

Quo memor extremi tribuat sua jura diei

Romanis, fovet Ausonias quo numine terras,

Imperii sumturus eo pro munere sertum;

Solus et occiduo Caesar vocitandus in orbe.

Cioè gli manda dei donativi, scongiurandolo colla memoria del dì del giudizio di liberar le terre dei Romani, e di rimettere in essi quella pace ch'egli facea col suo buon governo godere al resto dell'Italia, promettendogli la corona imperiale per questo. Truovo io nell'aprile di questo anno il re Berengario in Pavia, ciò apparendo da un bellissimo placito[Antiquit. Ital., Dissert. LXXIII.]quivi tenuto,anno regni domni Berengariiregis, Deo propitio, vigesimo octavo, mense aprilis, Indictione tertia.Che v'intervenisse lo stesso re, l'abbiamo dalle prime parole, che son queste:Dum in Dei nomine in Viridario juxta palacio domni regis hujus ticinensis, ubi domnus Berengarius gloriosissimus rex praeerat, et suum generalem tenebat placitum, ec. È per altro riguardevole quel placito per la notizia ch'esso ci porge, comeRadaldo illustre conte e marchese(non so di qual marca) godeva in benefizio una parte dei beni del monistero di san Colombano di Bobbio, per concessione dei re, i quali pagavano e ricompensavano allora con iscandalo i servigi dei loro uffiziali colla roba delle chiese: il che si praticava in molti paesi cristiani. Non contento di ciò, aveva anche occupata una corte appellata Barbada, benchè spettante alla parte riserbata all'abbate e ai monaci per loro sostentamento. Ne fece querelaTeodelassio abbate, e fu sentenziato che gli fosse restituita la sua corte. Leggesi medesimamente presso il Campi[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1. Apped.]un diploma dato dal re Berengario in questo stesso anno,VII kalendas augusti.Actum in Sinna.Che luogo sia questo, nol so. Un altro ancora vien rapportato dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 4, in Episcop. Bergomens.], datokalendis septembrisdel medesimo anno.Actum cucte Curciano.Neppur questa so io dir dove fosse. Seguita poi a dire il panegirista che Berengario, intesa ch'ebbe l'ambasciata e volontà del papa, si diede a raunar l'armata per portarsi a prendere l'imperial corona, ed impiegarsi in servigio di lui:

Talibus evictus precibus, jubet agmina regni,Queis cum bella tulit, queis cum sacra munera pacisAffore, quae tanti gressum comitentur honoris.

Talibus evictus precibus, jubet agmina regni,

Queis cum bella tulit, queis cum sacra munera pacis

Affore, quae tanti gressum comitentur honoris.

Disposte le cose, Berengario si mise in viaggio alla volta di Roma. Un rozzoplacito, già accennato dal Fiorentini e da me poi dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. X.], ci fa vedere fin dove egli fosse giunto nel dì 10 di novembre, cioè fuori di Lucca. Fu scritta quella carta originale, da me avuta sotto gli occhi,anno regni domni Berengarii regis, Deo propitio, vigesimo octavo, decimo die mensis novembris, Indictione quarta, cioè nell'anno presente, essendo cominciata nel settembrel'indizione quarta. Le prime parole del placito son queste, concepute con istile del secolo d'oro della latinità:Dum domnus Berengarius serenissimus rex pro timore Dei et statum omniumque sanctarum Dei ecclesiarum electorum populo hic italicis abitantibus, animaeque suae mercedem justitiam adimplendam partibus Romam iret, cumque pervenisset infra Tuscia foris hanc urbem Luca, ec. Sicchè per tempo scorgiamo non sussistere l'opinione del Sigonio e del Baronio, che tennero conferita la corona dell'imperio ad esso Berengario nel settembre dell'anno presente. E che egli fosse coronato imperadore nel dì del santo Natale dell'anno presente, ne son io persuaso per le ragioni che addurrò qui sotto. Tuttavia perchè il panegirista di Berengario differisce la coronazione romana di Berengario sino alla ventura Pasqua, anch'io mi riserbo di parlarne all'anno seguente. Abbiamo poi dalla Cronica arabica cantabrigense[Chron. Arab. P. II, tom. 1, Rer. Ital.]che in Sicilia nell'anno presente, oppure nel seguente,primo die mensis januarii egressa classis Benkorhab(probabilmente ribello del re dei Saraceni africani)adversus Romaeos(cioè contra de' Greci)in loco, Halayanah dictum, periit in mari. Sicchè una fiera tempesta mandò a male con quella flotta tutti i disegni di quegl'infedeli.


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