DCCCCXL

DCCCCXLAnno diCristoDCCCCXL. Indiz.XIII.Stefano VIIIpapa 2.Ugore d'Italia 15.Lottariore d'Italia 10.O sia che ilre Ugonon si fidasse di alcuno, e di chi gli entrava in sospetto egli macchinasse tosto la rovina; oppure cheveramente stanchi i principi d'Italia non potessero più soffrir sul trono questa volpe coronata: certo è che esso re Ugo la prese contra diBerengario marchese d'Ivrea, contra d'Anscario duca e marchese di Spoleti e Camerino, fratello del medesimo Berengario, per sospetto, oppure per certa cognizione che amendue d'accordo tramassero centra la di lui corona. La tragedia, se vogliam credere al catalogo dei duchi di Spoleti posto innanzi alla Cronica di Farfa[Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.], dovette succedere nell'anno presente, essendo ivi scritto:DCCCCXL Anscharius marchio obiit.Spedì dunque il re Ugo in primo luogo alla volta di SpoletiSarilone, ossiaSarlione, borgognone[Liutprandus, lib. 5, cap. 2 et 3.], uomo non guerriero, ma di rara accortezza, e però assai atto al bisogno.SariloeSarliussi truova egli chiamato, ed è quel medesimo che si truova nelle vecchie carte appellatoSarilo comes palatii, perchè esercitava l'insigne carica di conte del sacro palazzo. Gli diede il re un buon nerbo di soldatesche per poter operare colla forza, e vi aggiunse un altro più potente rinforzo, cioè una gran somma di denaro, per potersene valere a tirar dalla sua i popoli di Spoleti, con ordine ancora di ricorrere per aiuto alla vedova del fu ducaTeobaldo, che era nipote del medesimo re Ugo. Andò Sarlione, ed eseguì puntualmente quanto gli era stato comandato. Mise in punto una buona armata, ma Anscario, quantunque si vedesse troppo inferiore di forze, pure si accinse da valoroso ad un fatto d'armi. Gli riuscì di sbaragliar la prima schiera de' nemici ma non potendo reggere all'arrivo di due altre schiere, dopo aver fatto grandi prodezze di sua persona, caduto col cavallo in un fosso, quivi trafitto da molte lance e dardi lasciò la vita. Portata questa nuova al re Ugo, ne fece gran festa, e in ricompensa del buon servigio dichiaròSarlionemarchese di Spoleti e Camerino. Di questo affare si scuopre malinformato Gregorio monaco autore della suddetta Cronica di Farfa[Chronic. Farfens., pag. 475. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], con iscrivere chebellum magnum commissum est pro contentione marchiae firmanae inter Ascherium et Sarilonem(quasi che Spoleti e Camerino fossero denominati marca di Fermo).In qua praevalens Sarilo interfecit Ascherium, et obtinuit marchiam.Fin qui cammina bene, ma non ciò che egli soggiunge con dire:Contra quem Hugo rex exarsit magno furore, persequens illum pro eodem Ascherio germano suo. Et quum esset idem Sarilo in quodam reclusus tuscano oppido, videns se nulla ratione illum effugere posse, noctu indutus monachilem vestem, et summo diluculo, ligato in gutture fune ejus, se potestati tradidit. Et motus rex misericordia super eum, perdonavit ei ipsam culpam, ac praeposuit eum super cuncta monasteria regalia intra fines Tusciae et firmanae marchiae.Trovò questo monaco fra le carte dell'archivio farfenseSariloneabbate di quel monistero, e sel figurò divenuto monaco. Ma costui fu duca e marchese di Spoleti e Camerino, ed ottenne anche, secondo l'iniquità di quei tempi, in governo ossia in commenda la badia di Farfa. Potrebbe ben conietturarsi che in progresso di tempo Sarilone decadesse dalla grazia del re Ugo (giacchè ci voleva ben poco), e ch'egli il perseguitasse e deponesse; e che questo monaco confondesse poi le azioni e i tempi in raccontare quel fatto.Ci restava da abbattereBerengario marchesed'Ivrea fratello del suddetto Anscario[Liutprandus, Hist. lib. 5, cap. 4 et seq.]. Non si mostrò punto corrucciato con lui l'astuto re Ugo, anzi affettando gran benevolenza, nel venire ch'ei fece alla corte, l'accolse con distinte carezze. Ma nel consiglio segreto fu determinato di cavargli barbaramente gli occhi. Trovossi presente a questa risoluzione ilre Lottario, che viene da Liutprando appellatoparvulus, et necessariarumsibi rerum adhuc ignarus puer.E siccome fanciullo di buona indole, non reggendogli il cuore di veder quella crudeltà, secretamente ne fece avvertire Berengario, il quale non perdè tempo a fuggirsene fuor d'Italia con ricoverarsi presso diErmanno ducadi Suevia. Per altra strada mandò anche verso LamagnaWillasua moglie, benchè gravida di nove mesi, e vicina al parto, che ebbe tanta forza e coraggio da valicare a piedi quell'aspre montagne. Ma non potè prevedere il regal fanciullo Lottario che, col salvare gli occhi a Berengario, preparava a sè stesso la perdita del regno e della vita, siccome vedremo. Ermanno duca di Suevia presentò poi Berengario adOttone redi Germania, che l'onorò e regalò non poco, e sel tenne ben caro nella sua corte. Giunta questa nuova al re Ugo, spedì ambasciatori ad Ottone, pregandolo di non ammettere Berengario suo nemico, e di non somministrargli aiuto alcuno, con esibirgli in ricompensa una gran somma d'oro e d'argento. Ma il re Ottone, che forse avea per tempo delle mire sopra l'Italia, gli rispose di non aver bisogno delle altrui ricchezze, e di non poter negar ricovero e sussidio a chi ricorreva alla clemenza sua. Nel Bollario casinense[Bullarium Casinens., tom. 2, Constit. L.]si legge un diploma di Ugo e Lottario, in cui confermano il comitato ossia il contado e governo temporale di Bobbio a quel monistero e a' suoi abbati, con esser ivi nominatoLiutfredus comes et abbas bobbiensis. Sarebbe da ricercare se questo Liutfredo fosse monaco, oppure secolare, che con titolo dicontegovernasse quella contrada, e diabbateil monistero di san Colombano. Molto più sarebbe da esaminare il dirsi ivi che i re longobardi, Rotari, Ariberto e Liutprando, e gl'imperadori e re carolinipraefato coenobio comitatum bobbiensem cum toto suo honore tradiderant et firmaverant. È difficileil credere in tanta antichità abbati conti di città. Ecco le note cronologiche di quel diploma che stanno a martello:Dat. tertiodecimo kalendas aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCXL, regni nostri domni Hugonis piissimi regis XIV, Lotharii autem filii ejus item regis IX, Indictione decimatertia. Actum in praefato bobiense coenobio.Abbiamo da Frodoardo[Frodoardus, in Chron.]che in quest'anno una gran brigata d'Inglesi e Francesi, incamminata per divozione alla volta di Roma, fu costretta a tornarsene addietro,occisis eorum nonnullis a Saracenis. Nec potuit Alpes transire propter Saracenos, qui vicum monasterii sancti Mauritii occupaverant.Se qui è indicato il monastero agaunense di san Maurizio ne' Vallesi, aveano dilatato ben lungi quegl'infedeli assassini di strada il loro potere. Ricavasi ancora dalla Cronica arabica di Sicilia[Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], che portatosi l'esercito de' Mori all'assedio di Calata Bellota, nel mese di novembre, fu messo in rotta da quei di Gergenti, che vi presero tutte le tende degl'infedeli. Aggiugne Lupo protospata[Lupus Protospata, in Chron.]che in questo medesimo anno 940,introierunt Ungari vel Unni in Italiam mense aprilis. Et factum est praelium in Matera a Graecis cum Longobardis cum Stratigo Imogalapto, et negavit(pronecavit)cum Pao in mari.ProbabilmenteLandolfoprincipe di Benevento e Capua l'avea rotta di nuovo coi Greci; ma queste troppo brevi memorie non ci lasciano ben discernere le particolarità, e neppur la sostanza di que' fatti. Osserva Camillo Pellegrino[Peregr., Hist. Princip. Langob., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]che fino a quest'anno si truova nelle carte memoria diAtenolfoprincipe anch'esso di Benevento e di Capua, e fratello diLandolfo, e poi non più: il che può far conietturare ch'egli nell'anno presente desse fine a' suoi giorni.

O sia che ilre Ugonon si fidasse di alcuno, e di chi gli entrava in sospetto egli macchinasse tosto la rovina; oppure cheveramente stanchi i principi d'Italia non potessero più soffrir sul trono questa volpe coronata: certo è che esso re Ugo la prese contra diBerengario marchese d'Ivrea, contra d'Anscario duca e marchese di Spoleti e Camerino, fratello del medesimo Berengario, per sospetto, oppure per certa cognizione che amendue d'accordo tramassero centra la di lui corona. La tragedia, se vogliam credere al catalogo dei duchi di Spoleti posto innanzi alla Cronica di Farfa[Chron. Farfense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.], dovette succedere nell'anno presente, essendo ivi scritto:DCCCCXL Anscharius marchio obiit.Spedì dunque il re Ugo in primo luogo alla volta di SpoletiSarilone, ossiaSarlione, borgognone[Liutprandus, lib. 5, cap. 2 et 3.], uomo non guerriero, ma di rara accortezza, e però assai atto al bisogno.SariloeSarliussi truova egli chiamato, ed è quel medesimo che si truova nelle vecchie carte appellatoSarilo comes palatii, perchè esercitava l'insigne carica di conte del sacro palazzo. Gli diede il re un buon nerbo di soldatesche per poter operare colla forza, e vi aggiunse un altro più potente rinforzo, cioè una gran somma di denaro, per potersene valere a tirar dalla sua i popoli di Spoleti, con ordine ancora di ricorrere per aiuto alla vedova del fu ducaTeobaldo, che era nipote del medesimo re Ugo. Andò Sarlione, ed eseguì puntualmente quanto gli era stato comandato. Mise in punto una buona armata, ma Anscario, quantunque si vedesse troppo inferiore di forze, pure si accinse da valoroso ad un fatto d'armi. Gli riuscì di sbaragliar la prima schiera de' nemici ma non potendo reggere all'arrivo di due altre schiere, dopo aver fatto grandi prodezze di sua persona, caduto col cavallo in un fosso, quivi trafitto da molte lance e dardi lasciò la vita. Portata questa nuova al re Ugo, ne fece gran festa, e in ricompensa del buon servigio dichiaròSarlionemarchese di Spoleti e Camerino. Di questo affare si scuopre malinformato Gregorio monaco autore della suddetta Cronica di Farfa[Chronic. Farfens., pag. 475. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], con iscrivere chebellum magnum commissum est pro contentione marchiae firmanae inter Ascherium et Sarilonem(quasi che Spoleti e Camerino fossero denominati marca di Fermo).In qua praevalens Sarilo interfecit Ascherium, et obtinuit marchiam.Fin qui cammina bene, ma non ciò che egli soggiunge con dire:Contra quem Hugo rex exarsit magno furore, persequens illum pro eodem Ascherio germano suo. Et quum esset idem Sarilo in quodam reclusus tuscano oppido, videns se nulla ratione illum effugere posse, noctu indutus monachilem vestem, et summo diluculo, ligato in gutture fune ejus, se potestati tradidit. Et motus rex misericordia super eum, perdonavit ei ipsam culpam, ac praeposuit eum super cuncta monasteria regalia intra fines Tusciae et firmanae marchiae.Trovò questo monaco fra le carte dell'archivio farfenseSariloneabbate di quel monistero, e sel figurò divenuto monaco. Ma costui fu duca e marchese di Spoleti e Camerino, ed ottenne anche, secondo l'iniquità di quei tempi, in governo ossia in commenda la badia di Farfa. Potrebbe ben conietturarsi che in progresso di tempo Sarilone decadesse dalla grazia del re Ugo (giacchè ci voleva ben poco), e ch'egli il perseguitasse e deponesse; e che questo monaco confondesse poi le azioni e i tempi in raccontare quel fatto.

Ci restava da abbattereBerengario marchesed'Ivrea fratello del suddetto Anscario[Liutprandus, Hist. lib. 5, cap. 4 et seq.]. Non si mostrò punto corrucciato con lui l'astuto re Ugo, anzi affettando gran benevolenza, nel venire ch'ei fece alla corte, l'accolse con distinte carezze. Ma nel consiglio segreto fu determinato di cavargli barbaramente gli occhi. Trovossi presente a questa risoluzione ilre Lottario, che viene da Liutprando appellatoparvulus, et necessariarumsibi rerum adhuc ignarus puer.E siccome fanciullo di buona indole, non reggendogli il cuore di veder quella crudeltà, secretamente ne fece avvertire Berengario, il quale non perdè tempo a fuggirsene fuor d'Italia con ricoverarsi presso diErmanno ducadi Suevia. Per altra strada mandò anche verso LamagnaWillasua moglie, benchè gravida di nove mesi, e vicina al parto, che ebbe tanta forza e coraggio da valicare a piedi quell'aspre montagne. Ma non potè prevedere il regal fanciullo Lottario che, col salvare gli occhi a Berengario, preparava a sè stesso la perdita del regno e della vita, siccome vedremo. Ermanno duca di Suevia presentò poi Berengario adOttone redi Germania, che l'onorò e regalò non poco, e sel tenne ben caro nella sua corte. Giunta questa nuova al re Ugo, spedì ambasciatori ad Ottone, pregandolo di non ammettere Berengario suo nemico, e di non somministrargli aiuto alcuno, con esibirgli in ricompensa una gran somma d'oro e d'argento. Ma il re Ottone, che forse avea per tempo delle mire sopra l'Italia, gli rispose di non aver bisogno delle altrui ricchezze, e di non poter negar ricovero e sussidio a chi ricorreva alla clemenza sua. Nel Bollario casinense[Bullarium Casinens., tom. 2, Constit. L.]si legge un diploma di Ugo e Lottario, in cui confermano il comitato ossia il contado e governo temporale di Bobbio a quel monistero e a' suoi abbati, con esser ivi nominatoLiutfredus comes et abbas bobbiensis. Sarebbe da ricercare se questo Liutfredo fosse monaco, oppure secolare, che con titolo dicontegovernasse quella contrada, e diabbateil monistero di san Colombano. Molto più sarebbe da esaminare il dirsi ivi che i re longobardi, Rotari, Ariberto e Liutprando, e gl'imperadori e re carolinipraefato coenobio comitatum bobbiensem cum toto suo honore tradiderant et firmaverant. È difficileil credere in tanta antichità abbati conti di città. Ecco le note cronologiche di quel diploma che stanno a martello:Dat. tertiodecimo kalendas aprilis, anno dominicae Incarnationis DCCCCXL, regni nostri domni Hugonis piissimi regis XIV, Lotharii autem filii ejus item regis IX, Indictione decimatertia. Actum in praefato bobiense coenobio.Abbiamo da Frodoardo[Frodoardus, in Chron.]che in quest'anno una gran brigata d'Inglesi e Francesi, incamminata per divozione alla volta di Roma, fu costretta a tornarsene addietro,occisis eorum nonnullis a Saracenis. Nec potuit Alpes transire propter Saracenos, qui vicum monasterii sancti Mauritii occupaverant.Se qui è indicato il monastero agaunense di san Maurizio ne' Vallesi, aveano dilatato ben lungi quegl'infedeli assassini di strada il loro potere. Ricavasi ancora dalla Cronica arabica di Sicilia[Chronicon Arabicum, P. II, tom. 1 Rer. Ital.], che portatosi l'esercito de' Mori all'assedio di Calata Bellota, nel mese di novembre, fu messo in rotta da quei di Gergenti, che vi presero tutte le tende degl'infedeli. Aggiugne Lupo protospata[Lupus Protospata, in Chron.]che in questo medesimo anno 940,introierunt Ungari vel Unni in Italiam mense aprilis. Et factum est praelium in Matera a Graecis cum Longobardis cum Stratigo Imogalapto, et negavit(pronecavit)cum Pao in mari.ProbabilmenteLandolfoprincipe di Benevento e Capua l'avea rotta di nuovo coi Greci; ma queste troppo brevi memorie non ci lasciano ben discernere le particolarità, e neppur la sostanza di que' fatti. Osserva Camillo Pellegrino[Peregr., Hist. Princip. Langob., P. II, tom. 2 Rer. Ital.]che fino a quest'anno si truova nelle carte memoria diAtenolfoprincipe anch'esso di Benevento e di Capua, e fratello diLandolfo, e poi non più: il che può far conietturare ch'egli nell'anno presente desse fine a' suoi giorni.


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